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27 luglio 2011 3 27 /07 /luglio /2011 07:55

AUTO-MUTUO AIUTO ON LINE

Dott.sa Sabrina Costantini

 

Internet ……………

Internet costituisce un mondo immenso, strano, un mondo appartenente ad un’altra dimensione, affascinante e abissale tanto quanto le profondità marine.

Pieno di possibilità, di scambi e risorse, di fraintendimenti, di rischi e tentazioni, esattamente come gli abissi, dove si celano tesori inesplorati e al contempo, mostri sconosciuti.

Chi vi entra infatti, ne viene inesorabilmente attratto e respinto, ammaliato e conquistato gradualmente, ma inesorabilmente.

All’interno di queste multiformi possibilità, di queste valenze attrattive e oppositive, di queste molte informazioni, troviamo il sito specifico e specialistico, come quello psicologico.

Il sito psicologico è organizzato in: articoli esplicativi e conoscitivi, test psicologici, richieste di consulenza, domande informative, forum, ecc.

Qui, generalmente ci si pone l’obiettivo di fornire informazioni su una data materia, rendere più edotti su un dato fenomeno e sulla propria condizione in merito. Questa è la prima operazione, che l’individuo può compiere da solo, con sé stesso.

Si muove all’interno di questo “luogo” psicologico, per capire cosa gli sta capitando, che significato ha quanto sta vivendo, come si chiama l’emozione che esperisce, cosa può fare e qualunque altra cosa possa carpire.

La seconda possibile operazione, è rappresentata dalla condivisione. Il forum ad esempio offre la possibilità di mostrare sé stesso agli altri, di descriversi con le proprie parole, filtrate dal pensiero, dal tempo e dalla tastiera, di ascoltare e vedere gli altri, attraverso le loro parole, filtrate anch’esse attraverso simili strumenti.

Si apre dunque il confronto con l’altro, che è sconosciuto rispetto all’identità, all’esperienza pregressa, ma conosciuto e noto, rispetto ad una problematica e ad un vissuto comune.

Alla fine, è ciò che capita all’interno dei gruppi terapeutici, di sostegno, di mutuo-aiuto, educativi, rieducativi, ecc. Le persone che vi fanno parte, sono perfette estranee, ognuno con una propria storia, una personalità, un’età, una condizione sociale, economica, politica, familiare, diversa da quella degli altri, eppure tutti questi singoli sono accomunati da una stessa domanda e da una stessa sofferenza.

Inizialmente, i gruppi sono nati per questioni “economiche” (inteso in termini di tempo  e denaro). Infatti, fra l’800 e il ‘900, il tentativo di proporre un nuovo approccio ai “malati mentali e non”, si scontrava con una realtà ospedaliera sovraccarica di utenti e sprovvista di personale sufficiente.

Si pensò allora di trattare insieme più pazienti, come possibile e utile strategia d’emergenza.

Ben presto però, ci si rese conto che ciò che si veniva a formare era qualcosa di ben specifico ed unico, un intervento assai diverso da quello individuale, ma non per questo meno efficace. Il gruppo, forniva una sua capacità terapeutica assai potente e funzionale.

Del resto, ormai da secoli si era compresa l’importanza della socializzazione all’interno della malattia. Non a caso le sale d’aspetto degli ambulatori medici, sono luoghi di attesa atti a facilitare la socializzazione, lo scambio di chi soffre ed è lì per trovare una soluzione. Il primo rimedio è proprio la condivisione, il dialogo con gli altri, il potersi raccontare, a chi si trova in analoghe circostanze.

I greci, maestri di filosofia e medicina, ci hanno insegnato l’importanza di un’integrazione salubre fra mente e corpo, fra individuo e contesto sociale. 

E’ per questo che la condivisione contiene di per sé, un effetto benefico, a livello emotivo, cognitivo, conativo. Portare fuori da sé, quello che si muove dentro, è un processo complesso che coinvolge motivazioni consce e inconsce, la relazionalità, la proiezione dei nostri oggetti interni, la messa in discussione di ciò che siamo e di come ci vediamo, la visione che noi abbiamo degli altri e del mondo intero.

Il forum dunque, sfrutta gli stessi elementi distintivi del gruppo terapeutico. Il primo è dato dalla condivisione stessa, che ha un gran potere in quanto rompe con quelle che noi viviamo come barriere impenetrabili, con quegli elementi segreti, inconfessabili, in quanto unici e indescrivibili nella loro bruttura e orripilezza. La condivisione ci insegna che non siamo gli unici, altri hanno le stesse problematiche, che non siamo così orribili, che non c’è nulla da nascondere, nulla di così terribile, che quel terreno innevato può essere oltrepassato senza violenza e vergogna. Da qui, arriva la prima rassicurazione, la conferma di sé e della propria identità.

La consapevolezza di avere un problema, che ha un nome, uno specifico andamento ed è comune ad altre persone, permette di ampliarlo in termini di occorrenza, di restringerlo e ridimensionarlo, in termini di dimensioni e di potere. Quest’operazione risulta rassicurante, ma soprattutto fornisce una gran chiarezza e maggiore conoscenza su sé e su come inquadrare la propria sofferenza.

I vantaggi descritti, mettono in risalto la componente conoscitiva-cognitiva. Non di meno, esiste una componente emotiva, che costituisce l’elemento principale e primario. Condividere con altri, che usano la stessa lingua, conoscono la stessa realtà, possiedono la stessa consapevolezza, fa sentire “finalmente” “capiti”!

Spesso, chi si rivolge ad uno specialista, consulta manuali o naviga in internet, ha un disagio che non riesce ad esprimere, non comprende e non viene compreso. Poter giungere finalmente alla condivisione emotiva, costituisce un grande traguardo, la sensazione di essere arrivati a casa dopo tanto vagare, di essere capiti, appunto. Non si è più mosche bianche, qualcosa di sbagliato, uno scherzo della natura da correggere, bensì portatori di un disagio, esperito anche da altri, che comprendono e condividono con noi questa realtà.

Lo scambio sul forum, fornisce poi tutta una gamma di ipotesi circa le possibili soluzioni (emotive, psicologiche, cognitive, concrete, ecc.), rappresentando quindi un insieme di strategie più o meno ottimali. Si apre nuovamente nella nostra vita, il capitolo delle possibilità. Si può cambiare, si può fare qualcosa per migliorare, altri l’hanno già fatto o lo stanno facendo.

Insomma, quello che capita è che con il dialogo, ritroviamo noi stessi e la nostra condizione, descritta da qualcun altro in un altro modo, con altri termini, altre immagini, con altre esperienze di partenza, tali da allargare la visione del prisma. La nostra situazione, descritta e letta da un’altra persona, ci permette di ampliare i propri orizzonti, di infrangere l’idea di immutabilità. Non si è più soli, non si è più incompresi, non si è più impotenti.

Tutto questo, ha di per sé un valore terapeutico incommensurabile ed unico.

A fronte di questi grandi poteri e vantaggi, dobbiamo ricordare i rischi a cui internet predispone. Il problema maggiore, è rappresentato dal fatto che l’individuo è solo con sé o con persone di pari grado (nel senso della conoscenza e competenza). Non sempre ciò che viene recuperato e condiviso, viene filtrato e ridimensionato appropriatamente per la propria condizione. Capita che tutto viene preso per vero, tutto è fattibile, tutto ci appartiene. In realtà non è così! Manca cioè una visione dall’alto, distanziata dal problema cogente e dall’ansia ad essa connessa.

Occorre una buona stabilità, una certa fiducia in sé, una discreta integrazione delle parti di sé e un buon esame di realtà, per saper usare questo potente strumento, al massimo delle sue potenzialità, senza subirne il fascino indiscriminato e acritico.

Molte persone proiettano su internet tutte le proprie conoscenze, aspettative, speranze, il proprio presente, il futuro, tutto il proprio potere. Rimangono impigliate in qualcosa che di per sé non ha valore, ma lo assume solo in misura in cui noi partecipiamo a crearlo, mantenerlo e “leggerlo”. E’ un importante strumento, ma è solo uno strumento. Usato altrimenti, assume il valore di pizia cumana, di cartomante, di genitore che dirige un copione di vita, ecc. Ciò non fa che perseverare la condizione di dipendenza e sofferenza, già in atto.

Per questo motivo, è importante che la persona integri questo spazio, con quelli più concreti. Sono importanti le relazioni in carne ed ossa, le condivisioni con familiari e amici, le discussioni con chi ci ama, sono importanti le consulenze specialistiche a tu per tu, ecc. Il contesto sociale, familiare e concreto permette di mantenerci nella nostra rete di partenza e lo specialista, aiuta a mettere a fuoco la situazione e le informazioni ricavate, a varie distanze e a vari livelli, ricollocando ogni cosa al giusto posto.

La persona sofferente, è giustamente contraddistinta da una grande spinta verso la risoluzione del problema, ciò la predispone all’illusione che internet possa fornirgli la soluzione totale. Internet è uno strumento di informazione, chiarificazione e scambio, che apre senza dubbio al cambiamento, ma il cambiamento poi avviene nella vita concreta, attraverso tentativi, errori, impegno quotidiano e non semplicemente con “un contatto” o clic su un sito!

Sicuramente la fruizione di un sito assume l’importante ruolo di auto e mutuo aiuto. La possibilità di recuperare informazioni, di chiarirsi le idee, di delineare più limpidamente ciò che ci sta di fronte, di dare un nome al proprio sentire, costituisce uno strumento disponibile per potersi fornire aiuto. Lo scambio poi, costituisce una forma di mutuo-aiuto, una sorta di “gruppo terapeutico”, alla stregua dei gruppi degli anonimi alcolisti, dei consumatori, ecc. Questo tipo di realtà, ha un’indubbia utilità e funzionalità (Meissen, Gleason ed Ebree, 1991; Toseland, Rissiter, Peak e Hill, 1990; Woodward e Mc Grath, 1998; Schubert, Borkman, 1991; Campione, 1992; Ruggieri, 2001; Spaltro, 2005).

A differenza però dei gruppi di auto-mutuo aiuto off line, quelli mediatici mancano di un elemento fondamentale: il setting. Il setting è rappresentato da quell’insieme di regole e condizioni esterne ed interne, che rendono possibile e regolano, l’andamento del gruppo stesso. Mi riferisco ad elementi molto concreti come un luogo, un orario e persone sempre uguali e costanti, a regole “terapeutiche” ben precise, ad obiettivi ben chiari, ecc. Gli anonimi alcolisti per esempio, pur non essendo seguiti e guidati da un professionista, possiedono un loro luogo ed orario prefissato, nonché delle regole prerequisito per la partecipazione (es. la regola dell’astinenza), alcuni obiettivi ben precisi (es. riconoscere la propria compulsione, riconoscere l’incontrollabilità della dipendenza, il raggiungimento dell’astinenza, ecc.).

Al contrario, i “gruppi on line” non possiedono un setting definito. L’unica elemento definito, è l’indirizzo del sito a cui connettersi. Per il resto, ci si può connettere a qualsiasi ora, in qualsiasi posto, dialogare con persone sempre diverse, senza sottostare a regole ed obiettivi chiari ed esplicitati. Sono nati e vivono alla luce del “tutto e subito”, lo stato psico-emotivo del bambino, che ancora non sa procrastinare i propri bisogni a favore di obiettivi più elevati, di richieste di realtà e dei bisogni altrui. Nel sito, si corre il rischio di cedere all’illusione di poter avere veramente ciò che si vuole, nel momento in cui lo si desidera, nei termini e nei modi in cui lo si formula.

Terapeutico è lo scambio, la condivisione, l’empatia, l’individuazione di risorse e soluzioni, ma in un processo non dilatato nel tempo, ma delimitato e circoscritto, allo scopo di fornirgli consapevolmente un valore riconosciuto. La possibilità del cambiamento inizia proprio nell’attesa di un tempo, dichiaratamente usato per un certo scopo, con dati modi e obiettivi. Internet dunque, fornisce una grande varietà di informazioni e scambi, ma manca di questa delimitazione importante.

Lo stesso termine “gruppo” nella sua etimologia (Di Maria, Lo Verso, 1995, pp. 6-7), rimanda a due concetti fondamentali: nodo e tondo. In tal senso, il gruppo rappresenta un luogo investito di speranze e minacce, spazio intermedio fra la vita singola e quella sociale, definibile come spazio multi personale. Sottendendo però, nel concetto di “persone interagenti”, quello di uno spazio e di un tempo definiti (Vanni, Sacchi, 1992; Mead, 1970, Mead, Rhoda 1984; Lewin, 1943).

Inoltre, un elemento terapeutico, distintivo del gruppo è “l’autosvelamento”. Nella dimensione on line, l’autosvelamento avviene solo parzialmente. Si condivide con gli altri, ma solo una parte di sé, si presenta solo ciò che si decide coscientemente di mostrare, mantenendo il controllo ed eludendo tutte quelle parti fondamentali di comunicazione non verbale, non controllabili, che tradiscono e traducono i nostri movimenti emotivi, il vero scrigno degli abissi.

I mezzi che implicano la vista e l’udito infatti, sono mezzi a distanza, freddi, pensati e controllati, mentre quelli di contatto, sono caldi, toccati dalle emozioni (Lowen, 2000).

Lo spazio on line, nei termini del forum, del sito, del blog, ecc., costituisce una prima guida di auto e mutuo aiuto, un primo avvicinamento a sé e agli altri, un binario importante e rassicurante, che necessita poi di una seconda fase di confronto e definizione all’esterno, nel mondo reale, fatto di situazioni, persone, obiettivi, specialisti in carne ed ossa, sensazioni e contatti. In questo modo, si ottiene la giusta integrazione fra dentro e fuori, fra richieste illimitate e confini realistici, fra realtà e desiderio, fra fantasia e concretezza.

Termini essenziali più che mai nei disturbi d’ansia, dove proprio la mancanza di confini suscita l’angosciante sensazione di spandersi, di perdere il controllo, di ignota illimitatezza, d’impotenza estrema.

Per cui, ci auguriamo che i fruitori di internet imparino ad apprezzare ed usare questo strumento, per le sue grandi profondità, senza attribuirli quel significato che non gli appartiene e pertiene, recuperando ancora una volta quanto risulta proprio e unico: la “terapeuticità” dell’essere umano nel suo intero! Solo così avremo parole che toccano! (Quinodoz, 2004).

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Campione F. (1992). Nessuno, uno, centomila AIDS. Progetto AIDS, Roma.

Di Maria F., Lo Verso G. (a cura di) (1995). La psicodinamica dei gruppi. Raffaello Cortina, Milano.

Lewin K. (1943). Definendo il campo in un dato momento. Rassegna Psicologica, 50, 292-310.

Lowen A. (2000). Bioenergetica. Feltrinelli, Milano.

Mead M. (1970). Antropologia: una scienza umana. Astrolabio.

Mead M., Rhoda M. (1984). Aspetti del presente. Emme, Torino.

Meissen G.J., Gleason D.F., Embree M.G. (1991). Assessment of the needs of Mutual-Help Group. American Journal of Community Psychology, 19, 427-442.

Quinodoz D. (2004). Le parole che toccano. Una psicoanalista impara a parlare. Borla, Roma.

Ruggieri V. (2001). L’identità in psicologia e teatro – analisi psicofisiologica della struttura dell’Io. Edizioni Scientifica Magi, Roma.

Schubert M.A., Borkman T.J. (1991). An organization typology for Self-Help Group. American Journal of Community Pshichology, 1, 769-787.

Spaltro E. (2005). Conduttori. Manuale per l’uso dei piccoli gruppi. Franco Angeli, Milano.

Toseland R.W., Rossiter C.M., Peak T, Hill P. (1990). Therapeutic processes in peer led and professional support groups for caregivers. International Journal of Group Psychotherapy, 40, 279-301.

Woodward B., Mc Grath P. (1988). Charisma in Group Therapy with recovering substance abusers. International Journal of Group Psychoterapy, 20, 349-374.

 

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