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Riflessioni, idee, sogni, emozioni, corpo e psiche in movimento

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Compliance

“Compliance”

 

 

 

In questi giorni ho fatto la spiacevole esperienza di contattare uno psichiatra del Cim (Centro d’Igiene Mentale della ASL), per confrontarmi su una mia paziente, afferita al servizio, sotto mio suggerimento.

    L’esperienza spiacevole sta, non tanto nel dover contattare il Cim in sé, bensì nel non riuscire in alcun modo a parlare con lo psichiatra, che ha preso in carico la persona in questione.

    Dopo varie telefonate, in orari e momenti diversi, dopo varie scuse di chi è preposto a rispondere alle chiamate telefoniche, mi sono arresa e mi sono detta che “non avevo più voglia” di farmi prendere in giro!

    Ma, in sé e per sé la frustrazione in questione è passata velocemente, quello che mi chiedo invece che utilità abbia, che servizio sia, che collaborazione può esserci fra colleghi, ma soprattutto: QUALE PRESA IN CARICO PUO’ VENIRNE FUORI?

Immaginiamoci la Compliance!

    Infatti, la paziente non ha preso i farmaci prescritti, ormai un mese fa e questo non ha niente a che fare con la mia mancata possibilità di comunicare col collega. La persona non si è sentita ascoltata ed accolta, dopo varie interruzioni telefoniche, dopo un breve ascolto distratto, si è sentita dire “ho capito tutto!” ma rammaricata mi ha confessato “ma io, ho raccontato solo una piccolissima parte della mia vita!”

    E questo è naturale, nel senso che non si può che raccontare, una piccola parte di una lunga vita (lunga non nel senso degli anni ma della sua consistenza, dell’intensità, dell’importanza, ecc.), ma ciò che esprimeva questa persona delusa, era il vissuto di non essere stata ascoltata e capita, veramente.

    Ed in effetti, neanche io sono stata ascoltata, anzi non mi è stata data neanche possibilità di parlare, pur essendomi presentata in vari modi, solo con nome e cognome, col il titolo, con la motivazione della telefonata, ecc., ma ogni volta c’era una scusa per non poter comunicare, senza per altro avere un’idea, di uno spazio disponibile per il dialogo.

    Se non ho avuto possibilità io, immagino quanto ne possa avere un paziente! Pensiamo quando una persona sta male, ha una crisi, è in una situazione acuta e ha bisogno di contattare il proprio medico, per essere rassicurato, per chiedere conferma degli effetti di un farmaco, per un aggiustamento della terapia, per avere un appuntamento, ecc. Se sta veramente male, non credo che abbia il tempo, l’energia e la fiducia, per chiamare ripetutamente.

    Sembra proprio che questi colleghi non abbiano nessun interesse per i pazienti. Mi chiedo allora, che cosa ci stiano facendo in quel posto, qual’è il motivo della loro scelta professionale!

    Insomma, mi fermo qua, ma francamente mi auguro che questo sia solo un caso a parte, uno spiacevole caso a parte, più unico che la norma, altrimenti è un brutto curare! E ...... un altro spiacevole esempio di mala sanità!

 

 

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