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21 marzo 2016 1 21 /03 /marzo /2016 11:06
Le narrazioni che ci forniscono un senso

Le narrazioni

che ci forniscono un senso

 

 

 

 

Capita spesso che i genitori in consultazione o durante dei seminari, chiedano strumenti, tecniche, o un’interpretazione della loro situazione specifica. E capita e ricapita che io dica la stessa cosa, che non piace affatto!

Il terapeuta migliore dei vostri figli, siete voi stessi!

Chi meglio dei genitori, degli insegnanti, educatori, conosce i bambini?

Non mi voglio sottrarre nel ruolo di esperto, che in certe circostante è fondamentale, ma prima di arrivare all’esperto e nonostante l’esperto, è comunque essenziale attingere al proprio patrimonio, utilizzare tutti gli strumenti a propria disposizione e vi assicuro, sono tanti! E sono anche semplici.

Semplici e complessi nello stesso tempo.

Quali?

Le parole del bambino (di solito poche se è piccolo e comunque non così chiare come vorremmo).

Le azioni di qualunque tipo, ma prima di tutto rivolte ai genitori e alle figure fondamentali.

Il gioco (reale, di fantasia, simbolico, da solo, in compagnia di pari, di adulti, ecc.)

Le fiabe, narrazioni e miti (raccontate, lette, chieste, inventate, ecc.).

Usiamo tutti questi strumenti! Non li sottovalutiamo.

Il fatto è che ci dimentichiamo che noi siamo molto più competenti di quanto si creda, che noi abbiamo un punto d’osservazione privilegiato rispetto ai nostri bambini e rispetto a noi stessi.

Inoltre, ci aspettiamo troppo dal linguaggio verbale, dal pensiero razionale e consapevole, diamo poco valore al linguaggio non verbale e paraverbale, all’emotività e all’inconscio.

Non è ciò che diciamo ad insegnare, bensì ciò che non diciamo, ciò che agiamo, come siamo, quello che facciamo. Tutto questo insegna molto di più!

Le fiabe e le narrazioni sono fatte di parole, direte voi. Sì, ma sono parole evocative, che usano dei tramiti comunicativi, usano un linguaggio simbolico, le metafore e le immagini, che parlano direttamente all’inconscio di ciascuno.

Costituiscono un materiale prezioso ed eterno, vivo e in movimento continuo. Infatti, attivano sia l’emisfero sinistro con la sua attività logico-razionale, che l’emisfero destro più propriamente emotivo e creativo, con la sua attività analogica.

Provate a riflettere.

Qual’era la vostra fiaba preferita dell’infanzia? Perché?

Che effetto vi faceva sentirla raccontare?

In quale momento della vostra vita, questa fiaba è diventata importante?

In che modo ha guidato le vostre scelte di quel momento e quelle successive?

Riflettendo su queste tematiche, vi accorgerete che la vostra fiaba del cuore vi era tanto di conforto perché descriveva proprio ciò che stavate vivendo e vi forniva rassicurazione e appoggio emotivo, vi faceva intravedere una soluzione tanto rigeneratrice per la fiducia e se badate bene, tutt’oggi vi dice ancora qualcosa.

Se riuscite a cogliere tutto questo, vi accorgerete che potete parlare ai vostri figli, parlare ai vostri allievi, ai vostri pazienti, aiutarli e sostenerli attraverso le fiabe, le narrazioni, le storie, dicendo molto più di quello che le parole dicono.

Potete usare voi stessi questo metodo, per i vostri momenti difficili, per le scelte complesse, per i momenti di tristezza, attraverso l’esercizio dell’inventare una storia, il vostro stato iniziale cambierà sorprendentemente. Vedrete che sarà fruttuoso.

Non costa molto, ma richiede fiducia in sé, la capacità di dedicarsi tempo, attenzione, di voler investire in tutto ciò che non si vede, ma si sente.

Ma la semplice azione del raccontarsi, se ci si pensa bene è già uno spazio di cambiamento.

Raccontarsi infatti, comporta dover focalizzare le proprie emozioni, pensieri, sensazioni, renderle chiare a noi e tradurle in parole comprensibili anche ad altri. Ecco la magia, ciò che era vago ed indifferenziato adesso si è reso concreto, reale, oggettivabile, ha un senso, con un inizio e un obiettivo!

Pensateci, parlare ci fornisce un senso. Ci fornisce un peso, un vissuto di esistenza, di coerenza, di realtà, di importanza.

Pensate poi a delle storie, alle fiabe, che ci dicono delle cose, senza che ne siamo totalmente consapevoli, magari ci fanno sorridere o piangere e sotto lavorano là dove devono lavorare, vanno a scavare nelle grotte per trovare il tesoro nascosto!

Ma cercheremo di dimostrarvi tutto ciò, nel concreto!

Riflettiamo anche sul fatto che le relazioni, familiare, amicale, amorosa, terapeutica, ecc., si definiscono in base alla storia narrata e riconosciuta, da tutti i partecipanti della relazione.

Ad esempio una famiglia dichiarerà di essere ben salda e unita, perché ha attraversato vari disagi e disavventure (economiche, materiali, di salute, lutti, ecc.), all’interno dei quali ciascun membro ha assunto certi ruoli, responsabilità, atteggiamenti, ecc. E ogni tappa narrata costituisce un puntello, un’isola riconosciuta e visibile a tutti quanti, a cui sono ancorati emozioni, pensieri, fantasie, speranze, progetti.

Parimenti ad es. si definirà il conflitto fra due parti, come risultato di una serie di episodi, dove ciascuno ha assunto una posizione, ha detto e fatto determinate cose. Traducendo tutto questo in uno storico degli eventi, che renda chiaro e comprensibile il risultato attuale delle cose.

La stessa relazione terapeutica, affatto scontata, è la risultante di una serie di momenti di condivisione, empatia, incontro, scontro, fasi, complicazioni, ecc. La conclusione della terapia vedrà il risultato di questa relazione, espressa all’interno di una narrazione implicita o esplicita, che ripercorre le fasi salienti o significative, ciò aiuterà a rendere chiaro e condiviso ciò che è evanescente e non definito.

Insomma, le storie ci aiutano a mettere insieme le parti di noi, le varie relazioni, i momenti diversi e a crearne un filo conduttore portatore di un senso, sempre in divenire.

E’ proprio la presenza di una narrazione comune, che crea il legame: nonostante le diversità di ciascuno, ci si può incontrare all’interno di un contenitore dotato di significato e di evoluzione.

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