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29 giugno 2013 6 29 /06 /giugno /2013 15:40
Onda su onda

Cavalcando l'onda del nostro cuore

Cavalcando l'onda perfetta

Il tuo curo è un gabbiano che vola libero nei cieli

della vita.

Lascialo andare senza paura,

ti saprà condurre

alla felicità.

Finché ascolti il tuo cuore

e fai di tutto per essere felice,

sei tu a condurre il gioco

con le regole che tu stesso ti sei dato.

Credi alla forza

dei tuoi sogni

e loro diventeranno realtà.

Il futuro sembra sempre lontano,

ma avanza rapidamente: occorre prendersi

il tempo per vivere, per essere felici,

prima che sia troppo tardi.

(Sergio Bambarén in "l'onda perfetta").

Il tempo per vivere ............

Penso che prendersi tempo comporti fermarsi ed essere consapevoli, sentirsi in ogni angolo di sè, in ogni minima sensazione del corpo, in ogni fremito, in ogni emozione, in ogni sussulto, in ogni pensiero che attraversa velocemente la mente, che passa mascherato attraverso un sogno notturno e uno diurno.

Credo che l'autonarrazione silente o rumorosa, canora, ritmata, ticchettata, ninnolata, il rispecchiamento in altre narrazioni, vecchie, nuove, antiche, universali, particolari, costituisce un modo per fermarsi e per fermare la consapevolezza ed il contatto con sè.

Le emozioni, i nostri sogni, le fantasie, costituiscono tutto ciò di più volatile esiste in noi, di indefinibile, incalcolabile, inafferrabile, inquantificabile .... eppure tutto ciò che ci fa essere, ci rende felici.

Felici non perchè ci va tutto bene, ma perchè siamo in armonia fra ciò che sentiamo, pensiamo, facciamo, siamo, semplicemente.

Le storie, le narrazioni, col loro linguaggio simbolico, sono un tramite fondamentale di comprensione, ma soprattutto di scambio con sè e con gli altri.

Pensate un pò, persino il genio della fisica, dell'ingegneria, dell'arte di Leonardo da Vinci, scriveva delle storie e sarete sorpresi quanto me, nel vedere che quest'uomo tanto geniale quanto scontroso, solitario e rabbioso coi suoi simili, credesse alla forza del cuore e del sentimento.

Lo potete vedere da soli, attraverso la lettura di una delle sue storie.

- Il calore del cuore -

I due giovani struzzi erano disperati.
Ogni volta che si mettevano a covare le uova, il peso del loro corpo le rompeva.
Un giorno decisero di andare a chiedere consiglio ai loro genitori che abitavano dall'altra parte del del deserto.
Corsero per molti giorni e molte notti, e finalmente arrivarono al nido della vecchia madre.
- Madre - dissero - siamo venuti a chiederti come possiamo fare per covare le uova. Ogni volta che ci proviamo si rompono. -
La madre li ascoltò, poi rispose:
- Ci vuole un altro calore. -
- E quale? - domandarono gli struzzi.
- Il calore del cuore. Voi dovete guardare la vostre uova con amore, pensando alla creatura che ci dorme dentro; lo sguardo e la pazienza lo risveglieranno. -
Gli struzzi ripartirono, e quando la femmina ebbe deposto un altro uovo, si misero a guardarlo con amore, senza perderlo mai di vista.
Passarono così molti giorni; quando, ormai, erano allo stremo delle forze l'uovo incominciò a cigolare, s'incrinò, si ruppe, e una piccola testa di struzzo fece capolino dal guscio.

Sorprendente, non credete?

Eppure ovvio. come poteva essere altrimenti?

Come avrebbe potuto essere così geniale, se non avesse attinto alla forza del cuore?

Vi ricordate la sua Madonna al crepuscolo? Cosa di più dolce e tenero?

Spero che ciascuno di noi impari a credere alla forza del cuore e delle parole che ne tradiscono e coltivano l'essenza!

Penso anche che, come per i due struzzi, sia importante comprendere di quale calore dobbiamo nutrire e quale peso si debba utilizzare, altrimenti anziché generare distruggiamo.

Schiudiamo quell'uovo grazie alla forza del nostro tempo, dell'amore, della passione, della dedizione, al calore delle parole che possiamo donare con la stessa leggerezza del vento!

Cavalchiamo quell'onda che è perfetta ed è una, perché è la nostra ed è quella che ci culla, che ci porta lontano e vicino, in un movimento di conoscenza e d'esplorazione, sotto la luce del sole, liberi al vento e trasportati dal mare.

Sabrina Costantini

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