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9 aprile 2013 2 09 /04 /aprile /2013 13:41

Sexting

nuovo fenomeno allarmante fra i giovani!

 


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Dal sito www.direnews.it a Roma, il 10 lug. Compare la notizia che:

 

Dagli Stati Uniti arriva un dato a dir poco allarmante: quasi il 30 per cento degli adolescenti invia e condivide abitualmente proprie foto nude attraverso le mail o gli mms.

A dirlo, si legge sul sito globalist.it, e' uno studio dell'universita' del Texas a Galveston, pubblicato sugli Archives of pediatrics and adolescent medicine.

Il disturbo e' conosciuto come sexting.

 

Dallo studio emerge che quasi il 30% invia foto nude di sé, con i mezzi elettronici e più del 50% è invitato a farlo quotidianamente.

Il 77% delle ragazze che spedisce foto osè al cellulare, ha già avuto anche rapporti sessuali e presenta maggiori probabilità di indulgere in comportamenti sessuali a rischio, come avere più partner, fare uso di alcol o droghe prima di un rapporto, ecc.

 

Sappiamo bene che gli Stati Uniti non sono lontani. Ricordiamoci delle notizie di cronaca degli anni scorsi, che ci hanno scandalizzato, preoccupato, allarmato.

Rimembrate i casi di ragazze che vendevano le proprie immagini, per potersi acquistare abiti griffati e simili?

Al di là delle percentuali, credo che il fenomeno non sia solo americano e coinvolga una generazione in genere.

Adesso, la domanda che mi sorge spontanea è perché.

Perché mai i giovani, dovrebbero arrivare a fare ciò?

In alcuni casi, si è trattato di considerare il proprio corpo una merce di scambio, in termini di denaro. E in questi casi, lo scandaloso è l’utilizzo del denaro ottenuto.

Anche se nella grande maggioranza non è così, in ogni caso, il corpo sembra comunque una merce di scambio. Perché l’invio di foto nude, ha l’implicito obiettivo di ottenere qualcosa.

Cosa?

Forse approvazione, ruolo, status, posizione sociale nel gruppo, sesso, droga, stimolo, eccitazione, senso ….?

Obiettivamente, forse non ha senso stupirsi. In fin dei conti, se ci giriamo intorno, cosa vediamo? I cartelloni pubblicitari ritraggono sempre donne e uomini affascinanti, avvenenti, seduttivi, giovani, attraenti, spesso donne nude o seminude. Quasi qualunque prodotto venduto o pubblicizzato, è direttamente o indirettamente associato al sesso, alla sensualità, alla seduttività, o comunque ad un modello e ad uno stile di vita desiderabile.

Nei programmi, nei film, in qualunque luogo, si predilige la donna-oggetto, intelligente quanto vuoi, ma sempre donna oggetto, desiderabile, svestita, appariscente, un po’ preda, in vendita, sostanzialmente.

Col sesso si ottiene tutto! Questo il messaggio.

Tutto si acquista e si vende. Tutto è lecito, pur di raggiungere lo scopo.

Già da bambini, viene favorito questo messaggio. Ad es. se guardate un cartone in TV, potrete notare gli stacchi pubblicitari, una gran parte di essi sono spot per adulti, per lo più tesi a pubblicizzare un certo stile di vita, attraverso l’acquisto di abiti, accessori come profumi, cellulari, auto, ecc., dall’altra si alternano spot per bambini, si vendono giochi al PC, dove puoi vivere vite alternative e fantastiche, oppure giochi che emulano la vita dei grandi, come accessori, abiti o giochi che permettono di atteggiarsi come donne adulte o gli eroi potenti. Dall’altra, ancora si pubblicizzano prodotti alimentari, come patatine, merendine, bibite, che attivano il palato ed il desiderio e non aiutano certo a mantenere la forma fisica tanto esaltata. Creando oltretutto un conflitto enorme e una dissonanza fra modello e condotta per realizzarlo.

Un giovane, cosa ne deve trarre? Un bambino che guarda tutto ciò, cosa deve assimilare?

Penso proprio che sia desiderabile avere un bel corpo da esibire e da usare per ottenere tutto ciò che si desidera: dall’attenzione, all’amore, al sesso, ai favori, al denaro, successo, felicità, ecc. Mi sembra automatico, no?

Del resto, pensiamo a quanti genitori fanno concorrenza ai figli. Avete notato, quanti genitori sembrano più fratelli che genitori?

Vestiti all’ultima moda, super scolpiti o anoressici, super agghindati, con il cellulare di ultimo grido, magari dediti al fumo di hashish, marijuana, a coca, ecc.

Quindi, oltre ai modelli dei mezzi mediatici, si presentano loro dei modelli maggiormente vicini, che sono quelli naturalmente emulabili. I genitori, non solo rinforzano i modelli esterni, mancano anche nel presentare i confini necessari.

Non ci sono più regole, non ci sono più guide equilibrate, sane, presenti, salde, non c’è più coerenza fra ciò che si dice e si fa, non c’è coerenza fra figure educative diverse, non c’è una linea guida sana.

Si crea un’enorme confusione nella capacità di stare in relazione, nel senso dello scambio stesso.

 

Avete visto il film “La samaritana?” Film del 2004 di Kim Ki-duk. Assai interessante, soprattutto se si guarda l’intervista al regista, che spiega il perché del suo film. Sta ritraendo una situazione reale dei nostri giorni della Corea del Sud. Le ragazze si prostituiscono sempre più. Non si tratta di ragazze indigenti, ma di giovani benestanti o comunque non bisognose, eppure la prostituzione dilaga.

Perché? Per noia, per stravaganza, per una ricerca, per emulazione, per confusione?

 

Come vedete, tutto il mondo è paese e la globalizzazione ha offerto un vestito comune, un modello che ha stravolto i giovani di ogni paese!

Voi che ne pensate?

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11 febbraio 2013 1 11 /02 /febbraio /2013 11:13

E questa notizia?

 

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Articoli: Natura

Scoperto un popolo sconosciuto

 

 

 

 

Incredibile ma vero, no?

Come hanno fatto a sfuggirci?

Per fortuna che ci sono riusciti!

Il comunicato dice che questi popoli siano i più fragili sulla terra.

Non sono del tutto convinta.

Loro sono molto più in sintonia con sé e con la natura di noi tutti!

Certo, fragili rispetto al pericolo del mondo occidentalizzato, industrializzato, post moderno, si!

Siamo noi il vero pericolo e non solo per le malattie che potremmo passargli, azzerandoli al suolo, ma anche per la forza delle nostre convinzioni, per la pressione della nostra saccenza, esportatrice di benessere, sapere, cultura, religione!

Eppure i popoli del luogo, i primitivi, sono stati gli unici a comprendere che stava arrivando lo Tsunami, mentre i nostri scienziati con i loro sofisticati strumenti tecnici non hanno capito un granchè o non hanno saputo interpretare ciò che hanno visto.

Spero solo, che si faccia finta che non ci siano, che li si ignori, forse è il più grande segno di rispetto nei loro confronti!

Lasciarli vivere!

In fondo non è una gran richiesta!

E’ un diritto.

   Autore: tgcom.mediaset.it

Aborigeni

Brasile, tribù vive isolata dal mondo
Esistono ancora popoli indigeni "incontaminati" dalla civiltà? Sembrerebbe di sì, almeno in Amazzonia, dove Survival ha diffuso le foto e i video di un centinaio di persone che vivono nel cuore dellìimpenetrabile foresta tra Brasile e Perù. Difficile dire quanti siano esattamente, di sicuro il disboscamento e il contatto con l'uomo bianco potrebbe provocarne l'estinzione. "Sappiamo solo che esistono, non dove si nascondano" dicono dall'associazione.

La scoperta si deve a Survival International, associazione che si occupa della salvaguardia delle popolazioni isolate, che rischiano la loro sopravvivenza nel momento in cui vengono in contatto con il resto del mondo. Il pericolo maggiore per questi popoli è infatti costituito dalle malattie introdotte dall’esterno: virus apparentemente innocui, come l’influenza, il morbillo o la varicella, possono essere letali a causa della mancanza delle difese immunitarie necessarie. Questa tribù, infatti, non solo vive in una delle zone con la più alta concentrazione di minatori d'oro clandestini, ma vede anche i propri territori costantemente minacciati da tagliatori di legna illegali e compagnie petrolifere autorizzate dal governo a compiere prospezioni e trivellazioni nella foresta amazzonica. 

"Non è dato sapere esattamente quanti siano ma sappiamo con certezza che esistono: lo provano alcuni incontri fortuiti e le tracce che lasciano dietro di sé: frecce, utensili e case abbandonate in fretta e furia. Anche se il numero dei membri di ogni singolo popolo varia moltissimo, da un solo sopravvissuto fino a cento o duecento persone, tutto lascia pensare che siano un centinaio. In Brasile ne sono stati individuati almeno 40, 15 in Perù. In Asia li troviamo nelle Isole Andamane e in Nuova Guinea. Il resto vive tra Bolivia, Colombia, Ecuador e Paraguay. Ognuno di questi popoli è unico e le loro lingue, le loro culture e le loro visioni del mondo sono insostituibili. Sono sicuramente i popoli più vulnerabili del pianeta, e dobbiamo salvarle rispettando la loro decisione di rimanere isolate". Francesca Casella, direttrice di Survival International (http://www.survival.it/), commenta così la decisione presa dall’associazione di diffondere le immagini straordinarie di una di queste ultime tribù che oggi rischia di essere sterminata. Fino a ieri le autorità peruviane negavano addirittura a loro esistenza ma oggi, con fotografie e video alla mano, non sembra più possibile.

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4 febbraio 2013 1 04 /02 /febbraio /2013 15:03

Cenerentola non è solo una fiaba ma la realtà!

 

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Sentite questa ….

 

 

Articoli: Strano ma vero

Usa. è di moda amputare le dita dei piedi per indossare tacchi altissimi a spillo

 

 

  

 

 

 

 

Che centra Cenerentola?

Ecco, nella versione originale della fiaba, o meglio in alcune versioni originali, le sorellastre, pur di infilarsi la scarpetta di Cenerentola, si fanno tagliare le dita dei piedi.

Mi pare che quest’articolo metta in evidenza che la tendenza sia quella di sacrificare una parte del proprio corpo, pur di aderire ad un canone di reginetta del ballo, pur di diventare la regina del regno, pur di sfilare con tacchi alti!

Ma, nella fiaba neanche questa soluzione permetterà alle sorellastre di calzare la scarpetta che non appartiene loro e con essa il ruolo che ne consegue.

Forse è per ottenere quel ruolo, quel destino, è necessario pulire, rassettare, obbedire e disobbedire, essere insomma e guadagnarsi con le proprie scelte, una vita da regine di sé stesse, più che del palcoscenico.

Stiamo proprio oltrepassando i limiti della realtà!

 

 

                Che ne dite?

 

 

 

 

Autore: notizie.delmondo.info               

Tacchi altissimi una moda rischiosa

 

Sarebbero sempre di più le donne, specie americane, che ricorrono a operazioni chirurgiche per poter indossare scarpe con tacchi a spillo.

La cosa, da un certo punto di vista, deve stupire fino ad un certo punto, dato che secondo l’Associazione Podiatrica Americana ben l’87% delle donne hanno avuto problemi ai piedi a causa di scarpe scomode o che non calzavano bene.

Sempre più donne, però, anziché cambiare scarpe e sceglierne di più comode, scelgono invece di cambiare i propri piedi. Alcune si fanno iniettare collagene in punti strategici del piede, in modo che faccia da cuscinetto. Altre invece chiedono di 
accorciare le dita dei piedi. E altre chiedono direttamente che una o più dita siano rimosse, per calzare la scarpa più comodamente.

Per dare un idea delle richieste, il solo studio del Dr. Lucas a Memphis, nel Tennessee, ha trattato circa 30 parenti al mese lo scorso anno: “E’ un trend in crescita perché sempre più persone ne sentono parlare, e quindi fanno domande, e cercano di fare qualcosa”. Ma il Dr. Lucas, come altri colleghi, è restio ad applicare soluzioni estreme: vengono spesso donne a chiedere che venga loro rimosso il mignolo del piede, ma Lucas raramente accetta: “Non tolgo un dito, a meno che proprio non debba essere tolto…”.

Questo trend chirurgico però preoccupa alcuni specialisti, compresa l’Associazione Americana dei Chirurghi del Piede, che sottolineano come ogni intervento sia potenzialmente pericoloso e quindi dovrebbe essere giustificato solo da un problema medico reale, e non semplicemente dalla voglia di abbellire il piede o di indossare scarpe più belle.

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28 gennaio 2013 1 28 /01 /gennaio /2013 12:56

 

L'avete sentita questa?

 

 

 

Maschera per controllare i sogni

 

Avete sempre desiderato di poter far prendere una piega diversa ai vostri sogni? Avere il pieno controllo delle vostre azioni mentre state facendo un bel sogno?

Ecco Remee, la maschera che vi consentirà di controllare i vostri sogni mentre dormite, come se foste lucidi. Questa straordinaria invenzione permette di gestire il propriolato inconscio mentre si dorme. L'idea nasce da due ingegneri americani con la passione per i sogni lucidi.

Ma cosa sono i sogni lucidi? Con questa espressione si intende quella fase in cui siamo consapevoli di star dormendo e sognando, ma siamo capaci di mantenere il controllo e lacoscienza, avendo quindi l'abilità di dirigere i nostri sogni. Si tratta di un'abilità che è possibile affinare nel tempo.

Remee è già in vendita e ne sono già stati ordinati oltre 7000 esemplari. E' possibile acquistarlo al costo di 95 Dollari nel sito ufficiale sleepwithremee.com.

 

Ricordo che i sogni lucidi sono uno strumento molto importante per l'acquisizione di consapevolezza, forza interiore, determinazione, fiducia, ecc. Ma .....

mi viene il dubbio che se

Se il risultato (ammesso che ci sia davvero e che non si presentino effetti collaterali) è indotto da una mascherina, forse se ne perdono tutti i benifici, forse si acquisisce solo l'illusione di essere più determinati e forti e forse le cose non stanno proprio così.

Ancora una volta il denaro con compra ciò che deve essere acquisito con l'impegno, la costanza ed il desiderio individuale.

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27 dicembre 2012 4 27 /12 /dicembre /2012 15:35

Ancora a proposito di farmaci e di sperimentazione, ho trovato quest'articolo assai interessante, chiaro ed esplicativo. Purtroppo anche drammatico ......

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NEUROPSICOFARMACOLOGIA COME REPRESSIONE

Prospettive assistenziali, n. 17, gennaio-marzo 1972
 

DOCUMENTI

GIULIO A. MACCACARO

(1) Intervento presentato alla IV riunione della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Bologna, 23-24 ottobre 1971).

Ripubblicato su: www.fondazionepromozionesociale.it 

Se a questo mio intervento seguirà una di­scussione, mi auguro che nessuno riterrà neces­sario ricordarmi che ci sono psicofarmaci ca­paci di dare beneficio a certi malati e malati che trovano sollievo nell’assunzione di certi psico­farmaci.

Il problema che intendo proporre è un altro: il passaggio dalla sperimentazione psicofarmaco­logica come caso particolare del più generale uso medico dell’uomo – già analizzato altrove come momento di violenza classista – all’uso dello psicofarmaco come modello generale di quella gestione repressiva della società capita­lista che nella medicina ha soltanto uno strumen­to particolare.

Non mi sfuggono né la gravità di questa enun­ciazione né il dovere di giustificarla, né la diffi­coltà di adempiere a tale dovere nel breve tempo a mia disposizione.

Per questo, consegno alla Presidenza fotoco­pia di un lavoro intitolato «Sperimentazione tera­peutica dellapropericiazina in bambini di 3-6 anni» a firma di G. Battista Cavazzuti, Filadelfo Amore e Maurizio Giacalone, pubblicato da pag. 288 a pag. 302 del volume 98 della rivista «Neu­ropsichiatria infantile» del 1969.

È possibile e mi auguro che gli autori siano presenti in quest’aula perché il lavoro è stato compiuto a Modena, come collaborazione dell’Ufficio Igiene e Sanità del Comune, diretto dal prof. F. Vivoli e della Clinica Pediatrica Univer­sitaria, diretta dal prof. Renato Pachioli.

Il mio intervento sarebbe già svolto se dessi lettura integrale di questo lavoro, scelto solo per ragioni di prossimità topografica tra molti altri analoghi. Dovrò invece riassumerlo e cor­redarlo con qualche altra notizia:

1) Il lavoro precisa che il farmaco sperimentato è il «Neuleptil», una specialità della ditta Farmitalia, che vieneringraziata in una nota a piè di pagina 295.

2) Da autorevoli fonti, non industriali, di lingua inglese, leggo testualmente che il «Neulep­til» «è usato per la cura della schizofrenia acuta e cronica e per la correzione delle tur­be comportamentali nelle malattie psichiatri­che gravi. È anche utile nella cura della an­sietà grave e degli stati di tensione».

3) Dalle stesse fonti leggo che gli «Effetti tos­sici» gli «Antidoti» e le «Controindicazio­ni»del Neuleptil sono gli stessi della Clor­promazina, con una segnalazione particolare di «ipotensione posturale e tachicardia» per i bambini.

4) Leggo infine che, nei bambini affetti dalle ma­lattie per le quali il Neuleptil è indicato, la dose iniziale non deve superare 0,5 mg al giorno per anno di età e cioè 1,5 mg per bimbo di 3 anni e 3 mg per un bimbo di 6 anni.

Date queste documentate premesse è natu­rale chiedersi in quale ospedale psichiatrico i colleghi di Modena abbiano trovato i loro piccoli pazienti, e da quali «gravi malattie psichiatri­che» gli sventurati fossero affetti.

La risposta la leggo testualmente nel lavoro a pag. 293: «Per le nostre esperienze abbiamo scelto i bambini frequentanti le Scuole Materne Comunali di Modena. Tale materiale ci ha assi­curato una soddisfacente omogeneità di speri­mentazione, trattandosi di soggetti osservati dal­lo stesso personale, negli stessi orari e nello stesso ambiente. Inoltre il rilievo dei comporta­menti dei bambini ha potuto essere effettuato da persone competenti, libere dalla suggestione fa­miliare».

Leggo ancora a pag. 294: «Su un totale di 629 bambini di età compresa tra 3 e 6 anni frequen­tanti 6 scuole materne, sono stati scelti per la sperimentazione 150 soggetti, segnalati per tur­be del comportamento nell’ambito della scuola».

A proposito di tale segnalazione merita di es­sere ricordato che in una noticina a piè di pa­gina 293 «gli autori ringraziano il corpo inse­gnante delle scuole materne comunali per la va­lida collaborazione».

Alla segnalazione-denuncia segue l’istruttoria, cioè usando le parole degli autori: «tutti i bam­bini sono stati sottoposti ad un periodo di osser­vazione preliminare di 6 giorni, durante il quale, giorno per giorno, sono state annotate l’inten­sità e la frequenza dei disturbi».

Alla fine i capi di accusa contro i 150 piccoli criminali di 3, 4 o 5 anni sono ormai formulati con la inappellabile severità del linguaggio me­dico-scientifico: «aggressività, crisi di collera, isolamento, mutacismo, anoressia nervosa, vo­miti funzionali, enuresi diurna o notturna, enco­presi, onicofagia, masturbazione, fobie, sonnam­bulismo, balbuzie».

Ma che città è Modena, dove 1 infante su 4 nelle scuole comunali ordinarie è in queste con­dizioni? La domanda ha tanto più senso se si ricorda che alla guida della ricerca partecipava il direttore dell’Ufficio igiene e sanità del Co­mune. Ma egli non poteva porsela perché aveva già stipulato con gli altri autori la clausola meto­dologica che si legge a pag. 294: «restare nel piano dell’osservazione obbiettiva, quindi feno­menologica, senza spingersi ad interpretazioninosografiche e motivazionali dei comporta­menti».

Il dibattimento è dunque inutile, la flagranza è indubbia, la sentenza definitiva: si tengano 50 bambini in osservazione come controllo e agli altri 100 si somministrino per 40 giorni da 4 a 6 mg al giorno di Neuleptil: cioè il doppio della dose massima indicata dai trattati internazionali.

I risultati appaiono subito eccellenti: i piccoli rei di aggressività e crisi di collera diventano «adattati, socievoli e tranquilli». Quelli colpe­voli di «isolamento e mutacismo» si omogeniz­zano con gli altri. Qualcuno che aveva il «vomito funzionale» non sporca più. Uno che si mastur­bava perde interesse alla faccenda. Con gli enu­retici e i balbuzienti lecose vanno meno bene ma non sarà questo ad impedire agli autori di affermare compiaciutamente a pag. 296 che ilNeuleptil ha operato nei bambini un vero «cam­biamento di carattere». Pertanto il «Commento conclusivo» da pag. 298 apag. 299 può essere prima illuminante quando dichiara che i compor­tamenti devianti sono «fenomeni reattivi di per­sonalità affettivamente immature», poi sugge­stivo quando afferma che il Neuleptil è un medi­camento capace di «aprire ai pazienti prospetti­ve di corrette relazioni interumane e ambientali» perché, tra l’altro «sembra rimuovere quelle ca­riche aggressive che condizionano la reattività abnorme», infine trionfale quando conclude l’elo­gio definendolo: «farmacoelettivamente socia­lizzante anche per il bambino di 3-6 anni frequen­tante la scuola materna».

Le insegnanti, già ringraziate, ringraziano com­puntamente. La Farmitalia, compuntamente o no, non è certamente da meno.

Ed il lavoro va alle stampe su una rivista scien­tifica il cui comitato direzionale e referenziale è probabilmente molto rappresentato in questa sala.

Ebbene, questo lavoro – che non è più censu­rabile di molti altri – è una piccola summa di tante cose.

La manifesta incapacità di intendere del sog­getto della sperimentazione, il diaframma alzato tra i bambini-cavia e la loro famiglia, l’uso disin­volto di dosi elevate, l’esposizione a pericoli di vario genere: sono i connotati di un volto che abbiamo già conosciuto e descritto come quello di una sperimentazione che è violenza sull’uomo, compiuta nell’indifferenza morale camuffata da neutralità scientifica. Riconoscerli sulla base di questo e di molti altri lavori che aggravano il mio archivio significa constatare che la speri­mentazione neuropsichiatrica in generale e quel­laneuropsicofarmacologica in particolare non si distinguono eticamente dalle altre concepite e compiute in diversi settori della medicina clinica. Questa era la prima parte della tesi che ho inizialmente proposta.

Vorrei dedicare i minuti che mi restano allo sviluppo della seconda. Posso farlo riferendomi ancora al già citato lavoro.

Sulla scena che vi ho presentata, leggendone fedelmente il copione, sono apparsi i quattro personaggi di primo piano in ogni storia di que­sto genere: l’industria, l’istituzione, la scienza e l’autorità. La parte dell’industria farmaceutica è abbastanza risaputa; cito da SCIENCE: «al fine di espandere il mercato potenziale per i suoi pro­dotti, essa cerca di ridefinire e riclassificare, come problemi medici che richiedono l’uso di farmaci, un ampio spettro di comportamenti uma­ni naturali che sono parte dei cimenti e delle prove della nostra esistenza…» (LEONARD, EP­STEIN, BERNSTEIN e RANSON, 1970).

Che cos’è infatti l’aggressività di un bambino? Risponderò con SHIELDS (1971): «il tentativo di costringere l’ambiente ad occuparsi, anche reat­tivamente, di lui, a mitigare la sua delusione affettiva».

È la domanda di un bene smarrito, non di 10 gocce di Diazepam. Cosa significa la collera di un fanciullo? Risponderò con WINNICOTT (1958): «un segno favorevole nella misura in cui è in­terpretato ed usato come superstite possibilità di recuperare un rapporto perduto», non una pa­stiglia di clordiazepoxide.

Cosa significa il primo furto di un ragazzo? Risponderò con ZILBOORG (1954): «chi di noi non è cresciuto un ladro è stato un bambino for­tunato. Fortunato perché nel giorno del suo pri­mo piccolo crimine egli è stato amato ed ha po­tuto restituire il suo amore» non perché gli sono stati somministrati 6 mg di propericiazina.

Ma non tutti i bambini sono fortunati e quelli poveri lo sono meno degli altri.

Per essi aggressività, collera, furto sono non soltanto l’espressione di una delusione affettiva ma di una deprivazione obbiettiva, dicono non solo l’insufficienza di un rapporto familiare ma anche quella di un possesso di cose con le quali

e sulle quali gli altri bambini crescono e diven­gono. Chi erano socialmente quei 150 fanciulli «segnalati» dalle insegnanti, quali discriminanti di classe avevano contribuito a separarli dagli altri per farne degli «imputati di devianza»?

Non c’è traccia di risposta a questa domanda, anzi ce n’è il rifiuto. Non sarà certo l’industria farmaceutica ariproporla. Il suo pensiero in pro­posito ci è noto perché – quali ne siano le buo­ne intenzioni coltivate nei laboratori e dichiarate nei congressi – il suo messaggio, diffuso tra i medici e insinuato nella popolazione, è sotto gli occhi di tutti: dice che il LIBRIUM può tacitare l’ansia prodotta negli operai da un lavoro peri­coloso e da un cottimo assillante; suggerisce l’ATARAX per domare l’inquietudine dei giovani e alla depressione degli sconfitti propone il con­forto del TOFRANIL.

Così facendo e così assumendo per sé quell’onere e quell’onore della ricerca cui accennava con tanta considerazione il collega Buscaino, es­sa non serve soltanto il capitale farmaceutico, ma si rende benemerita del capitale quale siste­ma: per farlo come si deve ha bisogno però, a sua volta, di essere servita dalla scienza medica e dall’autorità sanitaria.

Ed ecco allora comparire l’una e l’altra sulla scena della nostra favola nera. Ecco il pediatra universitario che sceglie i suoi soggetti speri­mentali secondo criteri e giudizi dei quali si ri­tiene il solo autorizzato titolare, secondo scelte e discriminazioni per le quali non ha ritenuto necessario il consenso, secondo propositi e ri­sultati dei quali incredibilmente si compiace. Chi gli ha dato il diritto di «cambiare il carattere» di un bambino? Chi gli ha permesso di compiere questa così violenta operazione «libero da sug­gestioni familiari»? per conto di chi ha chiuso gli occhi su tutto ciò che in quel carattere di quel bimbo poteva essere ietto intorno alla si­tuazione di quella famiglia?

E in nome di quale autorità il Medico Capo del Comune, che qui doveva tener luogo di quel «Comitato» cui non credo anche se credo che il collega Terrori ci creda, ha legalizzato questa «strage delle devianze innocenti» aprendo al nuovo Erode in pillole le porte di quelle Scuole Materne cui le madri consegnano ogni mattina i loro bimbi con ben altre intenzioni, con ben altre speranze? Facile operazione del resto in una istituzione – il quarto personaggio! – che segnala il 25% dei suoi membri come portatori di «turbe del comportamento» avviandone per­ciò stesso più d’uno alla carriera di stigmatizzato ed escluso, come alternativa a quella di concul­cato e represso.

A questo punto l’esperimento può diventare «routine» e infatti, a distanza di 20 mesi e di venticinque chilometri, si scopre che nell’asilo-­nido dell’ONMI di Reggio Emilia il VALIUM 2 vie­ne somministrato sistematicamente a lattanti perfettamente sani al solo scopo di evitare che piangano e disturbino.

La repressione neuropsicofarmacologica può cominciare dalla culla, è già cominciata. Ma per l’istituzione, l’autorità, la scienza medica e l’in­dustria essa ha altro nome: si chiama socializ­zazione. È questa incauta parola, usata dai nostri colleghi, che rivela l’identità del mandante: il sistema capitalista che sta facendo qui come altrove le sue grandi manovre per trasferire nell’area medica e risolvere nel piano farmacologico la conflittualità sociale e particolarmente giova­nile.

È questo sistema, che dettando alla società i suoi modi di produzione, subordinando alle esi­genze del suo profitto quelli della convivenza, piegando al suo bisogno di conformismo l’origi­nalità dell’individuo, sacrificando alla divisione del lavoro l’unità del singolo e della famiglia, ef­fettivamente lacera il tessuto, sfregia il volto della società.

È lui che produce la malattia come conflitto, ed è quindi ancora lui che gestisce la medicina come repressione, perché la ribellione sia espul­sa come malattia e la malattia sia soffocata co­me ribellione.

È questa medicina che dopo aver aiutato l’indi­viduo a interiorizzare tutte le contraddizioni del sistema fino a soffrirne come di proprie, fino a smarrire ogni equilibrio e benessere, gli vieta persino l’espressione della sua sofferenza che sarebbe denuncia delle sue cause: all’appello dei sintomi risponde o negandoli, con il trasferimen­to del malato nel ruolo del disadattato, o silen­ziandoli con il bavaglio della sedazione farmaco­logica.

Così anche i rapporti più naturali si deforma no, come ha detto bene anche il collega Giberti: chi doveva essere difeso è definito offensore, chi doveva difendere è abilitato all’offesa. Con l’uso sociale dello psicofarmaco è il medico chesi di­fende dal malato, l’insegnante dall’allievo, il pa­dre dal figlio.

Più atrocemente ancora è il fanciullo che viene indotto a difendersi da se stesso, da ciò che in lui è più naturale, vivo ed urgente. Quel fanciullo diverrà ragazzo, giovane e uomo: e avrà impa­rato che c’è un altro modo di porsi in rapporto con la realtà. Non già come impegno di lotta soli­dale, ma come fuga solitaria: nel farmaco o nella droga, che differenza fa? Eppure fa differenza perché se il primo lo avrà ridotto alla conformità necessaria, cioè alla autorepressionespontanea, egli sarà tollerato da chi invece non gli conce­derà alcuna pietà se nella seconda avrà cercato un’illusione di rivolta.

È comunque e sempre una rivolta contro il terrore di non essere, una domanda di aiuto per ­esistere ciò che grida nel pianto di un bimbo, nel gesto aggressivo di un fanciullo, nel tremore di un ansioso, nel lamento di un depresso. nellaimprecazione di un folle.

Quando avremo soffocato questo grido, quando la protesta sarà afona, la sofferenza muta, la collera spenta, quando finalmente crederemo di poterci ascoltare l’un l’altro, non resterà più nulla da dirci: soltanto un vuoto silenzio nel qua­le risuoni la voce del potere.

Ho finito. Anch’io sono stato aggressivo, col­lerico, urtante ma non mi giustifica l’inconsape­volezza del bimbo.Eppure, come la sua anche la mia accusa è una domanda, la mia protesta è una speranza. Formulate dall’interno di unsiste­ma nel quale io stesso vivo il mio impegno, ma anche la mia contraddizione.

Per questo non ho caro quello che ho detto, ma l’ho detto per chi mi è caro: un altro medico come me, un altro ricercatore come me, un altro insegnante come me che dia a me la certezza che ho cercato di suscitare in lui. Che in ogni punto del sistema – in ogni sede, in ogni lavo­ro, in ogni funzione – c’è un posto di lotta se vogliamo combatterla insieme, insieme con i compagni della unica lotta che conti.

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30 luglio 2012 1 30 /07 /luglio /2012 10:05

La “Zombie drug”

La consocete?

 

 

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La Zombie drug o droga degli Zobie: ne avete sentito parlare?

Si tratta di una delle ultime droghe, che ha allarmato per i suoi effetti cannibalici.

Si sono manifestati vari episodi in America e ora un caso anche in Italia, dove un uomo dopo la sua assunzione, ha morso la fidanzata.

Da www.affari.italiani.it

I due, lei 24enne ucraina, lui 26enne russo di buona famiglia, ex fidanzati, si sono incontrati la sera prima e si sono recati a casa. Secondo quanto si apprende, un amico del giovane russo li ha raggiunti con la droga e, dopo averla consumata con il 26enne, ha lasciato l'abitazione. Rimasti soli, la donna ha chiesto all'ex compagno di andare casa ma lui, sotto l'effetto dello stupefacente, ha cercato di strozzarla facendole perdere i sensi. La giovane ucraina si e' risvegliata nuda, coperta di sangue. L'uomo, sopra di lei, le aveva quasi staccato un labbro a morsi e l'aveva azzannata in altre parti del corpo. La donna e' fuggita urlando e i vicini, allarmati dalle grida, hanno chiamato la Polizia che ha fermato l'aggressore, arrestato con l'accusa di lesioni gravissime. La donna e' stata visitata in ospedale con prognosi di 25 giorni.

 

Gli episodi precedenti avevano visto come vittime, persone sconosciute, conosciute, in un caso il proprio cane ucciso e spellato, a Miami a fine maggio, un uomo nudo venne ucciso mentre stava mangiando in strada la faccia di un altro uomo. Tutti scenari inquietanti e cruenti!

La cosiddetta ‘droga del cannibale’ e’ conosciuta con diversi nomi: Bath Salts, White China, Lady Bubbles, Dynamite, Vanilla Sky, Ivory Wave e Cloud 9.

In questi ultimi tempi gli esperti hanno esaminato almeno una decina di sostanze stupefacenti conosciute con il nome di ‘sali da bagno’ o simili. Si tratta in realtà di un mix di tre molecole sintetiche, fra questi uno o piu’ derivati sintetici del ‘catinone’ (di cui fa parte anche l’ectasy). Questa sostanza in natura si trova nella pianta africana del Kat (Cataedulis), che contiene anche la catina.

Il catinone e’ un alcaloide che ha un forte effetto stimolante sul sistema nervoso centrale, simile strutturalmente alle anfetamine’.

Il catinone più conosciuto è il mefedrone, che induce in chi lo assume a perdere i freni inibitori, fino a diventare aggressivo e mordere altri esseri umani per cibarsene.

Gli effetti che i catinoni sintetici provocano sulla salute di chi li assume, sia immediatamente dopo l'uso che nel medio e lungo tempo, sono molto pericolosi ed includono eccessiva e maleodorante sudorazione, aumento della temperatura corporea, mal di testa, palpitazioni, nausea, paranoia, allucinazioni e attacchi di panico.

Queste sostanze infatti, agiscono su tutti i principali neurotrasmettitori stimolanti del sistema nervoso centrale, dalla serotonina alla dopamina, alla noradrenalina. Pensate un po’, che mix emotivo, cognitivo, attentivo, comportamentale, si scatena!

La sovrastimolazione del cuore e della circolazione sanguigna e la sovrastimolazione del sistema nervoso possono provocare attacchi che nel caso del catinone mefedrone, hanno condotto anche al decesso.

Il rischio inoltre, aumenta se i catinoni vengono associati all'uso di alcol o di altre droghe.

Il mefedrone induce dipendenza psicologica che spinge ad utilizzare la droga sempre più frequentemente, sviluppando una forma di ricerca compulsiva della sostanza e quindi di dipendenza da essa.

Un recente studio (della University of North Carolina Health Care, pubblicata sulla rivista 'Behavioural Brain Research') ha mostrato che il mefedrone puo' potenzialmente causare dipendenza e abuso, perche' i suoi effetti sul cervello riguardano quei circuiti della gratificazione, in modo del tutto simile e con dosi analoghe a quelle con cocaina. La ricerca e' stata condotta mediante autostimolazione intracranica in alcuni topi, una tecnica che misura la capacita' di una data sostanza di attivare i circuiti della ricompensa.

Il mefedrone ha mostrato di incrementare la gratificazione e di indurre dipendenza nella stessa modalità della cocaina.

Ricordiamo inoltre che, il costituente principale della “droga degli zombie”, il mefedrone, è nato come fertilizzante per le piante.

Si tratta di un tipo di sostanza che ha visto crescere enormemente la sua popolarita' negli ultimi cinque anni, perchè facilmente disponibile su Internet, oltre che nel mercato nero, conveniente e praticamente senza regolamentazione, aggiungiamo poi la peggiore qualità dell’ectasy (a detta dei consumatori) e l’incremento del costo della cocaina.

Il punto dolente riguarda la vendita online di questo tipo di droga, non ancora espressamente vietata. Alcune di queste sostanze facenti parte del mix, sono gia’ illegali e contenute nella tabella del Dpr 309/90. Di fatto sono illegati, non c’e’ quindi vacanza di legge, il problema e’ la vendita su Internet, difficilmente arrestabile, a causa della sua diffusione mondiale.

Dalla cronaca, in primo piano gli effetti comportamentali: l’induzione di cannibalismo!

Questo ha creato un gran allarme. Per la verità nessuna sostanza può indurre un comportamento così specifico. Quello che le droghe, alcol compreso, producono è una disinibizione e di conseguenza una slatentizzazione di processi sottostanti, di tipo emotivo, di personalità, comportamentali, ecc.

Se c’è una patologia, una struttura perversa, sadica, se c’è un disturbo, un trauma, di sicuro i suoi effetti emergono in massimo grado, sono lì pronti a manifestarsi in modo esplosivo non appena si toglie il tappo.

Ma, di mix anfetamino simili ce ne sono stati altri in passato, c’è stato il potente LSD e altri ancora, perché proprio questo tipo di reazione, modello zombie, proprio ora?

Probabilmente questa nuova droga ha un effetto netto nel togliere freni inibitori e ha agito come una bomba, in alcuni individui particolarmente aggressivi e instabili. Poi come si sa i mass media e la diffusione di certe notizie forniscono il contenitore, la forma entro cui inserire la propria condotta, questo accresce la quantità di casi con reazioni simili. Lo stesso fenomeno è stato visto in passato, per le condotte suicide, per atti vandalici, atti di bullismo, ecc.

C’è da chiedersi però, perché l’aggressività sia così tanto in aumento e perché mai assuma queste forme così cruente.

L’uomo che vuol divorare, mordere, sbranare un altro uomo!

I fattori sono presumibilmente tanti, ma certamente la nostra cultura è una delle maggiori creatrici di aggressività e violenza.

Pensiamo ai contenuti della stramaggioranza di film, telefilm, di giochi internet, di giochi della play station o simili, agli stessi cartoni animai, violenti in modo evidente o celato, aggiungiamoci la forma dei messaggi mediatici, aggressivi nella loro modalità invasiva, veloce e multi stimolo, ipnotizzante e passivizzante.

Pensiamo poi al nostro stile di vita, alla totale assenza di libertà. Non scegliamo realmente più nulla. Non esiste democrazia, se non nella forma. In verità non scegliamo il lavoro che desideriamo, non scegliamo più dove vivere, non scegliamo cosa mangiare, dove andare, come vestirci, cosa dire, come dirlo, cosa pensare, gli studi che desideriamo fare, gli hobbies, non possiamo esimerci di utilizzare certi mezzi di comunicazione, non possiamo ascoltare i nostri ritmi emotivi, biologici, circadiani, non possiamo più scegliere neanche i nostri sogni …….

I ritmi di vita sono incessanti, non ci si può tirare indietro dai vari incastri, si rischia di rimanere fuori dalla società, sentendoci magari in colpa, per rischiare di far perdere delle opportunità ai propri figli.

Insomma, siamo in una società che ci sottopone ad ogni sorta di sopruso e violenza ed i giovani, che non possono certo divertirsi più in modo sano, senza far uso di sostanze, ne sono le prime vittime, coloro che subiscono, che sono tarpati nei sogni e nelle possibilità, non possono che essere mine vaganti, degli zombie sì, sono morti viventi ancora prima di prendere queste nuove droghe, morti perché senza sogni si muore.

E guarda caso questa droga, una sostanza nata per fertilizzare le piante, riporta agli istinti più primordiali, quelli animali, quelli senza pensiero, né razionalità.

Questa droga ci fa tornare indietro, ci riporta là dove siamo venuti, ci conduce a sbranarci l’uno con l’altro, perché non troviamo più il dono della mediazione!

Perché non sappiamo più dove mettere i nostri pensieri, con chi condividerli, non sappiamo da che parte far uscire le frustrazioni e la rabbia, andiamo avanti, comprimiamo e nascondiamo.

Certo per fortuna, questa nuova droga non produce su tutti questi effetti dissacranti, non meno preoccupanti i danni sull’emotività, sulla salute, sulla condotta ……..

Non dovremmo arrivare ad allarmarci perché i nostri peggiori incubi, i film ritenuti pura invenzione, diventano incredibilmente realtà. La sofferenza e i danni ci sono, anche se si esprimono con modalità più accettabili e silenziose.

Pensiamoci!

Riflettiamo su cosa mettiamo dentro il nostro corpo, il nostro mondo, la nostra vita!

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25 luglio 2012 3 25 /07 /luglio /2012 09:59

Giovani a Rischio!

 

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Dal sito www.diregiovani.it 13 luglio 2012, arriva questa notizia non certo nuova, ma comunque allarmante sull’abuso di Energy Drink. Credo sia importante ribadire……..

 Per il Dipartimento Politiche Antidroghe e' "allarme" abuso energy drink tra i giovani”.

L'effetto stimolante di queste sostanze, espone al rischio di sopravalutare la capacita' di giudizio e di controllo comportamentale, alterando la percezione del proprio stato e del reale livello di ubriacatura. In altre parole, si è ubriachi ma non c’è consapevolezza di questo perché il drink attiva, tira su, fa sentire tonici e svegli.

I risultati dello studio pubblicato su 'Addictive Behaviors', hanno verificato che i consumatori di questi cocktail "bevono di piu', abbandonano piu' tardi i locali, e sono quattro volte piu' propensi a mettersi alla guida.

 

"Lo stato di ebbrezza viene piuttosto mascherato, mentre segnali come la fatica e la sonnolenza risultano attenuati ma restano in agguato, poiche' la concentrazione ematica di alcool non viene modificata. Una volta terminati gli effimeri effetti della bevanda energetica, la sbornia si puo' materializzare acutamente con i suoi sgradevoli sintomi: vomito, cefalea, disequilibrio, mancanza di coordinamento, sonno e disidratazione, condizione aggravata sia dalla caffeina che dall'alcol, ed eventualmente anche dall'eccessivo riscaldamento in ambienti quali la discoteca".

Anche la Societa' Italiana di Farmacologia e l'Associazione Italiana del Farmaco hanno piu' volte espresso la "preoccupazione" condivisa dal Dipartimento, sui "crescenti consumi ed abusi di queste sostanze tra i giovani e la necessita' di apporre sulle etichette di questi prodotti una avvertenza che ne sconsigli l'uso a soggetti cardiopatici ed ipertesi".

La stessa Societa' italiana di Pediatria ha segnalato piu' volte che "un apporto eccessivo di caffeina, puo' provocare problemi all'apparato cardiocircolatorio provocando tachicardia ed ipertensione, interferisce sull'assorbimento del calcio e aumenta il rischio di erosione dentaria e puo' indurre dipendenza". Inoltre il consumo abituale di energy drink risulta associato a "un aumento dei livelli di stress e a un peggioramento delle perfomance scolastiche".

"Quello che preoccupa e' l'abuso crescente tra i giovani di queste bevande specie d'estate. Alcuni giovani arrivano ad ingurgitare anche tra gli 8 e 15 drink in una serata, immettendo nel fisico una quantita' di caffeina che puo' arrivare fino a 1500 mg e che se unita contemporaneamente ad alcol, anfetamina, cocaina o cannabis puo' dare luogo ad un mix estremamente dannoso per la salute potendo provocare la comparsa di crisi cardiache (aritmie maligne sopraventricolari) e in persone vulnerabili, anche crisi epilettiche. Vale la pena ricordare che la stimolazione caffeino-indotta del Sistema Nervoso Autonomo di tipo simpatico comporta un aumento della pressione cardiaca e dell'afflusso di sangue ai muscoli, una diminuzione dell'afflusso di sangue alla pelle ed agli organi interni, compreso il cervello, ed il rilascio di glucosio da parte del fegato. E' importante che i giovani conoscano gli effetti negativi di queste bevande e per questo continueremo a sensibilizzare non solo i giovani, ma anche le famiglie nella giusta direzione contro il fenomeno dell'alcol associato all'abuso di questi drink" (Giovanni Serpelloni).

 

 

E importante che questi dati ci inducano a riflettere su ciò che capita ai nostri giovani e ci induca a far conoscere, a renderli partecipi di ciò che può capitargli.

Se leggiamo la lista degli ingredienti contenuti nei cosiddetti energy drink, vedremo una serie di sostanza apparentemente innocue, per lo più sostanze naturali, che come tali sembrano innocenti, ma per la verità nessuna lo è, soprattutto in dose elevate e poi soprattutto la loro combinazione produce un cocktail veramente spaventoso.

 

Una bevanda energetica (in inglese energy drink) è una bevanda analcolica contenente sostanze stimolanti, principalmente glucosio, caffeina, taurina, guaraninae vitamine del gruppo B, destinata a fornire energia al consumatore. Da non confondere con gli sport drink, i quali non contengono stimolanti, ma sali minerali e carboidrati e sono destinati principalmente alla reidratazione.

Non essendoci una regolamentazione sulla definizione del termine "energy drink", non esiste un ingrediente o una formula base necessaria a definire la bevanda energetica. Esiste tuttavia una serie di sostanze, principalmente carboidratie metilxantine, presenti spesso in alte quantità, riscontrabili nelle varie ricette; tra questi spesso troviamo caffeina, vitamine del gruppo B, taurina, maltodestrina, inositolo, carnitina, creatinae glucuronolattone; vengono inoltre utilizzati vegetali, quali guaranà, ginseng, e ginkgo biloba. Molti marchi propongono affiancate alle formule originali versioni dietetiche, con relativa sostituzione di edulcoranti.

 

Ciascuna sostanze ha i suoi effetti collaterali ad alti dosaggi, combinandosi insieme, combinati con altre sostanze stupefacenti, abiti non traspiranti come i capi sintetici, luoghi chiusi, non areati con musica ad alto voluto e movimenti fisici intensi (come il caso delle discoteche) determinano un effetto incalcolabile, indefinibile e spesso assai soggettivo.

Considerando poi la quantità di drink bevute in una sera, credo che nessun ragazzo, per quanto in ottima salute, possa passare indenne. Forse la maggior parte, sopravvive, ma al di là di quello che si vede all’esterno, ci sono i danni interni, il mancato sviluppo neurobiologico, i danni tessutali e organici, che si manifesteranno col tempo e con l’invecchiamento precoce, con le malattie ad insorgenza precoce e fulminante, con le capacità cognitive, emotive e di personalità sottosviluppate e inespresse.

I danni invisibili sono molto insidiosi e invisibili, ma ci sono.

Non a caso, le giovani generazioni soffrono assai presto di disturbi, malattie, ci sorprendono con infarti precoci, attacchi epilettici, tumori insorti in giovane età, leucemie, ecc.

Bisogna ricordare che gli effetti sono soggettivi, cioè queste sostanze esaltano disturbi latenti, o predisposizioni, sia organiche che psicologiche. Non facciamoci travisare da ciò che vediamo negli altri, noi non siamo gli altri!

Non a caso, talvolta le semplice cannabis, in alcuni sembra non sortire alcun effetto diretto, in altri scatena reazioni impensate, attacchi di panico a raffica, angoscia persistente, perdita di confini con la realtà, psicosi, depersonalizzazione, de realizzazione, ecc.

 

Non è facile dare dei limiti, dire di no, ma è necessario. A 18 anni i ragazzi sono maggiorenni per legge, ma non per questo sono fuori pericolo!

Gli Energy Drink non sono affatto solo bevande energetiche, se abbiamo letto con attenzione gli ingredienti ci rendiamo conto che il disturbo minimo che possono far insorgere è tachicardia e ansia, a lungo andare una macchina sempre in funzione, si usura prima del previsto!

E poi …. Chiediamoci, perché mai è necessario bere sostanze che forniscono energie? Dalle 8 alle 15 a sera!!!!

Impensabile.

E i soldi chi glieli dà a tutti questi consumatori?

Se il corpo non ce la fa, dice basta vuol dire che dobbiamo fermarci, non spingerci oltre grazie a sostanze che sfruttano tutte le nostre risorse, fisiologiche, energetiche, psicologiche, lasciandoci alla fine come sacchi vuoti …….

E’ come essere sottoposti costantemente ad uno stress acuto e non è un bene per la salute fisica e psichica.

Sembra invece che non si riesca ad accettare i propri limiti e non li si ascolta affatto.

Del resto, quello che tutti quanti facciamo, ciò che questa società induce è andare avanti a tutti i costi, eliminare i sintomi influenzali con i farmaci, sopprimere il dolore con gli antinfiammatori e antidolorifici, eliminare il prurito con gli antistaminici, sostituire l’arto non funzionante con protesi, ecc.

Ma non c’è più tempo e spazio per ascoltare cosa questi segnali ci vogliono dire.

Non siamo più in contatto con il nostro corpo e con i suoi bisogni.

Non c’è da stupirci che anche i nostri figli, i nostri allievi, nipoti, vicini, facciano lo stesso.

In fin dei conti, cosa fanno di male? Bevono solo bevande energizzanti, sono anche analcoliche!

Ma come abbiamo visto non è così semplice.

Cominciamo a parlare con il nostro stile di vita e poi con le parole!

Buona Salute

 

                            By Sabrina Costantini

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23 luglio 2012 1 23 /07 /luglio /2012 09:29

 

Le Notizie che ci Sorprendono

A proposito di Farmaci

 

 

 

 

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Sul sito www.notizieincredibili.it ho scovato questa notizia, veramente incredibile.

O forse …. non così incredibile, purtroppo siamo pieni di questo tipo di fatti in Italia e nel mondo intero.

Eccola:

 

Aulin (Nimesulide): l’Italia lo commercializza e il resto dell’Europa lo vieta!

In Italia viene consumata una percentuale pari al 60% della produzione mondiale, ma qualche altro Paese europeo si è già accorto della sua pericolosità; stiamo parlando del principio attivo Nimesulide, commercializzato in Italia con il nome di Aulin (e non solo).

In altri paesi come Spagna, Finlandia e Irlanda non viene venduto dal 2002 dopo che diversi pazienti hanno subito un trapianto di fegato per i gravi danni causati, probabilmente, da questo medicinale.
In mercati ghiotti come Giappone e Stati Uniti per il principio attivo non è stato nemmeno mai richiesta la registrazione.

Vi dico solo che un paio d’anni fa, da un’inchiesta del pm Raffaele Guariniello, è emersa la presenza di un filmato che ritraeva il numero due dell’agenzia, Pasqualino Rossi, mentre riceveva una mazzetta da un mediatore di una casa farmaceutica per “lasciare tranquillo” l’Aulin.

Invece di lamentarsi per la vendita libera dei medicinali anche all’interno dei supermercati, sarebbe il caso che i farmacisti di tutta Italia protestino per la commercializzazione di questo farmaco pericolosissimo.

Il problema è che, come si sa, in Italia si va avanti esclusivamente con la corruzione.

 

            In effetti, non c’è molto da commentare.

Si tratta di una delle tante informazioni che ci devono indurre a riflettere e a non cedere il proprio potere a nessuno, neppure alla scienza.

 

Ops, in realtà non è la scienza ad essere inaffidabile, bensì gli esseri umani, per il suo utilizzo!

 

Noi siamo gli unici, che possono sapere cosa è realmente buono per noi!

Niente e nessuno può salvarci! Noi siamo gli unici detentori del nostro destino. Tutto il resto, tutto ciò che ci circonda, devono essere considerati come strumenti che ci aiutano a vivere, strumenti che possono essere utili o nocivi, tutto deve essere passato al vaglio!

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