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28 aprile 2016 4 28 /04 /aprile /2016 15:55
Lo strano violinista

Lo strano violinista .........

 

 

 

Lo strano violinista

Fiaba dei fratelli Grimm 

 

 

C'era una volta uno strano violinista, che se ne andava solo solo per un bosco, e pensava a questo e a quello; e quando la sua mente non ebbe ove posarsi, disse fra sé: “Mi annoio molto qui nel bosco, voglio cercarmi un buon compagno.” Si tolse di dosso il violino e si mise a sonare, sicché il suono si diffuse fra gli alberi.

Poco dopo, ecco venire un lupo, trottando per la boscaglia. “Ah, viene un lupo! quello non lo desidero proprio,” disse il violinista. Ma il lupo si avvicinò e gli disse: “Oh, caro violinista! come suoni bene! vorrei imparare anch’io.”

- “È presto fatto,” gli rispose il violinista, “devi soltanto fare tutto quello che ti ordino.”

- “O violinista,” disse il lupo, “ti obbedirò come uno scolaro il suo maestro.” Il violinista gli ordinò di seguirlo, e, quando ebbero fatto un pezzo di strada insieme, giunsero a una vecchia quercia, che era cava internamente e spaccata nel mezzo.

“Guarda,” disse il violinista, “se vuoi imparar a sonare il violino, metti le zampe davanti in questa spaccatura.”

Il lupo obbedí, ma il violinista prese in fretta un sasso e d’un sol colpo gli conficcò le zampe nel legno cosí saldamente, che il lupo dovette starsene là prigioniero.

“Aspetta qui finché torno,” disse il violinista, e se ne andò per la sua strada.

Dopo un po’, disse di nuovo fra sé: “Mi annoio molto qui nel bosco, voglio cercarmi un altro compagno.” Prese il violino, e di nuovo si diffuse il suono nel bosco. Poco dopo, ecco venire una volpe strisciando fra gli alberi.

“Ah, viene una volpe,” disse il violinista, quella non la desidero proprio. Ma la volpe gli si accostò e disse: “Ah, caro violinista, come suoni bene! Vorrei imparare anch’io.” È presto fatto, disse il violinista: devi soltanto fare tutto quel che ti ordino. “O violinista,” rispose la volpe, “ti obbedirò come uno scolaro il suo maestro.”

- “Seguimi,” disse il violinista, e quando ebbero fatto un pezzo di strada, giunsero a un sentiero fiancheggiato da alti cespugli. Allora il violinista si fermò, da un lato del sentiero curvò fino a terra un giovane nocciolo e ne premette la cima col piede; dall’altro lato incurvò un altro alberello e disse: “Orsú, volpicina, se vuoi imparar qualcosa, porgimi una delle tue zampe davanti, la sinistra.”

La volpe obbedí ed egli le legò la zampa al fusto di sinistra. “Volpicina,” disse, “ora porgimi la destra.”

E la legò al fusto di destra. E, dopo essersi assicurato che i nodi delle corde fossero abbastanza solidi, lasciò la presa, e gli alberelli si rizzarono e lanciarono in alto la volpe, che restò sospesa in aria a sgambettare.

“Aspettami qui fìnché torno,” disse il violinista e se ne andò per la sua strada.

Di nuovo disse fra sé: “Mi annoio qui nel bosco; voglio cercarmi un altro compagno.” Prese il violino, e il suono si diffuse per il bosco.

Allora ecco venire a gran balzi un leprotto. “Ah, viene una lepre!” disse il violinista, “questa non la volevo.”

- “Ah, caro violinista,” disse il leprotto, “come suoni bene! vorrei imparare anch’io.” - “È presto fatto,” disse il violinista, “devi soltanto fare tutto quel che ti ordino.”

- “O violinista,” disse il leprotto, “ti obbedirò come uno scolaro il suo maestro.” Fecero un pezzo di strada insieme, finché giunsero a una radura nel bosco, dove c’era una tremula. Il violinista legò un lungo spago al collo del leprotto e ne annodò l’altro capo all’albero.

“Svelto, leprottino, ora salta venti volte intorno all’albero!” esclamò il violinista, e il leprotto obbedi, e quando ebbe fatto i suoi venti giri, lo spago si era attorto venti volte intorno al tronco; e il leprotto era prigioniero, e aveva un bel tirare e dar strattoni: si tagliava soltanto il collo delicato con lo spago.

“Aspetta qui finché torno,” disse il violinista e proseguí.


Intanto il lupo aveva dato spinte e strattoni, aveva morso la pietra e si era tanto adoprato, che alla fine si era liberato tirando fuori le zampe dalla spaccatura. Pieno di collera e di rabbia, corse dietro al violinista e voleva sbranarlo. Quando la volpe lo vide, cominciò a lamentarsi e gridò con tutte le sue forze: “Fratello lupo, vieni ad aiutarmi: il violinista mi ha ingannata.”

Il lupo curvò gli alberelli, con un morso spezzò le funi e liberò la volpe, che lo accompagnò, per vendicarsi del violinista. Trovarono il leprotto legato, liberarono anche lui, e poi tutti insieme andarono in cerca del loro nemico.

Per la strada il violinista aveva ripreso a sonare, e questa volta era stato piú fortunato. I suoni giunsero all’orecchio di un povero boscaiolo, che subito, lo volesse o no, interruppe il suo lavoro e con l’ascia sotto il braccio si avvicinò per sentire la musica.

“Finalmente viene il compagno che fa per me,” disse il violinista, “un uomo cercavo, non bestie selvagge.”

E cominciò a sonar cosí bene e con tanta dolcezza, che il pover’uomo se ne stava incantato e si sentiva allargare il cuore dalla gioia.

E mentre se ne stava cosí, si avvicinarono il lupo, la volpe e il leprotto ed egli si accorse che tramavano qualcosa.

Allora sollevò l’ascia rilucente e si mise davanti al violinista, come a dire: “Chi gli vuol male si guardi, l’avrà da fare con me.”

Allora le bestie, impaurite, di corsa tornarono nel bosco; ma il violinista per ringraziamento sonò un altro pezzo e poi proseguí la sua strada.

 

Ascoltando, mi viene in mente..

 

 

Questa fiaba, in verità non è una delle più complesse, ma a me sembrava molto interessante ed il suo messaggio attuale.

Il punto è che se desideri veramente qualcosa, sei disposto a tutto per ottenerlo, rischiando qualunque cosa.

Gli animali del bosco, come il boscaiolo, sono così desiderosi di imparare a suonare, che accettano tutto ciò che il violinista chiede loro, si fidano ciecamente nominandolo loro maestro.

Il violinista da parte sua, non desidera veramente un amico, ma desidera una figura specifica, che sta nella sua mente e tutto ciò che si discosta lo usa e lo butta via. Non è disposto a scambiare, a dare, non vuole un amico e alla fine sarà ancora solo.

E’ anche vero che i vari personaggi non cercano a loro volta un amico ma un maestro e lui non lo è, anche se si atteggia tale.

Ecco l’intoppo!

Qui si mostra l’ambivalenza fra ciò che coscientemente persegui e ciò che in realtà desideri, la motivazione inconscia. E’ questa, la motivazione inconscia che poi guida realmente le nostre azioni e ci conduce al quel tipo di strada.

Il violinista dice di volere un amico, ma in realtà lui si presenta attraverso la sua bravura, il suo suono, mostra questo di sé ed è questo ciò che ottiene, ammirazione e proseliti. Non a caso, ringrazia il boscaiolo nell'unico modo che gli è proprio, suonando. Ma non riconoscendo la propria motivazione inconscia, rifiuta ciò che realmente ottiene col suo operato e tutti rimangono a bocca asciutta.

Ancora una volta, si può notare la connotazione della fiaba. Non ci dice che il violinista è cattivo, sbagliato, crudele, o che gli altri personaggi sono allocchi, illusi, ecc., ma semplicemente ci mostra la risultante delle nostre azioni e del nostro volere profondo, in modo semplice e lineare.

E’ incontrovertibile, la fiaba ti lascia lì sospeso, con qualcosa da comprendere e da digerire. Getta dei semi nel tuo mondo interno, che se coltivi germoglieranno, attivano il tuo mondo interno, emotivo e conoscitivo.

Cosa che non avviene con le favole, che istigando un giudizio direzionando così da una parte o dall’atra, senza lasciare la propria risposta al lettore. La favola indottrina.

Ancora, questa narrazione ci ricorda anche che chi sa fare una cosa, non necessariamente la sa insegnare, non necessariamente è una persona affidabile, non necessariamente usa il suo sapere a fin di bene.

E questo a maggior ragione se c’è ambivalenza. Io non credo nella cattiveria umana, credo piuttosto nell’ignoranza delle proprie dinamiche profonde, che producono effetti talvolta dannosi, inaspettati, distruttivi.

E in questo senso, abbiamo visto in altre discussioni, che la ricerca scientifica nel nostro tempo, ne è un chiaro esempio. Non sempre usa a fin di bene, ciò che crea e scopre. Qui, credo invece nel primato del profitto di alcune industrie.

Questi due aspetti che mi balzano alla mente, mi sembrano entrambi assai tipici della nostra società, dove tutto è mercificato, usato, manipolato, gettato via. Non c’è più tempo, né desiderio, né investimento per ciò che è inusuale, inaspettato, diverso, per ciò che non rientra nei nostri schemi e negli schemi dettati da chi detiene il potere in modo evidente o nascosto. Il rapporto fra violinista e i vari personaggi rievoca la relazione fra maestro-discepolo di un tempo, dove il maestro era portatore di saggezza, sapere, insegnamento, ma incarnava anche una figura autorevole e riconosciuta. L’allievo riconosceva il suo ruolo e lo rispettava, senza uscire dai margini, cosa che oggi non esiste più.

Pensiamo al fatto che i genitori sono sempre sul piede di guerra, pronti a denunciare gli insegnanti per qualunque cosa, a difendere a spada tratta, anche a torto, i propri figli. Pensiamo agli atti di violenza e bullismo dei ragazzi nei confronti degli insegnanti, come nei casi di cronaca a noi noti, in cui gli insegnanti sono stati ridicolizzati e ripresi per essere mandati su you tube.

Dall’altra pensiamo agli insegnanti, non sempre così desiderosi di assumere questo ruolo, non sempre rispettosi delle nuove menti in erba, del bisogno dei giovani di figure significative a cui appoggiarsi, a quegli insegnanti che fanno come il nostro strano violinista, negano di mostrarsi per ciò che sono (violinisti), legando su sé stessi, imprigionando, i giovani discenti, che escono dalle proprie aspettative, dal sentiero apparentemente scelto.

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