Riflessioni, idee, sogni, emozioni, corpo e psiche in movimento
CAPITOLO II
I Custodi dei Fiori
Sabrina Costantini
Un giorno un uomo e una donna decisero di coltivare un bel fiore. Posero il seme nella terra, lo innaffiarono con cura, pulirono bene il terreno intorno a lui e cominciarono pazientemente ad aspettare che crescesse. Ma era un fiore che aveva bisogno di tempi lunghi per poter nascere e di rinforzarsi bene al buio prima di poter venire alla luce.
“Come sarà?” si chiedevano nell’attesa l’uomo e la donna, impazienti. “Sarà alto, forte e giallo come il sole!” si dissero un giorno e da allora misero questa immagine in un bel quadro che appesero nel loro cuore e piano piano questa immagine diventò sempre più alta, sempre più forte, sempre più gialla, proprio come il sole.
E quando finalmente il fiore nacque, ecco che gli fu fatta una gran festa. “Com’è bello nascere e sentirsi così bene accolti!” si disse il fiore, pensando che questa fosse la condizione normale in cui vivere per tutta la vita.
Però, man mano che lui cresceva, l’uomo e la donna si accorsero che era un po’ diverso dall’immagine che avevano coltivato con cura nel loro cuore.
“Perché non è né così alto, né così forte, né così giallo come nel quadro che noi avevamo preparato con amore per lui? Forse non abbiamo fatto abbastanza e dobbiamo impegnarci di più!” e da allora, sentendosi in colpa, raddoppiarono le loro cure, che erano già tante, nella speranza che il fiore potesse assomigliare a quello del quadro appeso nel loro cuore.
“Perché non mi sento mai a posto?” si chiedeva da parte sua il fiore senza sapersi rispondere. “E’ come se sentissi sempre di essere sbagliato e di non essere mai come dovrei essere.”
Ma, essendo un grande osservatore come tutti i piccoli appena venuti al mondo, capì presto come stavano le cose.
“Forse non sono né abbastanza alto, né abbastanza forte e neanche abbastanza giallo come il sole e come il fiore del quadro che è nel cuore di quelli che si prendono cura di me” si disse. “Ma io non posso deluderli perché li amo molto e ho bisogno del loro amore, come loro hanno forse bisogno di questa immagine. Sono io che devo assolutamente cercare di essere come il fiore che hanno nel cuore, per farli contenti. Non posso tollerare che si sentano infelici per colpa mia!”
E così il nostro fiore ce la mise proprio tutta per cercare di essere alto, forte e giallo come il sole e come se l’aspettavano le persone che lui amava di più. Fece dunque degli sforzi enormi per crescere, cercò di rinforzarsi, continuò a prendere il sole anche quando non ne aveva voglia per cercare di catturarne i raggi e diventare così sempre più giallo.
Ma, con tutto questo sforzo, non gli rimasero più energie per curare le sue foglie, per rinforzare le sue radici, per fiorire nascosto fra l’erba, spandendo intorno il suo profumo, che era esattamente quello che avrebbe fatto spontaneamente nel crescere se si fosse sentito un po’ più libero dentro.
Un bel fiore di campo in un bel campo di fiori.
E così il suo stelo crebbe, ma via via si indebolì, il suo colore non fu più bianco, ma neanche giallo come il sole e il nostro fiore, nello sforzo di allungarsi, alla fine si piegò in due e reclinò il capo verso terra.
“Ecco,” si disse allora “adesso so finalmente chi sono. Sono un fallimento ed è tutta colpa mia se non sono diventato né così alto, né così forte, né così giallo come desideravano quelli che mi vogliono bene. Sono solo un fiore che non vale proprio niente!” Dimenticandosi così anche lui che invece avrebbe potuto essere un bel fiore di campo in un bel campo di fiori.
Ma questo lui non poteva ancora saperlo perché non si era mai visto allo specchio ………
EPIOLOGO
“Come mai il nostro fiore ha reclinato il capo verso terra? Che cosa gli è successo? Allora significa che anche noi siamo un fallimento e non valiamo proprio niente, se non sappiamo neanche curare il fiore che amiamo di più!” Si dissero spaventati l’uomo e la donna. Decisero così di andare a consultare la Vita, che era la più importante Custode di tutto, anche dei fiori, per chiederle aiuto.
“Forse l’immagine che voi avete nel quadro del cuore non è quella che corrisponde a lui” rispose lei dopo averli ascoltati bene. “Siete voi che dovete osservarlo meglio per capire quella che gli corrisponde di più, perché è sua e solo sua!”
L’uomo e la donna ci pensarono per giorni e giorni e poi presero la gran decisione: spostarono, anche se come molto dispiacere, dal centro della parete il quadro che era nella loro mente e nel loro cuore con il fiore alto, forte e giallo come il sole e lo appesero con cura nell’angolo dei ricordi di famiglia. Poi costruirono con le loro mani un buono specchio, che appesero al suo posto e che ogni giorno pulivano con attenzione perché riflettesse bene e fedelmente le immagini. E così il nostro fiore poté a poco a poco iniziare a specchiarsi nella loro mente e nel loro cuore e a vedersi anche lui.
All’inizio non si piaceva proprio, anzi si faceva quasi pena, così ridotto, con il capo un po’ reclinato verso terra. Poi, piano piano, cominciò a scoprire nella sua immagine riflessa anche la base sicura dove affondavano le buone radici che lui non sapeva di avere, le nuove foglie tenere che stavano spuntando, i boccioli che si preparavano a dischiudersi, come lui non si era mai neppure lontanamente immaginato. Ed ecco che un bel giorno vide infine la sua nuova immagine risplendente nello specchio: un bel fiore di campo in un bel campo di fiori. Né così alto, né così forte, né così giallo, ma lui, proprio solo e soltanto lui, con il suo profumo, il suo colore, la sua altezza, la sua unicità al mondo insieme alla sua gioia di ondeggiare nel vento e di essere vivo, con le persone che amava di più al mondo.
L’uomo, la donna e il fiore si guardarono commossi e sorrisero felici.
I custodi dei Fiori (Alba Marcoli), ci descrive in modo semplice ed esemplare una realtà umana fondamentale, l’origine di tutti i nostri guai, il luogo di nascita del nostro copione.
E’ una storia di dolore. Una storia di grande amore e grande dolore e non risparmia nessuno!
I custodi amano troppo ed il loro eccessivo investimento crea una gabbia, una rete intrisa di aspettative, tristezze, delusioni, amarezze, frustrazione e grande dolore.
Il pensiero, fonda la nostra vita ancora prima che questa si dispieghi.
L’origine ci precede, si costruisce ancora prima della nostra nascita!
Prima ancora che il seme venga gettato amorevolmente sul terreno, i genitori progettando per lui, il miglior futuro possibile. Si immaginano che mettendoci tanto amore, impegno, sforzo, questo fiore non può essere che meraviglioso! Loro, l’hanno voluto tanto, ma proprio tanto e sanno assai chiaramente ciò che non vorranno mai fare, quello che non vogliono che lui subisca, non vogliono assolutamente essere come i propri genitori, non vorranno commettere gli errori subiti!
Ma proprio in tutto quest’investimento, in quest’attenzione, progettazione, in questo sforzo reiterato nasce il copione, ciò che loro pensano sia la cosa migliore, per lui. E da custodi del fiore, diventano i loro silenti aguzzini.
Certamente è l’ultima cosa che si immaginavano, l’ultima cosa che potevano desiderare. Anzi, non riescono neanche a pensarla una cosa del genere. Non esiste! Vogliono solo il meglio per lui! Voglio tutto l’amore che c’è!
Hanno annullato sé stessi, hanno rinunciato a tante cose per lui, l’hanno desiderato come e più di ogni altra cosa al mondo. Gli vogliono bene, ancora prima che nasca!
Cosa si può pensare ancora? Il loro obiettivo di vita, è farlo nascere, farlo crescere nella gioia, nell’amore, nell’equilibrio. Ancora di più, desiderano ardentemente evitargli i torti subiti dai propri genitori. Che altro, ci può essere?
Effettivamente, ci può essere altro? Sembrerebbe di no.
Però …… per darsi una risposta effettiva, sarebbe bene chiederlo proprio a lui, al fiore, al diretto interessato, al bersaglio di tanto amore, investimento, sforzo.
Tu, amato fiore, cosa desideri dalla vita? Di cosa hai bisogno? Cosa desideri dai tuoi genitori?
Ma avrai davvero, la possibilità di rispondere a questa domanda, a cuor leggero? Senti la libertà di poter trovare la tua risposta? E’ davvero così semplice, come sembra?
D’altro canto, tu caro fiore, che ami i tuoi custodi più di te stesso, non desideri altro che accontentarli, essere esattamente ciò che loro desiderano. Loro vogliono solo il meglio per te, non ci si può certo sputare sopra!
Come si può ignorare tutto ciò? Come si può ferirli?
In fin dei conti, si può anche venire meno ai propri desideri, poi … non sono così importanti! Loro sanno sicuramente meglio di te, cosa è bene!
Per il tuo grande amore, per l’ammirazione, la dedizione nei loro confronti e per tutto quell’affetto che loro mostrano per te, per tutte le loro fatiche, tu non puoi altro che rinunciare a ciò che sei senza pensarci troppe volte, mio piccolo fiore.
Tu, ti sforzi tanto, ma proprio tanto, per realizzare questo proposito, questo compromesso, ma niente di ciò che desiderano, niente di quanto stai cercando di fare, arriva a buon fine. Tutto lo sforzo, l’amore e la dedizione, non servono a molto.
E in questo sforzo continuo e prostrante, devi sentirti molto frustrato e amareggiato, incapace per ciò che non riesci ad essere, per ciò che sei, semplicemente per ciò che sei.
Per questo tentativo immane che non arriva mai a compimento, di essere qualcosa di diverso da quanto la tua natura prescrive, ti sfinisci senza posa. E come se questo non bastasse, tu caro fiore ti senti in colpa, infinitamente responsabile per il supposto dolore inflitto loro.
Sei cattivo, sei cattivo e fai loro del male! In più non sei proprio capace di fare nulla! Eppure loro fanno tanto per te. Ti hanno dato la vita e sprecano la loro per coltivarti, per darti quanto di meglio possa esserci. Sei incapace e ingrato, sì proprio ingrato!
Voi custodi da parte vostra, dovete sentirvi oltremodo impotenti e responsabili di quest’incurvatura, di questo ripiegamento su te stesso, verso terra, anziché verso il cielo. Vi chiedete ardentemente e costantemente, in cosa avete mancato. Eppure, c’avete messo tanto impegno e tanto tanto amore.
Com’è possibile? Come potete aver sbagliato? In cosa avete sbagliato? No, non è possibile, non è possibile!
Alla fine tutti sono confusi, tristi, doloranti, soli e incompresi.
La soluzione è lì, solo lì, davanti a voi, dentro di voi: avete fatto paradossalmente troppo, nel vostro infinito amore avete tentato di progettare un futuro bello e pieno per il vostro caro seme, per l’estensione del vostro sé, ma così facendo non l’avete visto, non gli avete fornito l’opportunità di essere esattamente ciò che è, né più né meno.
Alla fine, il troppo amore si trasforma nel suo opposto, nell’egoismo, in una morsa strangolante. E’ in primo piano il vostro desiderio, l’aspettativa, l’idea di lui, non ciò che sarà per proprio conto.
Non si prevede frustrazione e delusione, non ci può essere, non è contemplata. Voi non volete pensare che le vostre attese potrebbero essere dis-attese, non visualizzate l’ignoto davanti a voi.
E’ difficile lasciar andare, comprendere che vi spetta solo scegliete di seminare, poi ciò che succederà dopo è totalmente indipendente da voi!
L’amore e la cura sono necessari, ma non costituiscono base e prerequisito per disegnare il futuro, i colori, il profumo e l’andamento del vostro fiore. Che vostro, in realtà non è! Cari custodi, voi siete solo custodi, non proprietari! Dovete custodire con cura il seme, il semenzaio e provvedere alle sue necessità, fino a che ci sarà necessità, ma poi dovete lasciar andare ciò che sarà e non vi appartiene.
Cari custodi, quando con tanta convinzione e amore, dite “Tu dovrai essere meglio di me!” Avete segnato un destino! Lo avete imprigionato nella vostra vita, costretto a ripetere ciò che voi avete fatto: esattamente ciò che non desiderate. State fornendo voi stessi, come punto di riferimento e non se stesso!
Ed è un vero dramma, perché tutti saranno prepotentemente amareggiati, addolorati e delusi. Nessuno è sé stesso. Nessuno è felice! E nessuno sa perché.
Questa storia è così esplicativa, così chiara, lampante …… ma anche angosciante! C’è un incastro, da cui non si riesce ad uscire. Un fuoco che ti brucia dentro, fatto da mille colori: rabbia, tristezza, desolazione e dolore.
Ti illumina e nel momento dopo, ti toglie l’aria, ti solleva e ti soffoca con tanta angoscia. Scatena un dolore sordo ma profondo e antico, che non si sa come prendere, non si sa se mai passerà. Se ne potrebbe anche morire. Tutto perde di senso.
Non ci sono grosse mancanze, traumi, maltrattamenti, eppure si tratta di una realtà maltrattante e deprivante. Una realtà costante, che si ripete in ogni angolo di questo mondo.
Tu caro fiore, non vieni visto per ciò che sei, ma per ciò che narcisisticamente, abbiamo bisogno che tu sia! La cosa migliore, che possiamo pensare per te! Una splendida vetrina, che ben presto si trasformerà in una gabbia di vetri. Trasparente, assente in apparenza, lucida e luccicante, lascia vedere ed essere visti, ma non permette di andare, di fare, di far entrare, di essere. Crea una falsa libertà, l’illusione di un’infinita serie di possibilità.
Questa immagine, è ciò che noi crediamo sia la cosa migliore! Ma alla fine è solo un’incapacità di guardare te, bambino indifeso!
Guardiamo solo noi stessi. Contribuendo alla formazione di messaggi vagamente echeggianti “Non vai bene! Così, non vai bene!” “Non puoi fidarti di te!” “Fidati di noi, che sappiamo meglio di te, qual è la cosa migliore!”
E tu piccolo, hai bisogno dell’amore dei tuoi genitori, non puoi far a meno della loro vicinanza, del loro calore, del loro appoggio. Ami i tuoi genitori più di ogni altra cosa al mondo, più di te stesso ed il dolore tuo più grande è che loro soffrano a causa sua, questo ti annienterebbe. Preferiresti sparire, annullarti, pur di non essere la causa di tutto ciò.
Oltretutto, senti di non essere nulla e di non poter fare questo, proprio a loro che ti amano, senti profondamente e segretamente di non meritarlo, di non meritare tanto investimento. Tu non vuoi che si sacrifichino per te, che rimangano danneggiati.
Tu non conosci il tuo segreto, hai la verità dentro te, ma non la certezza di te. Penserai sicuramente che hanno ragione loro, sei tu a doverti piegare, tu devi cambiare, sei proprio tu che sbagli e nessun altro, non può essere che così. Pur ad un prezzo alto, pur con grande fatica, prostrazione, umiliazione e solitudine, cederai inesorabilmente te stesso.
Qua, si fonda la vera solitudine! Paradossalmente, cedi a tutti questi compromessi perché non vuoi e non puoi stare solo, ma ciò che otterrai è proprio questo: la più completa e profonda solitudine!
Ormai, non hai più neanche te stesso dalla tua parte! Ora sei veramente solo, solo, solo, solo!
Noi, siamo soli, soli, soli! Quel bambino, sta ancora lì dentro di noi, è la parte che irrazionalmente soffre e che si sente incompresa e abbandonata, nonostante le mille persone, intorno a lui! Nonostante i mille impegni, le attività, le idee, i consigli, le parole. Solo solitudine.
Ma per fortuna, si può uscire anche da questo baratro depressivo.
L’epilogo di questa storia ci suggerisce la strada della comprensione, della risoluzione, del dispiegamento di sé: incominciare a guardarsi! Vedersi finalmente!
Sono gli stessi guardiani dei fiori, i genitori che cercano la soluzione e la trovano. Umilmente chiedono aiuto alla “Vita”, al fondo di sé, al proprio bambino, alla vitalità più autentica, che gli suggerisce semplicemente di guardare non ciò che hanno dentro, ma ciò che hanno davanti.
E così è, ripongono il quadro nei ricordi di famiglia, per costruire uno specchio, che aiuti il fiore a vedersi per ciò che è. E con lui, loro stessi lo vedono finalmente per la prima volta.
Certo, il fatto che questo processo nasca da loro, rende tutto più semplice, più pieno, amorevole e fa sentire meno soli. Sono loro che per primi, escono dal loro narcisismo, chiedendosi cosa possono fare, in che cosa possono aiutare il loro amato seme.
Quando le cose non vanno esattamente così, o quando nonostante questo, quadro e immagine reale si confondono ancora, si complica tutto. Il lavoro, parte da più lontano. Siamo noi in prima persona a doversi vedere, sta a noi costruirsi uno specchio per capire chi siamo! Siamo noi che dobbiamo ricorrere alla Vita, perché ci insegni la via.
E qualunque sia l’inizio, ciascuno di noi dovrà prendersi la responsabilità di sé stesso, per cominciare a guardare in quello specchio, per avere il coraggio di vedere ciò che si è e ciò che si pensava essere.
Dobbiamo dare la via al bambino, lasciarlo libero di essere. Nessuna costrizione, nessun ricatto, nessuna idea preconcetta, nessun progetto. Solo amore senza condizioni.
E qui sta il senso di questo libro.
Questo l’invito: sostituire l’immagine che ci hanno costruito e imparare a guardare nello specchio. Guardarsi e vedersi!
E’ incredibilmente semplice e complesso nello stesso tempo, è il primo passaggio che fonda il cambiamento, che ci svelerà il mondo, che ci aprirà una strada mai sospettata, che ci introdurrà in un universo nuovo, speciale e spaventoso.
Eppure, un piccolo e grande passaggio, uno stravolgimento immenso.
Rendersi conto, o semplicemente riconoscere a sé ciò che già intuivamo, ciò che si agitava dentro noi nelle notti insonni, costituisce un atto di grande coraggio. Che forza dirsi a pieno titolo: io non sono quello, io non voglio questo, io ho diritto a cercare ciò che desidero! Io posso sognare. I miei sogni mi appartengono.
Io sono. Il mio bambino è.
Dietro queste frasi, c’è un mondo, c’è un passato fatto di legami familiari, di amore, di sacrifici, di sforzi, di ricatti, di dolore, di rimpianti, di fantasmi, c’è un presente fatto di legami adulti, di relazioni quiete, di tacita pace, di connivenza e cecità reciproca.
Accidenti, rendersi conto che noi non eravamo quel fiore alto, forte e giallo come il sole, ci fa sentire traditi, umiliati, fregati, ingannati nel profondo della nostra fiducia e ingenuità di bambini. Ci fa arrabbiare con i nostri genitori, con i nostri parenti, con i conoscenti e gli insegnanti, ci fa mostruosare furibondamente con noi stessi, che abbiamo permesso tutto ciò!
Ma …. Subito dopo, ci arrestiamo attonitamente da questa tempesta aggressiva, ci fermiamo improvvisamente …… soggiunge la colpa, il senso di irriconoscenza verso chi ha fatto tanti sacrifici per noi, verso chi ne continua a fare, verso chi ci ha amato più di ogni altro al mondo. Si aggiunge poi, l’antico dolore del bambino, che non poteva tollerare di essere la fonte di sofferenza della propria famiglia.
Il gioco ricomincia: ma non sarò io ad essere sbagliato?
E’ duro, veramente duro. L’inizio è così semplice, così vicino a noi, alla nostra portata e nello stesso tempo duro. Un filo sottile che separa il quadro dallo specchio, la finzione dalla consapevolezza e dalla certezza di sé.
Quadro e specchio contengono entrambe un’immagine, un dipinto esterno a noi, che non ci corrisponde e la nostra stessa immagine, che invece ci appartiene. Due immagini e due universi paralleli, due imprescindibili possibilità. Vicine ma distanti, destinate a non incontrarsi mai.
E’ una lotta, una lotta all’ultimo sangue. Una battaglia cruenta e insensata.
Ma no, in realtà, non si tratta di distruggere nessuno, si tratta solo di guardare allo specchio, noi stessi e gli altri. Così come dobbiamo guardare noi stessi, dobbiamo realisticamente guardare loro e vedere, non più dei genitori amorevolmente perfetti, ma genitori giovani, inconsapevoli, impreparati, imperfetti, incapaci, sbadati, svogliati, nelle situazioni peggiori anche narcisisti, sadici, bugiardi, patologici, ecc.
Loro, c’hanno messo tutto ciò che potevano metterci, ma tutto quello sforzo l’hanno messo su una proiezione e non su una persona, non ci hanno visto o non del tutto! C’è chi riesce a metterci di più e di meglio, chi ha delle risorse limitate e modalità precarie! Ognuno mette unicamente quello che ha, né più né meno.
Se misceliamo tutto questo con l’individualità di ciascun seme, che possiede specifici bisogni e caratteristiche, con la condizione unica e irripetibile di terreno, clima, variazione momentanee, ecc., ne viene fuori un mix strano e inscindibile. Una realtà irripetibile, un fiore mai visto prima.
Ci sono poi quelle situazioni di una brutalità ed una violenza tragica, dove non c’è spazio per il troppo amore, ma solo per l’incapacità e la privazione, per l’abbandono, la violenza e la depravazione. Dove il bambino e l’individuo poi diventato adulto, continua a sentirsi Mille volte niente! (Emma La Spina). Uno zerbino, di cui fare tutto ciò che si vuole. Una realtà da urlo!
Queste sono le condizioni peggiori in cui seminare. E’ come se fornissimo loro, solo un chicco di terra in cui germinare, un frammento minuscolo di aria e sole, per un seme che necessita di tante cure, pazienza, attenzione, tempo.
Eppure, mi sono chiesta tante volte se al di là di una realtà oggettivamente terribile, se questa realtà interna di deprivazione sia veramente diversa da quella di coloro, che hanno subito danni per troppo amore. Sembra irrispettoso e irrealistico, ma non è così, è che alla fine echeggia lo stesso messaggio: come sei, non va bene. Così non va bene!
La nostra anima, è parimenti denigrata e rifiutata! In alcuni casi, l’anima è imprigionata in una torre piena di comodità e opportunità (apparenti), in altre è imprigionata in un lurido carcere, pieno di violenze e crudeltà, in altre ancora è totalmente libera e abbandonata, senza mezzi né riferimenti, al completo sbando.
In alcuni casi, il seme viene deposto in un letto caldo, ben concimato e annaffiato, ma assai delimitato da pareti di una serra artificiale. In altri si tratta di un buco quasi casuale praticato in un terreno arido e freddo, lasciato al nutrimento del caso. Per arrivare all’estremo opposto di un seme gettato per aria, lasciato al vento e alle avversità, di cui non interessa minimamente destino o avversità.
Alla fine, si ritrova la stessa pressante e schiacciante negazione dell’essere, della fiducia in sé. Viene tolta la possibilità di crescere semplicemente, secondo le disposizioni delle proprie naturali attitudini.
Si instilla l’incertezza continua, che mina la stabilità di sé, rafforza il bisogno e la dipendenza dall’altro. Goccia dopo goccia, momento dopo momento, pensiero dopo pensiero.
Non siamo capaci di essere noi stessi, di realizzare i propri progetti, di sapere ciò che ci serve, di procedere da soli nella vita!
Siamo solo fragili e indifesi bambini, in preda e in balia del mondo che non fa per noi e che è meglio guardare da una banchina.
Non ci rimane che relegare i propri sogni nel dimenticatoio!