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2 aprile 2012 1 02 /04 /aprile /2012 10:06

Relazioni, Eros e Amore Tantrico

 

Dott.sa Sabrina Costantini

 

 

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Vorrei condividere alcune riflessioni sulle relazioni umane. Un tema di difficile trattazione, perché veramente vasto e di complessa definizione.

Rileggendo del materiale sull’amore tantrico e sui chakra, ho pensato che questi elementi siano assai esemplificativi rispetto a ciò che succede nelle relazioni, in particolare in quelle fra i due sessi.

Di fatto non so se sia proprio così, ovvero che vi siano punti nel nostro corpo dove l’energia assume determinati ruoli e significati (chakra), in linea generale mi sembra plausibile e in ogni caso, mi sembra un’ottima metafora per descrivere alcune funzioni umane e specifiche caratteristiche relazionali.

Molto spesso intorno a questi concetti si crea una certa confusione, un’informazione non del tutto completa e corretta.

Partiamo dal concetto di Tantra.

Il Tantra (Osho) non è una filosofia né una religione, bensì una predisposizione alla vita così com’è, si tratta di un modo di fronteggiarla privi del filtro mentale. La mente infatti, distorce la realtà, impedendoci di viverla per ciò che è. Il Tantra quindi tende a dire Sì a tutto e non dice No a niente, perché il no produce conflitto. Nel momento in cui si pronuncia il no rispetto a qualunque cosa, ci s’identifica con l’ego e s’innesca il conflitto.

Il Tantra ama incondizionatamente, ogni cosa fa parte del tutto e ha il suo posto nel tutto, che esiste come unità organica e non meramente meccanica. Affermando il sì nei confronti del tutto, scompare il conflitto, ci fondiamo con l’unità, ci sciogliamo perché non c’è più opposizione a niente, non ci sono più confini con cui scontrarsi.

Il vero teista dice di sì a tutto, non solo a Dio, infatti il credente che dice sì a Dio ma no alla vita o ad una sua parte, possiede un credo che non ha valore, è solo superstizione, perché crea una scissione, nega il mondo per accettare Dio ed è una situazione paradossale e insensata. Come si può accettare il Creatore senza accettare il Creato?

Secondo il Tantra, chi rinuncia al mondo è egoista, pone l’ego al centro del mondo, dimenticandosi e tralasciando tutto il resto. Dicendo sì a tutto invece, si crea accettazione profonda e così, non può esserci che felicità.

La vera accettazione però, non ha niente a che fare con il senso d’impotenza che impone di arrendersi e accettare in quanto ultima risorsa, in questo caso è una situazione di comodo, serve solo per salvare la faccia, rappresenta l’ultima risorsa prima del baratro. Non si tratta neanche del frutto della disciplina, di un’imposizione che, obbligando verso una data scelta, comporta una scissione. Anche in questo caso, si tratterebbe di un’apparente accettazione, che in verità nasconde un’interiore turbolenza.

L’accettazione tantrica nasce dalla sovrabbondanza e da una soddisfazione profonda, dall’unione del tutto. E’ una scelta, non una forzatura.

Questo concetto di accettazione è strettamente connesso a noi stessi e agli altri, perché comporta l’accoglimento di ogni parte di noi. Non ha senso dire che una parte è buona e una cattiva, che uno è l’angelo, l’altro il diavolo, ogni elemento, che sia ira, tristezza, sensualità, avidità, dolcezza, tenerezza, ci appartiene e non può essere eliminata. Ogni pensiero, emozione, riflessione, fantasia, è nostro, niente è vergognoso o deprecabile, è solo ciò che è.

Negare una parte comporta produrre senso di colpa e velenosa vergogna, la repressione di una parte di sé e l’ignoranza, l’inconsapevolezza di ciò che c’è. L’accettazione del tutto, comporta trasformazione, non distruzione.

Osho ci invita a riflettere sulla differenza fra rumore e musica. Si tratta delle stesse onde sonore, che pure producono un effetto assai diverso. Nel rumore non c’è centro, si tratta di una pura folla di note che non lascia scia dentro di noi, perché si succedono caoticamente, confusamente, senza senso, mentre quando le stesse note acquistano un centro, diventando un insieme organico, allora produrranno musica, qualcosa con una sua piacevolezza, con un andamento che parte da una parte e conduce lungo un percorso. Per cui, l’arte della musica consiste nel far entrare le note in un rapporto d’amore, diventando così, armonia. Non è la singola nota a fare la differenza, ma il suo rapporto col tutto, con ciò che la circonda e con il suo punto di riferimento.

Lo stesso vale per noi stessi, se ogni cosa viene accolta e integrata nell’insieme di ciò che siamo, intorno ad un centro propositivo, allora si crea un’armonia di emotività, pensiero, fisicità, relazioni, ecc. Ugualmente per quello che ci riguarda come entità singole, rispetto al tutto.

Tagliare via parti di noi indesiderate, vergognose, sbagliate, ci rende degli storpi. Tutto ci appartiene, l’errore ci insegna, lo smarrimento della retta via ci fornirà la gioia e l’importanza dell’illuminazione, ci porterà alla semplicità autentica.

Il risultato porterà ad essere semplici, non sempliciotti.

La semplicità infatti racchiude un’esperienza profonda e completa, un percorso che conduce alla scelta e all’arrivo in quella data condizione. Parafrasando Nietzsche “Se un albero vuole innalzare i suoi rami fino al cielo, le sue radici devono sprofondare fino all’inferno”. Il grande e completo è tale perché ha sperimentato la voce della diversità, ha vissuto nell’assenza e nello sbaglio.

Il sempliciotto invece è ignorante e superbo di una superbia vuota, non s’innalza al cielo realmente, perché non ha compiuto il suo percorso nelle profondità.

Ancora Osho ci mette in guardia da alcuni agiti, quali la recita di mantra, di preghiere, la pratica di riti, che non rappresentano accoglimento del tutto, meditazione, bensì un processo auto ipnotico, molto utile a calmare l’inquietitudine, una specie di droga sottile, che addormenta la mente e l’emotività e non fa entrare la vita, costituita da altro da noi.  

Aggiungerei che di droghe nel nostro tempo ve ne sono molte, pensate ai mezzi ipnotici quali TV, pubblicità, internet, cellulare, moda, lo sport, gli orientamenti politici, le ideologie, le teorie, i numeri, le statistiche, ecc. Siamo circondati da elementi che ci tengono appiattiti e quieti, che calmano la nostra vitalità, sotterrandola prima del tempo.

E non è attraverso le scritture che s’impara la verità, non è attraverso la teoria o la vita vissuta da altri, la verità la si conosce perché si è vissuta, tutte le scritture del mondo ne danno solo conferma (Osho). Questo ci ricorda di vivere la vita per come si presenta, senza estraniarsi da essa attraverso il pensiero, l’intellettualizzazione, la distanza, ecc. La vita non sta nei libri, nelle teorie, nelle ipotesi, ma sta dove nasce e si sviluppa.

Ora, tenendo conto di questo cappello conoscitivo, cerchiamo di vedere cos’è la relazione e come si sviluppa. Possiamo cercare di inserirla in quest’ottica, organizzandola in un tutto intero e complesso. Spesso infatti, capita che si dissezionino le relazioni, scindendole in elementi, decidendo ciò che va bene e ciò che non va, ciò che è maturo da ciò che è immaturo, ciò che è adeguato, morale da ciò che non lo è, eliminando parti della vita e di noi stessi.

La concezione tantrica rappresenta un ottimo spunto per guardare la relazione come un insieme di fattori, coinvolti in ciascun partner della coppia, senza eliminarne nessuno, sessualità compresa.

La sessualità, più di ogni altra condotta è stata da sempre additata con connotazioni negative, restrittive, relegata ad angoli bui, sotterranei e vergognosi della persona, proprio perché vista in una componente limitata. Parimenti la religione continua a proporne una visione ristretta, fornendole dignità solo in quanto fonte di procreazione e conservazione della specie.

Lo stesso Kāma Sūtra è stato ed è visto come una sorta di vademecum pratico, sulle posizioni da adottare durante il rapporto sessuale, utili per sfuggire alla noia.

In verità il Kāma Sūtra è un antico testo indiano sul comportamento umano, è considerato l’opera più importante della letteratura indiana, sull’amore. Questo testo infatti, è costituito da 36 capitoli, suddivisi in sette parti, specificatamente:

1)    Introduzione sull’amore, sul suo ruolo nella vita dell’uomo. Descrizione e classificazione delle donne (4 capitoli).

2)    Disquisizione sull’unione sessuale, considerazioni approfondite sul bacio, sui preliminari, sull’orgasmo, una lista di posizioni sessuali, sesso orale, parafilia, gestione a tre del rapporto sessuale (10 capitoli).

3)    Il matrimonio, avvicinamento alla futura moglie attraverso il corteggiamento e al matrimonio (5 capitoli).

4)    Trattato su una moglie, comportamento adeguato di una moglie (2 capitoli).

5)    Trattato sulle mogli degli altri, seduzione e avvicinamento delle mogli altrui (6 capitoli).

6)    Considerazioni sulle cortigiane (6 capitoli).

7)    Mezzi e meccanismi per attrarre gli altri a qualcuno (2 capitoli).

 

Il capitolo che maggiormente tratta le posizioni sessuali, è troppo spesso scambiato per l’intera opera, ma in realtà ne costituisce solo il 20%. Come abbiamo visto dalla descrizione delle varie parti, il Kāma Sūtra, oltre che un testo storico sull’ideologia e sul costume dell’india dei primi secoli dopo Cristo, rappresenta una disquisizione ed indicazione su come essere buoni cittadini e sull’andamento delle relazioni fra uomini e donne, a tutti i livelli. Il sesso viene descritto come una cosa divina ed è sbagliato solo se praticato in modo frivolo.

Il Kāma, in sanscrito piacere o benessere, costituisce uno dei quattro scopi della vita, ma non può essere ridotto al puro atto sessuale, esso ne è solo la forma finale e conclusiva, che se completa e include ogni elemento della relazione, crea spazio ad un nuovo inizio.

Tutto queste riflessioni possono esserci utili a riconsiderare le relazioni uomo-donna, troppo spesso viste in modo estremo e parziale, alcuni facendosi forza di alcune posizioni teoriche (travisate e non comprese) ritengono che il sesso sia il fine ultimo, l’unica meta della relazione fra sessi, altri negano questa stessa convinzione, per poi rafforzarla nella misura in cui spingono a trascendere l’istinto sessuale, per fini più elevati. C’è poi la visione biologica della conservazione della specie, quella sociologica che ne sottolinea i rispettivi ruoli nel contesto comunitario, quella antropologica definisce la relatività culturale di molte condotte, ecc. In verità, ciascuna componente è presente e di ugual importanza.

Se adesso prendiamo a prestito il concetto di chakra per definire la relazione sessuale, vediamo come questa non sia affatto isolata dal resto né primaria, ma una parte dell’insieme.

Per rendere chiaro il concetto, spendo due parole sui chakra, ricordando che sono sette (Brennan) (li descriverò in modo molto sommario).

Il primo chakra è associato al funzionamento istintivo e autonomo,  ai meccanismi e alle sensazioni corporee (dolore fisico, prurito, piacere, ecc.), è localizzato appena sopra gli organi genitali. Il secondo chakra è associato alla vita emotiva, è lo spazio dove prendono vita i sentimenti, le sensazioni che partono dal corpo e lo trascendono, è localizzato all’altezza dell’ombelico circa, il terzo è legato all’attività mentale, al pensiero lineare ed è localizzato nel plesso solare (alla bocca dello stomaco), il quarto chakra è quello del cuore, è il luogo dove si crea l’amore nei confronti degli altri, del mondo, la capacità di accogliere affettivamente, una modalità di dare incentrata sul movimento verso l’esterno. Il quinto è legato ad una volontà superiore, localizzato sulla gola ed è infatti collegato alla parola, alla capacità di realizzare le cose dicendole, di tramutare uno stato interno in uno esterno oggettivato dal linguaggio, nonché di ascoltare e di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Il sesto chakra, localizzato sulla fronte, viene detto del terzo occhio perché rappresenta la capacità di vedere al di là della concretezza e dell’immediatezza spazio-temporale, si focalizza sul senso e sull’armonia di ogni cosa dell’universo. Infine il settimo, collocato sulla sommità del cranio, costituisce il centro superiore di conoscenza, in quanto luogo di integrazione della composizione fisica e spirituale. L’ultimo si riconnette al primo, creando un connubio fra cielo e terra, fra idee e sensazioni corporee. Si crea un pensiero complesso e articolato.

La polarizzazione dei chakra è contrapposta nell’uomo e nella donna, vale a dire che il primo chakra è positivo nell’uomo e negativo nella donna, per cui a questo livello, come si evince anche dall’anatomia dei due sessi (il pene e la vagina) l’uomo dà e la donna prende. Il secondo chakra dell’uomo è negativo e quello della donna è positivo, per cui a questo livello la donna dà e l’uomo riceve (il ventre femminile è più sporgente di quello maschile e durante la gravidanza lo è in modo visibile). Il terzo, vede l’uomo caricato positivamente e la donna negativamente, ancora l’uomo dà e la donna prende e via dicendo. Questo crea un flusso continuo di scambio energetico e di attrazione fisica, biologica, erotica, emotiva, mentale, ecc. Lo scambio completo però non avviene fra chakra dello stesso individuo, ma all’interno di questo movimento, dell’onda di andata e ritorno fra uomo e donna.

Ora prendiamo la relazione sessuale di una coppia, di primo acchito diremmo che si esplica grazie al primo chakra e in effetti è così, ma solo come risultante finale di una processo più articolato, che vede gli altri chakra in scambio reciproco. Abbiamo detto che il primo chakra dell’uomo è caricato positivamente e ancestralmente è connesso con il fare, col prendersi cura fisicamente della propria famiglia, fornendogli un riparo e dei viveri, con l’impegno per la continuazione della specie, ecc. Per creare un legame con la donna è necessario che lei sia disposta ad accogliere tale energia e a farla fruttare. Ma come avviene questo?

Per rendere possibile in modo effettivo e fluido questo scambio è necessario che prima la donna sia disposta a scambiare e donare l’energia al secondo chakra, cioè che senta un investimento emotivo, energetico, sensuale verso l’uomo con cui è in relazione e soprattutto che lui, sia disposto ad accogliere e ricevere tutto quest’investimento emotivo, nel suo secondo chakra. Il contatto corporeo a questo livello, è legato strettamente alla qualità emotiva e al messaggio relazionale, infatti è costituito da carezze, abbracci, coccole, ecc. Tale scambio non è così scontato, perché prevede che l’uomo, abituato a viversi come il polo propositivo ed attivo, sia disposto ad assumere una posizione più ricettiva e passiva, ma ancora di più che sia familiare al linguaggio emotivo, cosa per niente scontata, essendo una dimensione più propria della donna. Se c’è chiusura da parte dell’uomo, se non è “disposto” (nel senso di capace emotivamente, abbastanza fiducioso di sé e degli altri, ecc.) a vivere un coinvolgimento affettivo, di qualunque entità e misura sia, la donna si sentirà frustrata, menomata nel suo mondo interno, nella dimensione che le è più connaturale, nel suo preminente linguaggio relazionale.

A sua volta, questo scambio al secondo chakra è connesso e condizionato dallo scambio al terzo, dove l’uomo primeggia nella spinta propositiva. Qui l’energia maschile si esprime nel senso del dispiegarsi della sua natura mascolina, sessuale, ma anche aggressiva, seduttiva, proponitrice, nel forte bisogno di tenere il controllo per poter dominare. Se la donna non si lascia sedurre, affascinare, se non riesce a farlo sentire piacevole, adeguato, soddisfacente sessualmente, se non gli lascia spazio d’espressione lui si sentirà minato nella propria personalità e non sarà propenso ad accogliere l’emotività della donna, che a sua volta non sarà disposta ad accogliere effettivamente la sua energia sessuale del primo chakra. Ma ancora, tutti questi livelli sono associati al quarto chakra, dove il seno femminile primeggia come portatore di amore, di nutrimento emotivo, che l’uomo deve saper accogliere, diventandone l’oggetto. Questo livello, rappresenta il ruolo femminile e materno, contraddistinto da emotività, mediazione e tutte componenti evocative dell’unione.

Nello stesso andamento, troviamo il rapporto fra tutti gli altri chakra. Tutti e sette sono strettamente connessi con questo movimento e scambio d’energia, tutti concorrono all’unione e all’integrazione finale.

L’espressione di ciascun membro della coppia, nella sua individualità e unicità, deve trovare spazio e tempo di accoglimento nell’altro, pena il senso di non ritorno, di mancato scambio, di scarsa circolarità. L’energia (a livello di chakra), il dialogo, la riflessione, l’espressione verbale, comportamentale, emotiva, deve trovare un riscontro nell’altro, in qualcuno in grado di ascoltare, vedere, accogliere, nutrire e fornire la risposta appropriata al giusto livello. Se manca la parte di accoglimento, quella caratterizzata dal segno meno, dal vuoto che contiene il pieno, si produce solo una lotta per ottenere spazio, ascolto, posizione, potere, decisione, per primeggiare insomma e non si crea movimento.

Le persone non sono uguali ma hanno ugual diritto di ascolto, attenzione, amore, risposte, ecc., ma questo spazio non lo si trova certo con la lotta e la pretesa, bensì con uno scambio reciproco. Nelle relazioni fra uomini e donne, quando non si compie tutto il passaggio dei vari chakra, la sessualità diventa superficiale e non soddisfacente, un puro atto esecutivo ed esibizionistico.

I chakra, che esistano o meno, sono un’ottima espressione simbolica di ciò che le persone hanno bisogno, per poter dare sé stesse nel proprio intimo, senza sentirsi minacciate, derubate, truffate, depauperate, sedotte, ecc. E’ importante sentirsi amati, stimati dall’altro per le proprie capacità, sentirsi compresi, aiutati, sostenuti, visti nel loro intero, ma ancora di più sentire la libertà di dare ciò che sappiamo dare e di farlo al nostro meglio, per come sappiamo farlo. Se l’altro tarpa la nostra libertà, l’espressività più totale e disinibita, allora ci sarà una mutilazione di sé, della relazione. Non ci sarà vera relazione, non ci sarà scambio profondo.

La mancata espressione di sé, può avvenire in modi molto sottili e inconsapevoli, di solito si tratta di uno spazio rifiutato, negato, allontanato, attraverso piccoli rimproveri, disapprovazioni velate, ascolto parziale, mancato appoggio, ecc. Ad esempio, l’uomo che teme di innamorarsi per paura dell’eventuale sofferenza, non permetterà alla donna di esprimere tutto il suo amore, pena il rischio di  lasciarsi andare e predisporsi al sentire e alla propria fragilità. Di fatto, è un meccanismo che scatta in automatico e in modo inconsapevole, ma la donna si sentirà privata del suo spazio naturale, del suo slancio, sentirà che una parte di lei non viene accettata e deve rimanere inespressa. A sua volta, può darsi che alla lunga lei stessa si saboterà in ogni forma d’espressione emotiva e senza rendersene conto, si costruirà una barriera fra loro, la relazione non potrà andare a fondo, non potrà crearsi uno stato di intimità, né emotiva né sessuale. E così capita che la donna fa entrare fisicamente l’uomo nel proprio corpo, ma non gli concederà la piena espressione, non gli fornirà un reale spazio di accoglimento. Dietro un’apparente accettazione, si nasconderà un rifiuto, che si esprimerà nei modi più sottili (impotenza, eiaculazione precoce, insoddisfazione, mancato trasporto, senso di incompletezza incomprensibile, senso di rifiuto, frustrazione, ecc.).

Ricordiamo inoltre che la relazione d’amore, proprio perché è una relazione contraddistinta da forte vicinanza, da intimità, da caduta di restrizioni, tabù, ecc., è contraddistinta da un alto livello di aspettative. Proprio grazie al legame così importante, ci aspettiamo maggiore ascolto, comprensione, tempo, energia, disponibilità, attenzione, ecc., rispetto a quanto ci fornisce il mondo e come tale, il livello di scambio può vibrare con note molto sottili e preziose ma, ad un orecchio tanto raffinato, può stonare assai visibilmente. Tanto investimento, tanto scambio, tanta relazione, conduce inevitabilmente ad aspettative elevate e ad altrettante frustrazioni.

Tutto questo però non è negativo in sé e non conduce a risultati necessariamente distruttivi, se siamo disposti ad investire nella relazione, a comprendere le ragioni dell’altro, le ferite, i dispiaceri, a stare, se siamo disposti a vedere anche la parte frustrante e deludente di noi stessi e dell’altro, se teniamo conto delle tante pretese ingiustificate, allora tutto diventa fonte di trasformazione e completamento, fino ad ottenere un unione sempre più profonda e importante. In caso contrario, avremo un ricco vivaio che si seccherà gradualmente, lasciando solo terra bruciata.

L’eros dunque è qualcosa di molto delicato, perché poggia in tutto questo, in questo delicato equilibrio di emotività, conoscenza, comprensione, ma anche di stimolo reciproco, di un percorso non concluso, di un porto, non d’approdo ma di passaggio. Nessun elemento di noi stessi può essere eliminato, nello stesso modo nessuna componente dell’altro e della relazione deve venir trascurata. L’eros arriva dalla vitalità, dalla vita vibrante, dalla pulsazione dei bisogni e dei desideri.

La sessualità e lo scambio totale quindi, saranno pienamente effettivi solo quando entrambe i membri della coppia saranno recettivi alla vita e allo scambio, altrimenti ci sarà una lotta, una competizione continua per stabilire chi conduce il rapporto, o semplicemente un’accettazione passiva e fasulla da parte di uno dei due.

Il concetto di Eros nella Grecia antica è sinonimo di pura forza ed attrazione, per Omero è un magnetismo irresistibile fra due persone, che può portare a perdere la ragione o alla distruzione. E’ solo successivamente che Eros diventa un dio, non più terribile ma divinità dell’amore, nonostante ciò possiede ancora un grande e pericoloso potere, vedi ad esempio le rappresentazioni di Euripide. E via via assume sempre connotati diversificati, in base alle origini attribuite, alle relazioni e funzioni. In Amore e Psiche rappresenta il futuro sposo di Psiche, che non deve essere guardato in volto, ma vissuto col sentire della notte.

L’Eros ellenico poi denota una relazione amorosa fra individui dello stesso sesso, solitamente un giovinetto ed un uomo più maturo. La relazione comprende solo in minima parte la relazione sessuale, per abbracciare fini educativi, a favore della futura vita pubblica.

Successivamente, grazie a Freud abbiamo compreso più chiaramente come l’attrazione erotica, spirituale e fisica, può essere vissuta verso una persona dell’altro sesso, del proprio sesso, ma anche nei confronti della sua rappresentazione, questo ci ricorda l’importanza, l’investimento della qualità emotiva e mentale, che vi ruota intorno, complessificandone la natura.

Inoltre, ancora sulla stessa scia possiamo guardare ciò che contraddistingue l’erotismo dalla pornografia. Nella pornografia si applica una separazione netta fra sessualità rappresentata ed emotività, generalmente esclusa, il sesso infatti è trattato e usato come un oggetto, che si compra, si baratta, si vende, si usa a proprio piacimento. L’erotismo invece, è caratterizzato dalla presenza di un vissuto emotivo, di una relazione piena e complessa ed il sesso è parte integrante e inscindibile di esso.

La tramutazione di questi concetti nel corso dei secoli, non ne modifica l’essenza di base, ovvero la complessità e l’interscambio di parti diverse. Tutto questo ci ricorda anche che parliamo solo di ciò che conosciamo, parimenti agiamo e siamo solo ciò che conosciamo, ciò che abbiamo sperimentato e ci appartiene profondamente. Ed è in visione di ciò, che una sessualità troppo precoce è assai restrittiva e prematura, poco compresa, talvolta abusata e dannosa. Ci vuole tempo, esperienza, conoscenza, saggezza, sviluppo psico-educativo-emotivo perché la sessualità assuma un valore pieno ed uno scambio totalmente soddisfacente e reciprocamente costruttivo.

Ci ricorda l’importanza della relazione, dell’impegno e della costruzione del legame, qualcosa di assai complesso e articolato, frutto di continuo investimento. Invece capita di pensare di poter saltare alcuni passaggi fondamentali, di comprare qualcosa che non è in vendita, di pretendere ciò che non ci siamo guadagnati, di vivere privi di alcuni elementi fondamentali.

Sembra che sempre più, facciamo a meno di molte cose, compreso della sessualità, della relazione più piena, dello scambio emotivo, della profondità di noi stessi, dell’onestà.

Mi viene da pensare alle tante coppie che, nonostante non presentino effettivi problemi di fertilità, ricorrono alla procreazione assistita. Spesso se si indaga a fondo, si scopre che il numero di rapporti è assai basso, talvolta quasi inesistente. Questo lascia molto da pensare. Come si fa poi a dire: Non riusciamo ad avere un figlio! Eppure, queste persone ne sono convinti, perché ormai le cose sono andate avanti e hanno perso la radice della loro condizione, non si ricordano più da dove sono partiti, dei sogni, dei progetti, delle aspettative, del sentire vivo, della passione iniziale.

Parimenti, l’adozione predispone ad una realtà troppo precoce per quella coppia, spesso immatura perché non ha compiuto tutte le fasi che si succedono in un normale processo relazionale. Non a caso, spesso i figli arrivati a noi attraverso l’inseminazione, attraverso l’adozione, portano alla separazione della coppia che non regge ad una serie di difficoltà, presentatesi in modo brusco, inaspettato e la coppia si trova impreparata ad affrontarli.

Per poter vivere e superare i momenti critici delle coppie, legati alle varie fasi di crescita dei figli naturali, è necessario tutto un processo di trasformazione della coppia stessa, questo è ancora più evidente nelle situazioni di figli non naturali, dove le complicazioni ed i passaggi possono essere macroscopici. Del resto l’infertilità o la mancata gravidanza senza cause organiche, denunciano qualche intoppo nella coppia a livello emotivo e relazionale.

La nascita di un figlio, comunque sia, ci pone di fronte ad un importante specchio di noi stessi, della nostra qualità emotivo-relazionale, del nostro modo di affrontare le cose, le persone, del modo di rivolgersi a loro, di guardarle. I figli impareranno non da ciò che diciamo ma da ciò che siamo, da quanto facciamo e da come lo facciamo, senza esclusione di colpi. Tutto questo ci sorprenderà, ma è inevitabile, quando vedremo loro usare le nostre stesse frasi, le espressioni del viso, lo stesso modo di sorridere o di accigliarci, l’identico modo di esprimere la rabbia, la stessa quantità di energia nell’affrontare le cose. Tutto ci tornerà indietro come un bumerang.

Estés citando la storia di Manawee, ci ricorda che per la donna selvaggia è necessario un compagno che sappia coglierne la sua duplicità, nella storia espresse dalle donne gemelle, rappresentati la parte femminile esterna, visibile ed esplicita e quella interna e sotterranea, guidata dall’inconscio. Solo l’uomo che è disposto a mostrare tutta la propria volontà nell’interagire con loro, che sappia trovare il loro nome e chiamarle, l’uomo che sa stare nel mondo esterno e sotterraneo, solo quell’uomo sarà in grado di meritarla e di goderne.

La qualità della relazione sarà il primo elemento che ricadrà su noi e sui nostri figli. Quante volte, loro agiscono le dinamiche distorte? Quante volte, attirano l’attenzione con condotte anomale, con malattie e disturbi? Quante volte ci obbligano con il loro malessere ad andare a vedere il perché, il cosa sta succedendo?

I figli spesso agiscono le dinamiche della coppia, “spingendoli” (se così si può dire) a separarsi o all’inverso a rimanere uniti.

Certamente poi ognuno fa ciò che sente di fare e in base a quanto e come sappiamo dare, a come investiamo, avremmo un ritorno corrispettivo. Possiamo credere di fare a meno di tante cose, ma il risultato sarà la privazione, sarà una relazione piatta, sarà una doppia vita, una dimensione segreta di noi, una parte inespressa, una parte sconosciuta anche a noi stessi.

Alla fine, la cosa che ci appare più semplice e gratuita, in realtà è quanto di più importante ed impegnativo ci troviamo a vivere. La relazione con l’altro e prima ancora con noi stessi, misura il grado della nostra forza, della persistenza, dell’impegno, della consapevolezza, del desiderio che ciascuno di noi mette nel vivere.

E del resto è proprio l’amore per l’altro che ci porta al cambiamento, che ci permette di farlo. Spesso infatti per amore di noi stessi ci rintaniamo nel nostro guscio e nella nostra insindacabile quotidianità, fatta di abitudini e di certezze cristallizzate, rimanendo ciechi e sordi alla vita e al cambiamento. L’altro invece, che ci mette di fronte alla sua diversità e ai suoi bisogni, ci impone di muoverci, di spostarci dalla nostra fissità, di guardare oltre, di comprendere e annusare aria nuova. L’amore che proviamo per l’altro ci veicola là dove non avremmo mai il coraggio e la forza di andare, o meglio dove noi crediamo che non avremmo mai il coraggio e la forza di andare.

Direi che è meraviglioso e misterioso come l’emotività, vada poi ad influire sul fare, sulla comprensione, sull’ampliamento delle conoscenze, sulla qualità relazionale ed emotiva stessa. Parimenti l’assenza dell’altro da amare, l’assenza di una risposta emotiva dell’altro, ci pone di fronte ad una mancanza che ci muove a dismisura.

La forza della solitudine, del vuoto o all’inverso della pienezza, ci darà la misura di tutte questi elementi che ci mettono alla prova in continuazione e ci chiedono di esserci senza posa.

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Brennan B.A. (1997). Mani di luce. Come curarsi e curare tramite il campo energetico umano. Cuneo, Longanesi.

Estés C.P. (1993). Donne che corrono coi lupi. Il mito della donna Selvaggia. Piacenza, Frassinelli.

Osho R. (1981). Tantra. La comprensione suprema. Bompiani.

Wadud S.D., Waduda M.P. (1995). L’alchimia della trasformazione. Guida pratica all’esplorazione di sé. Milano, Urra.

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