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18 luglio 2012 3 18 /07 /luglio /2012 12:25

Le maschere:

Il fuggitivo. 

Sabrina Costantini

 

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Ho già parlato delle maschere e della loro funzione psicologica, nell’equilibrio psichico ed evolutivo, dell’individuo che si appresta al mondo.

Ho già anche enumerato le maschere, dalla prima all’ultima.

Rivediamo più approfondito la prima: quella del Fuggitivo.

La maschera del fuggitivo, emerge in seguito alla ferita del Rifiuto.

Il rifiuto si verifica fin da subito alla nascita, talvolta anche prima al momento della presa coscienza della gravidanza. Succede quando un bambino non è atteso, non è desiderato (per una miriadi di motivi: è troppo presto, non c’è il partner adeguato, non è la situazione economica giusta, ecc.), oppure perché non è desiderato di quel sesso, o in quel dato modo (rispetto alle caratteristiche somatiche, a un dato difetto fisico, ecc.).

Il bambino, avverte assai presto, prima di saperlo pensare, questo senso di rifiuto, di non accettazione, non è voluto.

Per poter vivere, per poter avere come oggetto la vita, deve difendersi da questo sentore, deve poter trasformare un vissuto totalmente subito e passivo, in uno attivo e produttivo per lui.

Allora, anziché sentirsi rifiutato, non voluto, non a adeguato, si costruisce la credenza più o meno implicita, più o meno consapevole, di essere lui a rifiutare gli altri, il mondo intero. Fugge appunto e non si fa mai prendere.

In che modo fugge?

In qualunque modo. A partire dal corpo. Svilupperà infatti un corpo filiforme, magro, poco muscoloso e poco consistente, che ha “poco peso”, come se volasse via da un momento all’altro. Gli occhi piccoli e stretti, lo sguardo sfuggente, non si posa mai su niente per molto tempo, non permette neanche all’altro di incontrarlo, non sorride mai in modo gratuito e genuino, sorride poco in genere e con le labbra strette, è pallido, poco vitale, con un’energia molto bassa e volatile, la voce in un filo è scarsamente percettibile, di chi non desidera essere ascoltato appunto, o pensa di non esserlo.

Così i suoi progetti di vita, il lavoro, il modo in cui lo svolge, le relazioni, ecc., tutto sarà rigorosamente portato avanti al minimo essenziale, in modo invisibile e senza un’impronta personale.

Poiché si tratta di un bambino non voluto a priori, quest’individuo crescerà con l’idea di non essere importante, di non meritare attenzione, valore, ecc., che nessuno sforzo riparerà la situazione. Ma essendo un sentire troppo doloroso, farà di tutto per evitare di verificarlo ripetutamente per tutta la vita, quindi lui per primo eviterà in modo sostanziale di farsi vedere, di fermarsi abbastanza, per poter essere accolto oppure no.

Sarà lui a decidere razionalmente che non vale la pena di stare qui, di sprecare energie, tempo, progettazione, azione, coinvolgimento, ecc. Ma in verità, sta solo evitando di sentirsi nuovamente e ripetutamente rifiutato, sarebbe troppo per lui!

Il film “Don Juan De Marco maestro d’amore” (Usa, 1995), ci mostra in modo chiaro che indossare una maschera, costituisce una decisione di vita, un mezzo per nascondere la propria vergogna e la propria colpa. Ne emerge la costruzione di un personaggio, in cui il protagonista crede realmente con anima e corpo, serve per reinterpretare una realtà spiacevole, che non offre spunti di vita. E così, invece di essere il figlio rimasto orfano di padre, abbandonato dalla madre, diventa Don Giovanni, il miglior amante di tutti i tempi!

Il fuggitivo dunque, si trova un difficile compito, trovare un senso alla sua esistenza, il valore alla sua stessa nascita e per farlo deve nascondere la sua colpa attraverso una maschera. Non sono gli altri a non volerlo ma è lui, non è lui che possiede qualcosa di inaccettabile, ma il mondo non merita di fargli sprecare energia. Niente merita la sua presenza!

E’ un modo illusorio, per darsi importanza, ma soprattutto per nascondere una falla incolmabile. Il suo destino è dunque vive in punta di piedi, come se non poggiasse mai il suo peso su questa terra, sempre pronto ad evaporare da un momento all’altro, pronto a defilarsi, a non dover prendere posizione, a non pronunciarsi, a non sentire, a non essere mai fino in fondo.

Del resto è proprio ciò che gli è stato negato: essere!

E’ una vita all’insegna del suicidio. Un lento e inesorabile suicidio, dove ogni minima passione, idea, fantasia, sensazione, si esaurisce progressivamente e lentamente. Il corpo, troppo evanescente e disconosciuto, non sarà abbastanza forte da richiamarlo alla vita o non per un tempo sufficientemente lungo.

Così, il fuggitivo c’è e non c’è, non si sa mai dove veramente sia.

 

Anche i disturbi che potrebbe sviluppare durante la vita, s’inscrivono in questo quadro e riguardano ancora la fuga o l’espressione di un conflitto fra andare e restare. Troveremo quindi:

-       Disturbi respiratori come asma

-       Sbalzi di pressione, svenimenti

-       Eruzioni cutane

-       Problemi col cibo, in entrambe i sensi (o si rifiuta di mangiare sostenendo la propria inconsistenza o si perde dentro il cibo stesso)

-       Cancro

-       Psicosi (perdita di consapevolezza, di esame di realtà, fuga nelle idée deliranti, ecc.)

 

Chiaramente, il grado con cui si manifesta questo quadro dipende dalla profondità della ferita, da quante persone lo hanno rifiutato, dalla possibile presenza di persone che invece l’hanno desiderato e quindi dal successivo incontro con altre persone che gli hanno fornito la possibilità di un sentire diverso.

Alla fine ciò che verrà fuori è la risultante di un bilancio fra il vissuto di rifiuto e quello di importanza, di valore, quale dei due peserà di più dipende da chi ha fatto sentire una cosa o l’altra, da quante persone e dal modo e la persistenza di un tale messaggio.

Per poter decidere di stare, di mettere i piedi per terra, di sentire, di vivere appieno, il fuggitivo deve prima prendere in mano la propria ferita, riconoscere l’origine della sua sofferenza e lasciar andare l’idea che il proprio valore, sia legato a quelle specifiche figure rifiutanti.

Lui per primo deve darsi valore, peso, deve sancirsi il diritto all’esistenza, così il mondo potrà vederlo!

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