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16 marzo 2011 3 16 /03 /marzo /2011 11:41

IL BAMBINO E LA TV: TRA TG E CARTONI

Dott.ssa Sabrina Costantini

PARTE V                                                                             

 

    

     La teledipendenza

 

     Come già visto, la diffusione della mediaticità ha trasformato le abitudini quotidiane di molte persone. La TV è passata in pochi decenni, da essere un bene di lusso in possesso di pochi, a bene di largo consumo alla portata di tutti. Ciò accresce l’uguaglianza fra individui, lo scambio di informazioni, ma facilita anche la trasformazione del suo impiego, che può andare facilmente e velocemente dall’uso all’abuso, fino a produrre una vera e propria dipendenza. Una dipendenza, assai subdola e pericolosa.

     Gli atteggiamenti comportamentali patologici riguardanti la TV, sono rappresentati dal Teleabuso e dalla Telefissazione (Aiello).

     Per Teleabuso si intende una contemplazione quantitativamente eccessiva del mezzo, esercitata in modo regolare, sistematico e quotidiano. Essendo la TV un oggetto largamente rappresentato, socialmente accettato e utilizzato, non è facile riconoscere il fenomeno ed individuare la linea di demarcazione che va dall’uso all’abuso.

     La Telefissazione si riferisce alla tendenza verso la contemplazione anomala, in stanze semibuie, con atteggiamento silenzioso e immobile, in solitudine o in assoluta ignoranza di chi sta intorno. In definitiva, comporta la propensione a lasciarsi catturare completamente dal messaggio televisivo, che esercita facilmente il proprio effetto ipnotico, a discapito del mondo circostante.

     Questo atteggiamento passivo di fissazione, raddoppia le potenzialità ipnotiche della TV, la capacità di saturare tutti i canali sensoriali, creando una situazione di sovraccarico fino all’alterazione dello stato di coscienza, creando una vera e propria trance. La penombra ed il silenzio inducono infatti uno stato crepuscolare, che può attivare confusione sensoriale, che stimola a sua volta la parte emisferica emotiva (destra), a discapito di quella sinistra, più logica e razionale.

     Allo stesso livello ritroviamo anche il fenomeno di Fissazione Anomala, ovvero l’abitudine di guardare la TV, mentre si svolgono altre attività intellettuali, per il rischio di impegnare eccessivamente e unicamente l’emisfero sinistro, deputato alla logica e alla critica, molto utile per filtrare i messaggi ricevuti. Anche in questo caso si tratta di una visione parziale ed improduttiva.

     La difficoltà ad individuare una vera e propria dipendenza da questo mezzo, risiede in due fattori: la negazione da parte del soggetto e la difficoltà a quantificare il tempo trascorso davanti alla TV, a causa della sua presenza in molti locali pubblici (bar, cinema, sale d’attesa di ogni genere, ospedali, ecc.).

     L’abuso e la Telefissazione, non conducono necessariamente a dipendenza. Analogamente a quanto accade con le sostanze psicotrope, per poter parlare di dipendenza si devono presentare una serie di sintomi, quali:

- Abuso televisivo, con contemplazione superiore a 2-3 ore

- Telefissazione o Fissazione Anomala

- Euforia o esaltazione nella contemplazione delle immagini

- Riduzione della attività di svago alternative alla TV

- Rarefazione dei rapporti sociali, con condotte di apatia e indifferenza agli stimoli relazionali, che non devono interferire sulla visione stessa

- Appiattimento delle capacità critiche e passività mentale, di fronte a contenuti mediati dalla TV

- Confusione fra realtà e descrizione televisiva

- Desiderio di acquistare prodotti pubblicizzati

- Preoccupazione abnorme e ricorrente associata a notizie apprese in televisione

- Crisi di astinenza con nervosismo, irritazione e agitazione ansiosa

 

     La teledipendenza non è una manifestazione tutto o niente, ma presenta tutta una gamma di espressioni intermedie, legate alle caratteristiche di personalità e ad altri fattori intervenienti. I comportamenti più estremi sono rappresentati dalla assoluta necessità di avere sempre la TV a portata di mano, di averla accesa, fino alla visione di due o più programmi contemporaneamente.

     Vi sono però vari fattori che mitigano queste condotte, come: buone relazioni sociali, presenza attiva della famiglia, impegni fissi, interessi e attività varie.

     Inoltre, sotto la stessa condotta risiedono modelli psico-cognitivi diversi, alcuni si accaniscono su questo strumento per soddisfare i propri bisogni frustrati, attraverso una continua fonte di modelli da imitare, invidiare, attraverso cui vivere; altri si nutrono più che del contenuto, della relazione stessa, della presenza di una compagnia virtuale.

     Anche in questo caso, gli effetti dei vari elementi (programmi, pubblicità, ecc.) varia notevolmente. Le persone maggiormente a rischio di tale eccesso, sono rappresentata da: anziani, persone con insicurezze di identità e relazionali, individui isolati, per ragioni diverse (lavoro, handicap, geografia, ecc.).

     Il legame fra TV e solitudine è presente in varie direzioni. Infatti, le persone sole sono sicuramente più soggette a passare maggiore tempo davanti alla TV e questa a sua volta tende ad isolarle ulteriormente. Se infatti osserviamo i primi sintomi di teledipendenza, riscontriamo proprio la rarefazione dei rapporti interpersonali, seguiti da una sorta di manipolazione della coscienza, ovvero un influenzamento dei messaggi televisivi verso la morale, indirizzata al conformismo.

     Non dimentichiamo inoltre, gli effetti negativi associati all’abuso televisivo, i più noti: la passività mentale, il pensiero sintetico, l’obesità, la propensione ad imitare modelli inadeguati, le fobie di eventi catastrofici, ecc.

     L’obesità, rappresenta un esempio significativo di disturbo legato a doppio filo. Da una parte la TV accresce la propensione alla staticità e passività, invogliando per altro con i suoi messaggi pubblicitari il consumo di cibi ricchi di grassi e zuccheri (merendine, biscotti, bibite gassate, alcoolici, ecc.), dall’altra continua a bombardarci con modelli di donne e uomini dal profilo perfetto, senza grasso, con proporzioni desiderabili, rotondità appositamente studiate e manipolate, con muscoli scolpiti, ecc. Tutto ciò è disorientante e fonte di continua frustrazione, rabbia repressa e impotenza.

     Per i motivi già analizzati, i bambini più di ogni altro, rappresentano un facile bersaglio di tale meccanismo autoalimentante.

 

 

 

La nostra ricerca

 

     Per completare la nostra disanima sui minori e la TV, abbiamo condotto una ricerca osservazionale o descrittiva, su una giornata televisiva tipo del bambino.

     La ricerca consisteva nella registrazione video di due canali fra quelli nazionali, che trasmettono cartoni animati e programmi per ragazzi, nella fascia pomeridiana, precisamente RAI 3 e Italia 1. La registrazione è avvenuta scegliendo casualmente il giorno mercoledì 23 novembre 2007, alla cieca, senza aver guardato in precedenza i programmi in onda. Le fasce orarie dedicate ai ragazzi erano costituite da 15.10-17.00, per il canale RAI e da 14.30-20.10, per il canale Mediaset.

     Successivamente è stata visionata l’intera registrazione, raccogliendo e appuntando gli elementi significativi. Sono stati inseriti sei elementi osservazionali, espressi in una serie di fattori descrittivi, decisi per lo più a priori e in parte a posteriore, precisamente: Aggressività Verbale Esplicita (Agg. V.E.), Aggressività Verbale Implicita (Agg. V.I.), Aggressività Comportamentale (Agg. Com), Aggressività Comportamentale Implicita (Agg. Com I), Motivo dell’aggressività (Motivo AG), Motivi dell’aggressività nascosti, Altri comportamenti (Altri Com), Emozioni (E), Finale (F).

     In questo processo descrittivo, è stata considerata e contata come unità finita (verbale, comportamentale, emotiva, ecc.) ogni azione che aveva un inizio ed una fine, con un senso compiuto. Ad esempio due persone che litigano per un dato argomento, è stata considerata una unità (es. aggressività verbale esplicita), nel momento in cui termina il litigio e riprende in un secondo momento, è stata contata un’altra unità e così via. La presenza di più persone che compiono una data azione in contemporanea (es. mangiare), è considerata una sola unità comportamentale, la presenza di più personaggi che contemporaneamente svolgono attività diverse (es. un personaggio mangia e un altro legge), è computata come due unità, ecc.

     Inoltre, è stata presa nota del tempo totale del programma, del genere e qualsiasi commento sembrava significativo. E’ stato anche esaminato un campione di programmazione, comprendente gli spazi pubblicitari. Si è scelto una parte dei cartoni riguardanti la programmazione di Italia 1, che sembrava maggiormente descrittiva del processo programma-pubblicità-programma. La registrazione del canale RAI infatti, possedeva una cornice di riferimento diversa, che consisteva in un programma per ragazzi, all’interno del quale si susseguivano dialoghi fra adulti, giochi telefonici con bambini, cartoni, film ragazzi, tg ragazzi e pubblicità.

     Relativamente al tema pubblicità, ci siamo limitati ad annotare: prodotto reclamizzato, tempo occupato e temi promulgati. Data la complessità dell’argomento, sarebbe stato necessario un lavoro assai più approfondito, ma per evitare di debordare dai motivi specifici della ricerca, ci siamo limitati ad un’analisi ristretta dello spot.

     Gli scopi di quest’analisi descrittiva, consistevano proprio nell’osservare e descrivere nelle componenti più basilari, i programmi dedicati ai bambini. Ci interessava vedere cosa e come viene assorbito dai bambini, attraverso la TV odierna, in particolare per mezzo dei programmi specificamente scelti per loro e quindi fruiti in solitudine. Tralasciando per il momento, un’altra fetta importante, che riguarda la programmazione serale, più orientata ad un pubblico adulto, seguito però anche dai minori.

     L’obiettivo principale quindi, risiedeva nel voler capire qual’è il cibo con cui i minori nutrono la loro mente e quale cibo questo mezzo offre loro, attraverso un marchio di garanzia quale quello di “programmazione per ragazzi”. Il presupposto consisteva nel partire da una visione critica e di valutare attentamente la nostra realtà tecnologica a tutti i livelli, con la stessa logica con cui valutiamo la programmazione curricolare, la scelta degli insegnanti e la loro formazione, la scelta della scuola, del dopo scuola, ecc.

     Abbiamo cercato di realizzare questi obiettivi, partendo dal metodo basilare e più semplice, quello dell’osservazione appunto: come primo e fondamentale passo di comprensione ed ulteriore analisi.

     La scelta delle categorie, entro cui inserire l’osservazione, si è basata su alcune ipotesi di partenza e sulle ricerche già compiute da altri autori.

     Come si può notare, l’accento è stato posto sull’aggressività. Si voleva cioè riscontrare se la componente aggressiva, nelle sue varie forme (verbale, comportamentale, esplicita, implicita) fosse ugualmente rappresentata, rispetto ad altre condotte ed atteggiamenti. Si voleva inoltre verificare, l’effettiva gravità del fenomeno “aggressività e violenza” all’interno dei programmi per ragazzi.

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