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9 novembre 2016 3 09 /11 /novembre /2016 14:16
Rabbia Corrosiva

Rabbia Corrosiva

 

 

 

 

La scienza e la medicina hanno compiuto grandi progressi per quanto pertiene la scoperta di sindromi, conoscenze anatomiche, farmacologico-chimiche, protesi, trapianti, ecc. Eppure la malattia persiste e possiede il grande potere di cambiar forma e direzione. Sembra non vi sia mai fine.

Il punto sta nella propensione a guardare, intervenire e curare l’aspetto esterno, senza ricercare l’origine della malattia, ciò che crea lo squilibrio nel corpo, nella psiche, nell’emotività.

E’ un po’ come se non riuscissimo a guardare l’uomo nel suo intero. Ne osserviamo solo piani isolati l’uno dall’altro (fisico, comportamentale, mentale, emotivo) e così per ciascun piano si verifica una sottoparcellizzazione, si guarda l’uomo fisico non come organismo con sistemi in interrelazione, ma come singolo organo, funzione, segmento , così via per gli altri piani.

La comprensione della multifattorialità, della metamorfosi continua della malattia nelle sue svariate facce, richiede la visione di un individuo intero, nelle sue tante capacità, come elemento-parte di un sistema più ampio, quale quello ambientale, naturale, culturale, sociale, relazionale, ecc. Occorre un continuo zoom da particolare al generale, dall’individuo all’insieme, avanti e indietro nel tempo e nello spazio.

La grande maggioranza delle università e degli istituti di ricerca americani, riconoscono allo stress la causa di circa il 90-95% delle malattie. Questo dato traduce il concetto di globalità, la visione olistica della malattia. Lo capiamo ancora meglio se guardiamo lo stress come fenomeno complesso.

Non si tratta solo del tran tran quotidiano, dello stile competitivo della nostra società, del ritmo frenetico, delle preoccupazioni, dei debiti finanziari, del buco nell’ozono, ecc., c’è ben oltre e questo oltre sta nel nostro stile emotivo e relazionale.

Quali sono le nostre convinzioni profonde su noi stessi e sul mondo?

Cosa ci aspettiamo dagli eventi?

Cosa ci aspettiamo dagli altri?

Come interagiamo con gli eventi e le persone?

 

Fin dalla nascita le esperienze che viviamo, nel corpo e nella psiche, costituiscono un imprinting fondamentale, una sorta di binario inconscio che ci aiuterà ad apprendere e ad accrescere le nostre capacità di adattamento, la via più economica per affrontare esperienze nuove, creare nuove abilità e conoscenze. Ad es. guardando i genitori camminare e cominciando a provare, nel momento in cui avrà raggiunta la maturità neurofisiologica necessaria, il bambino gradualmente apprende questa funzione così importante. A sua volta, l’acquisizione della stazione eretta gli permetterà tutta un’altra serie di sviluppi su conoscenze e capacità altrettanto importanti (guardare le cose da un’altra altezza e angolatura, spostarsi avendo le mani libere, acquisire autonomia, ecc.).

Rimanendo su questo semplice esempio, il bambino insieme alla deambulazione, imparerà anche alcune idee fondamentali su sé. Se ad esempio i genitori sono ansiosi, saranno eccessivamente preoccupati che si ferisca, che sia troppo presto, che si metta in pericolo, non gli invieranno messaggi rassicuranti e incoraggianti di cui avrebbe bisogno, bensì di preoccupazione, di svalutazione, di pericolo, probabilmente lo freneranno nel suo impulso ad esplorare le proprie capacità e l’ambiente.

La risultante?

Crescerà un bambino con paura, insicurezza, con alcune idee su sé e sul mondo. Penserà che “il mondo è pericoloso”, è meglio non avventurarsi, soprattutto per lui che è fragile ed indifeso, è meglio farsi proteggere dai propri genitori.

Chiaramente nessun singolo episodio ha il potere di generare in modo permanente tali effetti. Di solito la persona ansiosa vive questo stato in modo ripetuto e continuativo, pertanto darà messaggi ed effetti continuativi e duraturi.

Ciascuno di noi come conseguenza dell’insieme di esperienze vissute e dell’impronta fornita, struttura una serie di idee ed emozioni riguardo a sé, al modo di affrontare nuovi compiti, agli altri, alle relazioni, alle difficoltà, ecc.

E’ una sorta di impronta psico-emotiva che influenza il nostro incedere nel mondo.

A sostegno di ciò ricordiamo che lo stress agisce principalmente su tre aree del Sistema Nervoso Centrale, precisamente il lobo frontale, l’ippocampo e l’ipotalamo. Brevemente ricordiamo che il lobo frontale è un’area deputata alla presa di decisione, alla memoria, al controllo cognitivo, l’ippocampo invece, la parte più antica è ritenuta una delle sedi principali delle emozioni e del sentire impulsivo. Infine l’ipotalamo è l’area che regola le principali funzioni fisiologiche quali fame, sete, sonno, caldo-freddo, istinto sessuale, ecc., esso è connesso con tutti gli altri organi e funzioni attraverso una serie di messaggi di tipo chimico-ormonale-nervoso.

Queste tre aree, connesse fra loro e con il resto del corpo, rappresentano i tre anelli di cui stiamo parlando e attraverso cui agisce lo stress: il pensiero, l’emozione e la reattività fisiologico-comportamentale.

A riprova di ciò, è stato visto che la pressione cronica di emozioni quali la paura, verificata su vittime di violenza, finisce per modificare anche anatomicamente aree cerebrali quali l’amidgala e l’ippocampo (le aree relative all’emozione e alla loro gestione). Ancor di più, pensiamo all’effetto che le prime esperienze, se ripetute e croniche producono su bambini e neonati in via di definizione, trasformazione e sviluppo. In questo caso, la struttura anatomo-funzionale sarebbe deviata e determinata in modo molto più costruzionale e stabile.

Fra queste impronte fondamentali, la rabbia costituisce un elemento significativo e assai corrosivo. Quest’emozione così imponente, rappresenta uno degli elementi che causano stress in modo consistente. La rabbia non rappresenta solo un contenuto emotivo, ma anche una modalità relazionale ed un contenitore di pensieri e azioni.

La rabbia, ha origine dall’insoddisfazione e dalla paura, da cui il vissuto conseguente, nonché tutta una serie di strategie cognitive, comportamentali e relazionali per reagire agli stimoli (esterni o interni) e rispondere in modo “adatto”.

L’individuo arrabbiato si trova in stato di tensione continua.

Infatti la funzione naturale della paura è quella di proteggere, è un’emozione che attiva i nostri sistemi di attacco e fuga. Se però questi sistemi sono perennemente elicitati e lo sono in modo ingiustificato, nel senso che non vi sono reali pericoli, allora l’organismo in tutte le sue parti, sarà sottoposto ad un iper-lavoro inutile e dannoso, che va ad esaurire le risorse dell’individuo.

La persona si sentirà perennemente in pericolo, in allerta e nel tentativo di far fronte a tutto ciò, attiverà tutte le risorse a disposizione, compresa la rabbia che ha la capacità di potenziare i meccanismi di sopravvivenza fisiologici, cognitivi, relazionali e comportamentali, fra cui pensare di dovercela fare a tutti i costi, stringere i denti, andare avanti con qualunque strategia (utilizzando caffeina, integratori, energizzanti, farmaci, droghe, ipermovimento, ecc.), correre verso la meta, entrare in competizione, ecc.

Condotte, sicuramente utili se la posta in gioco è la sopravvivenza. Altro discorso, se non esiste un rischio di vita effettivo.

In stati di “stress autoindotto”, quest’emozione persiste nonostante non vi sia reale necessità. La persona, in modo inconsapevole e automatico (attraverso quel binario inconscio) ritiene di doversi proteggere da qualcosa che di fatto non c’è, potrebbe esserci ma non c’è!

E’ uno stile emotivo, cognitivo e relazionale, una lente con cui guardiamo il mondo, che filtra e riduce altre possibilità. Per la persona esiste solo quel sentire, quel modo di vedere, ai propri occhi è naturale e giusto che sia così.

La rabbia può avere tante sfaccettature, le più eclatanti sono l’aggressività verbale, fisica, comportamentale, ma ve ne sono più sottili e più socialmente accettate, come la competizione, il senso di rivincita o di giustizia a tutti i costi, la meticolosità eccessiva, l’intolleranza, la mancanza di gentilezza, il menefreghismo, la freddezza ed il distacco e via dicendo.

Si tratta di uno stile emotivo caratterizzato una di tensione continua, perché non ci si può fidare di niente e di nessuno, gli altri ci appariranno egoisti, menefreghisti, sfruttatori, materiali, fortunati, tutte le buone azioni possono nascondere malevoli intenzioni, tutti gli eventi positivi in qualche modo pretenderanno un conto, qualcuno o qualcosa ci danneggerà …. la vita è lotta e sofferenza…….

Può sembrare estremo, ma in verità molte più persone di quante si pensi, vivono in uno stato di solitudine e di sofferenza elevata, senza reale necessità.

Pensiamo a tutte le persone sempre attente a trovare delle pecche nel comportamento degli altri, a quelle rabbiose per ogni scorrettezza stradale, per ogni persona che li urta, o che passa loro davanti in fila, per ogni telefonata importuna, per la pioggia, per gli ingorghi stradali, per ogni minimo malanno, per un guasto all’auto, per l’influenza che gli impedisce di uscire, per le parole dette o non dette, dette con una certa a o ipotetica motivazione. Ma poi pensiamo a tutte le persone che trascorrono la vita a fare causa a chiunque possa usurpare i propri diritti, o quelli che reputano tali. A tutte le persone che non fanno o non dicono per non incorrere in eventuali effetti negativi, a chi si rivolge costantemente a maghi per farsi togliere malocchio e fatture, per conoscere il futuro o avere un responso.

Vi sono donne, uomini, ragazzi, bambini, ciascuno a proprio modo, si sente trattato ingiustamente, sfortunato, sottostimato, lasciato da parte, non ascoltato, ciascuno si macera in pensieri di grande sofferenza e di rabbia, esplosiva, corrosiva, vendicativa. Un continuo turbinio di emozioni e reazioni dannose.

Gli esempi sono infiniti, ma gli effetti analoghi. Una vita sotto costante stress e uno stato emotivo di continua allerta e rabbia. Una serie di reazioni comportamentali ed espressive diffidenti, guardinghe, rabbiose, che a loro volta portano gli altri ad aumentare sospetto e distanza, accrescendo dubbio e malessere.

Soffermiamoci su tutti i detti relativi alla rabbia: ”Diventare paonazzi dalla rabbia”, “Diventare verdi”, “Traboccare di bile”, “Rodersi il fegato” “Mangiarsi lo stomaco”, “Torcersi le mani” “Digrignare i denti”, “Mostrare i denti”, “Trafiggere con le parole”, “Trafiggere con lo sguardo”, “Impazzire di rabbia” e via via.

Queste espressioni ci suggeriscono cosa capita quando ci arrabbiamo e ci suggeriscono cosa succede a livello esterno, comportamentale, ma anche interno, a livello del corpo e della salute. Gli effetti della rabbia prolungata, creano uno stress lavorativo, ormonale e umorale, da parte di stomaco, fegato, cistifelia. A livello muscolare c’è tensione e contrazione nelle fasce relative al viso, collo, spalle e mani, producendo una mobilità ridotta, postura rigida, contratta. Il respiro è corto (solo toracico), controllato, talvolta affannoso, con un ricambio d’aria minimo, un’enorme quantità d’aria trattenuta.

Contemporaneamente a tutti gli organi sottoposti ad iper-lavoro ve ne saranno al altri dispensati, perché non vitali in situazione di emergenza, che quindi non svolgeranno il loro abituale lavoro di depurazione, scambio e rigenerazione cellulare.

Non a caso chi è cronicamente arrabbiato soffre di ulcera gastrica, di reflusso gastro-faringeo, stitichezza, colite, stanchezza cronica, cali di energia, di tensioni al collo e alle spalle, ernie varie, sofferenze cervicale, cefalee, può trovarsi a cadere e fratturarsi, rompersi o strapparsi ossa, muscoli, tendini.

La rabbia cronica rode, rode e corrode da dentro la nostra serenità, ma anche la nostra vitalità, salute, benessere e scambio. Ci chiudiamo in un mondo costituito da fantasmi risucchianti, da idee ripetitive sempre uguali a sé stesse, che hanno il potere di distorcere la realtà, di scatenare emozioni spiacevoli, in assenza di scambio e di cambiamento.

Allora vediamo bene, come quest’impronta originaria, conduce ad un circolo vizioso e ad una cronicizzazione assai dannosa per l’organismo e la salute globale. E’ importante introdurre dei cambiamenti, partendo dall’ascolto del corpo e dai messaggi immediati: ascoltare il respiro, le tensioni muscolari, osservare la postura, rispettare i propri ritmi, ecc.

E’ necessario unire anche il resto e andare a modificare le convinzioni erronee, le emozioni che hanno creato questa condizione stabile e dannosa.

La rabbia è corrosiva, corrode il corpo ma anche la mente, perché conduce ad un percorso automatico dove i pensieri seguono sempre lo stesso solco. Non vi sono cambiamenti, perché la persona gira sempre nello stesso circuito e dato che l’origine risiede proprio nel pensiero e nelle attribuzioni di significato emotivo, se non si interviene a questo livello si rischia di curare il sintomo senza andare all’origine, che rimane identica e continuerà sempre con la stessa melodia, producendo analoghi risultati.

Chi c’è dentro, non si rende conto che le cose possono essere viste e affrontate in un modo diverso, è necessario aiutare a riscoprire la libertà di scegliere e cambiare.

Nessuno è costretto a girare nello stesso meccanismo! E’ nostra la responsabilità farlo. Il mondo e noi stessi possono essere rivisti oltre quell’imprinting originario.

Del resto a nessuno mancano le esperienze che fungono da correttivo di pensiero emotivo, è necessario però darvi forza, per evitare che venga inglobato nel buco nero della rabbia, dove viene dato risalto solo a ciò che non è presente.

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Psiche-Soma in libertà
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