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18 aprile 2011 1 18 /04 /aprile /2011 13:54

Segreti e Bugie

Di Sabrina Costantini

 

 

Un film interessante e squisito, sui segreti familiari, sulle bugie e le verità della mancanza. Si parla d’amore e della difficoltà ad amare, della paura di perdere l’altro e dell’assenza di ciò che non si è mai avuto.

La narrazione scenica ha inizio nel momento in cui Hortense, in seguito alla morte della madre adottiva, decide di rintracciare la madre naturale.

Hortense è una giovane donna di colore, laureata, single, con una propria professione: l’optometrista, guarda negli occhi degli altri, per migliorarne la visibilità

La madre naturale Cynthia, è una donna ancora giovane, bianca, che vive in ristrettezza economica ed emotiva, lavora come operaia, è nubile e abita con la seconda figlia Roxanne.

Quest’ultima, contraddistinta da un’espressione marmorizzata, di tristezza e sfiducia, imprigionata nel ruolo della “stupida”, lavora come operatrice ecologica, rifiutandosi di investire sulla propria intelligenza.

Nessuno sa dell’esistenza della prima figlia (il cui nome originario Elisabeth, apparteneva alla nonna materna), eccetto lo zio Maurice e la moglie Monica.

Maurice, è una figura discreta, sensibile, intelligente, il perno maschile del film, che unisce maschile e femminile, con decisione ed emotività. Fotografo di successo, si sforza di far sorridere gli altri, di coglierne il “lato migliore”. Riempie di soldi la moglie, che trascorre il tempo ad occuparsi della casa nuova, in sostituzione di un figlio, che non può avere.

Cynthia vive in un rapporto conflittuale con Roxanne, intrattiene con lei una continua danza di rabbia e rivendicazione. Dopo la morte della madre Elisabeth, avvenuta assai presto, si è “dovuta” occupare del padre e del fratello Maurice, ritrovandosi quindi “rinchiusa” in quella realtà. Continua a vivere nella casa familiare, conservando vestiti e oggetti del nucleo originario.

Maurice, dal canto suo, ha condiviso con Cynthia e il padre, le proprie relazioni e il tempo di coppia. Eccetto che per quanto riguarda la moglie Monica, che scambia con “santa Cynthia” una reciproca relazione di rivalità e risentimento.

Dopo varie paure e rifiuti, Cynthia accetta di incontrare Hortense: il colore della sua pelle è un vero choc, per lei. Solo vedendola, comprende che il padre non è colui, cui aveva sempre pensato. Infatti, al momento del parto, a soli 16 anni, rifiuta di vederla. Se l’avesse fatto, l’avrebbe tenuta con sé e non poteva, il padre non le aveva fornito scelta.

Le due si frequentano spesso, trascorrendo ore piacevoli, nella franchezza e rispetto reciproco.

Cynthia, sembra rinata, riprende una vita privata interrotta tanti anni prima. Arriverà a portarla con sé dal fratello, in occasione del 21° compleanno di Roxanne, presentandola come collega.

I festeggiamenti a base di vino e grigliata, vede riuniti Maurice, Monica, la segretaria di Maurice, Cynthia con le due figlie e il fidanzato di Roxanne, giovane apparentemente insignificante, che ancora si divincola dalla rete materna.

La recita dura ben poco, Cynthia confessa la vera identità di Hortense, rivelazione che dopo lo scompiglio e lo choc iniziali, permette una serie di confessioni e di esplicitazioni, ad opera di Maurice. Quest’uomo, così accomodante, con una sua autostima e sano senso dell’ironia, dichiara il suo profondo dispiacere nel vedere le tre persone che più ama, in continua lotta fra loro. Lui si trova dolorosamente nel mezzo. Confessa “per Monica”, l’impossibilità della moglie ad avere figli, scambiata per egoismo. Tutte le pene, gli interventi e le visite, ma soprattutto la frustrazione, rischiano di rovinare il loro matrimonio. Cynthia si muove verso Monica, in un abbraccio materno e riparativo. E’ stato gettato un ponte fra loro.

La segretaria, altra figura semplice e marginale, fra le lacrime, dichiara quanto avrebbe desiderato un padre come lui, un padre meraviglioso.

Roxanne, finalmente conosce l’identità del padre, un giovane americano, studente in medicina, che finita l’estate se n’è andato senza una parola e senza sapere della paternità. Una brava persona! Mentre s’intuisce che, non fosse altrettanto per il padre di Hortense.

La scena finale, vede queste tre donne, madre e figlie, a prendere il te, in un giardino fatiscente. Ma non importa, come non importa che le due siano sorellastre, anzi desiderano che lo sappiano anche gli amici. La semplicità e piacevolezza con cui, finalmente affrontano la loro realtà, riesce persino a togliere al termine “sorellastra”, la connotazione svalutante e negativa.

Sembra che ognuno alla fine, abbia avuto ciò che gli spettava, in qualità di ruolo, riconoscimento, affetto e serenità. Ciò ad opera di ciascuna figura dell’intreccio, anche della più insignificante. Non è l’arguzia, l’intelligenza o una sensibilità acuta ciò che conta, ma la semplicità delle emozioni e della realtà, tale e quale si manifesta.

Il film risulta una continua confutazione del concetto “non può mancare, ciò che non hai mai avuto!”. Non è così per Monica, che non può avere figli, non è così per Roxanne, che non conosce l’identità del padre, non è così per Cynthia, che non ha una vita e una dignità propria, non è così per Hortense, che non conosce la propria origine.

Ciò che ti manca, che tu lo conosca o meno, crea disagio, rancore, invidia, gelosia, competizione, dolore, fino a spingere nei casi migliori, alla ricerca della verità. Una verità che non è mai così inconfessabile e terribile, come temuta, ma è resa tale solo dal suo rifiuto e misconoscimento, dal dolore, che lo rende inconfessabile.

I segreti e le bugie, nate dalla paura e dal giudizio, rendono le relazioni familiari tormentose e conflittuali, esacerbando il dolore e la vergogna. Sono proprio le bugie, ad accrescere il senso di mancanza di ciò che non si ha, rendendolo ancora più gigante e mitico. Mentre la verità fornisce liberazione e leggerezza.

Per quanto Cynthia si lamenti e inveisca contro la propria sorte, in realtà non ha mai smesso di amare le figlie, anzi pur non volendo vedere Hortense, le dona il nome della propria madre. Con questo gesto, la inserisce nella propria famiglia a tutti gli effetti, con un grande investimento, attribuendole il compito di proseguire la discendenza.

 Hortense e la nonna infatti, sono le due figure che se ne sono andate, lasciando Cynthia nella sofferenza e nella lamentela. Anzi è Cynthia stessa ad averle allontanate, rifiutando la propria femminilità, ma soprattutto la maternità, il sentire più profondo.

E questa figlia rinnegata le restituisce la vita, la cerca e la guarda negli occhi, migliorandone la visibilità! Al di là di tutte le lamentele, Cynthia, non si è mai sentita tanto serena e realizzata se non in armonia con l’intera famiglia.

Del resto, è per merito dell’amore e alla chiarezza dei genitori adottivi, che Hortense vive la sua adozione senza drammi, c’è dolore, ma non c’è rancore né verso la madre naturale né verso quell’adottiva. E’ un passo importante, rintracciare la propria origine ma senza rabbia.

Maurice dal canto suo, esprime profondo affetto e gratitudine verso la sorella, grande amore verso la moglie e la nipote. Accetta ciascuno così com’è, desidera soltanto poterle amare, senza dover scegliere o doversi dividere.

Persino il ragazzo di Roxanne, figura assai semplice, di poche parole, riesce con molta naturalezza ad aiutare Roxanne, ad andare verso la madre.

Questo film tratta temi assai drammatici, spesso battuti e dibattuti quali: l’amore, l’abbandono, l’adozione, la verità! Ma, a differenza di altre volte, qui sono presentati con estrema semplicità ed eleganza, con naturalezza e sensibilità.

Il regista ci mostra, come una realtà così imponente e significativa, possa essere vissuta con estrema leggerezza, sotto la spinta dell’amore e del legame. I segreti e le bugie allontanano, la verità lega e solleva il cuore.

Hortense rappresenta il veicolo dell’accettazione: è il filo interrotto, che ripristina il legame di tre generazioni, permettendo a Cynthia di smettere di lottare contro sé stessa e il proprio destino.

 

 

Produzione: Inghilterra, 1996

Regista: Mike Leigh

Attori protagonisti: Brenda Blethyn, Timothy Spall, Marianne Jean-Baptiste, Claire Rushbook.

Genere: drammatico

 

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