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25 giugno 2012 1 25 /06 /giugno /2012 10:40

Il peso della preferenza

 

 

 

C’era una volta Gustavo, un uomo efficiente, affidabile, saldo, di buoni principi, ma essenziale.

Essenziale in tutto, non diceva mai una parola di più, né che potesse dispiacere né che potesse piacere, non mangiava mai un boccone di troppo, non muoveva un passo oltre misura, non un atteggiamento fuori posto, tutto come doveva essere, niente sogni ad occhi aperti né progetti strampalati.

Ed il suo corpo era altrettanto essenziale, statura media, senza un filo di grasso, senza un pelo di troppo, capelli corti, ma non troppo, sguardo misurato e attento, abbigliamento curato ma non all’eccesso e non troppo vistoso.

Insomma Gustavo era tutto ciò che sta nella media, nella misuratezza. Mai di troppo, mai di disturbo o sgradevole, ma ….. neanche mai colore, sapore, rumore, mai niente che ti ricordasse che era vivo. Sembrava perfetto e in questa perfezione era finto, poco spontaneo, poco giocoso e piacevole.

Se lo guardavi bene, in verità si poteva scorgere sotto la sua giacca che gli calzava a pennello, una leggera ingobbatura, si una ripiegatura quasi impercettibile, come, come se portasse un peso segreto,un peso nascosto sotto quegli abiti e forse sotto anche quella pelle.

 

Ma di quale peso si parla? Ma di quale elemento nascosto?

Credo proprio che questo peso risalga alla sua infanzia.

Ha forse avuto genitori crudeli? No, non li ha avuti.

Ha forse avuto genitori violenti? No, non li ha avuti.

Ha forse avuto genitori assenti? No, assolutamente no.

E allora?

 

Bhe, nella sua storia c’è un peso, un “di troppo”. Il peso è il peso del Troppo Amore e della Preferenza.

Vediamo se ci capiamo.

Gustavo aveva un fratello e una sorella, l’uno più grande, l’altra più piccola, lui stava nel mezzo e …. Questa volta era una posizione favorevole, si fa per dire.

Suo fratello infatti, veniva spesso rimproverato di essere uno scapestrato, sconsiderato, di cacciarsi nei guai. Sua sorella d’altro canto, veniva spesso rimproverata di essere frivola, di pensare a vestiti e acconciature, di smielare dietro i ragazzi e così via.

E lui? A lui veniva detto che era nel mezzo, perfetto, né troppo una cosa né troppo un’altra. In segreto, sua madre gli diceva che lui era il suo preferito, nessuno degli altri due era così intelligente, capace e bravo quanto lui!

Figuratevi il povero Gustavo! Sì, da una parte ne era contento, sua madre era fiera di lui, ma questa soddisfazione durava poco, molto poco. Il senso di colpa verso gli altri era troppo grande, si sentiva un disonesto verso i suoi fratelli e sentiva che tutta quella fiducia, costituiva un peso assai grande!

Come fare? Da una parte si metteva in disparte, sperando che la madre vedesse anche i meriti dei suoi fratelli, dall’altra sentiva di non poterla deludere. E così il suo corpo era sempre più rigido e bloccato, stava sempre più fermo, non sapeva da che parte andare. Stringeva le natiche come se avesse la coda fra le gambe, era praticamente ingessato!

Giorno dopo giorno, tutti questi dubbi, le ansie, le paure, i sensi di colpa, diventarono sempre più grandi e pesanti e crearono una sacca sulla sua schiena, entrarono nella sua pelle, nella sua vita in modo definitivo e segreto.

E così …. Fece sempre tutto quello che ci si aspettava da lui, le scelte scolastiche, amicali, professionali, le scelte di vita piccole e grandi. Tutto secondo le aspettative, tutto secondo misura.

Ma quanto pesava quel privilegio, quel essere il figlio speciale, quello trovarsi nel mezzo!

Era un privilegio ma non sapeva perché non lo faceva star bene, non lo gratificava, spesso si sentiva nervoso ma non sapeva perché e figuratevi se poteva mai esprimere tale nervosismo. Non si rendeva proprio conto che quel privilegio era diventato un peso, un peso troppo grande per un bambino e poi anche per l’uomo che era diventato. E la sua gobba cresceva e si ingrassava.

Un giorno accadde che andò in montagna a riposare, prese uno chalet in affitto e si recò da solo all’insegna del relax.

Anche lì, non smise di portare con sé le care vecchie abitudini, le misuratezze, le cortesie, gli obblighi. Uno degli ultimi giorni però, ci fu una valanga e la strada fu interrotta. Non poteva tornare a casa, era rimasto isolato dal resto del mondo.

Terrore!

Terrore?

Ma, a dir il vero no, non era terrorizzato, sotto l’espressione di preoccupazione si nascondeva una sorta di felicità, di alleggerimento. Non l’avrebbe mai detto, ma era felice. Segretamente e tremendamente felice.

Non poteva tornare a casa!

Che bello!

Niente telefono, niente contatti, niente visite, niente vecchie abitudini, niente doveri, richieste, aspettative. La prima cosa che fece, si tirò fuori la camicia dai pantaloni, sì in segno di ribellione, non era più quella persona precisa. Tirò fuori anche la pancia, cominciò a camminare molleggiato per caso, a saltare e anche ad urlare, sì all’inizio timidamente, poi sempre con più forza.

Non si fece neanche la barba e dopo pochi giorni non era più il Gustavo che tutti conoscevano, non aveva orari, non era più preciso, impettito, pulito, ma era diventato un vero trasgressivo, un orso di montagna.

Era sparita persino la gobba, non se ne accorse subito, ma piano piano cominciò a sentirsi più leggero e leggero e leggero e capì che sulla schiena non c’erano più impedimenti. Si alzava la mattina saltellando e fischiettando come un ragazzino, un monello che sta studiando qualcosa.

Alla fine, gli impedimenti vennero meno e lui tornò a casa. Ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma ….. tolti gli impedimenti esterni, non fu in grado di fermare questo ritorno e ….. forse era giusto così. Non avrebbe potuto scappare per sempre!

Peccato però!

Lì, sua madre, ormai vecchia ma non meno lucida di un tempo, lo accolse con una vera aggressione. Perché mai l’aveva lasciata sola tutti quei giorni? Possibile che non avesse trovato il modo di tornare a casa? Ma che valanga e valanga!

In quei giorni, per fortuna che c’erano stati suo fratello e sua sorella, altrimenti ora chissà dov’era lei!

Per fortuna sì!

Ora era arrivato il loro momento. Lui ha pagato il suo debito ed è libero!

E così si sentì libero di sbagliare, di ingrassare, di essere scortese, smoderato ……

Non fu  più il preferito di mamma!

Non l’avrebbe mai detto, ma quella preferenza era stato un invisibile peso, la sua vera valanga, che gli aveva travolto e bloccato la vita!

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