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17 gennaio 2011 1 17 /01 /gennaio /2011 14:21

Confidenze troppo intime

Dott.sa Sabrina Costantini

 

Con questo film, ancora una volta Lecont, ci spinge ad “un guardare”, tutt’altro che passivo. Incuriosisce con tracce sottili, per lasciare a noi il compito di tirare le fila, di quanto c’invita a comprendere.

La scena ha inizio con Anna, che si reca al primo appuntamento con uno psichiatra d’orientamento psicoanalitico, ma ….. bussa alla porta sbagliata, ovvero entra nello studio di un famoso fiscalista.

Si siede ed inizia a raccontare la propria vicenda. Lavora come commessa in una boutique ed è sposata con un uomo da vari anni, che ha perso il lavoro e anche l’interesse per lei. Ormai non la cerca più neanche sessualmente, anzi il marito la spinge a cercarsi un altro uomo, per poter lui stesso, assistere al rapporto fra i due. Ormai, è un’ossessione per lui!

Anna, fuma, piange, parla, senza lasciare molto spazio all’altro. Del resto il fiscalista, accortosi della confusione solo verso la fine della conversazione, non esplicita la propria identità. Riservandosi di farlo, al secondo appuntamento. Cosa, che non accade.

Scosso da quanto sta capitando, il fiscalista ne parla con l’ex moglie, che lo spinge a dire il vero e lo deride, ritenendolo incapace di aiutare qualcuno, in materia di relazioni. Questa lo ha lasciato ben sette volte e al momento intrattiene una relazione sentimentale con un culturista. Non manca però di ricercarlo sporadicamente, per fugaci incontri sessuali.

Il fiscalista, si rivolge così allo psichiatra, per spiegare quanto successo e chiedere consiglio. Questi, gli rimanda la “Sua” necessità di una risposta d’aiuto, individuata nella donna, col verificarsi del malinteso.

I loro ruoli poi, non sono così diversi, entrambe analizzano il dichiarato e il sommerso degli esseri umani! Lo psicoanalista, dal punto di vista dell’economia psichica, il fiscalista da quello dell’economia tributaria.

Lo psichiatra evidenzia come non possa più tirarsi indietro, la relazione è ormai stabilita, la signora si fida di lui e lui ha aperto un varco nel proprio mondo, costituito dall’universo femminile.

E così le sedute proseguono, anche dopo che viene svelato l’inganno. Anna continua a recarsi agli appuntamenti col terapeuta-fiscalista. Lei gli svela squarci della propria storia passata e lui mostra i suoi giocattoli dell’infanzia, posti con cura nello studio.

Anna, ha vissuto in una roulotte con la madre, sempre in spostamento verso il sud, verso il sole. Ogni tanto, la madre portava lì, uomini, dimenticandosi della figlia, che aspettava fuori.

Il fiscalista, vive e lavora nella casa del padre, ereditata a sua volta dal proprio padre, dove insieme ad oggetti, sono tramandate consuetudini, il lavoro e una segretaria, che si comporta con lui, con fare possessivo e intrusivo. Nonostante la loro morte, mantiene ancora intatta e chiusa, la camera dei genitori.

Ed è proprio ciò che entrambe ripetono, nella loro relazione. La pseudo-paziente lo introduce nella propria camera nuziale, lasciandolo lì a guardare. Lo pseudo-terapeutala ascolta, accoglie, si fa incuriosire e la tiene fuori dalla propria camera.

Fino a che il marito di lei, dopo averlo minacciato, lo induce ad assistere alla ritrovata sessualità con la moglie, conducendola in un albergo antistante lo studio.

Il fiscalista, taglia la relazione esplicitando il suo sentire, il suo ruolo di oggetto-mediatore nella coppia e il suo rifiuto di andare avanti. Si è spinta troppo oltre, con “confidenze troppo intime” della ritrovata intimità, senza tenere conto di lui, che è lì a guardare e dei suoi sentimenti.

Si realizza quanto ciascuno temeva ed evitava attraverso queste pseudo ricerche: l’ex moglie con i nuovi pseudo-compagni, Anna con uno pseudo-terapeuta, il fiscalista con una pseudo-relazione. L’errore stesso è uno pseudo-errore, in realtà Anna teme un vero terapeuta!

Ma … il processo evolutivo è già in atto, innescato dalla ricerca stessa e la separazione-separatezza ne rappresenta la sana conclusione.

Da ciò si realizza, quanto reso chiaro dallo psichiatra, la terapia ha come scopo il taglio del cordone ombelicale. Infatti, così avviene per tutti i personaggi.

Anna ha perso il “padre” nella stanza dei colloqui e il fiscalista le restituisce “l’accendino del padre”. In effetti, l’errore si verifica per evitare di lasciar andare il padre e le modalità relazionali infantili. La separazione dal marito, ripetizione del “là e allora” relazionale padre-bambina, la conduce all’individuazione dalle dinamiche familiari. Il fiscalista, le mostra un nuovo mondo di possibilità e di calore umano.

Il film ci fa vivere, con leggerezza e densità allo stesso tempo, il processo d’identificazione materna, da parte della donna, e paterna da parte del fiscalista, modellato con creatività, in relazione ai rispettivi bisogni. C’e separazione e rinnovamento, non rifiuto in toto, di quanto fa parte del bagaglio familiare.

Infatti, il finale vede Anna, stabilitasi al sole del sud, a realizzare la sublimazione di un sogno (diventare ballerina). Il fiscalista, compra un nuovo studio nello stesso paese di lei, con un nuovo stile, una rinnovata luce, una nuova vita.

E le “sedute” riprendono da persone libere ….

 

Regia: Patrice Le conte 2004, Francia

Attori: Sandrine Bonnaire, Fabrice Luchini, Michel Duchaussoy.

 

 

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