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19 agosto 2012 7 19 /08 /agosto /2012 14:30

….. Ho visto due gemelli

 

 

 

Un giorno al mare ho visto due gemelli.

Il giorno dopo erano ancora lì e quello seguente ancora lì e poi li ho persi.

Erano sempre nello stesso posto, con le spalle agli scogli, la stessa posizione, stessa faccia, stesso corpo, stessi asciugamani.

Loro solo loro, unicamente loro.

Nessun colore, nessun particolare che li facesse notare, non un ghiuzzo.

Due asciugamani, vicini in una soluzione di continuità imprescindibile, due racchette da spiaggia e una pallina.

Le racchette, l’unico diversivo della loro isola di protezione.

Smunti, magri, gli occhi infossati, sguardo assente, due corpi estranei, scarnificati, esangui, movimenti meccanici.

Il mondo per loro è solo un grande contenitore, da cui fuggire, le persone non esistono, non interessano, non fanno breccia, non esistono.

Giocando a racchette, uno dei due incita l’altro di metterci più energia, si sta guardando unicamente allo specchio.

Ogni movimento misurato, stanco, di una stanchezza che va ben oltre l’età che appartiene loro, la stanchezza di chi è arrivato a termine della propria vita.

Sono ancora nel ventre materno, eppure se ne sono andati da sempre, per sempre.

La loro unione, tuttora siglata da un sacco invisibile e unico, li rende ancora più forti di una fuga dal mondo.

 

 

Questi due gemelli, rappresentano un ottimo esempio della Maschera del Fuggitivo, un esempio estremo. 

Nel corpo, nella qualità del movimento, nello sguardo, nell’assenza di energia, nello scarso investimento verso il mondo animato e non, nella poca attenzione a sé, a come sono recepiti dal mondo.

Sono presenti ma assenti, quasi fantasmi, nessuna passione, nessun guizzo, nessun investimento, nessuno sguardo significativo, nessuno scambio, nessuna presenza.

Ci sono, ma non ci sono, sono in fuga dal mondo e nel mondo, occupano poco spazio, nel momento in cui li guardi non ci sono, non si incrociano neanche per sbaglio con gli umani. Non possiedono alcun peso, né corporeo, né vocale, né spaziale, non sono notati da alcuno.

Ti dimostrano che non hanno alcun interesse verso gli altri, verso la vita, vivono in un loro rituale di vita minimo, ma sono altrove. Inafferrabili, incomprensibili, rifiutanti e rifiutati.

Il loro legame inscindibile, tradisce la presenza di una doppia Maschera: quella del Dipendente.

L’uno non può far a meno dell’altro. Anziché differenziarsi, si uniscono più che mai, più della loro condizione primordiale, in un legame inscindibile, non possono vivere da soli, non hanno significato. Non si differenziano in alcun modo, sono uno e indivisibile, l’uno lo specchio dell’altro.

Certo, questo rappresenta un esempio molto estremo delle due maschere, con le relative ferite. L’estremo isolamento e solitudine, la dipendenza assoluta, lasciano supporre una condizione iniziale, una profonda ferita estrema, l’estremo rifiuto e abbandono.

In verità …. non sappiamo chi siano e quale sia la loro storia.

Non conosciamo nulla di loro.

Capite però che una condotta del genere, non lascia supporre se non una storia molto estrema, tale quale la loro condotta.

Quanto mostrano con la loro rappresentazione scenica di vita, è l’esteriorizzazione di un vissuto interno.

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