Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Riflessioni, idee, sogni, emozioni, corpo e psiche in movimento

Pubblicità

A spasso con la Paura Capitolo IX: Dichiarazione d'Amore

CAPITOLO IX 

Dichiarazione d’Amore

 

imagesCAPB0OTP

 

Dopo tanti anni di dimenticanza, di costrizione, di repressione, di buio, un giorno mi sono ricordata di te piccola mia, ho sentito che c’era qualcosa nel profondo di me stessa, c’era qualcuno in un angolo che si agitava, che non poteva stare zitta. Si lamentava, mugolava silenziosamente ma costantemente, chiedeva senza proferir parola.

Allora è comparso un barlume, un’immagine, allora …… mi sono ricordata. Mi sono ricordata del momento in cui ti ho messo via, come una scarpa vecchia ti ho messo da parte, come qualcosa che non serve più. Mi sono ricordata della mia decisione di rinunciare, di abdicare, di credere e seguire il codice reale, l’unico possibile per essere veramente amati e rispettati. Non ne potevo più di rimbrottate, rimproveri, botte, minacce, sguardi di disapprovazione, punizioni, ma soprattutto solitudine e rifiuto. Non volevo più tutto questo, volevo essere una brava figlia e niente più.

Tu non ce la facevi e non mi permettevi di farlo, saltavi sempre fuori a rovinare tutto, non ce la facevi a stare composta, ferma, ad rispettare gli orari, le regole, il turno. Indisciplinata!

Eri un vero terremoto e arrivavi a distruggere sempre tutto, ogni mio faticoso tentativo di fare ciò che dovevo. Sempre a tirare fuori la lingua, una parola di troppo, un gesto scomposto, una mimica che a loro infastidiva tanto tanto, una battuta, una ganzeria o una sgarberia. E non c’era proprio verso! Loro s’infuriavano all’impazzata! Ed era un guaio totale. E a te non importava. Ci rimanevi male, ma dopo poco tutto ripartiva come prima, come se tutto fosse passato.

Dovevi metterti da parte, altrimenti saremmo morte tutte e due, morte di dolore. Nessuno ci voleva così, nessuno ci apprezzava, nessuno ci amava. Non andavamo bene, punto e basta!

O decidevamo di piegarci o ci aspettava il collegio, allora sì che ci avrebbero piegato, ci avrebbero pensato le suore a farlo! O quella legge o la disapprovazione ed il rifiuto esterno. La negazione del nostro essere nascente, di quel fiore delicato che avrebbe potuto appassire in breve tempo, ancor prima di schiudersi.

Ma per te non era sufficiente, non ce la facevi proprio a stare ferma. Era nella tua natura! Così ho dovuto tradirti, abbandonarti, rinchiuderti. Non avrei mai creduto di doverlo fare, eri la mia più cara amica, la mia unica e vera confidente, la mia sola compagna di vita. Ho dovuto tradirti …. Non ho trovato altra scelta, non c’era alternativa. Io non l’ho trovata! Loro non me l’hanno fatta vedere. Loro non avevano interesse a farlo, a loro non interessava. Io non ho visto alternative.

Volevo solo un po’ d’amore, non potevo farne a meno. Non potevo.

Volevo attenzione, volevo uno sguardo che si fermasse su di me esattamente su di me, dentro di me, uno sguardo benevolo, un sorriso rassicurante e amoroso. Uno sguardo di complicità, di intimità, una mano sulla spalla, dita che mi accarezzavano dolcemente la chioma. Avevo bisogno di calore.

Volevo tutto questo! Volevo un po’ di calore! Calore e nutrimento per poter crescere e spalancarmi al mondo, per sapere di poterlo fare.

E così è stato, ti ho messo da parte, ti ho isolata, annullata, ti ho tolto ogni diritto, solo per abbonirti un po’. Per sopire quella tua energia irrefrenabile, quella tua vitalità, la creatività, quell’innata propensione ad uscire dalle righe e dai noiosi schemi.

Io, in fin dei conti non ci stavo così male, forse per mia natura gli schemi mi appartengono, mi rassicurano, mi guidano e questo mi attraeva molto. Mi son detta, ma sì, in fin dei conti si tratta solo di rassicurarli per un po’, di far vedere che abbiamo messo la testa a posto, solo per un po’.

E poi …….. è andata che le cose sono procedute bene, cominciavo a vedere i risultati, dopo tanti sforzi, loro iniziavano a tacere, a non urlare più, a non disapprovare, a non umiliarmi, a non lanciarmi quelle occhiate fulminanti, a non travolgermi più come tornadi e piano piano è arrivata la pace. Più nessuna disapprovazione, nessun brutto sguardo! E dopo un po’ si sono convinti, non era un caso, ero proprio cambiata, avevo deciso di essere brava e miracolo dei miracoli hanno ceduto e si sono ravveduti, non solo non mi riprendevano più ma erano persino orgogliosi di me, sì di me.

Finalmente erano contenti di me, finalmente mi amavano! Ma ti sembra mai possibile? Era veramente bello, sai?

E così, piena di questo grande traguardo, della mia medaglia d’oro appuntata sul petto, dimentica persino di quanto mi costava, di quanto perdevo per strada, di quanto mi consumava, mi sono scordata di te, mi sono dimenticata di averti rinchiusa in quello scantinato, mi sono addirittura dimenticata che c’eri. Non mi sono rinvenuta della tua esistenza.

Non so come possa essere accaduto, proprio non so. Che rammarico, desolazione raccapricciante. Di questo sì, c’è da vergognarsi! Da nascondersi senza pietà.

Ecco perché, seppur all’inizio avevo pensato di venirti a prendere assai presto, in realtà sei rimasta lì molto tempo ancora. Pensavo che ti avrei tenuta buona per un po’, giusto il tempo di conquistarli e poi saremo tornate nuovamente insieme, vincitrici e vittoriose.

Ma invece no, le cose non sono proprio andate così. Gli eventi mi hanno preso la mano, sono andati sempre più avanti e poi sembrava che non bastasse mai, l’approvazione è stata lunga ad arrivare e faticosa da mantenere, non potevo mai mollare la guardia, tutto doveva essere sotto controllo, tutto perfetto, tutto come loro desideravano e prescrivevano. Il codice reale è rigido e non lascia spazio alla spontaneità.

E così …. sei rimasta lì, ormai zittita e impotente, smorzata nella tua voce, acquietata nei tuoi turbamenti, ammutolita. Addormentata, mummificata in ogni tua vitalità, in ogni slancio di vita e di vitalità. Povera, piccina!

Avrai aspettato tanto, con gran fiducia e speranza, con attenzione ad ogni minimo rumore, ad ogni possibile segnale, ad ogni sbuffo minuscolo di vento, ad ogni indice del pur minimo cambiamento.

Aspettavi, aspettavi ……

Poi, chissà quando, chissà come hai cominciato ad affievolirti, come un lumicino ormai consumato assai, arrivato fino al termine. Ogni speranza, ogni fiducia nei miei confronti ha vacillato, eri sola, abbandonata, rifiutata, detestata, rinchiusa, ormai con poca luce, poca aria e senza ossigeno si sa, il cervello si annebbia e perde la lucidità, il cuore si svuota di amor proprio e la psiche, perde ogni punto di riferimento. E’ stato il disorientamento più totale, il detrimento, il deperimento, il deterioramento, la deprivazione ad ogni possibile livello. Avitalità. E’ difficile trovare anche i termini, perché nel buio tutto diventa nero, uguale, senza senso né slancio.

Mi spiace di tutto questo, mi spiace per tutto quanto hai sofferto! Desolante tristezza che m’invade, anche solo quando il pensiero di tutto questo mi sfiora! Mi vergogno profondamente di me stessa, mi vergogno e mi detesto a più non posso. Non ho scusanti, non ho dignità, non ho mostrato alcuna fiducia e ancor più non ho mostrato alcuna forza! Che infima!

Io, dall’alto della mia adultità, della mia sapienza, della mia razionalità possente, non sono stata capace di fare nulla di buono per noi, con questa mia potente razionalità. Io non sono stata nulla di creativo, non sono stata umana, né calda, né vitale.

Oltretutto, io non ho avuto in cambio nulla di importante. Ho ceduto me stessa, una parte importante di me, cioè te, in cambio di nulla, del fumo, dell’illusione di qualcosa che non c’è.

Lo so, che quello non è proprio amore! Ora lo so, lo so che non si ama a condizione. Lo so che l’amore che mi davano era di plastica, era preconfezionato, è l’amore dell’era industriale, della multi tecnologia, della prestazione, è orgoglio narcisistico. Un baratto. Un amore che non c’è.

Ora lo so, ma forse lo sapevo anche prima, nei meandri della mia consapevolezza più astrusa e recondita, lo sapevo e lo sapevo anche bene. Ma quello, quell’amore era meglio di niente, era meglio delle urla, degli sguardi di disapprovazione, del rifiuto, della rabbia, delle psicobotte, dei lividi invisibili, delle fratture insanabili.

Volevo solo un po’ d’amore! Entrambe, volevamo solo un po’ d’amore.

Non potevo accettare che loro non mi amassero, non potevo pensare che loro, proprio loro non mi accettassero, non mi volessero per ciò che ero.

Non so come, quel giorno ho realizzato che tutti i traguardi raggiunti, tutti i meriti, tutte le conquiste e gli sforzi, non erano valsi a rendermi veramente felice. Non ero felice, non so, forse mi sono vista di sfuggita in uno specchio e poi ancora mi sono sorpresa riflessa su una vetrina, non ho visto gli oggetti esposti in vetrina, ma me stessa riflessa e non mi è apparso niente di bello, c’era una persona seria, tutta impuntita, impettita, secca e dura, la faccia più di ogni altra cosa mi ha colpito, seria, dura e triste come non mai, come non avrei mai pensato.

Ma chi è quella? Per un attimo non mi sono riconosciuta. Ho pensato ma guarda quella professoressa arcigna! Ma guarda che faccia da funerale, che espressione triste!

E’ stato tremendo, mi sono rinvenuta, mi sono svegliata all’improvviso con una pugnalata proprio al centro del petto, quella ero io, quell’immagine ero io e non mi ero riconosciuta. Chi ero diventata?

Nel tempo non mi sono resa conto di cosa mi stava capitando, quella era ciò in cui mi ero trasformata. Non me ne ero proprio accorta. Non mi ero neanche accorta di tutto ciò che avevo lasciato per strada. L’attenzione verso glia altri, verso le aspettative, verso le norme, verso la rispettabilità, la serietà, mi hanno fatto perdere la vista, l’udito, il sentire e io non c’ero più.

E in effetti, non ridevo più da tempo, sorridevo educatamente, ma non ridevo più, nessuno tranne il mio dentista aveva mai più visto i miei denti e le mie tonsille. Non sognavo più, né di giorno né di notte, né con gli occhi aperti né con gli occhi chiusi. Pensavo semplicemente, i pensieri che servono per fare le cose, per capire come devono essere fatte nel migliore dei modi, i pensieri per fare i conti, i pensieri per valutare se il risultato era sufficientemente buono, se poteva aggradare chi mi stava intorno, chi mi avrebbe fornito una valutazione e punto, questo era tutto ciò che mi restava di me stessa. Un po’ poco, anzi molto poco.

Non giocavo più, non sapevo neanche più cosa fosse giocare, quella è roba da piccoli, un perditempo, una sciocchezza per adulti indolenti. Lavoravo sodo e m’impegnavo e rendeva bene, tutti erano soddisfatti, contenti, i risultati ben visibili, i conti soddisfacenti, i conti tornavano, secondo la certa logica della mente, ma non secondo la logica del cuore.

Un mondo arido, vuoto in realtà. Privo di tutto quello per cui avevo fatto tanto. Non c’era amore, non c’era consolazione vera, non c’era soddisfazione, non c’era pienezza, non c’era compagnia. Non c’era felicità. Non ero felice.

Quando la notte mi alzavo quasi in trance, a mangiare ciò che mi capitava, magari del formaggio o del dolce, morbido e piacevole, c’era una voce in me che mi ricordava che qualcosa non tornava. Quando le giornate senza impegno mi annoiavano terribilmente, ma molto più che annoiarmi, mi angosciavano a dismisura, senza posa dovevo fare assolutamente qualcosa, sentire qualcuno, avere un minimo cenno, uno stimolo, allora e solo allora, dopo ripetute angosce incolmabili e insanabili, il tarlo s’è insinuato nei miei pensieri, nei miei sonni, mi sono sentita incompleta e sola, angosciosamente sola.

Qualcosa non tornava, non andava. Ma cosa?

Eppure mi sembrava di avere tutto, proprio tutto. Mha!

Quando ho sentito tutto questo, quando mi sono fermata ad osservare e ad accogliere tutto quanto, ho finalmente capito cosa mi mancava, cosa mi agiva il sonno e la quiete, il fondo dell’assenza, la vera fonte che mi avrebbe dissetata, il cibo vero che mi avrebbe sfamata, il calore che mi avrebbe riscaldata e rincuorata, eri tu mia cara bambina, mia dolce e tenera piccola, era tu farfalla, coniglietto, scoiattolina, falchetto, topolina sfarfallina che mangia formaggio sotto il letto, occhi profondi, pulcino giallo occhi di laghetto, capelli color del grano, piccola che corre……...

Eri proprio tu! Tu solo tu. Allora come una scossa, come un fulmine a ciel sereno mi si è illuminata la vera fonte dei pensieri e ho capito con la testa e con la pancia insieme, ho ricordato te, ho avuto ben limpida la tua immagine davanti agli occhi, alla mente, al cuore.

Nostalgiando ho ripercorso le nostre lunghe chiacchierate, le risate all’infinito, le confidenze della sera sotto le coperte, i sogni sotto la luna, i nascondigli sotto il sole, le barzellette, gli scherzetti, le storielle. Tu, allegra, spensierata, canterina, amabile e bella. Tu che miravi l’uomo delle stelle e te ne facevi illuminare.

Bella di una luce tua propria, bella come le stelle, bella da far paura, bella di un’innocenza e di un amore senza condizione. Bella ed eterea, concreta e vitalmente forte. Affidabile e fidata fino alla morte!

Abbiamo trascorso dei momenti indimenticabilmente belli, spensierati, allegri, pieni, pieni all’inverosimile. Il tempo non esisteva, non esisteva la pesantezza delle giornate che trascorrono, l’orrore abrutente degli impegni inderogabili, dei compiti, delle regole. Era tutto libero e leggero, tutto era, esattamente come doveva essere.

Che nostalgia di quei tempi così squisiti, così indimenticabili, unici, momenti che non torneranno più!

Se penso a tutto questo, se penso a quanto ho fatto, che orrore ho di me. Che mostro sono stata. Che orrore, ti ho rinchiusa al buio per non sentirti più, per non farti più vedere al mondo, per mostrare di me solo la parte concreta, razionale, volenterosa, ubbidiente. Ho reso te inanimata e me un soldatino marciosamente addestrato. Ho impoverito ciascuna di noi, ho dissanguato ciascuna metà, fino a ridurre entrambe all’osso. C’è rimasto ben poco di ciascuna di noi due.

E la cosa peggiore, è che alla fine mi sono dimenticata di te! Ho dimenticato che esistevi, che eri rinchiusa lì, che avevo promesso di venirti a prendere presto. Presto!

Chissà, quanto hai aspettato povera piccola mia. Quanto avrai atteso quel presto, lo avrai contato, valutato, soppesato, interpretato per dargli un senso, per far trascorrere il tempo, per dare un significato accettabile all’interminabile attesa. Chissà quante lacrime hai pianto, quanto hai gridato, quanta disperazione, quanta desolazione, quanta solitudine infinita. Sola, sole, siamo entrambe sole! Tu sola, io sola e neanche insieme in questa nostra solitudine. Anzi, nemiche, invece che amiche, separate invece che parti indiscindibili.

Ho dovuto essere grande davvero, essere coraggiosa e forte quanto te, per potermi ricordare cosa era successo, cosa avevo fatto, per recuperare il mio tradimento, per potermi prendere tutta la responsabilità di quanto avevo tristemente compiuto, di tollerare la vergogna di me stessa, il peso e l’onta, per potermi riconciliare con te, per trovare lo spessore di chiederti scusa!

Scusa.

Scusa, mia cara e unica amica, mia piccola bambina, unica fonte delle mie emozioni, della mia gioia, della spensieratezza di quei giorni trascorsi insieme, saltellando e ridendo a piena bocca, con denti scintillanti, con briciole saltellanti, del ridere, ridere a crepapelle, finché non ci si fa più, finché si procede piegati in due, del ridere senza motivo, ridere solo perché siamo al mondo e stiamo bene insieme. Ridere ed essere pieni di una complicità e di un’alleanza unica e indescrivibile, che si condivide e si comprende con una semplice occhiata furtiva.

Ah, che bello ridere, ora è solo un miraggio ormai, un lontano ricordo. Ora non rido più da tanto tempo e tu non ridi più da tanto tempo ormai.

Non so, se potrai mai perdonarmi, se riuscirai a ritrovare il colore di un tempo, se riuscirai ancora a volermi bene, se ce la farai a fidarti di me, a rinnovare la fiducia illimitata che riponevi in me!

Hai confidato e hai atteso, hai atteso e hai confidato, ma vanamente. Capisco che non è facile, io ti ho tradito, ho distrutto il tuo mondo. Noi due eravamo tutto il tuo mondo e anche il mio! Io ho distrutto il nostro mondo!

Pur di essere amata, mi sono venduta e ti ho venduta, ti ho messa da parte, ti ho annullata, ti ho ferita, ho fatto finta che non esistevi. Ho permesso che loro con il loro codice reale, ti mettessero in gabbia, alla gogna e io ti ho fatto entrare lì, ho chiuso a chiave e ho nascosto la chiave ben bene.

Mi sono dimenticata di te! Ho venduto te e me, mi sono prostituita, ho rinnegato il fondo più vero di me: te!

L’unica che veramente, ingenuamente, innocentemente, gratuitamente mi amava con tutto il suo essere, con tutta la sua passione. Ho cercato l’amore altrove, quando invece ce l’avevo già, avevo lì a portata di mano tutto ciò che mi serviva. Ho cercato invano. Ho cercato acqua nel deserto. Che assurdità, che pazzia, nel deserto non c’è acqua!

Non ci sono scuse, non ci sono giustificazioni. Sono imperdonabile, lo so. Sono stata insensata, folle fino alla follia pura. Chissà cosa credevo. Cosa pensavo di fare, di cosa mi ero illusa. La vera verità è che io non posso fare a meno di te, non sono nulla senza te, non esisto, s’intravede solo una scorza, un abito, una forma, un codice, un fare, una prestazione. Una vera schifezza. Un nulla. Il vuoto.

Io ti voglio tanto bene. Io ti amo, mia compagna di cuore, unica vera perfetta compagna di vita. So chi sei, so cosa sei, so il tuo valore incommensurabile. Conosco la tua onestà, la tua semplicità, la franchezza e la freschezza del tuo cuore. So che il tuo amore è indescrivibile, totale, completo, unico!

So che ti ho lasciata, ma non voglio mai più perderti. Voglio te, voglio ritornare a quella sintonia di un tempo, voglio che siamo due anime in un nocciolo, come siamo state un tempo, come saremo ancora, come non potrei con nessun altro.

E adesso, che hai perso le tue ali, che hai corso tanto, che ti hanno venduto la tua tromba, che ti hanno sottratto indebitamente le tue lettere d’amore, che hai subito soprusi, violenze, aggressioni, pretese, aspettative, accuse. Dopo che hai perso il tuo posto ed il tuo diritto. Dopo che ti hanno deprivato dell’aria per respirare, dell’energia per crescere, dell’amore per credere in te, della fiducia per poter volare, della forza per poterti sostenere.

Ora dopo tutto questo, io voglio solo amarti, starti vicina, curare le tue ferite, curarci le nostre ferite. Non metterò più sale nel tuo dolore, ma ti nutrirò con latte e miele, come meriti e come mai sei stata nutrita. Voglio costruirti un giaciglio caldo e comodo, per farti riposare e vegliare su di te, osservando ogni tuo minimo sussulto, intravedere nel tuo volto i movimenti della tua anima in sogno, voglio ammirare rapita l’uomo delle stelle con te, mia piccola. Prometto che ogni sera ti leggerò la tua fiaba preferita, prometto che staremo tanto tanto tempo lì accovacciate a raccontarci storie di paura, storie dolci, poesie, soavi melodie, canteremo finalmente insieme, faremo un baccano indescrivibile.

Adesso che so quanto sei importante e unica, non mi preoccuperò più che si dica che i tuoi giochi sono stupidi e le tue risa di troppo. Non mi sentirò più ridicola in tua presenza, non mi vergognerò più di te! Non ti nasconderò mai più.

Che scema sono stata, non ho capito nulla, non ho proprio capito che tu eri il mio vero orgoglio! Tu, la mia forza, la mia fantasia. Tu la mia energia, la mia vita, la passione più potente, la magia di un abbraccio senza posa, tu mille emozioni, mille bollicine, un fremito, una scossa che ti percorre tutto il corpo senza darti posa.

Lo so che sono ripetitiva e noiosa, ma non so fare altrimenti, non conosco altro modo per farmi perdonare, non so come posso alleggerirmi e alleggerirti di questa mia vita insensata e vuota, di questo delitto compiuto nei tuoi riguardi, di questo pensiero ossessivo di cui non so darmi ragione, che mi tormenta giorno e notte.

Ti amo e ti chiedo perdono all’infinito. Spero che tu ci creda, spero che ancora tu riesca a fidarti di me, che tu voglia giocare con me, che ancora mi vuoi un po’ di bene, che ancora mi vuoi!

Io non so se sarò capace di tanto, di tutto questo. Non so se avrò questa tua forza, questa capacità di amare. Non so, se ce la farò a sentire ancora come un tempo, se questo mio terreno arido riuscirà mai a tornare fertile.

Perdonare è un grande gesto, un gesto di amore profondo, senza condizioni, senza possesso, senza giudizio, senza paure. Tu sei grande, veramente grande, la forte e la passionale delle due. Quella veramente ricca.

Io, scarna di vitalità e affidabilità, ormai ridotta ai minimi termini dell’umanità, ormai solo l’ombra di me stessa, non so neanche più se sono ancora capace di amore autentico e se lo sono mai stata realmente.

Nonostante tutto questo, nonostante tutte le macerie che ti sono crollate addosso, che io ti ho fatto crollare addosso, le macerie di quella nostra casa, che doveva essere la nostra roccaforte, nonostante questo e molto altro, tu sei ancora lì, che mi guardi, mi osservi, hai già smorzato il suo sguardo di rabbia e mostri languidamente il tuo amore, mostri le tue braccia che si aprono, che mi attendono, che si avvicinano teneramente.

Grazie, grazie del tuo perdono e del tuo abbraccio. Le tue braccia sono il segno della più grande generosità, il tuo timido sorriso mi commuove, i tuoi passi silenziosi sono una soave melodia, la tua presenza eterea quasi invisibile è come un fiore che si anticipa col suo profumo.

Che beltà! Grazie.

Non posso crederci. Non ci lasceremo mai, mai più!

Spero di meritarmelo, di non tradire la tua rinnovata fiducia e di essere degna di tutto questo. Spero di avere la forza, la dignità, la prontezza, di essere capace di mantenere tutto quello che mi doni ancora una volta. Sento tanta responsabilità su me, sento però che è giusto così, che tu sei tanta e meriti tutto questo, non una virgola di meno. Già una volta non l’ho capito, già una volta ci sono passata sopra, già una volta ti ho denigrata.

Adesso no, adesso sta a me capire, accogliere, impegnarmi, stare semplicemente con te. E poi, non posso che guadagnarci, non ne ricavo altro che divertimento, che pienezza, che vita.

Per te non sarà così semplice, ne sono consapevole. So che ci vorrà tempo, che quelle dannate ferite fanno male, frizzano anche solo a guardarle, so che le cicatrici non si cancelleranno mai dalla tua pelle, mia piccolina.

Quelle ferite ormai hanno lasciato la loro impronta, un solco, una strada indelebile e di lì, tu andrai per tutto la vita. Avrai ancora la tendenza a metterti da parte, lo farai per molto molto tempo, lo farai per tutta la vita. So che ti faranno molte cose che tu subirai, so che accetterai in silenzio molti soprusi, che abbasserai la testa negandoti il diritto della rabbia e chiederai anche scusa. E se proverai a lamentarti, non sarai ascoltata, dalla tua bocca uscirà solo un flebile sibilo, una lamentela inudibile ed inafferrabile, che il mondo calpesterà.

So bene, che ancora per anni e anni, ti si avvicineranno ogni sorta di prepotenti e ti porteranno via con sé, faranno di te ciò che vogliono e tu non dirai nulla. Venderai il tuo corpo e tutta te stessa per molto poco, anche per niente talvolta, perché così è stato e così deve essere. Non ci sono alternative per te.

Quelle cicatrici, non si cancelleranno mai più, per il resto della tua vita. Ma, io che ho contribuito a procurartele, adesso non ti lascerò mai più! Io veglierò su te, giorno e notte, ti difenderò di giorno e ti consolerò la notte. Non permetterò a nessuno di prendersi gioco di te, di derubarti, maltrattarti, strattonarti, dimenticarti. Ti ricorderò e ti insegnerò, giorno per giorno il rispetto di te, la pretesa del rispetto da parte degli altri.

Io imparerò insieme a te, ma siccome sono la grande delle due e un po’ di cose sul mondo l’ho imparate, sono più forte e consapevole, io ti aiuterò a non accettare, a non subire, a guardarti allo specchio. Io per prima mi guarderò allo specchio, ti guarderò allo specchio, io desidero ancora riconoscermi, ritrovarmi finalmente. Voglio finalmente vederti per ciò che sei e desidero che tu ti veda per ciò che sei.

Sarò orgogliosa di te e tu di me e tu di te e io di me! Saremo una la paladina dell’altra, io e te non ci lasceremo più. Io e te, non siamo niente da sole, io e te insieme siamo una forza, siamo uno e uno non può dimezzarsi.

Nessuno verrà a prenderti, nessuno ti tratterà come uno zerbino, nessuno ti farà scomparire. Io non lo permetterò.

Nessuno ti farà sentire ancora mille volte niente, nessuno ti farà vergognare di te, come se fossi un cane rognoso, una trovatella, una senza famiglia. Tu ce l’hai una famiglia, siamo noi la nostra famiglia e un giorno saremo molti di più.

Se puoi, perdonami e amami ancora, piccola mia grande bambina!

Io sarò la tua grande piccola mammina!

Siamo sorelle, ma io sono la grande, l’adulta ed è giusto che mi prenda cura di te e ti accompagni, come una mamma amorevole fa col suo piccino. E così sarà, e così sia!

Sai, anche io con la tua assenza non ho fatto che azzopparmi. Nonostante io sia l’adulta, a volte mi sento come se fossi ancora una bambina, incapace e inutile. Troppe volte mi sono sentita negletta, imbarazzata, impotente di fronte ad un mondo che non so gestire né controllare, un mondo troppo grande per me. Un mondo talvolta semplicemente splendente ed abile, talvolta ignaro della mia presenza, talvolta indifferente, fino al menefreghismo e alla crudeltà. Un mondo lontano, distante da me eppure talvolta vicino ed inglobante, richiedente. Un mondo grande.

Talvolta mi reprimo e deprimo solo perché non riesco a sostenere lo sguardo dell’altro, di qualsiasi altro, non importa chi, anche un altro senza importanza o significato per la mia vita, come il negoziante all’angolo, il giornalaio, un passante, il tassista. Eppure, mi vergogno solo a guardarlo, a mostrargli la mia essenza, a chiedere una cosa semplice come un’informazione, una notizia, un servizio pagato, per altro.

Sembra assurdo, veramente assurdo, mi vergogno come se ci fosse in me qualcosa che non va, qualcosa da nascondere, di terribile, o forse questo qualcosa è solo un senso di mancanza e di incapacità. Alla fine mi sento incapace di fare anche la pur minima cosa, incompetente, impotente, ignorante, inutile. E qualunque cosa faccia, non basta mai. Non arrivo mai, non sarò mai all’altezza.

E’ una sensazione veramente forte, devastante per tutto il mio essere. Sono povera e mi impoverisco ancora di più, mi costringo in una morsa di insicurezza e nullità. Non posso mostrarmi, non posso chiedere, non posso osare, non ne ho il minimo diritto.

Mi ritrovo allora rannicchiata in un angolo, ad avere solo tanta paura e vergogna di me e della mia inadeguatezza, delle mille interminabili incapacità. Allora mi capita che esattamente come te, mi viene un gran mal di pancia, oppure mi si stringe lo stomaco, la mia testa duole così tanto che non riesco più a stare neanche con gli occhi aperti, tanto meno a parlare, ascoltare, riflettere, nulla. Non sono più capace di nulla.

Ho solo voglia di nascondermi, di rintanarmi sotto le coperte e scomparire da questo mondo difficile.

Altre volte capita che la mia grande paura si trasforma in rabbia, in risentimento contro tutto e tutti, ce l’ho con l’universo intero, mi riempio di astio e persino rancore e sto lì sola con me stessa, in quel gran pantano. Vedo ingiustizie ovunque, vedo che gli altri mi maltrattano, non mi ascoltano, non mi vedono, non riconoscono ciò che sono, mi sento denigrata e derisa e ne sono infinitamente rancorosa, senza rimedio. Tutto appare nero e senza via d’uscita.

Magari, mi risveglio con rinnovato entusiasmo e speranza, con una visione alleggerita e sbiadita, non ci sono più così tanti nemici nel mio mondo, ma le cose nel frattempo non sono cambiate, si sono solo ammansuetite, ridimensionate.

Tutto questo succede, questo immenso vissuto profondo di incapacità e di inutilità deriva solo dal fatto che manchi tu. Manca tutta la vitalità, il brio, la passionalità, l’emotività che ti contraddistingue. Manchi tu, mia piccola cara.

Lo so che tutto questo ti stupisce, mi guardi con quegli occhi sbarrati e increduli, lo so. Tu credevi in me, ti aggrappavi in me ed io facevo la parte della dura, della sapientona, ma in realtà anche io nascostamente mi aggrappavo a te, anche io ero rincuorata dalla tua presenza, della tua esistenza. Tutto quel mio rigore, quella razionalità, senza te diventano solo esercizio aritmetico, esecuzione di calcoli, applicazione di formule, niente più di quello che fa un computer.

Senza di te, non sono niente. Senza di te, sono solo una scatola vuota! Senza te io soffro immensamente, vivo con un buco nel centro della mia esistenza.

Solo insieme riusciremo a tollerare la triste realtà che i nostri genitori non ci hanno amato come avrebbero dovuto, che non ci hanno amato come avremmo avuto bisogno. Solo insieme riusciremo ad accettare che non ci vedono per ciò che siamo, che non riescono ad accoglierci per ciò che siamo, a lasciarci essere noi stessi, a sbagliare, a cambiare, ad urlare, ad essere.

Insieme potremmo alleviare il dolore per essere state misconosciute, maltrattate, violate e alla fin fine abbandonate.

Forse solo se saremo insieme, la rabbia interminabile, la frustrazione e l’incomprensione di tutto questo non ci distruggerà, ma si trasformerà in una forza propulsiva, in qualcosa che misteriosamente si trasforma trasfigurando la sua natura originaria per diventare un universo parallelo.

Io sono l’adulta ma tremo come una bambina, tu sei la bambina ma vivi saggiamente come un’adulta. Siamo una commistione unica.

Noi due insieme riusciamo a sentire e a stare in questa dimensione unica. Noi due insieme, siamo veramente una forza!

Grazie che esisti.


imagesCAPB0OTP

Pubblicità
Torna alla home
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post