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19 gennaio 2013 6 19 /01 /gennaio /2013 15:39

Maristella irrisolta

 

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Quanto Mariastella sia irrisolta, o la sua storia, o il suo passato o le informazioni che si hanno di lei siano irrisolte, lo si vede già dal fatto che non so se si chiamasse realmente Maristella o Mariastella.

Non saprei, tutti la chiamavano Maristella, ma qualcuno la chiamava insistentemente MariaStella. Chissà …

Io la chiamerò Maristella.

Maristella era una ragazzina di 11-13-14 anni, non so bene, sembrava grande anche se non lo era poi così tanto. Cercava gli altri, si aggregava a piccoli e meno piccoli.

Non so, emanava un senso di solitudine profondo, un bisogno degli altri, a tutti i costi.

Sopportava e tollerava tutto, tutte le angherie, i silenzi, le aggressioni, le mancanze, le svalutazioni. Povera Maristella!

 

Figlia unica, non so perché unica, di due genitori già anziani o così sembravano.

Una famiglia di origine siciliana, modesta e riservata.

Occupati di lavori poveri.

Genitori, piccoli, consunti e ricurvi, sicuramente poveri di invidia, di astio, di gelosie, ma poveri anche di sicurezza, di determinazione, di spirito di autoconservazione, di lungimiranza e protezione dal mondo.

Forse poveri di amore o forse no, non saprei.

Forse solo poveri di vedute, incapaci di andare oltre.

 

Di fatto Maristella sembrava figlia di nessuno, sempre sola, mai con i genitori, mai con un gioco, un oggetto o un abito che spiccasse, solo lei e la sua bicicletta. Per lo più si muoveva in bici, veloce ad arrivare, veloce ad andare.

Lei stava volentieri, ma quando le cose si mettevano male, quando lei non aveva risposte, se ne andava.

 

Era sempre attenta, pronta ad integrarsi, educata, rispettosa, silenziosa, pronta a scusarsi per qualunque disguido, a prostrarsi rammaricata, ma non sapeva imprecare contro il mondo, neanche di fronte ad azioni empie che la riguardassero.

A scuola non poteva certo essere una cima, la scuola non serviva, alle persone come lei poi, a cosa doveva servire?

Non so neanche se abbia finito la scuola dell’obbligo.

E certamente non aveva spazio per hobbies o interessi.

 

Un giorno si venne a sapere che aveva confidato alla parrucchiera del paese che talvolta i genitori la lasciavano da sola con un amico di famiglia e questi si approfittava di lei, non so fino a che punto …. So che lei si era confidata e la confidenza aveva passato i confini del rispetto e delle quattro mura, so anche che chi aveva ricevuto la confidenza aveva avuto pena di lei, ma non a sufficienza per fare qualcosa, qualunque cosa, eppure Maristella era sempre pronta e disponibile per fare un piacere, per aderire a richieste.

Maristella a modo suo, aveva chiesto aiuto, forse a l’unica persona che gli era parsa disponibile, non a caso una persona che apparteneva ad un’altra isola.

 

Nessuno che gli abbia regalato un po’ del suo tempo, che abbia fatto un passo in più, che l’abbia adottata. Era un pulcino bagnato che cercava riparo.

L’avrà trovato?

Era così irrisolta, inquieta, movimentata, disperatamente sola ….

 

Mi chiedo quale sia stato il suo destino. Che fine avrà fatto?

 

Uno dei migliori destini che vedo per lei: fare la moglie e la madre devota, assolutamente accondiscendente, dedita agli altri, dimentica di sé.

Come Maria, la vergine, Stella della vita familiare, stella dell’umanità intera, sacrifica al mondo.

Ma è veramente uno dei migliori    

 ……. Spero che il fato mi smentisca

……. Spero un giorno di sapere che il fato mi ha smentita.

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