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8 dicembre 2011 4 08 /12 /dicembre /2011 08:53

A Spasso con la Paura 

Noi due insieme

 

 

Introduzione

 

foto caprioli 402x[1]

 

Qualcuno ha detto che si guarisce con i perché, che si cambia con i perché, che si Vive con i perché!

I perché aprono la strada al senso.

E’ vero, è proprio così, i perché aprono un mondo!

Allora, il primo appropriato perché da formulare in questo luogo, suona come: perché mai, sto scrivendo questo libro?

Le motivazioni esplicite sono varie e tutte chiare, desidero raccontare alcuni aneddoti, mettere insieme delle esperienze, dare senso al mio lavoro, condividere alcune convinzioni e via dicendo.

 Non risuonano altrettanto chiare le motivazioni implicite, profonde e reali, quelle che spingono a lasciare traccia a parola per parola, che ci sorprendono con frasi impensabili e gesti apparentemente estranei anche a noi stessi, quelle che fanno sognare la notte, che riempiono misteriosamente la vita di un andamento curioso e imprevisto.

Forse solo alla fine di queste riflessioni, la motivazione autentica sarà più chiara a me e a voi. Per il momento possiamo solo approssimarci, andarci vicino e rifletterci un po’ su.

E ….. “Per dindirindina! State a sentire, perché ho delle cose importanti da dire! La principessa da grande non farò, io ho studiato e dottore sarò!”

Questa è la frase che pronuncia Sabrina, la principessina dottoressa di una storia per bambini e non solo (J. Donaldson, Zog), per spezzare la disputa fra il drago Zog e il cavaliere Ubaldo. La posta è lei, in quanto principessina.

Zog l’ha conquistata e Ubaldo la vuol liberare, un bel gioco direi, ma lei lo interrompe cambiando il suo copione, decide che, pur essendo una principessa, da grande non vorrà fare la principessa. Ha studiato proprio per occuparsi d’altro, per curare sé e gli altri.

In questo suo progetto, conquisterà e travolgerà per loro scelta anche Ubaldo, nominato vice dottore e Zog, diventato la loro ambulanza volante. E tutti e tre si trasformano in qualcos’altro dal progetto iniziale di ciascuno. Diventano i primi dottori volanti e volano via speranzosi e allegri!

E forse mi accingo a scrivere questo libro, per rendere più esplicita l’esistenza di questa duplice possibilità: continuare nel proprio copione di principi, principessine, vittime, carnefici, salvatori, crocerossine, peter pan, porcospini, ecc., oppure curare noi stessi, svincolarci, trovare il centro di sé, l’alternativa scelta, voluta, conquistata e sudata da noi stessi, in modo progressivo e consapevole.

Una via, che parte da noi e nell’interazione con gli altri si trasforma naturalmente, non più per imposizione copionale, ma per un’autodeterminazione tale, da travolgere sé e gli altri. Sabrina, sceglie di non credere in una favola, nel destino di principessa tramandato dalla sua famiglia, ma di credere in sé, in un personale progetto, che desidera ardentemente e realizza con lavoro, fatica e continuità.

Si stacca comunque da terra, realizza un sogno e lo fa in modo singolare, portando avanti il suo progetto grazie alla volatilità di Zog e al connubio alla pari col cavaliere, che sceglie come aiutante, piuttosto che come salvatore.

Se invece proseguisse il proprio copione, si staccherebbe totalmente da terra, volerebbe in aria grazie e attraverso la favola, quindi in modo irrealistico, denigrante, insano, svalutante. Si staccherebbe anche da sé stessa, rinnegando ciò che è e ciò che desidera realmente.

Nello stesso modo Ubaldo, abbandona il ruolo di paladino, di cavaliere onorato, di salvatore, per intraprendere una via di aiuto, che lo chiama in causa in prima persona. Lascia andare il cavallo terreno per il cavallo alato di una fanciulla, che vuol trascendere la propria sorte.

Ed infine Zog, che ha appena conquistato la stella d’oro come allievo perfetto, rinuncia al copione di rapitore di principesse, di bravo draghetto volenteroso, per innalzare e velocizzare il lavoro d’aiuto degli altri due, abbandonando la battaglia e la contesa, a favore di una collaborazione fruttuosa.

Trovo affascinantemente bello che le storie per bambini ci insegnino così tanto, che riescano a narrarci così tante cose importanti.

Beh, io non ho la pretesa di dire cose originali, uniche e speciali, so che quello che dirò sarà già stato detto da altri, ma lo dirò al mio modo, diverso da quello altrui. Spero che questo mio modo contribuisca ad aprire delle porte, ad accendere delle lampadine, che spianino la strada almeno ad una parte di voi, che mostri ulteriori possibilità non ancora viste.

Io credo che noi tutti abbiamo mille stimoli, mille e un’occasione, per aprire la nostra visuale su noi stessi, ma la maggior parte di questi non sono sufficienti, o non appropriati, o non si presentano al momento giusto o nel modo giusto per essere recepiti, oppure noi siamo troppo spaventati, per poterli far propri.

Comunque sia, il risultato è lo stesso, ci capitano cose, attraversiamo delle esperienze, ci scontriamo con ogni sorta di possibilità come niente fosse, con un’assoluta indifferenza, senza che niente ci tocchi realmente. La vita ci offre ricchi stimoli che non siamo in grado di far propri.

Credo che la paura sia un’importante componente della nostra vita, una costante compagna di vita, ma noi non ce ne rediamo neanche conto. La paura si nasconde sotto mille maschere, quella dell’indifferenza, della forza, del diritto, della legge, dei dubbi intellettuali, della ragione, dello scetticismo, dell’ignoranza, del buonismo, dell’egoismo più bieco, della pretesa, della follia, del ritiro, della passività, dell’incapacità, delle malattie e mille altre ancora.

Di fatto, che lo vogliamo o no, che ce ne accorgiamo o no, sotto queste maschere, albergano mille paure quotidiane che si nutrono di sé stesse: la paura di incontrare sconosciuti, la paura di incontrare conosciuti, la paura del confronto, la paura di essere visti, di mettersi in mostra, di essere ridicolizzati, la paura di essere dimenticati, abbandonati, derisi, umiliati, di essere smascherati, persino la paura di entrare in un ufficio, di chiedere informazioni, di non essere bravi, di non essere efficienti, la paura dell’ignoto, del buio, del nuovo, della morte, della vita e mille altre ancora.

La paura è la nostra compagna  di viaggio inseparabile, è lì e ci segue come un’ombra.

Ma se la neghiamo, se ignoriamo la sua esistenza ne saremmo vittime senza neanche accorgercene, rendendoci poveri, soli, sempre uguali, annoiati, malati, maldestri, tristi. Se invece scegliamo di andare a spasso consapevolmente con questa nostra grande emozione, essa diventerà una grande forza, una risorsa, la maestra di vita e di cambiamento, il concime con cui nutrire il nostro fiore con ricchezza e abbondanza.

Spero quindi che il mio modo, che il mio invito ad andare a spasso con la paura rappresenti quell’un modo in più, quell’ulteriore sfaccettatura al momento giusto e nel modo giusto, appropriato al punto da poter far breccia nel vostro mondo e scardinare una parte delle vostre certezze, che altrimenti alla lunga, diventeranno la vostra morte.

La morte della vostra luce più profonda, della vostra stessa essenza.

Spero vivamente, che da questo libro nasca uno scambio reciproco fra me e voi, che ciascuno si arricchisca, esattamente come capita nella vita di tutti i giorni, con le tante persone che Incontriamo continuamente.

Spero di riuscire a rispondere ad alcune delle vostre domande e contemporaneamente mi auguro di aprire mille e mille altre domande ancora, dentro di voi e di me.

Mi auguro che si avvii un processo per ciascuno di noi, che abbia inizio ma mai fine. Ci auguro un buon viaggio!

Questo percorso avrà un andamento progressivo, partirà da lontano, dal buio, dall’indifferenziato, da una dimensione apparentemente ludica e semplice, per arrivare via via ad una realtà molto presente, tangibile, forte, anche drammatica, una condizione che ci incollerà inevitabilmente a noi stessi. Non potremmo più fuggire dalla nostra natura e da ciò che siamo.

Per procedere, userò via via spunti di altri, storie, fiabe, immagini, ricordi, fotogrammi di vita, proprio in quanto esempi dei tanti stimoli che la vita ci presenta abitualmente, con vesti diverse e polimorfe. Dobbiamo solo saperli cogliere, saper ascoltare il suono del nostro ritmo, la musica che tali stimoli scatenerà nel nostro profondo, fidarsi delle sirene che ci ammalieranno soavemente, per condurci poi negli abissi più misteriosi.

Tutto ciò che emerge dalla mia consapevolezza, tutto il mio percorso, ciò che oggi sono, quanto dirò, deriva dalla mia forza e dall’ostinazione che mi contraddistinguono da sempre, ma arriva anche dalle tante persone che ho Incontrato, che ho avuto l’onore di Incontrare davvero, anima ad anima, cuore a cuore, che hanno avuto la fiducia di regalarmi un pezzo della loro vita, con loro, per loro, per sempre. Deriva dai tanti perché che ogni volta mi sono posta e che ostinatamente ho fatto girare dentro me, fino a che non sorgevano delle risposte convincenti.

Vorrei suggerire di leggere questo libro stando su quello stesso orizzonte, lasciando la testa sul comodino e ascoltando col cuore!

La testa non capirebbe una sola parola e non concederebbe mai e poi mai il lasciapassare, per arrivare esattamente dove è destino che questo percorso conduca. E ha ragione, questo è un volo senza paracadute e nessun sano di mente lo intraprenderebbe in coscienza!

Bisogna solo volare, volare con fiducia di saperlo fare.

Se lasciamo decidere al cuore, alla pancia, all’emotività, all’istintività, a quel bambino nel fondo di noi, allora non ci saranno dubbi: apriremo le braccia per prendere il volo e alleggerirci delle pesantezze inutili, che ci trascinano in basso, sempre più in basso, senza ritorno.

E allora lasciamo liberi i nostri bambini, apriamo gli scantinati, i bauli, rompiamo i lucchetti e lasciamo che questi teneri folletti danzino leggeri come falene, alla luce della gioia, che ridano felici e beati, che corrano all’impazzata, che ci guardino con intelligenza e curiosità, che amino e sorridano con tutta la tenerezza loro propria, che ci osservino con la più grande fiducia del mondo. Lasciamoli finalmente andare, rispettosi di ciò che sono e niente più.

Scendiamo dal piedistallo della ragione, della razionalità più fredda, produttrice e calcolatrice, prigioniera di sé stessa in un destino incrostato di convinzioni vuote e di un castello dorato, immenso e pieno di solitudine.

Non lasciamoci accecare dal suono dell’adultità sterile e giochiamo col bambino che risiede in noi!

Liberiamo il nostro bambino e lui ……..  sprigionerà allegria e lui ……… si aprirà agli altri bambini e lui ………… compirà delle vere magie.

Grazie a tutti e buon incontro.

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