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9 novembre 2011 3 09 /11 /novembre /2011 07:56

                                            Stile di dipendenza VI parte

Dott.sa Costantini Sabrina

 

Grafico n° 13. “Considerazioni dopo aver risposto a queste domande sul tuo  stile di vita?”

(per problemi tecnici non è possibile riportare i grafici, chi fosse interessato mi può contattare e li invio per email. sabrina.costantini1@tin.it)

 

  

Da quanto emerso in merito al differenziale semantico, i ragazzi si presentano e si vivono nella condizione intermedia del continuum che unisce le coppie debole-forte, piccolo-grande, passivo-attivo, indifferente-emotivo, falso-vero, senza scopo-motivato, cattivo-buono, sporco-pulito, disonesto-onesto.

Infine, il Grafico n° 13 mostra la distribuzione delle risposte relative ad una delle due ultime domande aperte, che chiede impressioni e considerazioni al termine della compilazione. Notiamo subito un’alta percentuale di non risposte (32,3%), seguita da considerazioni pertinenti agli obiettivi del questionario, in quanto riguardanti lo stile di vita (29,2%), il conoscersi (9,4%), considerazioni sulle regole (9,1%),  valutazione della propria situazione (6,3%) e così via. Queste risposte, sembrano confermare l’utilità di uno strumento, che crea l’opportunità di riflettere su certe tematiche e di scardinare alcune abitudini acquisite da tempo, protratte automaticamente al di fuori della consapevolezza.

 

 

 

Conclusioni

 

La nostra trattazione aveva l’intento di condividere un’esperienza di Educazione alla Salute e allo Stile di Vita, rivolto ad alcune classi delle scuole medie inferiori e superiori. Come già esposto avevamo due obiettivi primari, raccogliere informazioni circa lo stile di vita di questi ragazzi e fungere da catalizzatore del pensiero e dell’autoriflessione, primo passo per il cambiamento.

In linea generale, l’intervento è stato ben accolto dai ragazzi e dagli insegnanti, che sembrano aver afferrato l’opportunità di riflessione e di confrontazione su certe tematiche.

La collaborazione aumenta decisamente per i ragazzi della scuole media inferiore, mentre in quella superire si è riscontrato maggiore ostracismo e ribellione generale, in linea del resto con i dati ricavati dal questionario, dove i comportamenti più estremi sono maggiormente rappresentati dai ragazzi più grandi (ubriachezza, possesso di più cellulari, abuso di TV, abuso di SMS, abuso di internet e playstation).

Dai dati abbiamo riscontrato che il nostro campione è costituito da ragazzi con una vita dinamica, piena di sport, hobbies, interessi, relazioni, ecc. Piena anche di mezzi di comunicazione di massa, quali PC, TV, cellulare, Playstation, utilizzati quotidianamente, in linea coi tempi.

Come per l’uso di sostanze e di cibo, anche i media sono conosciuti ed usati da tutti, ma in alcune buone percentuali sfiorano o arrivano fino all’abuso e alla dipendenza. Come già accennato, i comportamenti più estremi sembrano più propri dei ragazzi della scuola secondaria, in sintonia con l’età e alla fase più pienamente adolescenziale, ma anche più vicina alla maggiore età, che li rende più svincolati e autonomi, rispetto alle figure genitoriali. C’è anche da chiedersi se questi dati siano rappresentativi della fascia d’età o meno, ricordiamoci infatti che arrivano da studenti di un istituto professionale, spesso scelto preferibilmente dai ragazzi più in ribellione, rispetto alle figure adulte e a certe condotte normative.

Nello specifico, i dati più salienti sono costituiti da un’alta percentuale di soggetti che consuma alcool, ma da una percentuale di esperienze di ubriachezza contenuta (il 4% si è ubriacato più di 10 volte ed il 63% non si è mai ubriacato). Questo elemento si mostra in linea con altre ricerche, che individuano un abbassamento dell’età media di utilizzo d’alcool, in Italia è pari a 12,2 anni contro la media europea di 14,6 anni. Si ricava quindi (soprattutto per i ragazzi più grandi) il nuovo modello di consumo, caratterizzato da occasionalità, intensità e spesso intossicazione.

Anche l’uso di fumo e di cibo, mostrano una certa propensione all’abuso e alla dipendenza, almeno per una percentuale dei ragazzi. Infatti, il 15% fuma quotidianamente, il 17% invece ha sperimentato l’abbuffata di cibo, per oltre cinque volte.

Nello specifico abbiamo visto che i ragazzi maschi più grandi fanno maggior uso di fumo, di alcool e si ubriacano più spesso, conoscono più persone che fanno uso di droghe.

Ancora in linea con i dati di altre ricerche, abbiamo individuato che l’80% dei ragazzi possiede il cellulare, il 20% ne ha due e il 50% di loro, è entrato in possesso del primo cellulare a 10-12 anni, ma una certa percentuale abbassa l’età a circa 4-5 anni. Mentre nell’uso di sostanze i ragazzi più grandi si distinguono dai più piccoli, ciò non si verifica per i cellulari, indicandoci quindi un suo utilizzo quotidiano assai precoce.

I ragazzi inoltre, si distribuiscono per lo più nell’uso di internet nella fascia che va da 1 a 2 ore, ma percentuali significative si riscontrano anche per la fascia delle 7 ore. L’uso di TV si attesta su un range che va da 1 a 3 ore, il 3% dei ragazzi di secondo grado arriva fino a 7 ore, come arriva sempre a 7 ore per quanto concerne l’uso di Play station (4,3%). In effetti il 18,8% dei ragazzi inserisce fra gli hobbies il multimediale.

Da altre indagini (Petrella) si è visto che i bambini fra i 4 e i 14 anni in Europa, siedono davanti alla TV per una media di tre ore al giorno, con un picco massimo di sei ore. In America riscontriamo dati ancora più eclatanti, si trascorrono circa 15.000 ore annue davanti alla TV, contro le 11.000 trascorse a scuola.

Se mettiamo insieme l’uso di tutti i mezzi a disposizione (TV, computer, Playstation, cellulare) vediamo che i valori salgono notevolmente, facendoci pensare ad una giornata tipo, piena di medianità. Tirando le somme di tutto questo, possiamo dire che esiste una certa tendenza all’abuso di sostanze (fumo e cibo) e di mass media di vario tipo. Una tendenza per va accrescendosi con l’età, soprattutto nei confronti dei comportamenti estremi (esperienze di ubriachezza, 7 ore di internet, di TV, ecc.) e riguarda maggiormente i maschi piuttosto che le femmine (per alcool e fumo).

Altri elementi più innocui, presentano parimenti una percentuale d’abuso, il 9,9% di ragazzi pratica da 8 a 10 ore di sport settimanali, il 9,9% ne pratica oltre 10, inoltre il 6,5% frequenta gli amici per 6 ore il giorno ed il 7,5% per sette ore.

In questo senso si può parlare di stile di dipendenza, presupponendo che esista comunque una certa tendenza ad abusare di certi strumenti o sostanze. Abbiamo già visto come l’adolescente, seppur svincolato concretamente rispetto alla totale dipendenza del bambino, rimane dipendente emotivamente. Una dipendenza che va a riversarsi su certi strumenti e certe sostanze, come probabile riempitivo di tempo, di stimoli e come tramite di socializzazione. Non a caso, il nostro campione trascorre molte ore con gli amici e nello stesso tempo con i mezzi tecnologici o con lo sport, come se costituissero appunto uno strumento intermediario per la socializzazione. All’inverso potrebbe anche essere vero che gli amici costituiscono un tramite per compiere date attività (sport, internet, ecc.). In entrambe i casi, si evince come la necessità di un oggetto intermedio (forse “transazionale” nei termini di Winnicott?) per arrivare ad un certo obiettivo, ci parli di bisogno e di dipendenza da elementi strumentali esterni.

Per cui, dando per scontato che esista una qualche forma di abuso, si tratta di individuare lo stile di dipendenza, l’oggetto che la riguarda ed il grado di nocività. Da quanto intravisto in quest’indagine, i ragazzi sembrano già dipendenti dalla tecnologia e dal loro uso smodato.

A conferma di ciò, durante la discussione di classe, è emerso varie volte che alcuni studenti hanno sperimentato vera e propria angoscia-panica, nel momento in cui sono privati del cellulare, mentre altri non possono fare a meno di controllare l’arrivo di sms o di posta elettronica, durante altre attività (es. lo studio). Queste considerazioni inoltre, sono emerse dai ragazzi più piccoli, che dai dati sembrano i meno dipendenti.

Un dato che ci ha stupito notevolmente è rappresentato dalla mancata influenza dello stile educativo, sul consumo di sostanze e di mass media. Ciò, toglierebbe potere all’apporto genitoriale nel direzionare e proteggere da certe condotte. Questo dato, potrebbe essere interpretato in altri modi, una possibilità consiste dalla provenienza del risultato, ovvero determinato da un’autocompilazione. Non sappiamo se la classificazione autodescritta, corrisponda alla visione prodotta in letteratura, nel scegliere certi concetti. Un’altra possibilità, potrebbe essere data dallo scarso controllo genitoriale, un’ipotesi particolarmente appropriata soprattutto per quanto concerne la TV, il PC, il cellulare, la playstation, gli amici, lo sport, in quanto ambiti apparentemente innocui. Questo indurrebbe a pensare ad una possibile sottovalutazione dei rischi e di conseguenza del controllo, apportato su tali condotte. Può anche darsi che data l’impostazione quotidiana dell’era post industriale, i genitori, al di là dello stile educativo, siano sempre meno presenti e attenti nel dare certe regole e nel farle rispettare, spesso i ragazzi stessi trascorrono molte ore fuori casa, quindi fuori dall’occhio genitoriale. In questo caso, l’assenza concreta del genitore, condurrebbe ad un’autoregolazione della condotta non sempre concretamente regolata. Inoltre, un elemento sempre più evidente delle ultime generazioni di genitori, corrisponde alla crescente difficoltà di gestire le regole ed i confini dei propri figli.

Infine, potremmo anche pensare che quanto scoperto da Lewin valga pienamente anche per l’influenza genitoriale, ovvero che per incidere sulle abitudini dei ragazzi sia necessario qualcosa di più delle semplici informazioni, regole o ramanzine. Può darsi che, anche in questo caso sia necessario scardinare le idee e le abitudini con un coinvolgimento diretto e critico della parte interessata, ciò che abbiamo cercato di introdurre appunto con il nostro intervento.

Le risposte alla domanda aperta sulle considerazioni finali e le riflessioni nate dal confronto diretto con i coetanei, ci fanno pensare alla grande utilità di interventi di educazione che cerchino di costruire uno spazio di riflessione e autosservazione, circa le proprie abitudini, credenze, usi ed abusi.

Ovviamente, non sappiamo che ricaduta avrà il nostro intervento a breve e lungo termine, sulle convinzioni e sulla condotta. A brevissimo termine, sembra aver stimolato riflessione e pensiero su condotte ormai automatiche. Probabilmente costituisce solo un piccolo intervento, ma ciò che conta è che fornisca la spinta ad apportare un modello d’intervento condotto in modo continuativo ed evolutivo.

L’efficacia maggiore, per quanto riscontrato nel corso degli incontri, riguarda soprattutto i ragazzi delle scuole medie inferiori. I ragazzi delle scuole superiori invece hanno mostrato un atteggiamento ribelle e svalutante, confermato anche dalle risposte all’ultima domanda (“considerazioni finali”).

L’elevata percentuale di mancate risposte, soprattutto nella prima parte del questionario, induce a pensare ad una certa mancata collaborazione, ma anche ad una sorta di ansia, concretizzabile in ansia dell’anonimato, ansia del giudizio, ansia del confronto, che mostra la difficoltà e problematicità nel parlare di sé, pur trattandosi di abitudini e modi di fare.

Tutto ciò non fa che rinforzare l’idea, di dover promuovere un’Educazione alla Salute permanente e sempre più precoce rispetto all’età, che riguardi prima di tutto la capacità di fermarsi a guardarsi, a riflettere su sé e a confrontarsi con gli altri.

Relativamente al contenuto, ci sembra che i risultati diano ragione circa l’importanza di continuare a lavorare su abitudini, routine, convinzioni, comportamenti, usi e abusi, relativi a tutto ciò che ci circonda. Nel corso del nostro intervento (confermato nei questionari), abbiamo anche intravisto la difficoltà e problematicità circa l’integrazione razziale, che potrebbe costituire ulteriore tema di intervento.

Durante gli incontri, si è riscontrato una scarsa sovrapposizione fra quello che pensano alcuni insegnanti e quanto visto da noi. Alcune classi ci sono state presentate come poco collaboranti e poco capaci di fermarsi a riflettere e discutere, invece con nostra sorpresa il più delle volte, quelle si sono mostrate delle ottime classi, nel svolgere il compito assegnato. Ciò ci induce a riflettere sulla necessità di ampliare ed uniformare la visione dei mezzi a disposizione, delle risorse e capacità di ciascuno, per poter tirar fuori le parti migliori di ciascun ragazzo.

E’ importante sottolineare che l’educazione alla salute non deve riguardare esclusivamente i ragazzi, ma deve essere estesa ad insegnanti e genitori, per costruire una rete unica ed integrata di protezione per le nuove generazioni. La salute deve costituire un bene desiderabile e perseguibile nel tempo, con l’integrazione e la collaborazione di tutte le parti in gioco.

 

 

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