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16 dicembre 2011 5 16 /12 /dicembre /2011 12:17

La paura del genitore!

Simona

 

La mia paura ha anche questo travestimento.

Queste sono situazioni importanti che hanno coinvolto mia figlia e me qualche tempo fà.


Stava copiando in bella copia un tema che aveva iniziato a scuola in brutta. Alla fine mi chiede di leggerlo. L'argomento riguardava la pagella che i bambini avrebbero ricevuto il lunedì. Dalla maestra, come aiuto, era stata data un traccia da seguire per poterlo sviluppare. I suggerimenti erano di diverso tipo, mirati e interessanti: che voto ti aspetti di ricevere, in quale materia ritieni di essere più preparata, piuttosto sei preoccupata, perchè, hai lavorato con impegno, cosa potresti migliore etc.


Leggo il testo e le do il mio parere. Scoppia in un pianto a dirotto, si innervosisce, non riesce più a parlare, riprende facendo accuse e critiche. Rimango impietrita. Cerco di capire e più cerco di parlare e di avvicinarmi a lei più mi respinge. Non la sto aiutando. Attendo ma perdo la pazienza. Inizio ad alzare il tono della voce e divento perentoria. La sua reazione è questa : a tratti si spaventa e tace, poi si ribella in scatti improvvisi con le mani e i piedi, mi provoca a parole. Sento che sto diventando intollerante e più lei cerca di spiegarsi più non la accetto. Mi sta comunicando un dolore che sente e che è procurato da me, ha paura e quella paura incomincio a sentirla anche io e non riesco a sostenerla. Dico cose spregevoli tentando di ritorcere su di lei le accuse che lei sta rivolgendo a me. La situazione sta degenerando. Incomincio a perdere di vista l'elemento principale, lei. Sto solamente assolvendo ad un mio bisogno non al suo.

Abbatto le mie difese. Ammetto a me stessa di non capire, di non voler capire e di non capirmi. In certi momenti tutto questo l'ho vissuto anche come un grosso alibi, mi stavo in questo modo assolvendo da sola, con un bel ragionamento di difesa a mio sostegno che lo supportasse.


Mi sto perdendo e nello stesso tempo mi sto arroccando dietro ad uno schema. A quale schema? Perchè? In questa situazione non stavo accettando quello che mi stava dicendo, perchè faceva male, non potevo tollerare una mancanza che avevo avuto nei suoi confronti e che stava cercando di comunicarmi, mi stavo difendendo dietro al mio ruolo di mamma che sa cosa, quanto e come è giusto per i miei figli in ogni circostanza.


Devo prendere contatto con queste emozioni, devo prendere contatto con la sua sofferenza, con la mia, metterle insieme e restituire armonia e comprensione. E' richiesto un grosso impegno da parte di tutte e due.


A questo punto le permetto di essere. Dice che io non avevo criticato il suo testo, non ero entrata nel merito di quello che aveva scritto, ma hai suoi occhi avevo sottolineato il fatto che lei non avesse mantenuto la traccia data dalla maestra e che quindi fosse stata carente di parti importanti. Invece la maestra le aveva detto che andava bene. Io pensando di aiutarla le avevo detto che se avesse "risposto a tutto" il tema sarebbe stato più ricco e completo. In realtà lei ha volutamente non risposto a tutte quelle domande solo che non le ho lasciato il tempo di dirlo. Quello che io credevo fosse un aiuto è diventato un rimprovero gratuito. In più mi dice che avrebbe accettato il mio aiuto ma sarebbe stato meglio se io prima le avessi detto quanto era stata brava per la parte svolta. In realtà io lo pensavo ma non glielo avevo comunicato. Aveva bisogno di essere rassicurata su quello che aveva fatto e chiedeva conferme che ho trascurato.


Ci abbracciamo forte, poi prende le mie mani nelle sue, abbassa gli occhi, inspira profondamente e annuisce.


Riesce ad esternare quello che sente e quello che mi dice mi entra nel cuore profondamente. Ha dimostrato una grande sensibilità e accuratezza nell'esprimere i propri bisogni e sentimenti. Ed è riuscita anche a farlo con i miei.

 

 

Un abbraccio

Simona

 

 

Bhe è un'esperienza molto intensa,

importante, sconvolgente e piena di insegnamenti!

Ci ricorda quanto sia difficile ascoltare con occhi privi di filtri, orecchie aperte, corpo disposto all'accoglimento.

Ci ricorda quanto sia difficile stare in relazione senza proiettare noi stessi in modo indifferenziato e inconsapevole.

La sua Simona, un'esperienza carica di paura, dolore, dispiacere ma anche amore!

Essere genitore è veramente difficile! Ma è anche un’esperienza meravigliosa, magica, ci offre l’importante possibilità di rivedere noi stessi attraverso uno specchio assolutamente onesto, limpido, vero.

I bambini, ci offrono una grande occasione di conoscenza, di consapevolezza e di cambiamento.

Nello stesso tempo, tutto questo costa in termini di dolore, di fatica e umiltà.

Il cambiamento richiede molta umiltà e costanza, richiede la capacità di dirsi “voglio cambiare”, “ho sbagliato!” e non sempre siamo disposti a questo!

E’ un’opportunità che ci forniamo nel momento in cui ci avviciniamo ai bambini, nostri e non, esterni ed interno, sta a noi sfruttarla per tutto quello che ci può offrire.

Ogni volta che entriamo in contatto con un bambino questo prende per mano il nostro bambino interno e allora abbiamo una seconda opportunità, l’occasione per stare con quel nostro bambino che è stato, con tutte le sue paure, insicurezze, desideri, pensieri, fantasie …………

Penso che la consapevolezza sia veramente un’esperienza meravigliosa, rompe ogni barriera, apre la visuale, allarga gli orizzonti, blocca qualcosa che sembrava impossibile, irraggiungibile e .............

Grazie Simona!

Rinnovo l’invito a chiunque desideri condividere esperienze e pensieri, a spedirmi le proprie preziose riflessioni.

 

Buona continuazione!

Sabrina Costantini

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