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La Maschera creata
dall'esperienza dell’Umiliazione:
Il masochista
L’umiliazione è una delle esperienze umane più strutturanti rigidamente la personalità.
Sicuramente le ferite più antiche sono il Rifiuto e l’Abbandono, che minano alla base il diritto ad esistere dell’individuo stesso e che determinano la maschera del Fuggitivo e del Dipendente.
L’umiliazione evolutivamente direi successiva al rifiuto e all’abbandono, in questo caso non viene negato il diritto ad esistere e a stare vicino, bensì il diritto ad essere in un certo modo.
Il/la bambino/a viene umiliato/a perché così com’è non va bene!
L’umiliazione può avvenire sia da parte della madre che del padre. Generalmente l’intervento della madre è primigenio, nel senso che regolando le funzioni fondamentali quali il cibo, le regolarità corporee, l’igiene, la gestione dello spazio e del tempo, con lei si crea il primo spazio per il riconoscimento o per la svalutazione.
Il bambino/a umiliato/a verrà ridicolizzato per quei comportamenti ritenuti non adeguati o apprezzati (se fa la pipì a letto, se rovescia del cibo sui vestiti, se non cammina correttamente, se corre goffamente, se si tocca le parti intime, se si masturba, ecc.), ma spesso sarà anche sminuito nelle acquisizioni e nelle competenze: i progressi non sono visti né valorizzati. La madre ha un preciso modello mentale di ciò che corrisponde al bambino perfetto e se il figlio (anzi sicuramente) non rientrerà in quei canoni, allora lo farà sentire inadeguato, sporco, incapace, ecc.
Il padre a sua volta può rimarcare queste modalità della moglie, ma più spesso, il suo ruolo nel produrre umiliazione, se è presente, si struttura più sul pensiero, sulla parola, sulle capacità cognitive. Il figlio/a quindi verrà trattato come non intelligente, non capace, non sveglio, non attivo, non creativo, ecc.
Capiamo bene come l’umiliazione sia uno strumento potente in mano dei genitori, che diventano fondamentali per l’autostima del figlio. Tutti i figli costruiscono il senso di sé e della propria stima sulla base dei rimandi dei genitori e se questi sono positivi, gradualmente si acquisterà sicurezza e indipendenza. Il bambino umiliato e svalutato invece sentendosi incapace, non acquisirà una stabile visione di sé, avrà sempre bisogno del loro giudizio per procedere nelle proprie scelte.
Si innesca un circolo vizioso, più il bambino e poi il ragazzo chiede conferma ed è insicuro, più i genitori avranno una visione svalutata di lui e lo tratteranno da incapace.
Il bambino o bambina per proteggersi rispetto a questo vissuto estremamente doloroso, strutturerà la maschera del Masochista. La cosa più triste di questa struttura è che il rinuncia a sé stesso, pur di avere l’approvazione dei genitori, di solito la madre.
Il prezzo è la perdita di sé e la coltura costante di rancore. Il masochista è pieno di rabbia e rancore non riconosciuto, questo rancore col tempo diventa una forma di rigidità, di resistenza al cambiamento. L’individuo pensa di proteggere la propria individualità non dandola vinta, all’esterno si adegua a ciò che gli altri vogliono, ma internamente si promette di non cedere. Ma è una vincita inconsistente, in verità sta solo ingaggiando una lotta con l’altro, impedendosi di scegliere liberamente per ciò che è nella sua natura. Non impiega quindi energia a cambiare il suo sentire di umiliazione e a strutturare un’esperienza che gli confermi le proprie capacità e la possibilità di essere “vincente” nelle proprie scelte, come chiunque altro.
L’individuo umiliato profondamente, si farà carico dei pesi altrui, pur di sentirsi adeguato. Si comporterà da “bravo bambino”, sarà servizievole, accomodante, cercherà di evitare i pesi agli altri, di facilitare loro la strada, sta cercando di compiacere “la madre” o chi per lei (tutte le figure successive che assumeranno questo valore, insegnanti, istruttori, datori di lavoro, ecc.).
Ricordiamo che generalmente i genitori che tendono ad umiliare, a loro volta si sentono o sono stati umiliati. Molto spesso le ferite si tramandano di generazione in generazione.
Quindi ricordiamoci anche che gli stessi cambiamenti si tramandano da generazione a generazione. Riuscire a modificare qualcosa della nostra vita, è un bel traguardo anche per le generazioni successive.
Ma soprattutto è importante tramandare il messaggio che si può cambiare!
Ma facciamo un esempio, per capire meglio e per verificare che i genitori del masochista non sono necessariamente dei sadici assassini. Certo c’è sempre una componente sadica nell’atto di umiliare qualcuno, ma le motivazioni e le spinte non sono necessariamente sempre distruttive.
Poniamo l’esempio di una famiglia economicamente modesta ma orgogliosa e dignitosa, che ha alle spalle tutta una lunga storia di umiliazioni e offese.
La nostra famiglia viene invitata ad una cerimonia. Nello sforzo di apparire dignitosi e non “farsi vedere come morti di fame”, si ferma in un bar a fare colazione prima di recarsi alla cerimonia con buffet, così da contenere sé ed i figli.
Nel bar, uno dei figli, fa cadere una goccia di cappuccino sul vestito bianco, macchiandolo in modo non consistente ma vistoso.
La madre si sente frustrata all’idea di apparire non dignitosa, a causa del vestito sporco di uno dei figli, teme di essere giudicata una madre non brava, si arrabbia terribilmente con la colpevole della macchia, chiamandola pasticciona, combina guai, porcella, ecc.
La frustrazione però non si esaurisce qui, perché la madre teme comunque l’impatto non solo con gli invitanti ma con tutti gli invitati, con tutti quegli occhi e giudizi. Arrivati alla festa, la madre metterà in ridicolo la figlia, mostrando la macchia, per spiegare e giustificare la sua presenza, attribuendone alla figlia la totale responsabilità e la sua conseguente disperazione. La figlia che tenta di nascondere la macchia con le mani, verrà pubblicamente svergognata.
Capite che la madre non vuol essere crudele con la figlia, in verità lei non c’entra, non la vede neanche, se non come prolungamento e specchio di sé. La figlia è la vetrina di sé che mostra agli altri e come tale, per preservarsi dalle critiche, tutto deve essere perfetto! I figli devono rientrare in uno specifico ruolo e copione!
Immaginiamoci la frustrazione, il senso di colpa, la solitudine di quella bambina!
Proviamo a pensare a cosa penserà di sé e degli altri. Sicuramente non può pensare che la madre ha sbagliato, perché in effetti si è sporcata, è una pasticciona. Il mondo per lei, sarà sempre una vetrina dove esporsi, che la sottoporrà a giudizio e misurazione!
In quest’esempio, particolarmente estremo, la bimba non ha neanche il diritto di proteggersi e nascondersi, perché la madre la svergogna davanti a tutti, obbligandola a mostrare la “macchia”, l’onta.
E’ meglio nascondersi e non mostrarsi nelle proprie incapacità! E’ meglio acquisire la capacità di piacere agli altri, accontentandoli. Ma simbolicamente l’essere svergognati, ricorda che per quanto si nasconda, lei sa di essere “inadeguata” e si sentirà umiliata a prescindere!
E’ lei la prima ad umiliarsi in quell’occasione e in futuro! E’ ciò che merita!

Alla fine, molti dei messaggi che inviamo costantemente, tendono a sminuire, a forzare, a svalutare, per poter gestire meglio i bambini e gli adolescenti. E' importante chiederci perchè lo si fa, cosa si sente in quel momento, quale frustrazione e umiliazione ci appartiene e quale non deve appartenere a quell'individuo che ci sta davanti! Ricordiamoci anche degli effetti che tutto ciò, se utilizzato in modo forte e continuo può avere sui nostri ragazzi, figli, fratelli, studenti, allievi, ecc.
Tenendo conto dell’esempio e della soluzione di adattarsi, tipica della maschera del masochista, la struttura del corpo quindi sarà quella di chi ha le spalle larghe, per sorreggere grandi carichi, sarà gonfio come se stesse sul punto di “scoppiare”, tanto ingloba, a discapito di gambe sottili e sproporzionate con la parte superiore, proprio a delineare la sua incapacità e impossibilità a farsi carico di tutti quei pesi.
A discapito di una parte superiore grande e adulta, la parte inferiore mostrerà la fragilità e l’inconsistenza tipica dell’infanzia.
Anche il collo non sarà in sintonia, apparendo tozzo e non allungato, come se si fosse incassato dentro le spalle, nell’atto di ritirarsi in sé, di resistere alla fatica, allo sforzo e all’adattamento, un po’ come la tartaruga che si rintana nel guscio. E la schiena stessa appare come un carapace, intento a parare qualunque colpo.
Gli occhi, grandi e tondi, innocenti e spalancati come quelli di un bambino, perché il masochista è in attesa di conferma e rassicurazione, proprio come un bambino/a.
Come per tutte le altre quattro maschere, anche in questo caso, tenete conto che l’individuo può essere rappresentato a pieno da questa ferita o solo in parte, le ferite possono essere parziali e anche compresenti, creando un caleidoscopio unico e individuale.
Aggiungiamo anche che non sempre il corpo corrisponde pienamente alla descrizione della maschera, ciò è dovuto sostanzialmente all’impiego di chirurgia estetica, diete, massaggi modellanti, sport di vario genere, che possono “mascherare” la maschera, ma in verità questa non può essere dissimulata.
E’ necessario ascoltare l’intuito e tradurre la prima impressione a colpo d’occhio, anche se non sembra corrispondere a ciò che la razionalità descrive.
Il cibo rappresenta spesso una delle poche fonti di piacere, arrivando spesso ad essere bulimico/a o bing eating, ma vergognandosi anche della propria condotta alimentare tenderà a nascondersi, a mangiare in solitudine, di notte, a buttare le carte e contenitori, per non essere visto. Può trovarsi anche a vergognarsi nel momento in cui mette gli oggetti dal carrello sulla cassa, pensando che gli altri lo giudicheranno per tutti i prodotti (di solito grassi e dolci), che sta acquistando.
La sua vita sarà contraddistinta da restrizione e controllo, cercherà a tutti i costi di controllare la sua condotta alimentare, così come altri impulsi, quelli di gioia, la sessualità, la rabbia, ecc. Teme di non riuscire a controllarsi e di mettersi in ridicolo, o predisposto alla critica, per cui cercherà di avere un atteggiamento pacato, misurato, compiacente.
L’individuo che incorpora la maschera del masochista ha un costante vissuto di inadeguatezza, di umiliazione, che cerca di nascondere, ma in verità guida e determina ogni azione o mancata azione.
Erik Berne parla dei giochi psicologici che ciascuno di noi mette in atto all’interno delle relazioni e che ne determinano degli snodi ripetitivi caratteristici. Sicuramente il masochista adotta in modo massiccio il gioco del “goffo pasticcione”, con il suo comportamento goffo, combina cioè una serie di guai.
C’è da dire che da una parte l’individuo si sente umiliato, ridicolo, incapace e teme sempre di svelare queste sue qualità, di ricevere atteggiamenti giudicanti ed umilianti, di conseguenza, sforzandosi in questa direzione e non in una direzione costruttiva, inevitabilmente combinerà qualche pasticcio, mettendosi sicuramente “in ridicolo”. Dall’altra è da ricordare che a causa del suo continuo sforzo a reprimersi, il masochista è molto frustrato e arrabbiato, nessuno lo ama per ciò che è e lui/lei deve fare tanta fatica!
Questa rabbia, in modo inconsapevole si esprime non solo mettendosi in situazioni imbarazzanti per sé, ma anche apportando un qualche danno agli altri. Ad esempio romperà un vaso prezioso in casa di amici, arriverà rovinosamente in ritardo a causa di una serie di disavventure, ecc. Ma mostrandosi come un “povero pasticcione”, renderà gli altri impotenti di reagire con durezza, facendo così sentire loro il suo costante vissuto di incapacità e di impotenza.
Questo gioco di vita è veramente pericoloso, perché l’individuo sarà sempre incastrato in questo legame distruttivo. Se non riesce ad uscire da questa dinamica, se non smette di essere dipendente dall’approvazione altrui, stimando sé stesso per ciò che è, vivrà sempre nel tentativo di adeguarsi ma anche di farla pagare agli altri.
Così verranno perse la sua vera natura, le sue emozioni, i desideri, i progetti, la realizzazione delle sue indubbie qualità!