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30 marzo 2011 3 30 /03 /marzo /2011 11:58

“Lezioni di Piano”

 Sabrina Costantini

 

 

 

Gli abissi inconscio-mare e l’onda che ci agita dentro, rappresentata dalla cadenzalità musicale, quasi ossessiva, costituiscono il mondo in cui ci accompagna Jane Campion.

Ci troviamo nell’Inghilterra dell’800, dove Ada scopre il linguaggio della musica a soli cinque anni. A sei anni, smette di parlare e “nessuno sa perché”, nessuno lo comprende.

Malgrado ciò, lei non si vive come un essere silenzioso, il piano rappresenta il suo linguaggio e l’interlocutore preferenziale è rivestito dalla sua mente.

Lì decide il suo copione di vita: la ribellione silente, che paradossalmente la porta ad essere perversamente succube e dipendente. Nata in una famiglia incapace d’amare, che la tratta come oggetto di scambio, decide di fuggire in un mondo tutto suo, appassionato ed intenso, vero, senza vincoli, né confini. Una realtà protettiva, rassicurante, perché sotto il suo controllo e deserta: non ci sono pericoli.

Comunicando con gli umani, attraverso intermediazioni che fungono da barriera, vive nella dimensione dell’inconscio, isolata e beata del proprio mondo interno, che vola via e si espande sulle ali delle note, attraverso il suono accorato e sconcertante della sua musica.

Adulta e con una figlia, Flora, nata dalla relazione con l’insegnante di musica, viene promessa in sposa dal padre, ad un accaparratore di terra, in una colonia in Nuova Zelanda.

Madre e figlia arrivano a destinazione, sbarcando sulla piaggia attraverso un mare in tempesta, ma lì nessuno è presente ad accoglierle, a causa del cattivo tempo.

Orgogliosa e tenace, Ada costruisce un “riparo femminile”, che permetterà loro di sbarcare anche la notte. Il giorno seguente al risveglio, troverà il promesso sposo, che l’accoglie senza delicatezza, attenzione o affettuosità, che vede la minutezza del suo corpo ma non il disorientamento della sua anima. “Si deve andare, la strada è lunga, c’è fango, la boscaglia lacera gli abiti”, ordina ai Maori che vengano trasportate le casse, ma non il piano forte.

L’uomo, in quest’atto, mostra sé e la propria visione: la vita è dura, si devono fare sforzi e sacrifici, con rigore e moralità. Non c’è spazio per il linguaggio dell’anima. Dell’anima si occuperà Dio, come ricompensa dell’obbedienza e dell’osservanza rigida, delle regole. Vive timorato di Dio, ma solo nella forma, senza relazione con gli altri, senza ascolto, in una vita concreta e avida, senza tempo d’incontro. Pieno di giudizio e pregiudizio, dove tutto si cataloga, si compra e si usa.

Ada, deve lasciare con dolore il suo mondo, il suo piano, lì su quella spiaggia.

Il matrimonio inizia con l’assurda celebrazione ritualistica pagana, forzata e insensata, di una foto in abito bianco, fra fango e pioggia battente.

Nessuno coglie, né comprende il disorientamento di madre e figlia, catapultate in una realtà completamente diversa dalla loro, non scelta, né desiderata. Coppia che, si fa forza di quest’unione simbiotica, costituita da gesti, movimenti e sguardi eloquenti, dolci e misteriosi, dove nessuno sembra poter entrare. Unite ulteriormente, da una mitica e misteriosa, quindi improrogabile, origine, una storia d’amore conclusa con la nascita di Flora.

Mentre il novello sposo è preso a comprare a basso costo, della nuova proprietà dai Maori, Ada e la bimba, grazie alla forza dell’ostinazione si fanno riaccompagnare sulla spiaggia da George, un inglese fuggito dalla civiltà, per assimilarsi alla popolazione locale. Una giornata all’insegna della danza dell’anima, fra note accorate, giochi, salti e balli, fra alghe, conchiglie e sabbia. Le due donne rinascono.

George, sotto la scorza di uomo concreto e imbarbarito, intuisce e intravede la realtà dell’anima, il suo linguaggio, così intenso in quella spiaggia. Comprende la realtà dell’incomprensione e della solitudine, da lui stesso sofferta ormai da tempo, forse dall’abbandono della moglie.

Fa quindi in modo, che il piano venga trasportato nella propria capanna e lo compra dal marito, il quale ben contento di avere altra terra, gli promette che Ada gli impartirà lezioni di piano. Ancora una volta, lei non ha scelta, né possesso, né diritto. Per ricomprare il suo piano, accetterà il patto offerto da George: lei suonerà e lui ascolterà, guarderà, toccherà. Suonare con la gonna sollevata, le fa riavere tutti i tasti neri!

Il disgusto, lo sdegno, lo stupore, il pudore, iniziali, lasciano gradualmente posto a risveglio di curiosità, desiderio, affetto, legame. Per la prima volta nella sua vita, il contatto col piano, deve essere mediato dalla realtà concreta e da quella relazionale, dallo scambio necessario. Non può più viverlo, secondo il suo bisogno esclusivo.

E quando ormai George, ossessionato e innamorato di lei, cede regalandole il piano, Ada si concede a lui in un incontro appassionato. Lui però non si accontenta del suo corpo, vuole conoscere la sua anima e le chiede di più.

Nel frattempo la figlia, ammansita a dovere nei giusti confini della moralità, che distingue i civili inglesi dagli incivili Maori, rappresenta la massima espressione del copione materno, l’ultimo anello della catena: obbedienza e dipendenza. Riproponendo poi, sui più deboli (gli animali domestici), ciò che subisce: sopraffazione e violenza. Atteggiamento imparato dalla madre. Ada infatti, riversa sulla figlia ciò che ha subito: la usa come prolungamento di sé, come strumento di comunicazione, intermediario col mondo, delegandole le proprie responsabilità.

Per giunta, adirata con la madre per la sua rottura della relazione simbiotica, Flora la tradisce rivelando al nuovo padre, la strana modalità di impartire lezioni.

Il marito, spia l’incontro appassionato attraverso le fessure della capanna di lui. Infuriato per essere stato defraudato di una proprietà, a cui non ha ancora avuto accesso, imprigiona madre e figlia, serrando porte e finestre della loro abitazione. Reclusa, la donna riversa sul marito desiderio ed eros risvegliati, sperimentando con lui la dimensione dell’intimità a senso unico: non riesce a farlo entrare nel proprio mondo, ma tenta di “educarsi” alla sua vicinanza. Senza successo, però.

L’atto successivo segna una scena di grande drammaticità, la realizzazione del moralismo, dell’obbedienza bigotta e violenta, ben teatralizzata durante le feste, attraverso la messa in scena della storia di Barbablù. Nell’espressione della più alta inciviltà, compie un atto, che gli “incivili e selvaggi nativi”, aborriscono: le taglierà un dito, per punirla di aver voluto inviare attraverso la figlia, un tasto di pianoforte inciso con parole d’amore, al suo amante.

Parole scritte, che lui non sa leggere, al pari delle parole dette che lei non sa pronunciare. I due amanti si chiedono di entrare l’uno nel linguaggio dell’altro, come prova ulteriore del loro incontro.

In risposta il marito, utilizza la figlia per far avere al rivale, il dito di Ada

Ma ciò non basta a piegare la volontà e l’ostinazione di lei.

Consapevole di ciò, nell’impotenza più estrema, ascoltando le parole che lei non dice ma esprime con tutto il suo essere, ad un passo dalla follia, il marito la lascia andare, intimando l’altro a portarsela via al più presto, per far finta che niente sia successo.

George, Ada e la figlia tornano in Inghilterra. L’ordine viene ristabilito, le ali d’angelo lavate, la purezza ripristinata.

Durante il viaggio in mare, lei decide di disfarsi del suo piano, un taglio netto col passato, oltre al dito vuol rinunciare ad un’altra parte di sé, strettamente connessa con il suo mitico amore. Non appena questo viene gettato in mare, precipita in acqua con esso. Concretamente rimane impigliata da una corda, simbolicamente espressione del suo legame di vita e di morte con lo strumento.

Lì, si realizza per la prima volta la scelta, la separazione reale. Lascia andare il passato, fatto di morte e ritiro, a favore della vita, della creatività, dell’amore. “Che morte….. Che occasione….. e che sorpresa aver scelto la vita” Lascia per sempre il mondo dell’inconscio, oscuro e separato dal conscio, smette di vivere nella notte per il giorno.

In un angolo del suo cuore e dei suoi pensieri rimarrà quella possibilità rifiutata, il suo mondo fermo e silenzioso, isolato e mortifero, ma quieto e sicuro, nei profondi abissi del mare. Angolo tutto suo, al calare della sera, all’abbandono di controllo e volontà. “C’è un profondo silenzio dove non c’è mai stato suono, c’è un profondo silenzio dove suono non può esserci, nella fredda tomba del profondo mare”.

E la sua vita si apre ad un nuovo modo di fare musica, di insegnarla, di suonarla, con un dito rimodellato, con un linguaggio parlato, da riscoprire e riconquistare nel buio e nella solitudine, come schermo della vergogna: rimasuglio del copione di non amore.

Mentre Flora riprende la sua danza dell’infanzia, Ada ancora una volta si guadagna l’appellativo di “strana del villaggio”, ma questa volta senza ribellione, con serenità e ironia. Alla ricerca di un nuovo incontro fra conscio e inconscio. Ormai è lontano il giogo dell’isolamento e del rifiuto, quel tumulto emotivo continuo, ben trasmesso dalla tempestosità della colonna sonora, che sembra riprodurre e far vivere incessantemente nel corso del film, quell’onda interna di Ada, quell’andare e venire di passione, desiderio, dolore e impotenza. Una musica che ci attanaglia dentro e ci trasporta in un mondo sconosciuto, inquietante, ammiccante, ma senza possibilità di ribellione alcuna.

Ora è cambiata musica, si innalzano note spensierate e soavi.

Jane Campion in questo film, attraverso un susseguirsi continuo di immagini reali e simboliche, mostra, quanto in seguito svilupperà con ulteriori articolazioni (ad es. nel film Holy Smoke), ovvero la distinzione fra amore e passione, legame e ossessione, relazione sana e perversa, libertà di essere e copione, sentire e mostrare, conscio e inconscio, luce e ombra, suono e silenzio …………..

 

 

Regista: Jane Campion

Attori principali protagonisti: Holly Hunter, Harvey Keitel, Sam Neill

Genere: Drammatico

Produzione: Austria/Francia/Nuova Zelanda, 1993

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28 marzo 2011 1 28 /03 /marzo /2011 08:55

Automobilista: non spari!

 

Dott.sa Sabrina Costantini

 

 

Quante volte ci è capitato, di incontrare sulla nostra strada, un’automobilista furioso, che impreca, sbraita, strombazza, offende, al punto da sembrare sul punto di perdere le staffe, fino ad arrivare alle mani. Sempre più persone, imbracciano il volante, circolando con questa modalità di guida e di relazione, sparando a destra e a manca.

Le strade dunque, sembrano tornate ad essere campi di battaglia, esattamente come succedeva secoli e secoli fa. Ed incontrare individui così furiosi, parabrezza a parabrezza, specchietto a specchietto, ci fa solo sperare e pregare che “non spari”: sentenze, parole, gesti o qualunque altra cosa si possa sputare addosso!

Se non bastasse, per quanto questa, sembri la descrizione perfetta di un automobilista uomo, in realtà non è proprio così. Sempre più donne, pari ai colleghi uomini, seguono questo modello di “guida aggressiva”. Sempre più membri del così detto “gentil sesso”, si accaniscono e incaniscono contro il primo mal capitato.

Questa condotta dunque, è sempre più frequente e generalizzata, al di là del sesso del guidatore, dell’età e della condizione socio-economica.

Si ha fretta, si deve correre, essere efficienti e veloci, non si tollerano lumache, dimenticanze, false manovre, imbranataggini e quant’altro può emergere nel corso del percorso, non si parli poi del dare la precedenza a chi in effetti non ce l’ha! E’ una gara a chi scatta più veloce al semaforo, chi si immette prima negli incroci, chi sorpassa più prontamente, ecc.

Quale sia il premio mi sfugge, ma non credo sia niente di buono. Eppure non se ne può fare a meno!

Non solo, vediamo sempre più spesso questi individui frenetici sulle nostre strade, ma sempre di più, anche nei nostri studi terapeutici. E’ interessante notare che questo comportamento, frequentemente emerge alla domanda: “Ma dove va a finire la sua rabbia?”. Allora, dopo vari “non so, non saprei, da nessuna parte, …..”, quasi per caso si fa riferimento alla propria intolleranza, al posto di guida.

Guarda caso, si tratta spesso di persone che nella vita di tutti giorni appaiono molto pacifiche, tranquille, educate, disponibili, sorridenti e accomodanti. Le ritroviamo ovunque, a svolgere vari tipi di lavoro e mansioni: in banca, a scuola, in ospedale, negli uffici, ecc. Per lo più, si tratta di persone efficienti e controllate. Ma poi, all’interno del proprio veicolo esplodono in una furia malsana, incontrollata, quasi “omicida”.

L’auto diventa una sorta di guscio protettivo, un ovetto, una casa a propria dimensione, che proprio in visione di ciò, permette il libero sfogo di tutto quel bagaglio emotivo, represso fino a quel momento.

Si tratta dello stesso meccanismo, in cui si verifica la violenza familiare. Persone, ineccepibili a livello sociale e lavorativo, educate, gentili e pacifiche, esplodono all’interno delle mura domestiche. E’ l’ambiente noto, “familiare”, che dà il permesso all’esplosione, di una rabbia ormai diventata incontenibile. In quest’ambiente accettante, ci si può permettere di essere sé stessi, senza temere il rifiuto o l’abbandono, senza temere di perdere la faccia.

L’auto parimenti, costituisce un luogo protetto, rispetto all’espressione ed esplosione, di quanto circola nel mondo interno. Parimenti, costituisce uno scudo protettivo rispetto all’esterno e rispetto a sé stessi, dove si ha il permesso di far uscire, di esplodere, senza che succeda realmente niente di catastrofico. In più, non sussiste il rischio, di subire ritorsioni o contro aggressioni dall’esterno.

Ma, cosa ci fa arrivare ad accumulare una tale rabbia, al punto da sentirla così pericolosa ed ingestibile? Cosa, le impedisce di emergere in un contesto “non protettivo”? E, quest’ovetto protegge dagli altri o da sé stessi?

Questa, come altre condotte, rappresenta una delle vie d’uscita ad un’emozione, che spesso viene repressa nella vita quotidiana. Si tratta per altro, di un comportamento che emerge quasi per caso, come se la persona lo vivesse in modo naturale, come se fosse adeguato. Sembra giusto, pretendere che sulla strada ci si attenga ad un codice, scritto e non, che ci si adegui ad una certa velocità, prontezza e capacità. Le frasi tipiche sono “Chi ti ha dato la patente?” “Se non sai guidare, stai a casa!” “Ti dovrebbero togliere la patente!”, ecc.

Spesso, non ci sfiora minimamente il dubbio, che sia la propria condotta a mancare di serenità e sanità. Esattamente, come accade per l’uso-abuso della TV, di internet, del cellulare, l’ingestione irregolare e inappropriata di cibo, l’abuso di sesso, palestra, farmaci, ecc.

Freud l’avrebbe inserite, nel capitolo “psicopatologia della vita quotidiana”.

In effetti, non si tratta di una vera e propria patologia, ma di una di quelle condotte quotidiane, che esprimono però un rapporto perverso, con sé stessi ed i propri equilibri psico-emotivi.

Chi dice che dobbiamo correre, essere perfetti, non indugiare, non sbagliare, essere svelti e non perdere tempo? E perché mai, tutto ciò ci risulta così intollerabile? Cosa trasferiamo in questa condotta e in tanta intolleranza?

Sicuramente emerge l’incapacità di stare, di stare fermi, di aspettare, di avere pazienza. Stare …………… Stare fermi ……………

Ma cosa comporta ciò? Comporta stare in relazione con sé, ascoltarsi, sentirsi, fondamentalmente. Rispettare le proprie esigenze.

Pensiamo al fatto che neanche l’influenza stagionale, riesce a fermaci. Continuiamo ad andare a lavoro, alle cene, ai vari impegni, tossendo, starnutendo, ecc. Andando avanti ad antiinfiammatori, antiinfluenzali, antidolorifici, astringenti, ecc.

In fin dei conti, le malattie e l’influenza prima fra queste, arriva proprio per fermarci, per isolarci dal nostro ambiente, ci obbliga, o meglio ci obbligherebbe a star fermi, a guardare delle cose di noi, che nel movimento quotidiano, non riusciamo a percepire. L’influenza, ci impone di isolarci dal nostro contesto abituale, di depurarci dagli stimoli circostanti, per riportarci a nudo con noi stessi.

Ma noi no, non riusciamo a fermarci e tiriamo avanti. Ci nascondiamo dietro mille scuse, dietro il fatto che la vita va avanti, i figli necessitano di certe cose, al lavoro non saprebbero come fare, la produzione si bloccherebbe, i colleghi si troverebbero nei guai e via dicendo. Di fatto non ci fermiamo e non ci ascoltiamo. Ci imbottiamo di farmaci e inghiottiamo bocconi amari.

Per incrementare la dose, ci imponiamo si essere al passo con la moda, di essere fisicamente piacevoli, in linea, ben vestiti, alla moda appunto, di conoscere le novità tecnologie, stare al passo coi tempi, essere aggiornati di tutto ciò che succede nel mondo della politica (con pettegolezzi annessi e connessi), della finanza con le sue previsioni per il futuro, di psicologia, di spettacoli, di teatro e musica (che non guasta mai nella conversazione) e poi giù con gli sport, la palestra e tutte le possibili forme di intrattenimento personale e familiare (prime fra tutte le feste di compleanno).

Poi, ci sono quegli impegni inderogabili quali il tenere i contatti su internet, SMS, ma soprattutto face book ora più che mai, rappresenta un elemento di importanza vitale, si devono mantenere i contatti con tutti, sapere cosa succede, andare subito a vedere le nuove e gli aggiornamenti dei nostri “amici”, ma soprattutto collezionare più contatti possibili, vecchi, nuovi, fittizi. Che importa? Importante è parlare, parlare, guardare, navigare…..

Importante è sapere, indagare, spiare, dedurre cosa fanno gli altri, in base ai loro contatti, alle foto, agli indizi. E’ un impegno serio!

Ma che fatica!!!

Francamente, io non so come facciano le persone a trovare l’energia, per stare anche su face book! Soprattutto, dopo aver già lavorato al PC, navigato su internet per motivi vari, giocato alla play station, smessaggiato, ecc. Io non so, come facciano a trovare il tempo, per tutto questo dopo aver lavorato, essersi occupati dei figli, delle questioni concrete (spesa, casa, banca, posta, inps, inail, ecc.), essersi relazionati con chi ci circonda, ecc.

Io non ce l’ho! Per trovarlo, dovrei sottrarlo ad aspetti troppo importanti della vita.

Non parliamo poi, del grande sforzo di essere sempre adeguati alla situazione, di frenare vere emozioni e frustrazioni. Si sorride, si scambiano esperienze, frasi di circostanza, si saluta, si abbraccia, si chiacchiera, si chiacchiera …

Ma, non si può certo pensare, di essere sempre disponibili e di avere sempre voglia di dare un ascolto, una parola gentile o un sorriso, a tutti coloro con cui entriamo più o meno in relazione.

Per non metterci poi, il mondo del lavoro. Chi osa oggi come oggi, lamentarsi delle ore di straordinario, della cassa integrazione, delle ferie forzate, dei diritti negati, delle ritorsioni, degli atteggiamenti offensivi? Chi osa mai, lamentarsi del proprio lavoro?

E’ già una gran fortuna, avere un lavoro! Non si può certo pensare di lamentarsene, tanto meno credere di poterlo cambiare. Non si può scegliere, ormai ad una certa età, le cose sono fatte! A dire il vero, ci si deve accontentare del primo posto che ti offrono, qualunque sia l’età e la professionalità.

Non si può più, coltivare i propri sogni! I sogni sono un lusso che nessuno più si può concedere, sono un ambito ormai lontano e sfuggente.

Infatti, questa astringenza ci impedisce di dedicarsi a noi stessi, alle nostre passioni, agli interessi, agli hobbies e ai nostri stessi figli. Quanti genitori, quante madri, sono costretti a lasciare i propri figli a baby sitter o nonni, anche nei momenti di maggiore bisogno, come durante le malattie infantili, per non doversi ritrovare in difficoltà con il datore di lavoro, con i colleghi, con la produzione, con i propri impegni economici, ecc. Arriviamo quindi, a sentirci in colpa anche del fatto di andare a lavorare. Non ci sentiamo bravi genitori e siamo totalmente frustrati.

Quali diritti ci rimangono?

Per i ragazzi, non va certo meglio. Pieni di impegni con la scuola, il doposcuola, le lezioni di musica, la danza, il karate, la palestra, la piscina, le lingue straniere e quant’altro ci può essere dentro. Poi, il fine settimana ci sono tutta una serie di feste di compleanni o appuntamenti vari (il carnevale, le gare dello sport prediletto, i saggi di musica, ecc.). Anche qua, non mancano gli appuntamenti giornalieri e serali con il PC, facebook, twitter, MSN, i vari giochi interattivi, gli sms ed i cellulari, la play station, la TV, i compiti e non so cosa potrebbe ancora entrarci. Ma di fatto, anche loro hanno una vita frenetica e super impegnata.

Certo che anche i nostri ragazzi, non hanno grande libertà. Quanto tempo hanno a disposizione e quanto riescono ad usufruire di uno spazio, libero da impegni?

E poi, che libertà hanno di imparare, che libertà hanno di scegliere la propria vita, gli studi e lo sbocco professionale? Quale libertà, è concessa loro? Che libertà hanno, di vivere?

Insomma, sta di fatto che quando ci ritroviamo in auto, si scatena l’ira funesta di tutto ciò che emerge, di quanto è stato sepolto nell’inconscio. Non a caso, sono proprio due gli atteggiamenti maggiormente evidenti nel “guidatore nevrotico”.

Da una parte, si riscontra la pretesa del rispetto serrato delle regole stradali e non si tollerano errori o sconfinamenti. Quest’insofferenza, rappresenta proprio la proiezione del proprio vissuto, dell’esperienza frustrante di tutti i giorni, in cui ci chiediamo un rispetto ferreo delle regole, il conseguimento di un ritmo forzato, pena lo sconfinamento e la rottura di un equilibrio assai precario.

Nella vita quotidiana cioè, accettiamo tutta una serie di compromessi che non ci vanno giù, che giustifichiamo e tolleriamo sulla base di una serie di premesse che facciamo a noi stessi. Nel momento in cui cominciamo a mettere in dubbio anche uno di questi elementi, si corre il serio rischio di far sgretolare il castello di carte creatoci e di dover fare i conti con una realtà che non ci piace affatto. Il rispetto delle regole quindi, ci impedisce di andare a vedere oltre e di scoperchiare le falle sottostanti.

Il costo emotivo di tutta questa costrizione, lo ritroviamo poi in auto, quando continuiamo ad essere ligi alle regole, non per rispetto della nostra e altrui vita, ma per proseguire con quest’atteggiamento di rigore, quasi obbligati inconsapevolmente, da una scelta adattiva inevitabile. E così, pretendiamo non solo da noi stessi, ma anche da gli altri un’osservanza rigida e indiscutibile. La trasgressione scatena una rabbia furibonda, perché va a scardinare un ordine che rischia di far innescare, la prima pedina del domino. Tutto andrebbe in pezzi, crollerebbe inesorabilmente.

Il secondo atteggiamento, consiste nel sentirsi mortalmente offesi. Nel momento in cui, un altro automobilista trasgredisce, ci sentiamo feriti in prima persona, come se stesse facendo un torto a noi, proprio a noi! Anche qua, in realtà l’altro paga la proiezione di un nostro vissuto. Ci sentiamo intimamente maltrattati e deprivati dal mondo, perché senza esserne consapevoli, non facciamo ciò che vorremmo e non lo facciamo come lo vorremmo, nei termini e nei modi che riteniamo più opportuni.

Per inciso, non a caso acquistiamo auto sempre più veloci, capienti, ma soprattutto auto più sicure e rassicuranti!

Ma non sapendo con chi e come ciò avviene, anzi non rendendoci neanche conto di quanto siamo frustrati e di cosa ci manca, siamo compressi come pentole a pressione e alla prima occasione siamo pronti ad esplodere, gettando in faccia agli altri, tutto il nostro risentimento ed il nostro senso di maltrattamento.

E’ un circolo vizioso, si è sempre più arrabbiati, frenetici ed esprimiamo questa frenesia, questa fretta, quest’aggressività in auto, incrementando la dose, sentendoci ancora più oppressi e pressati. D’altra parte, la trasgressione degli altri, ci fan arrabbiare ulteriormente, avvertendo un’irrispettosa inosservanza delle regole e un attacco personale, a noi specifici individui e indirettamente alla nostra scelta di vita.

Senza capire che troppo spesso, non si sono critiche personali, non ci vediamo neanche, ci ignoriamo l’un l’altro, siamo solo una serie di palline impazzite, che cozzano l’una contro l’altra, a causa di questo movimento inconsulto e perverso.

Non a caso, in auto durante la guida, spesso si aggiungono una serie di condotte attuate in modo quasi ossessivo e smodato, come fumare, telefonare, ascoltare musica, parlare da soli, ecc. Come se non bastasse, mettere in atto un azione per volta. Si fa e si strafà, ancora per mantenere in piedi un andamento che non si può fermare, pena la cesura con il ritmo stesso.

Grazie a questo, siamo sempre più attaccati ad oggetti e cose, a rituali, abitudini, come se avessimo bisogno di tutto ciò, per poter vivere, per essere felici, soddisfatti e sereni. Siamo pieni di oggetti di ogni tipo, di ogni tipo di confort immaginabile, di ogni forma di tecnologia e di comunicazione, ogni novità alimentare, ogni tipo di vitamina, sali, medicinali e quanto ancora l’industria riesce a mettere sul mercato. Siamo pieni ed oberati, di oggetti a più non posso! Acquistiamo e gettiamo via in continuazione e indiscriminatamente. Siamo Obesi di tutto e di più!

Giorni fa, mi sono imbattuta in considerazioni sullo smoking feticism e mi sono sorpresa, di quanto non ci sorprendiamo abbastanza. Sì, persino le perversioni hanno accresciuto enormemente gli oggetti di proiezione, della propria fissazione. Ne nascono sempre di nuove, particolari, articolate, abnormi. Del resto, in linea con l’andamento dei tempi.

E francamente mi sono detta che forse un professionista della salute, rischia di non stare dietro a tutte le nuove forme di patologia, che vengono fuori inaspettatamente, velocissimamente ma inevitabilmente.

Tutto ciò, per rimarcare che veramente l’andamento della nostra vita è veloce, troppo veloce, pieno di cose e poco rispettoso dei propri tempi e modi.

Non a caso, se guardiamo la forma delle influenze stagionali, comprendiamo anche il nostro stato emotivo ed il nostro bisogno.

Sempre più si delineano le forme stagionali gastro-intestinali, come a ricordarci che ne abbiamo abbastanza, che abbiamo la nausea di tutto questo, lo rifiutiamo sia da “sopra” che da “sotto”. Ermete Trismegisto saggiamente diceva “come sopra, così sotto”.

Rifiutiamo di digerire delle cose e le sputiamo violentemente, le vomitiamo all’esterno, perché intollerabili. Contemporaneamente da sotto, facciamo uscire tutta la “cacca”, gli escrementi presenti nel nostro corpo. Quest’influenza, sembra una forma di rifiuto, il tentativo di ripulirsi e di depurarsi di quanto ingoiamo a tutti i costi.

L’altra forma influenzale invece, riguarda principalmente le vie aeree ed è arrivata ai massimi livelli, creando sempre maggiori difficoltà respiratorie. Ci manca l’aria, i nostri polmoni sono irrigiditi, induriti e congestionati da “umori”, che non riescono ad uscire. Anche qua, si ha l’espressione di un ingorgo, di un inceppamento e del tentativo forzato di riprendere fiato, di respirare più liberamente, finalmente!

Non solo, pensate alla tosse, al suo significato aggressivo, rappresentato dallo sputar fuori forzatamente quegli umori che congestionano, dallo sputarli violentemente e irreprensibilmente in faccia agli altri!

Potremmo quindi dire, non solo “come sopra, così sotto”, ma anche “come dentro, così fuori”, per esprimere il parallelismo fra quanto succede dentro di noi (emozioni, conflitti, pensieri, ecc.) e fuori (inteso come corpo e le sue malattie, esternalizzazione di uno stato interno, ma anche come condotta esterna che si dispiega nel mondo, quale ad esempio la guida del nostro veicolo a quattro o due ruote).

Se cogliamo quindi, il messaggio che tutto ciò ci vuol trasmettere, partendo dalle malattie stagionali che tentano di fermarci (talvolta si arriva a patologie più strutturate e consistenti), continuando con tutta la serie di condotte “perverse”, che denunciano un equilibrio malsano, allora dovremmo rallentare un po’ e riflettere.

Prima di tutto, mi sembra che dovremmo smettere di sputare addosso agli altri la nostra rabbia repressa, dovremmo smettere di sparare insulti addosso agli automobilisti distratti, lenti o poco capaci, riappropriandoci della nostra aggressività e della nostra insoddisfazione. Questo è il primo passo per capire dove siamo, cosa siamo e cosa stiamo facendo e se tutto questo è realmente ciò che ci interessa, ciò che ci soddisfa, ciò che ci fa sentire bene sia a casa che nel mondo.

Forse, potremmo riprendere un po’ di genuina gentilezza verso noi stessi e gli altri, un po’ di attenzione e d’ascolto per ciò che ci capita, per ciò che ci circonda e per le persone a cui vogliamo bene, con cui intessiamo delle relazioni emotive. Stando, possiamo re-imparare il senso della pazienza, dell’attesa, dell’accettazione e dell’accoglimento.

Allora viaggiare, può riprendere il suo naturale significato, può assumere l’importante valore della mobilità e della crescita, non più una lotta fra pistoleri armati, disposti  a qualsiasi cosa per sopravvivere.

Non è vero che non ci sono alternative. C’è sempre una via d’uscita! Basta volerla trovare, basta pensare che non dobbiamo girare a tutti i costi con una giostra che non ci appartiene. Possiamo cominciare a stare, ad aspettare, a pazientare, a tollerare, ad accettare e a cambiare noi stessi, nella direzione che più ci aggrada.

Attacchiamo il nostro cartello “WANTED”, non per prendere la taglia di qualche trasgressore stradale, ma per cercare sé stessi, per “volere” sé stessi, ciò che siamo nel rispetto della nostra natura.

Fermiamoci e riprendiamo a desiderare, a sognare, a viaggiare …..

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25 marzo 2011 5 25 /03 /marzo /2011 08:46

IL BAMBINO E LA TV: TRA TG E CARTONI

Dott.ssa Sabrina Costantini

 

 

 PARTE XIV

 

Conclusioni

 

Nel dover prendere in esame un tema delicato quale la dipendenza dei minori, abbiamo scelto di soffermarci sulla Tv. Nonostante esistano varie forme di dipendenza assai frequenti e pericolose, quali quella da internet, da cellulare, da play station, la Tv rappresenta la forma più antica e più accettabile di dipendenza, come tale la più pericolosa e inosservata.

Questo strumento infatti, costituisce parte integrante della famiglia da generazioni, rappresenta un passatempo, un divertimento, un diversivo, un “tappa buchi”, un compagno dell’intera giornata, dalla sveglia alla buona notte. Serve per non sentirsi soli, per avere sempre qualcosa da ascoltare o da vedere, qualcosa che distragga e porti via.

Proprio in funzione di ciò, la televisione rappresenta un pericoloso mezzo di dipendenza, non se ne può più far a meno e non ci si rende conto che è realmente così. Di conseguenza non c’è attenzione, tantomeno protezione verso i minori, che vengono lasciati “tranquillamente soli” davanti allo schermo.

L’ottica primaria di questo lavoro infatti, è di tipo preventiva. Ci interessava fornire un panorama più esaustivo possibile, che potesse render conto della necessità di proteggere ed educare i nostri minori lungo il loro processo di crescita, nel modo più equilibrato e sano possibile. Non di meno, ci pare di rilievo iniziare questo lavoro di prevenzione, rivolgendoci primariamente agli adulti (genitori ed insegnanti), alla loro conoscenza e formazione, in direzione di un accudimento maggiormente consapevole e naturale.

I nostri bambini sono il frutto di tutto ciò che mangiano, di ciò che sperimentano, di ciò che vedono, apprendono e la TV è un mezzo altamente ricco di apprendimento-senza controllo. A scuola esistono dei curricoli, degli organi preposti al controllo, più insegnanti che si incrociano nella programmazione della classe, delle assemblee genitori-insegnanti, ecc. L’istruzione è sottoposta a svariati vagli e noi ne siamo parte. Invece, riguardo alla TV, li lasciamo per ore ed ore da soli, nessuno sa cosa entra nel loro mondo, di quale cibo si nutrirà la loro mente ed il loro cuore, cosa accadrà al loro sviluppo emotivo.

Per cui, questa trattazione rappresenta il tentativo di vagliare la natura di questo medium, i vantaggi e gli svantaggi, ma soprattutto i meccanismi attraverso cui l’individuo e ancor più il bambino, ne subisce gli effetti e l’influenza globale. Particolare attenzione è rivolta al problema della violenza, trasmessa nelle sue varie forme, da quella dei TG a quella dei cartoni. Si è quindi cercato di valutare la portata della violenza e dell’aggressività proprio nei cartoni animati o comunque nei programmi per ragazzi, maggiormente vicini al bambino.

La violenza e l’aggressività assorbita è un tema assai importante, costituisce una delle vie di analisi, una delle possibili cause di una serie di disagi, tanto discussi e preoccupanti quali i fenomeni di bullismo, i disturbi d’attenzione con iperattività, le depressioni dell’infanzia, il suicidio, ecc.

Dai vari contributi teorici, abbiamo ben visto quale peso rivestano certi fenomeni nel processo d’apprendimento, quale osservazione, identificazione, attivazione, desensibilizzazione, ecc. In             questo caso, si tratta di un apprendimento per lo più passivo, quindi più che mai efficace e acritico, l’individuo infatti si trova immobilizzato fisicamente e in gran parte cognitivamente nelle sue capacità di giudizio. Come già visto, l’emisfero destro è iperstimolato a discapito del sinistro, quindi entrano una serie di stimoli che vanno ad incidere sul mondo interno, senza che vi si organizzi un pensiero logico e cosciente.

Tutti i processi descritti, valgono anche per l’adulto, ma sono massimamente evidenti e preoccupanti per il minore, in quanto individuo ancora in via di formazione cognitiva, emotiva e sociale, quindi facile e pericoloso bersaglio. Il bambino infatti, per il suo naturale bisogno di punti di riferimento e guida, si avvale in massimo grado di identificazione e imitazione.

Tenendo conto di questi obiettivi, abbiamo articolato il lavoro in una trattazione teorica ed una successiva presentazione della ricerca da noi condotta: un’analisi osservazionale, di una giornata televisiva tipo per bambini.

Ponendoci di fronte al panorama televisivo pomeridiano, il nostro primo obiettivo era descrivere, per poi comprendere e attribuire un senso, a quanto osservato.

Da quanto emerso, in linea con altri autori, abbiamo osservato come il comportamento aggressivo, rappresentasse il tema principale della programmazione televisiva. L’aggressività riscontrata nei cartoni animati, risulta assai più nociva di quella presentata nei Tg, nei film, telefilm, real tv, ecc.

Infatti, i cartoni presi in esame nel nostro campione, sono carichi di aggressività, sia esplicita che implicita. I comportamenti aggressivi, sono risultati molto più rappresentativi e numericamente preponderanti, rispetto a tutti gli altri tipi di condotte, dalle azioni quotidiane alle più stravaganti.

Le condotte aggressive inoltre, sono spesso contemporaneamente espresse sia a livello verbale che comportamentale, rafforzandosi a vicenda, es. all’interno di un pestaggio ci sono ingiurie e minacce, che ne sottolineano la sopraffazione del più forte sul più debole, a tutti i livelli. I comportamenti aggressivi inoltre, sono per lo più di contatto, quindi volti a danneggiare persone e cose (percuotere, picchiare, rompere, ecc.), mentre sono del tutto assenti le sue manifestazioni senza danneggiamento. Come se, la presenza dell’altro e l’effetto sull’altro, fossero fondamentali per questo tipo di comportamento e per il significato che ne assume.

Inoltre, l’aggressività nelle sue forme più implicite, quali svalutazione, ironia, raggiro, ne rappresenta una forma ancora più pericolosa, perché subdola, nascosta e poco riconosciuta nella sua reale natura. La risata, istigata dall’ironia per esempio, induce ad assorbire una forma di aggressività latente, in una veste accettabile, senza reale consapevolezza di ciò che realmente rappresenta. Questa, più di altre forme, va a dimostrare la superiorità e la forza di un individuo sull’altro, piegato da una sudditanza psicologica, sociale, economica, razziale, ecc.

Nel nostro campione, abbiamo visto un esempio altamente rappresentativo di queste forme mascherate di aggressività e violenza, ovvero Barbie Raperonzolo. Questo cartone infatti, rappresenta il rifacimento della fiaba Raperonzolo, propinata in puntate, ammantata di innocenza e di pronta accessibilità. Ma, come abbiamo già detto, la rappresentazione grafica e ancor più filmica delle fiabe, ne alterano profondamente l’effetto ed il significato.

L’esplicitazione visiva dei temi fiabeschi infatti, rende inaccessibile l’ingresso nel simbolico. Nella narrazione, la rabbia ed eventuali forme di aggressività rappresentano una parte delle istanze interne del bambino e dell’adulto, che scisse e proiettate in personaggi diversi, sono resi più accettabili e comprensibili. Nei cartoni invece, l’aggressività è sempre esplicita, distruttiva, denigrante, non lascia spazio per un percorso di crescita e per un incontro di parti costruttive e distruttive. Una parte “distrugge” o vince l’altra, senza spazio di integrazione o mediazione. Non c’è spazio per il simbolismo e per la crescita. Infatti, questo cartone, pur rappresentando una fiaba, in realtà è quello che conta un valore più alto in assoluto, di comportamenti aggressivi.

L’accento non viene posto sulla condizione di Raperonzolo e sui processi messi in atto per superarli, ma sulla strega e sulle sue azioni aggressive, sulla sua “cattiveria”. L’allungamento stesso, attraverso la presentazione in puntate infinite, fa inevitabilmente perdere il senso della fiaba, fruibile in modo immediato e costruttivo, a favore di frustrazione e dipendenza. Questo sembra proprio un esempio chiaro di oggetto e soggetto dei cartoni, non la storia e il suo significato, ma la violenza, l’aggressività e la lotta fra due parti, che deve portare alla vittoria di una delle due a discapito dell’altra.

Parimenti, la componente emotiva rappresentata da questi programmi, si accentra su emozioni quali paura e rabbia, in sintonia con le condotte aggressive, di chi le applica e di chi le subisce. Le emozioni inoltre, sono maggiormente presenti nei cartoni quantitativamente più aggressivi. Questo induce falsamente a supporre, che solo di fronte all’aggressività “si sente qualcosa di forte”, mentre nel benessere e nella serenità, si riscontra una sorta di piattezza emotiva.

Sia emozioni che motivazioni inoltre, non sono ugualmente rappresentate rispetto alle condotte aggressive. Gran parte delle scene aggressive e violente dei programmi per ragazzi, sono fini a sé stesse, senza uno scenario che ne rendano ragione, rafforzando l’impatto dell’aggressività stessa, come se questa fosse la vera protagonista dello “spettacolo”.

Le motivazioni delle condotte aggressive, ricalcano valori improntati al potere personale, alla sopraffazione, al dominio, al controllo e al successo, in linea con la maggior parte dei finali osservati. In tre cartoni inoltre, il finale è rimasto sospeso, con un andamento ed un effetto-attesa, tipico dei serial tv o delle telenovela, mettendo in risalto l’importanza del “legare il telespettatore” a discapito della frustrazione indotta.

La sintonia di motivazione e finale sembra insinuare implicitamente l’idea che, l’aggressività rappresenti un’arma vincente per ottenere quanto desiderato, rafforzando ulteriormente il suo potere.

Vediamo inoltre, una sorta di semplificazione della realtà relazionale ed umana, i personaggi sono stereotipati e rigidamente ristretti in tipologie e le motivazioni sempre chiare, esplicite, talvolta banali. Il bambino non deve fare nessun lavoro per estrapolarle o concettualizzarle, diversamente da quanto accade nella vita quotidiana.

Gli spazi pubblicitari per altro, frequenti e martellanti, rafforzano a loro volta i temi dei cartoni, sia in direzione di un modello narcisistico, improntato al successo e all’esibizione, sia in direzione di un’aggressività espressa nelle due varianti: in modo evidente ed esplosivo oppure in modo manipolatorio, prevaricatore e lesivo.

L’aggressività stessa viene replicata e rinforzata in molti spot pubblicitari, che esaltano direttamente la forza fisica o modelli ritenuti adeguati, vedi ad esempio quelli sui giochi della play station, su personaggi dei cartoni, ecc.

La pubblicità, intercalata dai programmi, esibisce in vetrina un articolarsi di prodotti quali: giochi, programmazione TV, programmazione cinematografica, abiti e accessori per adulti, abiti e accessori per bambini, lotterie e simili, telefonia, ecc. Vediamo bene come la pubblicità veda il bambino come compratore, senza rispetto per ciò che è, per la sua condizione e per gli effetti di ciò che trasmette. Non c’è discriminazione di scene: erotiche, nudi, violenza, fantastiche, personaggi famosi, ecc. Tutto è lecito, all’interno dell’universo mediatico!

Infine ci teniamo a ricordare che, a causa della natura non sperimentale della ricerca e delle dimensioni ridotte del campione, dobbiamo prendere i dati e le conclusioni emerse con le giuste cautele. Comprendiamo i limiti del nostro lavoro, ma ci auguriamo che costituisca solo un primo passo per ulteriori analisi, ricerche e riflessioni. Lo prendiamo come una prima osservazione, un avvicinamento all’oggetto in esame.

Quello che abbiamo visto molto chiaramente è quanto la TV violi l’infanzia, mirando unicamente a coltivare nuovi utenti e compratori. I cartoni animati e i programmi pensati per i minori, non sono rispettosi delle esigenze emotive e delle tappe evolutive. Questo mezzo da in pasto ai bambini brandelli di aggressività e violenza, attraverso i TG, i real TV, spot pubblicitari, ma soprattutto per mezzo di contesti assai vicini al loro mondo, quale i cartoni, senza interrogarsi su cosa possa succedere.

In considerazione di tutto questo, siamo qui proprio per chiederci che ne sarà del bambino, quale effetto sortirà la miscela di violenza assorbita attraverso i cartoni, il TG, gli altri programmi e la pubblicità.

Sempre più evidente appare l’importanza di accompagnare i nostri figli, durante l’uso dei mezzi tecnologici, allo stesso modo in cui li teniamo per mano, quando attraversano la strada. Il nutrimento emotivo, cognitivo e culturale che gli forniamo, li aiuterà ad attraversare il percorso della vita.

Parimenti, dovremmo sostenere e “formare” insegnanti, educatori e genitori stessi, in questo difficile compito evolutivo-educativo, aiutandoli ad attraversare la strada che affianca quella dei nostri ragazzi.

 

 

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23 marzo 2011 3 23 /03 /marzo /2011 07:53

IL BAMBINO E LA TV: TRA TG E CARTONI

Dott.ssa Sabrina Costantini

 

PARTE XIII

 

Diamo adesso un’occhiata alla Tab. 6 (a. e b.), che descrive le emozioni  riscontrate nella programmazione presa in esame. Come vediamo, la varietà di emozioni è elevata, ma la distribuzione delle frequenze si concentra soprattutto su alcune di esse, come Rabbia e Paura, in perfetta sintonia con la prevalenza di Condotte Aggressive. Seguono poi Entusiasmo, Curiosità, Preoccupazione e Rammarico. Per contro emozioni quali Felicità e Serenità, sono scarsamente rappresentate.

     Per dare maggiore visibilità alle emozioni ed eludere la dispersione dei dati, la Tab. 7 mostra ancora la distribuzione delle emozioni, questa volta ottenuta dal loro raggruppamento in categorie, che ne rappresentano l’elemento emotivo centrale. Si sono create cinque categorie:

-         Rabbia, che include rabbia, vendetta, furia, rivincita

-         Paura, che include paura, preoccupazione, disorientamento, sconcerto

-         Tristezza, che include tristezza, rammarico, dispiacere, demoralizzazione, delusione

-         Stupore, che include stupore, sorpresa, curiosità

-         Felicità che include felicità, amore, serenità

 

     All’interno di questi raggruppamenti, si ripete l’andamento già evidenziato nella Tab. 6. In rilievo ancora la paura, la rabbia e la tristezza. In questa rappresentazione si evidenziano anche Entusiasmo e Stupore, due elementi in linea con la naturale tendenza del bambino a cercare, scoprire, incuriosirsi, ecc.

     In accordo e conferma degli altri dati, la somma delle emozioni con valenza negativa (paura, rabbia, tristezza) continua ad essere superiore a quella di emozioni con valenza positiva (entusiasmo, stupore, felicità). 

     Inoltre, alcuni cartoni più di altri, presentano una spiccata presenza di emozioni, in ordine abbiamo Scoobydoo, Doraemon, le avventure di Bibilex, Dragon GT. Mentre altri, si contraddistinguono per la loro povertà emotiva, ovvero i Bozzetti di Luttazzi, Hocus and Locus, Hunter, Dora Explorer, ovvero quei cartoni che hanno una più bassa percentuale di componenti aggressive.

     Tutto ciò lascerebbe supporre che sono proprio le condotte aggressive, che implicano l’espressione delle varie emozioni, come se queste fossero poco visibili nella situazione di benessere, scoperta, ecc. Da quanto visto, l’aggressività in sé non viene associata a molte emozioni, ma è possibile che scateni ed anticipati una serie di condotte connotate emotivamente. Ciò contribuirebbe a rafforzare il potere della condotta aggressiva, che sembra fare da padrone nelle varie circostanze, più che mai nel mondo emotivo.

      Osservando infine la Tab. 8, possiamo vedere la distribuzione alternata di programmi e pubblicità, riscontrata  nel piccolo campione, estrapolato dal campione di registrazione totale. Innanzitutto, il tempo ci fornisce già un indicatore significativo, ovvero la pubblicità, mandata in onda, sia prima che dopo il cartone animato, ha una durata del 25% rispetto a quella della programmazione. Che costituisce un tempo molto elevato, di gran peso sulla visione totale.

     Relativamente al contenuto, prevalgono nettamente temi quali la Tecnologia, la Programmazione televisiva ed i Giochi.  Questa prevalenza, ci fornisce un possibile quadro del targhet prescelto dal media televisivo, per incrementare gli acquisti del pubblico giovanile. Tutte le categorie rappresentate, esprimono l’oggetto verso cui si spinge il consumo: cibo, abiti per adulti e per bambini, cinema, ancora televisione, dvd.

     Il contenuto degli spot inoltre, osservati per gruppi prima e dopo i programmi, sembrano pensati e presentati in modo da ripetersi con costanza, restringendosi su pochi temi, che si alternano sapientemente in un breve lasso di tempo.

     Per averne un’idea, vediamo ad esempio in dettaglio l’ordine di presentazione delle varie pubblicità, dopo Lupin III: Digitale terrestre, Programmazione tv, Spot emittente, Gioco, Make up e film per bambini (Winx), Telefonia mobile (Tim), Cibo, Gioco, Gioco, Accessori Adulti, Abiti Adulti, Giochi, Film animato al Cinema (Winx), Telefonia mobile (Vodafone), Gioco, Spot emittente, Programmazione tv, Digitale terrestre.

     Tutto trasmesso nel tempo di 2 minuti, quindi in modo molto veloce ed impressionistico, in accordo con lo stile della pubblicità odierna, molto rapida, ricolma di stimoli sovra liminari e sottoliminari. Gli oggetti pubblicizzati, entrano a far parte della mente e dell’emotività dell’individuo, al di là della sua consapevolezza e motivazione.

     Rispetto a questa modalità si distinguono alcuni spot-telenovela, che al contrario diventano una sorta di storia a puntate, che affeziona e incolla lo spettatore, per l’immagine bucolica e il perfetto quadro familiare, lavorativo, ecc. E’ il caso di Calzedonia, che propone la storia di una bambina che cresce per poi fidanzarsi, sposarsi e fare un figlio, dove lo slogan finale cita “speriamo che sia femmina” (la lusinga al femminile, naturalmente sottintende l’augurio e la spinta a vendere altre calze).

     E’ anche interessante osservare, come vi sia una sapiente miscela di elementi per bambini e per adulti. Quest’ultimi, seppur sottorappresentati sono presenti, per lo più costituiti da abiti per Adulti oppure oggetti verso cui si vuol anticipare l’acquisto, come il cellulare, colludendo perversamente con la fretta di crescere e di imitare le figure di riferimento importanti. Del resto in linea con i dati degli ultimi sondaggi, circa l’età del primo cellulare.

     Osserviamo inoltre questi temi, associati al contenuto dei cartoni, dove per esempio il furto o il sistema socio politico, viene accostato a spot sulla tecnologia, abiti per Adulti e Giochi, quasi a suggerire un modello di vita desiderabile, fra la realtà e la fantasia, fra la condizione infantile e quella adulta, accessibile attraverso una serie di oggetti e azioni da comprare ed apprendere. In tutto questo, si legge una sottile induzione, tanto invisibile quanto ambigua e potente. La contiguità spaziale infatti, produce una sorta di contaminazione dei temi, una generalizzazione e sovrapposizione, che influenzano e modificano lo stimolo in modo inconsapevole.

Nella maggior parte dei casi, gli spot utilizzano scene e linguaggi violenti in modo molto esplicito (es. i giochi della play station come Assassins Reed, oppure pupazzi che combattono, bambini che combattono, ecc.) o implicito, attraverso svalutazione, ironia, ecc. Risulta altamente rappresentato anche un linguaggio fortemente induttivo e manipolativo (es. gli accessori dei Power Ranger, presentati come se trasformassero il bambino nel personaggio stesso, oppure l’utilizzo di personaggi famosi, amati, che appaiono vincenti proprio grazie a quel prodotto), messaggi ambigui (es. gratta e vinci presentati come se fosse un gioco da tavolo, solo alla fine si comprende che spinge a “vincere facile” attraverso l’acquisto di quel prodotto), fornendo spesso un modello da imitare di stampo fortemente narcisista (vedi ad esempio gli abiti e accessori D&G), in alcuni casi chiaramente (scene di nudo di film) o velatamente, seduttivi ed erotizzati (es. Nero Terapic).

Il contenuto, il linguaggio e l’espressione esterna (comportamentale ed estetica) dunque, descrivono il potere e l’influenza nefasta di un mezzo a cui ci siamo assuefatti, esattamente come se fosse una droga che fa parte delle abituali ruotine quotidiane.

In conclusione, quanto abbiamo osservato sulla pubblicità sembra ricalcare quanto già osservato altrove (M. Maranzana), sia rispetto alla quantità che alla qualità. I minori, rappresentano un targhet fra i più desiderabili per la programmazione pubblicitaria, che non si cura affatto dei danni sul bambino. Gli spot incalzano su temi e aspetti già presenti e rischiosi, come l’aggressività, la lotta per il potere, la supremazia, il successo, la bellezza estetica, il narcisismo, il cibo pieno di grassi e zuccheri, ecc.

La programmazione pubblicitaria da noi registrata, come già detto, riguarda solo il canale Mediaset, che propone una sequenza programma-spot identica a quella di altre fasce orarie. La Rai propone un programma “Trebisonda”, all’interno del quale sono poi trasmessi cartoni e film per ragazzi, Tg per ragazzi, giochi telefonici con i bambini che ricalcano quelli dei programmi per adulti, scach e gag, situazioni assai simili a sit commedy, interazione di conduttori effeminati, “imbranati”, poco naturali nel modo di muoversi e di parlare, infine interviste, con risposte troppo articolate per un pubblico così giovane.

Questo programma propone una forma di intrattenimento in apparenza pensata per ragazzi, che in realtà sembra una copia dei programmi per adulti, condotti in un modo artificiale e poco appropriato per l’età a cui si rivolge, senza la presenza effettiva dei ragazzi stessi. Per cui, se la scarsa presenza di pubblicità costituisce un fattore positivo, ciò che la sostituisce fungendo da intermezzo, non sembra rappresentare un’alternativa positiva e costruttiva.

 

 

 

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23 marzo 2011 3 23 /03 /marzo /2011 07:51

IL BAMBINO E LA TV 

 PARTE XII 

 

Tab. 8 Distribuzione della successione di Pubblicità e Programmi  

Nome

Durata min.

Tema

Cibo

Tecno

Abiti/

Acc A

Abiti/

Acc B

Giochi

Progr

Cin /

Dvd

Altro

Pubblicità

3

 

1

3

3

0

1

1

0

1

6.Lupin III

15

Furto

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicità

2

 

2

4

2

1

5

2

2

 

7.Hunter

15

Scopo futuro

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicità

5

 

2

5

0

0

4

3

2

1

8.I Simpson

6,3

Sistema S.P. 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicità

5

 

1

4

1

0

4

8

2

1

9.Dragon GT

22

Salvare terra

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicità

4

 

1

3

0

1

1

2

0

1

10.Dora Explorer

12,58

Educativo

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicità

0,5

 

0

0

0

0

0

2

0

0

11.Etciu

12

Ordine

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicità

4,4

 

0

2

0

1

7

6

1

0

12.Faireez

11

Ordine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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22 marzo 2011 2 22 /03 /marzo /2011 14:35

IL BAMBINO E LA TV: TRA TG E CARTONI

Dott.ssa Sabrina Costantini

 PARTE XI

 

Tab. 7 Distribuzione delle emozioni, raggruppate per categorie

 

Nome

Entusiasm.

Rabbia

Paura

Tristezza

Stupore

Felicità

1.Bozzetti M. Luttazzi

0

0

0

0

0

1

2.Hocus and Locus

0

0

1

0

2

1

3.I ricordi di una valigia

1

1

0

1

0

0

4.Suddle Club

0

0

0

2

0

1

5.Melevisione

0

2

0

1

0

0

6.Lupin III

2

0

0

1

1

0

7.Hunter

0

1

0

0

0

1

8.I Simpson

0

2

0

1

0

0

9.Dragon GT

0

4

4

1

0

0

10.Dora Explorer

1

0

1

0

0

1

11.Etciu

0

1

2

0

0

0

12.Faireez

3

1

1

0

0

0

13.Barbie Raperonzolo

0

1

1

2

0

0

14.Le avventure di Bibilex

0

0

0

4

3

1

15.Doraemon

1

2

6

2

1

0

16.Scoobydoo

5

0

7

0

2

0

 

 

 

 

 

 

 

TOTALE

13

15

23

15

9

6

 

-          Entusiasm. Sta per Entusiasmo e raggruppa emozioni quali Entusiasmo, Soddisfazione, Divertimento

-          Rabbia raggruppa emozioni quali Rabbia, Vendetta, Furia, Rivincita

-          Paura raggruppa emozioni quali Paura, Preoccupazione, Disorientamento, Sconcerto

-          Tristezza raggruppa emozioni quali Tristezza, Rammarico, Dispiacere, Demoralizzazione, Delusione

-          Stupore raggruppa emozioni quali Stupore, Sorpresa, Curiosità

-          Felicità raggruppa emozioni quali Felicità, Amore, Serenità

 

 

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21 marzo 2011 1 21 /03 /marzo /2011 14:12

-         IL BAMBINO E LA TV: TRA TG E CARTONI

-         Dott.ssa Sabrina Costantini

 

 

 

PARTE X  

Tab. 6 b. Distribuzione delle emozioni per programma TV

 

Nome

Furia

Stup

Feli

Delu

Invi

Amo

Rivi

Demo

Scon

Sere

Sorp

TOT

Bozzetti M. Luttazzi

0

0

0

0

0

0

0

0

0

1

0

1

Hocus and Locus

0

0

1

0

0

0

0

0

0

0

1

4

I ricordi di una valigia

0

0

0

1

0

0

0

0

0

0

0

3

Suddle Club

0

0

0

0

1

1

0

0

0

0

0

4

Melevisione

0

0

0

0

1

0

1

0

0

0

0

4

Lupin III

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

3

Hunter

0

0

0

0

0

1

0

0

0

0

0

3

I Simpson

0

0

0

0

0

0

0

1

0

0

0

3

Dragon GT

0

0

0

0

0

0

0

0

1

0

0

8

Dora Explorer

0

0

1

0

0

0

0

0

0

0

0

3

Etciu

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

3

Faireez

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

5

Barbie Raperonzolo

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21 marzo 2011 1 21 /03 /marzo /2011 13:59

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-         Dott.ssa Sabrina Costantini

 

 

 

PARTE IX

 

 

Tab. 6 a. Distribuzione delle emozioni per programma TV

 

Nome

Entu

Curio

Rabb

Paur

Preoc

Trist

Diso

Disp

Diver

Vend

Sodd

Ram

Bozzetti M. Luttazzi

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

Hocus and Locus

0

1

0

0

1

0

0

0

0

0

0

0

I ricordi di una valigia

1

0

1

0

0

0

0

0

0

0

0

0

Suddle Club

0

0

0

0

0

2

0

0

0

0

0

0

Melevisione

0

0

1

0

0

0

0

0

0

0

0

1

Lupin III

0

0

0

0

0

0

0

0

0

0

2

1

Hunter

0

1

1

0

0

0

0

0

0

0

0

0

I Simpson

0

0

2

0

0

0

0

0

0

0

0

0

Dragon GT

0

0

4

2

1

0

0

0

0

0

0

0

Dora Explorer

1

0

0

0

1

0

0

0

0

0

0

0

Etciu

0

0

1

2

0

0

0

0

0

0

0

0

Faireez

1

0

0

0

1

0

0

0

0

1

2

0

Barbie Raperonzolo

0

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21 marzo 2011 1 21 /03 /marzo /2011 13:52

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-         Dott.ssa Sabrina Costantini

 

 

 

PARTE VIII

 

 

Tab. 5 Percentuale delle unità comportamentali

 

Nome

Agg. V.E.

Agg. V.I.

Agg. Com

Agg. Com I

Motivo AG

Altri Com

Emoz.

TOT

Bozzetti M. Luttazzi

0,0

0,0

0,0

0,0

0,0

80,0

20,0

100%

Hocus and Locus

0,0

0,0

5,9

0,0

0,0

70,6

23,5

100%

I ricordi di una valigia

11,1

11,1

0,0

0,0

11,1

33,3

33,3

100%

Suddle Club

0,0

16,7

5,6

27,8

5,6

22,2

22,2

100%

Melevisione

11,1

5,6

0,0

11,1

11,1

38,9

22,2

100%

Lupin III

4,8

4,8

19,0

19,0

19,0

19,0

14,3

100%

Hunter

5,9

5,9

11,8

5,9

5,9

47,1

17,6

100%

I Simpson

11,1

18,5

18,5

7,4

18,5

14,8

11,1

100%

Dragon GT

17,9

12,8

17,9

5,1

17,9

7,7

20,5

100%

Dora Explorer

0,0

0,0

6,7

0,0

0,0

73,3

20,0

100%

Etciu

8,3

0,0

8,3

16,7

8,3

33,3

25,0

100%

Faireez

16,7

0,0

16,7

11,1

11,1

16,7

27,8

100%

Barbie Raperonzolo

11,8

0,0

23,5

11,8

5,9

23,5

23,5

100%

Le avventure di Bibilex

7,7

11,5

0,0

7,7

11,5

30,8

30,8

100%

Doraemon

0,0

13,8

0,0

6,9

10,3

27,6

41,4

100%

Scoobydoo

10,0

0,0

17,5

0,0

12,5

25,0

35,0

100%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TOTALE

116,4

100,6

151,4

130,5

148,9

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19 marzo 2011 6 19 /03 /marzo /2011 13:24

IL BAMBINO E LA TV: TRA TG E CARTONI

Dott.sa Sabrina Costantini 

 

 PARTE VII

 

 

     Dalla Tab. 4 possiamo osservare la frequenza delle condotte all’interno di ciascun programma, distribuite in base alle categorie sopra descritte.

     Dai dati notiamo subito la prevalenza della categoria Atri Comportamenti, che però come già detto riguarda tutta una varietà di condotte. Infatti, se sommiamo i comportamenti relativi all’aggressività (sia verbale che comportamentale, esplicita ed implicita) vediamo che la loro somma conta 113 unità, quindi di gran lunga superiore all’insieme di tutti gli altri comportamenti (97 unità).

     Fra queste, la condotta più frequente risulta l’aggressività comportamentale. Inoltre, è ben evidente che solo una piccola parte delle condotte aggressive viene motivata, pari a 36 casi. I comportamenti aggressivi espliciti contano anch’essi 36 unità, ciò porterebbe ad ipotizzare che la motivazione viene addotta solo nel caso delle condotte esplicite, a discapito delle condotte aggressive implicite, sottovalutate, quindi non motivate e rafforzate nel loro carattere subdolo e nascosto.        

     Anche la categoria Emozioni è ben rappresentata, ma si tratta di una varietà, che comunque non eguaglia quantitativamente le condotte aggressive, per cui una gran parte di quest’ultime non sono accompagnate né dalle espressioni emotive (solitamente la rabbia e la paura) né dalle motivazioni corrispondenti. Per cui, da quanto emerge i cartoni animati sembrano sottolineare assai più la condotta esterna, rispetto all’espressione di movimenti emotivi interni che la motivano, la spiegano o comunque ne ampliano il contesto. C’è da dire, che sulla base della letteratura su trattata, se l’aggressività fosse presentata nel suo contesto emotivo e relazionale d’origine, si annacquerebbe, perdendo gran parte dell’impatto e del potere sulle persone.

     Il calcolo delle unità al minuto si riferisce alla quantità di unità (azioni comportamentali o verbali) svolte al minuto, calcolate sia per tipo di contenuto (valori per colonne, Tab. 4) sia per programma (valori per riga). Rappresenta un indice di intensità di stimoli, nell’unità di tempo, pertanto un parametro di confronto fra programmi diversi.

     Osservando i dati per colonna, il valore di spicco rimane quello della categoria altri comportamenti. Anche in questo caso però, se sommiamo le colonne relative alle varie condotte aggressive, la prospettiva cambia, a favore di un primato di questi comportamenti a discapito di tutti gli altri.

     Relativamente ai dati per riga, il programma primo in assoluto, per intensità di stimoli rispetto al tempo, risulta il Bozzetto di Luttazzi, un programma muto, come tale probabilmente molto più ricco, a livello di comportamenti non verbali. Seguono Hocus e Locus, cartone con prevalenza di componenti non verbali e I Simpson, che al contrario, costituisce un cartone animato, dove la parte verbale e l’aggressività verbale son  altamente rappresentate.

     E’ anche interessante osservare come un cartone come Dragon GT, con un alto numero di aggressività verbale esplicita, implicita e comportamentale, sia caratterizzato da basse unità al minuto. Questo dato, è probabilmente attribuibile al protrarsi nel tempo delle unità comportamentali e alla scarsa presenza di altri comportamenti. Quindi in questo caso, la bassa frequenza di unità al minuto, non rappresenta un dato positivo, perché comunque accompagnata da una sovra rappresentazione della componente aggressiva. Questo cartone infatti, si articola prevalentemente sulla lotta di mostri da sconfiggere.

 

 

Tab. 4  Presentazione dei contenuti descrittivi delle unità comportamentali, osservate nei programmi del 21 Novembre 2007.

 

Nome

Agg. V.E.

Agg. V.I.

Agg. Com

Agg. Com I

Motivo Agg

Altri Com

Emoz.

TOT

Unità al min.

Bozzetti M. Luttazzi

0

0

0

0

0

4

1

5

8,62

Hocus and Locus

0

0

1

0

0

12

4

17

4,05

I ricordi di una valigia

1

1

0

0

1

3

3

9

1,14

Suddle Club

0

3

1

5

1

4

4

18

0,73

Melevisione

2

1

0

2

2

7

4

18

0,8

Lupin III

1

1

4

4

4

4

3

21

1,13

Hunter

1

1

2

1

1

8

3

17

1,07

I Simpson

3

5

5

2

5

4

3

27

3,49

Dragon GT

7

5

7

2

7

3

8

39

1,45

Dora Explorer

0

0

1

0

0

11

3

15

1,19

Etciu

1

0

1

2

1

4

3

12

0,92

Faireez

3

0

3

2

2

3

5

18

1,45

Barbie Raperonzolo

2

0

4

2

1

4

4

17

0,73

Le avventure di Bibilex

2

3

0

2

3

8

8

26

1,53

Doraemon

0

4

0

2

3

8

12

29

2,6

Scoobydoo

4

0

7

0

5

10

14

40

1,75

 

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