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Riflessioni, idee, sogni, emozioni, corpo e psiche in movimento

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A Spasso con la Paura Capitolo XI: Il seme Spaventoioso

CAPITOLO XI

 

IL Seme Spaventoioso

 

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C’era una volta in un paese di cui si è perso il nome, un piccolo orticello.

Lì, non si sa come non si sa perché, se per caso oppure per volere di qualcuno, era finito un piccolo seme. Finito sotto terra, piantato insomma come deve essere per ogni seme.

Si chiamava Spaventoioso e stava ben nascosto in quello spazio tutto suo, ricavato nel terreno. In quella tana c’era caldo e umido, talvolta passavano di lì dei piccoli vermetti che strisciavano allegramente in cerca di qualcosa di buono o semplicemente per fare un pisolino, talvolta capitava anche che ci fosse troppa acqua quando pioveva e pioveva per giorni e giorni, poi all’inverso poteva anche capitare che ci fosse molto caldo e secco, neanche l’ombra di una gocciolina di rugiada che rinfrescasse. Insomma, un po’ così, alle prese con le stagioni, coi cambiamenti della natura, degli eventi, ma tutto sommato andava bene, tutto era nella norma delle aspettative.

Era come tanti altri, almeno in apparenza. Un piccolo seme, leggermente oblungo, di colore chiaro, ma ben tornito e solido. Il suo involucro dava proprio l’idea di essere ben sano e forte.

L’interno era un’altra cosa.

Questo nostro tenero seme era assai gioioso, possedeva una sorprendente grande spinta alla vita, un desiderio irrefrenabile di nascere, di spandere le proprie radici nella terra e le foglie fuori, lì in alto, nel cielo illuminato di azzurro e di sole. Aveva una propensione speciale a librarsi nell’aria, a vivere in terra e in cielo, ancorato e libero.

Nel contempo, aveva una gran paura, era spaventato a morte. Di cosa? Di un sacco di cose. Temeva qualunque cambiamento, qualunque incontro, qualunque evento che lo potesse mettere di fronte a delle richieste, a delle prove, ad ostacoli con cui misurarsi, confrontarsi per il resto dei suoi giorni.

E che c’è di male in questo? Vi chiederete voi.

C’è che il nostro caro semino, si sentiva sempre inadeguato, incapace, vergognoso di sé. Per cui ogni confronto, ogni messa alla prova, l’avrebbe posto di fronte a questa sua pesante sensazione, facendolo sentire incapace e umiliato di fronte al mondo, così bravo, pronto e pieno di risorse.

Oltretutto, non si sa da chi, aveva udito storie spaventose, che gli narravano di cose terribili, impossibili da affrontare, di quelle che ti fanno rabbrividire, tremare fino al midollo.

Si narrava che nella foresta buia e frondosa si possono incontrare dei Gruffalò o il Topo Tremendo, con tutta una serie di animali feroci. Poi in qualunque luogo, ad assediare castelli, a volare, combattere, a catturare streghe, a sputar fuoco, può sempre essere in agguato un gran drago. Che paura!

Non parliamo poi del mare e di tutto quello che può farti incontrare, squali, sardine, polpi, temporali, ghiacci polari e dio sa cos’altro. No, no, non ne parliamo per carita!

Poi ci sono bambini nascosti nelle cantine, soffocati e repressi, solo perché  troppo allegri e gioiosi, troppo rumorosi, disturbano con la loro allegria. Bambini che non possono stare lì, ad infastidire chi deve assolvere dei doveri importanti, quelli necessari per vivere, per diventare grandi, adeguati, seri.

Insomma, figuriamoci se questo nostro semino poteva pensare di essere capace di far fronte a tutti questi mostri e avversità. No, proprio no! Brrr … un brivido gli percorreva subito tutto l’involucro, tremava al solo pensiero e la linfa gli si gelava in ogni anfratto.

Chissà perché mai pensasse questo di sé stesso, perché si vedesse così fragile proprio non si sa. Non si sa ….. ma forse lo si può intuire.

Papà e mamma semi, gli avevano sempre fatto mille raccomandazioni, avrebbe dovuto stare molto attento al mondo, a dove andava e a cosa faceva. Nel mondo ci sono molte contrarietà, esseri malvagi e misteriosi, calamità naturali, l’uomo crudele e potente, eventi che sicuramente non avrebbe saputo affrontare.

Lui era piccolo e indifeso, oltretutto proveniva da una famiglia modesta. I suoi genitori e i suoi nonni prima di loro, erano semi per bene, gran lavoratori, ma semplici semi, di quelli che il mondo truffa facilmente, di quelle di cui ci si approfitta, senza remore, gli si taglia radici e foglie senza pietà. Loro sono incapaci di difendersi da tutto questo, ingenui e onesti come sono.

Poi come se non bastasse, loro non sono così scaltri, non così abili, arrivisti, nel farsi una posizione nel mondo. E quindi fanno parte degli umili e dei deboli, di quelli che ubbidiscono, stanno rintanati quanto basta e si espongono quanto basta, niente di più niente di meno.

Tanto valeva rimanere lì al sicuro, dove tutto era noto e sotto controllo, alla loro portata insomma! Loro non c’avevano mai pensato ad andare oltre quei confini, fuori di lì c’era un mondo che non era fatto per loro.

Glielo dicevano solo per il suo bene, che si levasse ben presto quei grilli dal capo, che sarebbe stato sicuramente più felice. Lui era uno di loro e non poteva pensare di avere un destino diverso! Ma che idee strane sono quelle! Via, ben presto avrebbe capito, intanto doveva ubbidire poi un giorno li avrebbe ringraziati.

“Comprendi bene, che tu sei nato qui ed il mondo dei grandi terreni non è fatto per te! Il mondo fuori di qui, alla luce e al sole è assai misterioso, oscuro, imprevedibile. Sappi oltretutto, che ci sono semi che vivono per più di cento anni, senza sbocciare mai! Loro resistono in quiescenza senza dover fare tanti sforzi, stanno lì pasciuti e beati. Ricordatelo Spaventoioso!”

Ed ecco fatto! Il semino, doveva essere umile, bravo, riconoscente verso le persone gentili ed intelligenti, così avrebbe anche lui piano piano, ricavato una sua nicchia nel mondo, in cui stare al sicuro e guadagnarsi di che vivere.

In fin dei conti, cos’altro voleva nella vita? Avrebbe anche lui incontrato una brava e onesta semina e se dio voleva avrebbe continuato la specie, facendo nascere tanti bei piccoli semini, tali e quali a loro. Bello no? Che altro si può volere?

Forse il mistero sta tutto qui. L’origine della confusione sta proprio in queste convinzioni, nelle raccomandazioni più amorose. Quel tremolio, quella paura costante hanno una precisa ragione d’essere.

Ma …. forse il nostro semino, non era così semplice e umile come gli dicevano loro, forse era anche molto intelligente, resistente, tenace e abile, forse non era esattamente come loro lo dipingevano, come lo volevano vedere, che corrispondeva a come vedevano sé. Probabilmente, non era esattamente come loro.

Di fatto, gli mostravano questo di sé, del suo destino e lui non poteva che accoglierlo, non poteva che crederci, in fin dei conti sono i suoi genitori!

Perché mai dovrebbero mentirgli? Perché mai avrebbe dovuto essere diverso lui?

Eppure, dentro di sé ogni tanto si muoveva qualcosa, un pizzicorio gli animava le ossa, velocizzava la linfa, facendolo incredibilmente saltellare all’impazzata. Qualcosa che non riusciva a fermarsi, a stare in quella realtà, in quella convinzione.

Per quanto si nascondesse, il sole fuori arrivava fino a lui, là giù in fondo alla terra, si faceva sentire e ancora di più l’animava, addirittura gli sembrava di sentire gli odori e i profumi soavi della primavera in fiore e in foglia. Tutto questo mondo esterno e sconosciuto, attivava i suoi desideri di vita, di espansione, di piacere. Risvegliavano in fondo al suo cuore, una gran voglia di vivere!

Si muoveva stranamente e inconsapevolmente una gioia di vita misteriosa ma potente, veramente molto potente, così forte, che spaventa forse più delle raccomandazioni e dei divieti. C’era una gioia, una gran gioia, di quelle che ti riscaldano e ti riempiono oltre ogni misura, oltre ogni logica consapevole. Arrivava addirittura ad invidiare il vermetto che se ne andava arzillo, libero di andare, o il piccolo insetto che entrava e usciva dalla terra con estrema facilità e lui invece lì inchiodato in quel sottosuolo.

Ma subito dopo, come la gramigna nel grano, persistente rispuntava ancora la paura, come per smorzare quella spinta curiosa e imponente, come a ricordargli qual è il suo posto, i suoi confini, la definizione di sé, oltre la quale non si deve assolutamente andare. Non si deve osare!

Gli tornava a mente di una storia che gli avevano raccontato, di un seme in un paese lontano da lì. Di un seme tanto amato e desiderato dai due guardiani dei fiori, che già prima che lui nascesse, se l’erano prefigurato bello, alto, forte e giallo come il sole.

Lo amavano proprio tanto, all’inverosimile. Ma, il guaio è che quel fiore non era affatto alto e giallo come il sole, lui era un semplice ma delizioso fiore di campo, come tanti altri fiori di campo, che però un volta spuntato fuori, non ha potuto essere semplicemente ciò che era. Ha dovuto sforzarsi a tutti i costi, di essere ciò che loro si aspettavano da lui.

Da quanto gli hanno raccontato, per quel fiore è scoppiato un vero guaio dei guai. Infatti quel fiore di campo, pur di non deludere i due guardiani che gli volevano così tanto bene, avrebbe fatto qualunque cosa e si sforzava a più non posso, allungandosi all’inverosimile ed esponendosi il più possibile al sole, per diventare giallo come lui.

Il risultato però è stato un triste risultato, alla fine s’è ripiegato verso terra, incurvato su sé inesorabilmente. Quando s’è guardato, si faceva anche un po’ pena, lì così ricurvo su sé.

Mai e poi mai, il nostro semino avrebbe voluto ritrovarsi in quell’orribile situazione, mai e poi mai! Troppo difficile, troppo doloroso, tremava dallo spavento di aver dovuto tollerare tutto questo, di non esserne in grado, di non saperlo gestire, di non poterlo tollerare.

Come avrebbe mai potuto superare tutto ciò?

No, no, assolutamente no! Non sarebbe mai uscito di lì, non ci pensava proprio. Ma per chi? Ma per cosa? No e poi no! Neanche se lo venivano a prendere per forza.

Del resto, lì si stava proprio bene. Insomma, benino. C’era sufficiente caldo e umido, c’era protezione e sicurezza, tutta la terra pressata intorno a lui lo faceva sentire privo di rischi. Ah, che delizia, che beltà!

Senza rumori eccessivi, senza sbalzi impensabili, senza lampi folgoranti. Tutto era ovattato e solido.

Sì, certo a volte si sentiva un po’ compresso, un po’ soffocato in quella morsa stretta, quando provava a spostarsi anche di pochi millimetri, non poteva, non c’era gioco, non c’erano altre possibilità.

Per dire il vero, c’era anche buio, un po’ troppo buio. Un buio talvolta rassicurante perché, nascondendo i dettagli non faceva sorgere sospetti e domande angoscianti, ma anche un buio indifferenziato, vuoto, stracolmo di ogni possibile sorpresa, di infiniti pericoli invisibili.

E la fantasia si sa, può creare mostri ancora più orribili e grandi, di quelli che esistono realmente.

E poi una noia, una noia abissale, plumbea e abissale. Uffffffff ….. tutto uguale, niente stimoli, nessuna novità, nessun bel suono, odori nuovi …. Uffff …. Niente di niente.

Ma in verità, pensa che ti ripensa, gli viene in mente la seconda parte della storia, quella del seme. Sì, se l’era quasi dimenticata, perché lo spavento provato l’aveva atterrito, ma c’era un seguito che rassicurava e alleggeriva assai.

Fatto sta che i guardiani che volevano così bene al fiore di campo, ad un certo punto sono andati a consultare la Vita, per capire cosa stava loro capitando e in cosa avessero sbagliato.

Lì hanno capito l’inghippo e hanno anche trovato la soluzione. Hanno tolto immediatamente quel bel quadro, del fiore alto e giallo come il sole e vi hanno appeso un bello specchio, pulito proprio a dovere, in modo che il piccolo fiore si potesse finalmente vedere per ciò che realmente era e non per ciò che loro desideravano fosse.

E tutti hanno lasciato andare ciò che non era e tutto è diventato più semplice e naturale. Ah, che sollievo.

Questo lieto fine infondeva al seme Spaventoioso tanta fiducia, gli faceva credere che c’è sempre una soluzione, c’è un’alternativa, che si può essere sé stessi, si può anche cambiare e si può sfidare la paura. Che il mondo, forse non è così inaccessibile come aveva sempre sentito dire.

Sfidare la paura …… una frase che gli faceva venire in mente altri lieto fine. Per esempio, quella chiocciolina lì sulla banchina affacciata sul mare, un giorno decise di andare in giro per il mondo, per il vasto mare, a discapito del consiglio giudizioso di tutte le altre chioccioline, che le raccomandavano di non inoltrarsi in un mondo che non le apparteneva. Lei era nata lì e questo aveva un senso.

Ma lei, che era veramente piccola ma anche veramente coraggiosa, ha sfidato questo suo destino e ha chiesto un passaggio per mettersi in viaggio ed è partita ben presto, con la grande balena marina.

Aveva anche sentito narrare che la chiocciolina in quell’avventura, ne aveva viste di tutti i colori e nei momenti più critici aveva dovuto far forza su sé stessa, aver fiducia ed andare avanti. E …… quasi da non credere, verso la fine del viaggio la piccolina aveva salvato la vita alla grande balena marina, lei piccola piccola era riuscita a salvare la grande balena. Era stata proprio brava e proprio coraggiosa la chiocciolina! Mammamia!

    Di coraggio ne aveva avuto tanto anche il topolino gioioso, che trovandosi in mezzo al bosco buio e frondoso, aveva dovuto affrontare una serie di animali feroci che se lo volevano mangiare. Pensa un po’, lui così piccolo e indifeso era stato veramente ingegnoso, s’era inventato un mostro grande e grosso, con un nome assai tosto e anche un po’ buffo, mi pare che fosse Gruffalò, sì dovrebbe essere Gruffalò.

E alla fine il topolino ha avuto la meglio su tutti quegli abitanti della selva e non solo su di loro, ma anche sul Gruffalò vero e proprio, che ad un certo punto s’è materializzando, comparendo magicamente non si sa da dove. C’è mancato poco, per finire nella sua pancia, ma con grande maestranza è riuscito ad imbrogliare anche quell’orrendo mostro. Alla fine lo ha fatto fuggire con la coda fra le gambe.

Ci credereste voi? Un Gruffalò grande e grosso, con gli occhi arancioni, ma ve lo immaginate che scintille di fuoco sprizzava?

La lingua penzolona, ginocchia nodose, un bitorzolo verde in cima al nasone e aculei violacei sulla pelliccia! Ble, che schifo!

Eppure, quel piccolo e innocuo topolino l’ha fatta franca, ha spaventato così tanto quel mostro, che addirittura nel tempo il Gruffalò ha disegnato sulle pareti della rupe quell’orribile avventura, narrando alla propria piccina la terribile vicenda, causata dal Topo Tremendo.

Addirittura quel topolino è diventato il Topo Tremendo, dalle braccia forzute, i baffi d’acciaio e gli occhi infuocati!

Ma allora, se così è stato, forse …. forse … anche lui, piccolo semino innocuo e indifeso, può permettersi di andare per il mondo, forse può cedere a quel richiamo verso la vita, forse può permettersi di radicarsi nel terreno, forte e sicuro come una quercia. Forse può anche spuntare fuori da quel terreno, può finalmente assaporare il tepore del sole, il profumo dell’erba fresca, dei fiori appena sbocciati, degli alberi vigorosi, vedere uccellini che svolazzano felici e farfalle leggiadre e soavi. Forse può finalmente vedere che fiore è, che pianta è! Chi è il seme Spaventoioso? Che cosa è destinato a diventare, veramente?

Forse può! Ah …..

Ma forse ….. ma …. mille dubbi e paure ancora girano intorno come un vortice e lui ne è al centro. Brrr …. solo a pensarci gli viene un brivido di freddo e di paura, le certezze si confondono, si prendono gioco di lui, tutto sta per svanire nuovamente ………

Oddio. Ma, la vita è forte e chiama in modo deciso. Vuol vivere, vuol rischiare, vuol pensare di riuscire in qualche modo ad affrontare i mille mostri tremendi, che ci sono là fuori. Almeno potrà dire di averci provato, almeno potrà tornare e narrare di essersi fatto coraggio in mezzo alla tempesta più maestosa, in mezzo a mille intemperie e ai tanti imprevisti.

Alla fine potrà dire: io ho compiuto un atto più grande di me! Forse non sono così piccolo allora!

Almeno non dovrà un giorno, rimpiangere di essere rimasto lì in quel terreno sicuro, senza sbocciare mai, senza vedere il mondo, pieno di ma e di sé, pieno di rimpianti e ancora più, pieno di paura. Di quelle paure che si nutrono del dubbio e dell’incertezza, che s’ingigantiscono nel buio e nell’ignoranza più totale e devastante. Di quelle paure che diventano Gruffalò grandi e grossi, con un aspetto orrendo e una gran fame.

Almeno non dovrà rimpiangere ciò che non ha osato, quando ormai non c’è più tempo e non più possibilità, perché tutte le occasioni germinative sono passate, anno dopo anno, stagione dopo stagione, primavera dopo primavera, inesorabilmente, inevitabilmente, tristemente, desolatamente ……

No, val la pena di osare. Se morirò, almeno lo farò sorridendo per aver visto qualcosa di diverso da questo buio e da questo angusto spazietto.

E allora sì alla vita. Aria, sole, verde aspettatemi, ci sono anche io! Sto arrivando!

E il nostro semino Spaventoioso, un po’ Spaventato e un po’ Gioioso, va coraggiosamente nel mondo, cercando la propria strada, con il suo fagottino sulle spalle, a volte pesante, a volte utile, cercando sé stesso, con tutta la curiosità e l’intuizione di un bambino, con la paura più profonda di un bambino, ma anche con la determinazione di chi sa che rinunciare sarebbe ancora più doloroso e deleterio.

E il nostro semino, un giorno di primavera fece capolino nel mondo, spuntando in un posto verde, giallo, rosso e azzurro, emozionato e felice.

E sapete cosa? Mentre faceva capolino con le sue prime fogline verdi, improvvisamente vide sfrecciare qualcosa, alto nel cielo, ma cos’è, cosa sarà mai?

Non riesce bene a capire e un po’ spavento, si disorienta. Ma in un attimo quella cosa volante è lì, proprio lì vicino a lui. E’ un animale strano, arancione, con una lunga coda e porta con sé una ragazza ed un cavaliere. Ma …….

“Siamo i primi dottori volanti, io mi chiamo Sabrina e studio medicina. Hai bisogno di noi, per caso? Piccola piantina, sei un po’ tremolante.

Di qualunque cosa tu possa aver bisogno, facci un fischio e noi correremo da te! Spesso voliamo da queste parti ad aiutare chi è in difficoltà.

Ah che maleducata, scusa, questo è Ubaldo, prode cavaliere e questo Zog, la nostra ambulanza volante. Noi siamo amici per la pelle!”

Ed il seme Spaventoioso ascoltava incredulo, non poteva credere a quelle parole, di fatto ascoltava scuotendo il capo, facendo cenno di aver capito, accennava appena ad un sorriso e taceva ….. non aveva parole!

Ma …….. mentre accadeva tutto questo, sapete un’altra cosa? Spaventoioso ha visto un’altra cosa che sfrecciava nel cielo azzurro e luminoso, un po’ meno veloce ma altrettanto strana. Ecco che si avvicina, sempre più sempre più …… atterra …. Ma …

“Sono la Strega Rossella e volo con la mia scopa e i miei inseparabili amici. Ti presento il gatto, il cane, la rana e il verde pennuto, abbiamo tutte le comodità su questa scopa volante, anche un bel calderone e una bacchetta magica.

Miao

    Bau

        Cra

             Ciop  ……….. All’appello!

Se per caso volessi venire con noi, ci stai anche tu, micigadula e bodidibu …… “

E via volò la Strega come una saetta.

La nostra piantina era stupita e sollevata, incuriosita e … felice, ci credereste mai?

Era felice di essere al mondo e di volersi espandere sempre più. Ma che bello il mondo!

E allora il seme Spaventoioso, orami pianticella sempre meno Spaventata e sempre più Gioiosa ha deciso di crescere e librarsi libera nell’aria e nella terra. Vale proprio la pena di rischiare, si dice.

Ah! Che bella giornata, che dolce è la vita!

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