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30 marzo 2016 3 30 /03 /marzo /2016 10:54
Perchè proprio quella fiaba?

Perché proprio quella fiaba?

 

 

Quotidianamente utilizzo moltissimo le storie e le fiabe, nella vita personale con le mie figlie, con i genitori durante i seminari, con gli insegnanti, con i pazienti grandi e piccoli e ogni volta, non finisco mai di stupirmi di quanto emerge.

Capita spesso che gli adulti siano resistenti a questo tipo di approccio, che desiderino delle tecniche, delle informazioni più precise, delle robe professionali, da adulti e si sentano un po’ svalutati, nel maneggiare dei contenuti così “infantili”.

Si perde tempo!

Questa la loro sensazione.

Ma che ci dice questa psicologa? Sarà brava? Bho!!!

Bhe, vi assicuro che se ci si lascia andare si scopre un mondo, in queste storie da bambini, una strada mai immaginata.

In fin dei conti sono le storie dei nostri bambini interiori, quelli feriti, arrabbiati, tristi, soli, quelli problematici, iperattivi, ansiosi, quelli smaniosi, creativi, ludici, fantasiosi: i nostri bambini!

Che vorrebbe dire?

Vuol dire che dentro quel bambino si cela la nostra emotività e gli ostacoli al nostro agire, ma anche gli strumenti preziosi per il nostro agire stesso e per la risoluzione dei conflitti.

Nelle fiabe, nei racconti, nei miti, è contenuto il nostro copione o una bella fetta delle nostre decisioni di vita, impostate inconsapevolmente nella prima infanzia. Vediamolo insieme.

Vi citerò solo alcune risposte, ottenute alla domanda:

Perché proprio quella fiaba?

Perché era la tua preferita?

Nina, 29 anni. La fiaba preferita era Piccinino ed il Gigante perché Piccinino riesce a vincere sul Gigante, può fare qualcosa, non è impotente, ce la fa.

Norma 46 anni. La piccola fiammiferaia. In realtà non so se fosse la mia preferita, mia madre continuava a leggerla, perché si divertiva nel vedermi piangere, ogni volta piangevo ….. mi sentivo triste.

Daniela 32 anni. La bella addormentata nel bosco, perché la ragazza si addormenta e non deve più affrontare nulla, deve solo aspettare il suo principe che con un bacio la risveglia e risolve tutto, tutto è cambiato grazie a quel risveglio.

Tina 32 anni. La Bella e la Bestia. Io mi sentivo la bestia, qualcuno di orribile, di inguardabile e spaventoso, ma che con la costanza e lo sforzo, con la gentilezza riesce a farsi amare e a trasformarsi in qualcosa di desiderabile. Ma ero anche la bella, che senza pretese, con pazienza, con modestia, con sopportazione, vede cambiare il suo destino così infausto.

Marica 34 anni. Hänsel e Gretel mi piaceva perché Gretel, grazie all’astuzia e agli stratagemmi, riesce a sconfiggere la strega e a tornare a casa.

Luigi 36 anni. Hänsel e Gretel, non so …. Hänsel era veramente ingegnoso, ne studia una dietro l’altra, pur di tornare a casa.

Luigi 36 anni. Il Piccolo Principe mi affascinava perché ti insegna a coltivare le relazioni, fornisce una sorta di guida alla conoscenza e all’intimità con gli altri.

Gianni 39 anni. Pollicino è grandioso, perché nonostante fosse il più piccolo e insignificante, quasi invisibile, era il più intelligente di tutti, risolve tutti i problemi anche al padre e alla madre.

Questi sono solo alcuni degli esempi, del recupero del bambino che siamo stati.

Molti adulti infatti, faticano a trovare il motivo del legame con la storia del cuore, un po’ come nei bambini piccoli, che amano una storia ma non sanno dirti perché.

Molti adulti, parimenti, non sanno recuperare questa dimensione perché non gli forniscono sufficiente valore, perché non sono abituati a chiedersi perché o perché hanno smarrito il legame con sé stessi. Non sono avvezzi a mentalizzarsi, ad ascoltare la propria voce interiore, a comprendere che ciò che sentono e che fanno hanno un senso, un filo significante,una loro storia, anche se apparentemente ci sembrano stampalati e senza logica.

Gli esempi citati invece, fanno riferimento ad adulti che con un po’ di introspezione, hanno fornito un fondamento alla propria preferenza e al proprio mondo interno.

Avete notato che tutte le motivazioni hanno un elemento in comune?

In tutte (tranne una) si ritrova la speranza, il bambino di allora l’ha scelta perché quella storia gli suggeriva la possibilità di modificare il proprio stato, di poter cambiare, anche se la condizione era in netto svantaggio, magari perché piccolo in un mondo di giganti.

E non è poco, per un bambino ma anche per un adulto, in preda ad un conflitto o ad una grande paura!

Immaginate quel bambino lì, che incoraggiato da quella fiaba, abbia affrontato le sue difficoltà quotidiane con fiducia e coraggio, ottenendo molti risultati positivi, acquistando sempre più fiducia in sé e realizzando la convinzione che la fiaba dice la verità: si può cambiare!

Questa convinzione si autoalimenta, rinforzando comportamenti asserviti, migliorando lo sviluppo di strategie e costruendo una visione di sé ricca e articolata. La collezione di successi, insieme agli insuccessi, permette di giungere all’età adulta, consapevoli che si possono affrontare le cose, che con impegno i risultati arrivano, anche quando ci si sente brutti, incapaci, piccoli, invisibili, non desiderati, ecc.

…. “Tranne una” si riferisce a Norma che sceglie la Piccola Fiammiferaia, che sicuramente non istilla fiducia (non è una fiaba ma una storia di H.C. Andersen) e non è stata scelta da lei, ma dalla madre, che le ha affibbiato questo triste copione, quello di farla divertire con le sue lacrime! Non è la storia che desiderava, ma quella impostale!

Pensate al valore che ha assunto dire questa cosa, ripescare quello che succedeva nell’infanzia, attraverso questa domanda banale si è aperto un mondo nei significati di ciò che siamo ora. La maggior parte delle volte infatti, noi agiamo il nostro copione senza esserne consapevoli, subiamo certi comportamenti, certe frasi, le induzioni relative, senza rendercene minimamente conto. Parlarne, le fa venire alla luce, le scopre e le rende chiare, il primo importante passo per distanziarsene.

Ciò che viene detto nell’espressione della propria preferenza, trapela molti elementi della persona e della sua storia, dei meccanismi di difesa, delle difficoltà, delle vie preferenziali per uscirne. Fate ad esempio attenzione a ciò che dicono Marica e Luigi sulla stessa fiaba. Esprimono la stessa ragione di preferenza, ma mentre Marica lo attribuisce a Gretele, Luigi lo attribuisce al fratellino, identificandosi ciascuno con il personaggio del proprio sesso, definito creativo.

Per la verità, in questa fiaba, il ritorno a casa avviene grazie al connubio delle strategie sia di Hänsel che di Gretel. Vediamo dunque, come ciascun bambino interpreta la stessa narrazione, in base al proprio vissuto, al bisogno, ai conflitti.

La scelta stessa della narrazione, ci suggerisce di quale problema o fase evolutiva si tratti e in quale tipo di soluzione ci si orienti.

Se per esempio chi ha scelto Hänsel e Gretel ci fa pensare alla ricerca di strategie proprie, di risorse mentali ingegnose, La bella addormenta nel Bosco, ci fa pensare ad una posizione maggiormente passiva (dormire, non vedere e non fare), di chi attende la soluzione dall’esterno, di chi si aspetta di essere salvata dal principe azzurro.

A loro volta storie come Pollicino o Piccinino e il gigante, ci suggeriscono un vissuto di grande disparità, oltre misura, fra la condizione di bambino e quella di adulto, nella prima sotria il bimbo è eccezionalmente piccolo, nella seconda l’adulto è eccezionalmente grande. Coloro che hanno scelto queste storie, probabilmente hanno vissuto condizioni di impotenza e sopruso, da parte degli adulti.

Ma nonostante ciò, i piccoli ce la fanno! Che messaggio importante! Non credete?

Nel Piccolo Principe è interessante come la volpe, un animale, guidi l’apprendimento e l’addomesticamento in itinere. Non si tratta di nozioni impartite dall’adulto, ma di una relazione alla pari o quasi, che si costruisce nel tempo e con l’esperienza, che di per sé conduce all’accrescimento e alla relazione.

“Se tu vuoi un amico addomesticami!”…… “Ma gli occhi sono ciechi, bisogna cercare con il cuore” … “Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ora è per me unica al mondo.” …..“Ciò che abbellisce il deserto (disse il piccolo principe) è che nasconde un pozzo in qualche luogo” .

Questi semplici stralci della storia del Piccolo Pincipe, ci mostrano la forza di questa narrazione, la sua semplicità, il linguaggio diretto eppure coinvolgente. Si fa capire e parla al lettore (grande o piccolo che sia), come ad un bambino saggio, che sa molte cose col linguaggio del cuore, ma non conosce ancora i giri dell’intellettualità.

La fiaba la Bella e la Bestia poi è una delle più ricche e articolate, vediamo come in questo caso la persona si riconosca in entrambe le parti, le due facce della stessa medaglia, che grazie all’impegno e allo sforzo vanno poi ad incontrarsi sullo stesso piano: i due diventano giovani belli e innamorati l’uno dell’altro, nell’anima e nel corpo.

In questa fiaba sono contenuti tanti temi evolutivi, quali il narcisismo, la valorizzazione dell’immagine, del mondo interno, la trasformazione, la povertà e la ricchezza intesi in senso metaforico, la seduzione, il carico genitoriale, il rapporto fra maschile e femminile, ecc.

Temi, fonte di importante stimolo di riflessione e accrescimento.

Bhe, le storie sanno dire molte cose in così poco tempo ed in modo molto chiaro, diretto e comprensibile a tutti quanti. Perché mai privare i nostri bambini, interni ed esterni, di una siffatta ricchezza?

Allora direi che, anziché continuare con tante parole, lascio spazio a questa storia sufficientemente eloquonte, che ci insegna a vedere le cose per ciò che sono, a tenere a mente tutte le sfaccettature, ma fondamentalmente a viverle e a gustarle per la loro essenza.

Buona Storia!

 

 

Dov’è il gusto?

 

Ecco un altro Koan. Un maestro offrì al suo discepolo un melone.

“Cosa ti sembra?” gli domandò. “Ha gusto?”

“Oh sì, un gusto squisito!” Rispose il discepolo.

Il maestro allora gli pose questa domanda:

“Dov’è il gusto, nel melone o nella lingua?”

Il discepolo riflettè e si addentrò nei meandri di un complesso ragionamento:

“Il sapore deriva dall’interdipendenza, non solo tra il gusto del melone e quello della lingua, ma anche dall’interdipendenza tra ….”

“Stolto! Tre volte stolto!” lo interruppe il maestro, in un impeto d’ira.

“Perché complichi il tuo modo di pensare? Il melone è buono. Basta questo per spiegarne il gusto. La sensazione è buona. Di altro non c’è bisogno”.

(maestro Taïsen Deshimaru)

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