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3 dicembre 2013 2 03 /12 /dicembre /2013 17:15
Lo Psicologo è .....

Ecco una bella campagna pubblicitaria

su cosa significa andare dallo psicologo

 

Sembra strano, ma in effetti

guardare con qualcun altro

pensare ad alta voce,

cambia davvero la nostra percezione delle cose

 

o semplicemente le mostra anche da altre angolature

 

...... e poi insieme ci si arricchisce!

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21 novembre 2013 4 21 /11 /novembre /2013 14:51
Convegno a Pisa sullo Stalking

ANATOMIA DEL REATO DI STALKING

 

Convegno Gratuito a Pisa

il 23 Novembre

 

Ecco il programma

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30 settembre 2013 1 30 /09 /settembre /2013 16:35
Meno farmaci e più psicoterapia

 

Un buon invito!

 

 

MINORI. Ido: Piu' psicoterapia meno psicofarmaci
Il 5/10 a Roma open-day scuola specializzazione per eta' evolutiva
(DIRE - Notiziario Minori) Roma, 27 set. - Sempre piu' bambini hanno qualcosa che non va. In Italia, le Asl fanno sapere che negli ultimi 12 mesi e' stato registrato un incremento del 20% di minori e adolescenti con disturbi mentali, essendo aumentati a dismisura i casi di ansia, depressione, iperattivita', anoressia, enuresi, dislessia, balbuzie, tic motori e disturbi del comportamento. Per rovesciare questo ricorso alla medicalizzazione eccessiva, con la creazione di nuove sindromi, l'Istituto di Ortofonologia (IdO) propone la formazione di piu' psicoterapeuti dell'eta' evolutiva. A tal fine, il 5 ottobre a Roma verra' presentata in un open-day la scuola quadriennale di specializzazione in Psicoterapia dell'eta' evolutiva a indirizzo Psicodinamico dell'IdO, alle ore 9.30 in via Alessandria 128/b.

"Arrestare questa impressionante ondata di medicalizzazione e' possibile, ma solo comprendendo le reali cause che si celano dietro l'aumento di queste nuove patologie", spiega Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell'istituto. Il modello teorico-clinico dell'IdO "rappresenta infatti una risposta concreta contro un eccesso di diagnosi di tipo descrittivo- conclude lo psicoterapeuta- che enfatizzano troppo un approccio tecnico alla patologia e che inseguono solo l'eliminazione del sintomo". Nel corso della mattinata verranno affrontate tutte le tematiche inerenti l'eta' evolutiva, all'interno di un confronto e dibattito aperto con Magda Di Renzo, direttrice della Scuola dell'IdO; Federico Bianchi di Castelbianco; Bruno Tagliacozzi, coordinatore della Scuola e due docenti, Anna di Quirico e Paola Vichi.

...........
 
 
Quanto riportato nel precedente articolo è assai interessante e rassicurante!
 
Ma di fatto è assurdo che sia una novità!
 
E' assai strano che debba essere una conquista e non la prassi già assodata.
 
Sembra che ci si dimentica dell'effetto che i farmaci hanno sui bambini, in termini di effetti collaterali, di limitazioni sulla crescita, in termini di tolleranza alle difficoltà, di autostima, di apprendimento, di sviluppo di altri tipi di risorse e in tanti altri elementi.
 
E poi ... la cosa che più mi colpisce è la spinta a produrre un maggior numero di psicologi dell'età evolutiva.
Io non credo proprio che sia questo il problema,
di psicologi ce ne sono più che a sufficienza, ciò che manca è lo spazio per farli operare, la disponibilità.
 
Credo che per questo serva un cambiamento in termini di cultura, di economia, di politica, di potere, di obiettivi e di intenti.
 
Fino ad oggi, per quanto se ne parli, non si è messo realmente in primo piano il bambino e la sua salute, tanto meno l'equilibrio della famiglia.
 
Le attuali politiche sociali ed economiche, non sono certo rivolte a far si che la famiglia gestisca in piena autonomia, ma soprattutto con agio il proprio naturale andamento. Si favorisce invece un'ottica assistenzialista e di emergenza.
 
Le famiglie devono arrivare a spremere tutte le proprie risorse e giungere ad incrinarsi, perchè qualcuno intervenga, gridando all'emergenza.
I bambini e gli adolescenti devono arrivare ad ammalarsi, ad essere angosciati, pieni di fobie, anoressici, a compiere atti di violenza o a subirli, a sviluppare malattie o dipendenze anomale, perchè il mondo si accorga di loro.
 
Credo che sia da tempo che dovremmo integrare tanti altri tipi di strategie rispetto a delle risposte concrete e assistenzialistiche, fra cui i farmaci.
Credo che favorire l'agio del vivere la propria quotidianità familiare, creerebbe un terreno fertile per l'utilizzo delle proprie risorse.
 
La Novergia come altri paesi europei ad esempio con 10 settimane di paternità obbligatoria, rende desiderabile questo spazio, la genitorialità è un valore, non un rischio!
 
In Italia, la paternità pagata è quasi un miraggio e la maternità un sogno! 
Quante donne devono abbandonare il lavoro dopo la nascita dei loro figli.
Ufficialmente ci sono dei diritti, ma non degli agi.
Quando i figli si sentono male o hanno dei disagi o mancano i servizi, cosa che accade assai spesso, le donne tremano al pensiero di non sapere a chi affidare i figli!
Chi lo dice al capo, che non si può essere presenti?
 
Nel momento in cui si formula la domanda per un asilo o nido comunale, fra le varie domande, si chiede se vi sono nonni vivi. Si da per scontato che chi ha dei nonni, ha già una fortuna e passa in secondo piano rispetto a chi non ce l'ha.
Ma è un'assurdità!
Primo perchè lo stato non può basarsi su queste cose, ma deve offrire dei servizi per tutti
Secondo perchè obbliga i nonni a fare in modo dovuto i baby sitter. Non ci si chiede se quei nonni hanno disturbi, malattie, patologie, se sono emotivamente in grado di accudire i nipoti e se vogliono farlo,lo si dà per scontato.
Deve essere così.
 
Tanto meno chiedersi se quei genitori vogliono affidare i propri figli per tempi lunghi o brevi ai propri genitori!
Immagiamo per esempio, quelle situazioni in cui la conflittualità genitori-figli non sia ancora risolta, i bambini vanno a trovarsi nel mezzo di un continuo e possibile terremoto!
 
Bhe, penso che se procedessi così la catena associativa, andrebbe assai lontano!
 
Allora si capisce perchè si ricorre ai farmaci, veloci, economici, facilmente disponibili ...........

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11 settembre 2013 3 11 /09 /settembre /2013 15:53

Alcool e Adolescenti

La legge c’è ma viene ignorata

 

 

 

Sul Quotidiano Tirreno del 10 settembre 2013, cronaca di Pisa, si legge l’intervista del Prof. Patussi sui dati che riguardano il consumo di alcool da parte degli adolescenti.

Mi chiedo perché si intervenga così poco!

Infatti, le legge che vieta la somministrazione di alcoolici ai minori è in vigore da un anno e senza dubbio è un passaggio importante per l’Italia, il problema è la sua attuazione.

 

In questi mesi, diversi sono stati i ragazzi finiti sulle cronache per il loro coma etilico, da Pietrasanta, Versilia, Massa, ecc.

L’ultimo in termini di tempo, un ragazzo dei Paesi Bassi, di pochi giorni fa, che trovandosi ad una festa, organizzata da un 47enne, in un locale non di proprietà.

 

Il ragazzo ha bevuto secondo l’ultima moda:

 

una zuppiera piena di un mix di superalcoolici,

un gruppo di ragazzi, circa 7-8 e tutti insieme con le cannucce pescano dalla stessa zuppiera.

 

Bhe, di fatto il ragazzo di 15 anni si è sentito male ed è finito in ospedale per coma etilico!

 

Volete un po’ di numeri ancora?

L’Italia ha guadagnato il primo posto per la percentuale di ragazzi fra gli 11 e i 15 anni che abusano di alcool, nel corso della settima.

 

Ancora:

 

  • 5751 gli accessi al pronto soccorso toscano per problemi legati al consumo di alcool
  • 4947 accessi al pronto soccorso toscano per intossicazione acuta da alcool
  • 8940 accessi ospedalieri toscani di persone con problemi di alcool
  • 2 su 10 i toscani che hanno subito un ricovero per problemi di alcool
  • 11-18 anni la fascia d’età dove si registra un aumento di aperitivi alcoolici e birra
  • 2008 e 2009 gli anni in cui si registra un aumento di consumo di alcoolici da parte delle donne

 

 

Penso che sia abbastanza!

 

I numeri terrorizzano e ci presentano una realtà molto allarmante. La legge c’è, ma deve essere osservata.

I controlli sono bassi, soprattutto sui locali e le bevute sembrano un incentivo alla frequentazione dei locali.

Non si offrono sconti sul prezzo dell’ingresso, ma con il costo dei biglietti si offrono, compresi nel prezzo, tre drink. Immaginate cosa succede!

Vi sono anche ragazzi che non li consumano tutti, per cui li rivendono agli altri. Qualcuno arriva anche a 10 consumazioni in una sera!

Ammesso che non abbia già presenziato e consumato in altri locali, allora il numero non si conta.

Ha un impatto di marketing più d’effetto offrire 3 drink, piuttosto che fare uno sconto di X%.

E poi, è molto economico.

 

Sapete quanto costano tre cuba libre ad un gestore di locali?

1,50 Euro.

Sì avete capito bene! Cari ragazzi, venduti per 1,50 Euro.

 

Certi contesti lucrano sulla vostra vita, per pochi euro, che però nella mischia della maggioranza e della moda, fanno grandi cifre.

Che importa chi ci rimette, finchè dura!

 

Talvolta si fa molto scalpore su altre realtà, ma l’alcool non è meno grave, anzi i suoi effetti e il grado di dipendenza è superiore alle droghe.

 

I danni sulla salute dell’adulto sono enormi, si va dai problemi epatici, a quelli gastro-intestinali, a quelli renali, al de nutrimento, ai danni sul sistema nervoso centrale, solo per citarne alcuni.

Il Professor Patussi ci ricorda anche che il cancro è uno di questi, meno visibili ma reali e gravi danni.

Adesso aumentiamo in modo esponenziale tutto questo, nei giovani, per la velocità del loro metabolismo, perché ancora in fase di crescita e abbiamo un bel quadro.

 

 

Non dimentichiamo poi i danni psicologici, comportamentali, relazionali.

Non c’è più contatto con sé o con gli altri, per divertirsi, vivere, per stare, per evitare dispiaceri, si deve essere sballati!

E non pensiate che il giorno dopo, tutto è passato!

Affatto, sia nel corpo che nella psiche.

Il giorno dopo e quello ancora permangono i segni sul corpo e nell’autostima.

Di fatto non si è capaci di gestire il tempo, che sia di svago, di impegno, di studio, ecc. da sobri, con le uniche proprie risorse!

Spesso si instaura un circolo vizioso difficile da spezzare, sia per il mondo emotivo del singolo, sia per le dinamiche di gruppo. Non si può certo rifiutare una bevuta o lo svuotamento della zuppiera con cannucce annesse e connesse.

Questi beveroni alcolici tra l’altro sono di origine sconosciuta, un po’ come l’MDMA, ovvero l’ectasy o disegner drug, le droghe sempre diverse. Disegnate appunto, di volta in volta per eludere ai controlli.

Nei beveroni alle feste è un po’ la stessa cosa, si mescola quello che capita e così si beve quello che c’è, che importa?

Basta stonarsi!

Ma a che prezzo?

 

Non dimentichiamo che la dipendenza psicofisica da alcool è grave e pericolosa, quanto o più di quella da sostanze.

Aggiungiamo poi, che spesso i giovani mischiano alcool con sostanze psicoattive, creando un mixer pericoloso, non di rado letale!

 

Anche se l'uso e l'abuso non è giornaliero, ma relegato alle uscite o al fine settimana, la dipendenza è importante e soprattutto tossica!

 

Val la pena di valutare quanto costa tutto questo, in termini emotivi, evolutivi, relazionali, biologici, di sanità personale, familiare e pubblica, di costi, di umanità!

 

Val la pena di fare un bilancio fra ciò che ci interessa davvero e ciò che ci viene offerto, fra le possibilità e le volontà!

 

Quanto teniamo ai nostri giovani?

 

Capisco che sia difficile cambiare abitudini di socializzazione per i giovani, la bevuta è diventata il mezzo di raffronto, di scambio, di socializzazione,ecc.

Ma se la cultura tutta comincia a passare messaggi diversi e ad offrire alternative, mezzi altri per vivere e vivere in socialità, per divertirsi, ostacolando la facile fruizione di alcoolici, forse si può cambiare anche questo trend così pericoloso che va solo aumentando!

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16 agosto 2013 5 16 /08 /agosto /2013 14:56

 

Ancora sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza

 

 

 

Rifletto ancora sull’IVG e sulla insensata mancanza di letteratura e di sostegno nei riguardi delle donne che compiono questa scelta.

 

Riflettevo sul fatto che sotto lo stesso termine IVG, vi sono tante cause diverse, tante motivazioni, tante emozioni, tante storie e che il termine non riesce ad esaurirle tutte. Ancor di più, mi chiedo la causa di tale assenza, di un così vasto silenzio.

 

Quello che di sicuro so è che si tratta di un’altra delle tante situazioni che alimentano e fanno leva sul senso di colpa femminile. La donna conosce molto bene questo stato, le è connaturale o lo diventa.

Non si sa perché, tutto ciò che la donna possiede non le viene fornito per diritto di nascita, ma se lo deve conquistare e pagare amaramente.

Uno di questi pagamenti è il senso di colpa.

La donna che lavora, ad esempio, si sente in colpa perché per “prendersi il diritto di lavorare”, deve lasciare i figli e non occuparsi di loro e della casa per l’intero giorno!

Non può che farlo, sentendosi una così poco brava madre e moglie. Si sente egoista e se ne sente amaramente, segretamente in colpa.

La donna poi che si prende il diritto-libertà di non far nascere un figlio, si sente oltremodo in colpa, è un’indegna, una snaturata, una sgualdrina, una che non ha il senso materno, una fannullona, una che non sa amare.

Naturalmente la cosa non riguarda l’altra parte del mondo, l’universo maschile!

All’uomo non è chiesto di occuparsi dei figli, è secondario, se lo fa è un padre oltremodo ammirevole, ma non è scontato. Se lavora onestamente e mantiene la famiglia, ha già fatto tutto il suo dovere.

La donna, per poter alleviare un minimo di quel senso di colpa e per sottacere le malelingue, i giudizi silenziosi ed espliciti del disprezzo, della svalutazione, della negazione della loro stessa presenza, deve fare i salti mortali. Per poter lavorare, senza subire troppo il peso della critica, non deve assolutamente far mancare alcunchè alla famiglia, pena il totale fallimento di sé nelle mille sfaccettature possibili.

 

Penso poi a come procede la cosa. Come inizia la richiesta di concretizzare la scelta dell’interruzione di gravidanza.

Vi sono medici che essendo contrari all’interruzione di gravidanza, non producono il certificato e la richiesta che da inizio alla prazzi. Già qui, si assiste al primo intoppo.

Da una parte può essere corretto lasciare che il medico decida, dall’altra anche no, perché il medico fa ciò che si è preposto di fare nel scegliere questa professione, ben formulato nel giuramento di Ippocrate, che consiste nel curare, al di là di ogni giudizio, che deve rimane estraneo alla professione, professionalità e cura.

Curare prescinde da giudizi di valore riguardo la persona e le sue scelte!

 

Ma qualcuno potrebbe anche obiettare che l’interruzione di gravidanza non è una cura, ma l’interruzione di una vita.

 

E qui ci sarebbe da chiedere cos’è cura. Ci sarebbe da chiedersi se talvolta l’interruzione di gravidanza non rappresenti una cura preventiva, un atto di prevenzione primaria e secondaria.

Perché nessuno sa cosa accadrebbe a quella madre e a quel bambino, se imponessimo a tutti i costi una strada stabilita da altri. Non ci è dato sapere qual è la scelta migliore.

Qui ci si potrebbe sbizzarrire con idee religiose, morali, umane, sociali, ma di fatto nessuno può prevedere quale sarebbe la scelta migliore per quella madre e per quel bambino!

Tutto il resto è speculazione, sono ipotesi e pensieri. La concretezza riguarda una donna, che sa sola o insieme ad altri, sceglie questa soluzione.

 

Proseguendo poi per l’iter, sicuramente una donna che voglia perseguire questa scelta, troverà il medico che farà il dovuto certificato e alla fine arriverà in quella stanza d’ospedale, di quel reparto, assurdamente condiviso con le neo mamme o prossime mamme!

Mi sembra una crudeltà!

Forse si pensa che se una donna decide per questo percorso, significa che non tiene ai bambini per cui non soffrirà nel trovarsi in un reparto di maternità.

Ancora una volta si giudica in anticipo e si esclude la possibilità che quella donna non possa permettersi di avere quel bambino, per una serie di motivi psico-fisici-sociali-relazionali-concreti.

 

Dai racconti poi … emerge un triste iter. Non si sa perché medici e infermieri, ostetriche si prendono il diritto di guardare con l’occhio della critica, chi compie questa scelta.

E anche le donne spesso non fanno eccezione, facendo commenti sarcastici, più o meno sottili sul compagno che sta loro vicino, sulla loro assenza, sulla condizione, prodigando consigli di ogni sorta, dal contraccettivo più appropriato, alla scelta del compagno giusto e via dicendo.

 

E’ tutto molto sconfortante.

Sicuramente l’atteggiamento critico, cinico e superficiale, non appartiene solo alle donne che scelgono per lVG, ma in questo caso, spesso si inasprisce e ancor di più risulta fuori luogo.

Non si deve mai dimenticare che le donne che compiono questa scelta, non lo fanno mai a cuor leggero e che pagano un prezzo alto, talvolta gran parte della loro vita!

Anche quando si scelga l’anestesia totale, il dolore morale non è da meno.

Certo, forse vengono risparmiati tutti gli aspri passaggi della sala operatoria e dell’immediato post, sicuramente al risveglio c’è la possibilità di vivere la scomparsa del feto, quasi fosse una magia.

Ma il corpo e la psiche non cancellano e prima o poi i conti tornano, purtroppo con un effetto valanga, talvolta molto pesante.

 

Mi auguro proprio che nasca una consapevolezza e una sensibilità diversa alla vita e all’interruzione della vita.

Un tema assai complesso, intrecciato di emozioni, di pensieri, fantasie, di realtà!

Proprio per questo necessita di rispetto e respiro ……..

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21 luglio 2013 7 21 /07 /luglio /2013 13:43
La Madre-Onda

 

La Madre-Onda

 

 

Qualche giorno fa, al supermercato ho visto una giovane mamma di colore, con la sua piccina.

 

Le parlava in inglese ma soprattutto, le parlava col corpo.

La piccola avrà avuto circa due anni, la teneva in braccio e ad un certo punto ha iniziato a cullarla.

La vedevo da dietro …. E quindi non vedevo il viso e forse non ne ero distratta.

Mi sono incantata a guardarla.

 

Che c’è di strano?

Direte voi!

Bhe, era l’energia che promanava, era qualcosa di speciale, quasi magico, erano un “tuttuno”, ma soprattutto era un’onda.

 

Sì un’onda.

Non capivo come potesse muoversi con quella naturalità, con quella fluidità, usando tutto il corpo, con la piccola in braccio.

Ho pensato al modo di noi bianche di cullare i piccoli, c’avete mai fatto caso?

Li muoviamo con un movimento della parte superiore del corpo, solo il tronco, anche e bacino escluse, li agitiamo, li scuotiamo, li shakariamo.

Al massimo camminiamo o usiamo tutto il corpo, in modo non del tutto fluido.

Questa è la sensazione guardando una mamma caucasica, di varia nazionalità che culla il suo piccolo.

Non c’è armonia, ma un gesto, per quanto amorevole, ma un po’ agitato e impaziente.

 

Quella mamma invece stava ferma eppure si muoveva, come l’onda del mare appunto, che trasmette un movimento pur rimanendo nello stesso punto.

I piedi saldi a terra, ma il movimento delle gambe, delle anche, in un gesto così naturale e splendido, racchiudeva tutto l’universo!

 

Mi è tornato in mente la descrizione che nel ricchissimo romanzo “L’eleganza del riccio”, la ragazzina Paloma produce di un maori, che si differenzia nella sua danza propiziatoria pre-partita, rispetto agli altri.

Paloma dice appunto di essere folgorata dal fatto che quell’uomo sta fermo pur muovendosi e non dà l’impressione di fuggire come gli altri danzatori-guerrieri.

Qui sta le fondamenta della forza, che ha origine nel terreno come l’albero con le sue radici, se ben salde può permettere alla parte aerea di svilupparsi rigoglioso!

Se c’è solidità e fiducia, vero ancoraggio, allora la persona riesce ad andare, a sentirsi libero e stabile, a volare e ad avere un luogo dove tornare.

 

Quella mamma, non possiede un corpo, ma è un corpo e la relazione con la bimba passa in modo naturale e istintivo per il corpo, senza eccessive mentalizzazioni, come facciamo noi occidentali.

Quella è proprio una cultura del contatto, un allevamento del contatto.

Non c’è bisogno di insegnamento, appoggio, libri, per la maternità. Sta inscritto nel patrimonio del corpo femminile!

 

Un’onda che riesce a passare un’energia senza andare troppo lontano.

E la voce infatti, che diceva “Stop, J said stop!” alla bimba impaziente, era ferma ma dolce, un’onda anch’essa, in sintonia con tutto il resto del movimento.

 

Anche la voce infatti è il prodotto di un’onda, di una vibrazione che si promana all’interno di chi parla e all’interno di chi ascolta.

Non a caso, persona può essere inteso in due modi, sia come la maschera degli antichi greci, usata nelle tragedie, rimandando ad una dimensione di immagine, sia in senso di per-sona, attraverso il suono, ovvero ciò che noi siamo si promana attraverso il suono, come un’onda appunto, può o meno dolce, più o meno agitata, più o meno in sintonia.

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7 luglio 2013 7 07 /07 /luglio /2013 15:50
Del troppo amore ......

Amore, amore, ancora amore, attenzioni, ricchezze, sovrastimoli, iperprotezione ......

 

Il Troppo amore di cui si parla sempre più spesso,

mi ha fatto venire in mente un bambino che ho conosciuto tempo fa.

A tre anni non parlava ancora, in realtà sapeva parlare (anche se i genitori non ne erano certi) ma non parlava. 

Ogni tanto diceva qualcosa, ma per lo più i genitori parlavano per lui e comunque lui si faceva capire a gesti, faceva così anche con i compagni della scuola materna e obbligava gli altri a parlare la sua lingua, o almeno a capirlo in quel linguaggio tutto suo.

Perchè mai?

Genitori italiani, madre interprete, parla al figlio con la doppia lingua, italiano e inglese, il padre ogni tanto parla in dialetto del sud. Il bambino assiste anche ai dialoghi della madre in tedesco con i clienti e alle telefonate della nonna di origine slava, la sua lingua d'origine.

Perchè tutto questo?

Alla madre era stata interdetta la lingua della propria madre, perchè la nonna paterna le aveva vietato di parlare la lingua del proprio paese. Allora lei, per evitare che ciò succedesse ancora, aveva voluto fornire al proprio bambino tutte le lingue di cui era a disposizione.

Risultato? Una gran confusione, una sovrabbondanza di linguaggi, un'eccessiva richiesta.

Troppo amore! Poco amore all'origine!

Ed il piccolo, pur capendo tutte le lingue, non parlava neanche la sua lingua originale. Che non è l'italiano, non è nessuna lingua se non  il linguaggio emotivo!

Era arrabbiato e non voleva comunicare con lei, infatti oltre a non parlare, si ostinava ad andare a cercarle il seno in modo aggressivo!

Insomma, non serve dare di più, basta rispondere ai bisogni basilari eppur fondamentali, quelli per cui non è necessario aver studiato o fatto esperienza, è sufficiente essere sè stessi e lasciare che la naturalità emerga!

E' difficile quando non l'hanno dato a te, ma ci si prova e ci si riprova e ci si riprova,

di sicuro qualcosa di buono viene fuori!

Perseverare rigidamente è assai peggio che sbagliare!

Ostinarsi dietro intellettualismi, false traduzioni, diete iperlinguistiche, o iperproteiche, non rafforza le ossa, nè le emozioni, nè l'intelligenza! 

Ma talvolta, dire ho sbagliato, mi sono sbagliato, devo cambiar strada, rinunciare a delle false credenze, sembra più difficile che scalare una montagna! Chiediamoci cosa c'è in ballo!

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7 luglio 2013 7 07 /07 /luglio /2013 14:55

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29 giugno 2013 6 29 /06 /giugno /2013 15:40
Onda su onda

Cavalcando l'onda del nostro cuore

Cavalcando l'onda perfetta

Il tuo curo è un gabbiano che vola libero nei cieli

della vita.

Lascialo andare senza paura,

ti saprà condurre

alla felicità.

Finché ascolti il tuo cuore

e fai di tutto per essere felice,

sei tu a condurre il gioco

con le regole che tu stesso ti sei dato.

Credi alla forza

dei tuoi sogni

e loro diventeranno realtà.

Il futuro sembra sempre lontano,

ma avanza rapidamente: occorre prendersi

il tempo per vivere, per essere felici,

prima che sia troppo tardi.

(Sergio Bambarén in "l'onda perfetta").

Il tempo per vivere ............

Penso che prendersi tempo comporti fermarsi ed essere consapevoli, sentirsi in ogni angolo di sè, in ogni minima sensazione del corpo, in ogni fremito, in ogni emozione, in ogni sussulto, in ogni pensiero che attraversa velocemente la mente, che passa mascherato attraverso un sogno notturno e uno diurno.

Credo che l'autonarrazione silente o rumorosa, canora, ritmata, ticchettata, ninnolata, il rispecchiamento in altre narrazioni, vecchie, nuove, antiche, universali, particolari, costituisce un modo per fermarsi e per fermare la consapevolezza ed il contatto con sè.

Le emozioni, i nostri sogni, le fantasie, costituiscono tutto ciò di più volatile esiste in noi, di indefinibile, incalcolabile, inafferrabile, inquantificabile .... eppure tutto ciò che ci fa essere, ci rende felici.

Felici non perchè ci va tutto bene, ma perchè siamo in armonia fra ciò che sentiamo, pensiamo, facciamo, siamo, semplicemente.

Le storie, le narrazioni, col loro linguaggio simbolico, sono un tramite fondamentale di comprensione, ma soprattutto di scambio con sè e con gli altri.

Pensate un pò, persino il genio della fisica, dell'ingegneria, dell'arte di Leonardo da Vinci, scriveva delle storie e sarete sorpresi quanto me, nel vedere che quest'uomo tanto geniale quanto scontroso, solitario e rabbioso coi suoi simili, credesse alla forza del cuore e del sentimento.

Lo potete vedere da soli, attraverso la lettura di una delle sue storie.

- Il calore del cuore -

I due giovani struzzi erano disperati.
Ogni volta che si mettevano a covare le uova, il peso del loro corpo le rompeva.
Un giorno decisero di andare a chiedere consiglio ai loro genitori che abitavano dall'altra parte del del deserto.
Corsero per molti giorni e molte notti, e finalmente arrivarono al nido della vecchia madre.
- Madre - dissero - siamo venuti a chiederti come possiamo fare per covare le uova. Ogni volta che ci proviamo si rompono. -
La madre li ascoltò, poi rispose:
- Ci vuole un altro calore. -
- E quale? - domandarono gli struzzi.
- Il calore del cuore. Voi dovete guardare la vostre uova con amore, pensando alla creatura che ci dorme dentro; lo sguardo e la pazienza lo risveglieranno. -
Gli struzzi ripartirono, e quando la femmina ebbe deposto un altro uovo, si misero a guardarlo con amore, senza perderlo mai di vista.
Passarono così molti giorni; quando, ormai, erano allo stremo delle forze l'uovo incominciò a cigolare, s'incrinò, si ruppe, e una piccola testa di struzzo fece capolino dal guscio.

Sorprendente, non credete?

Eppure ovvio. come poteva essere altrimenti?

Come avrebbe potuto essere così geniale, se non avesse attinto alla forza del cuore?

Vi ricordate la sua Madonna al crepuscolo? Cosa di più dolce e tenero?

Spero che ciascuno di noi impari a credere alla forza del cuore e delle parole che ne tradiscono e coltivano l'essenza!

Penso anche che, come per i due struzzi, sia importante comprendere di quale calore dobbiamo nutrire e quale peso si debba utilizzare, altrimenti anziché generare distruggiamo.

Schiudiamo quell'uovo grazie alla forza del nostro tempo, dell'amore, della passione, della dedizione, al calore delle parole che possiamo donare con la stessa leggerezza del vento!

Cavalchiamo quell'onda che è perfetta ed è una, perché è la nostra ed è quella che ci culla, che ci porta lontano e vicino, in un movimento di conoscenza e d'esplorazione, sotto la luce del sole, liberi al vento e trasportati dal mare.

Sabrina Costantini

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28 giugno 2013 5 28 /06 /giugno /2013 11:53

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