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2 gennaio 2012 1 02 /01 /gennaio /2012 10:29

CAPITOLO IV

 

L’altra faccia della Paura

 

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Ci inoltreremo ancora nel bosco buio e frondoso (Il Gruffalò e la sua piccolina, J. Donaldons), lo stesso che abbiamo conosciuto grazie al topolino.

Questa volta però, ci troviamo a casa del Gruffalò, una caverna costellata da rappresentazioni rupestri, che descrivono graficamente la sua avventura di molto tempo fa, un’avventura difficilmente narrabile, colma di sorprese ed orrore.

Papà Gruffalò ammonisce la sua piccolina di non andare nel bosco, per loro è veramente pericoloso, tanto tempo fa lui c’è stato e ha incontrato il Topo Tremendo, che gli ha teso un agguato.

La piccina assai curiosa, vispa e sdentata, stringendo fra le braccia il suo balocco di legno, chiede fremente:

Che cosa ti ha fatto? Racconta, papà! E’ tanto brutto? Che faccia ha?

Il papà si siede, perché al solo pensiero gli gira la testa, si sente svenire, sì, oddio che terribile esperienza, sì perché quel topo

ha zampe forzute, possenti e pelose, la coda coperta di squame spinose, ha occhi di brace che brillano al buio e lunghi affilati baffi d’acciaio!

E dunque la notte era scura, il babbo russava la piccola invece un po’ si annoiava.

A me nessun topo ha mai fatto paura ….. Andrò all’avventura!

Il cielo era nero, la neve in tempesta, la piccola entrò nella fitta foresta.

Lei non ha paura, spavalda vuol andare a verificare oltre il divieto paterno, se esiste davvero il Topo Tremendo. Procedendo di notte, in mezzo alla neve e alla tempesta, incontra una scia tutta storta.

Chissà di chi è, chissà dove porta?

E, intravedendo qualcosa che avanza strisciano, pensa che possa essere la coda del Topo Tremendo, ma è solo un serpentello che ha gli occhi dolci e il musetto carino.

Il Topo l’ho visto, è un tipo assai tosto, mangia per cena gruffalò arrosto!

E la piccola dubbiosa, riprende il suo viaggio nel bosco frondoso, in mezzo alla notte e alla tempesta, arrestandosi alla vista di una traccia contorta.

Chissà di chi è e chissà dove porta?

Vedendo due occhi scintillare su un tronco, si dice

Il Topo Tremendo è lassù di sicuro!

Ma scende dal ramo una vecchia civetta, che un po’ sonnecchiando dichiara guardinga:

Se cerchi il Topo, dammi retta. L’ho visto da poco, è un tipo feroce mangia per cena gruffalò alla brace!

E ancora perplessa e delusa riparte per il bosco dai tanti alberi, senza paura e ……..

Oibò, che cos’è questa traccia strana? Chissà se porta dentro una tana? Ecco due baffi! Starà già dormendo, tranquillo e beato, il Topo Tremendo?

Ma è soltanto la volpe che noi conosciamo, con la coda rossiccia e senza neanche una spina sulla pelliccia.

Il Topo l’ho visto, dormiva da un po’, si è fatto un infuso di gruffalò!

Stufa e scocciata si siede su un sasso, lamentandosi che non ci crede, è solo un raggiro, non esiste nessun Topo Tremendo. Si stanno prendendo gioco di lei!

Finalmente, in quel paesaggio innevato, fra abeti imbiancati ed un cielo scuro, si trova finalmente davanti un bel topolino. E’ uscito dalla sua tana e ha costruito beffamente un pupazzo di neve, un bel gruffalò! Ma ci credereste? E’ anche insolente, questo topo.

Guarda guarda, che bello spuntino!

Io me lo mangio con pane e nutella, il Topo Tremendo è una sciocca storiella!

Ma il topolino, astuto più che mai, gli dice di aspettare, che un suo amico la vuol salutare, è grande e tremendo, abbia pazienza e lo vedrà, presto se ne accorgerà.

Il topo sale lesto su un ramo alto, con una ghianda sulla schiena e con un’espressione atroce, non appena la luna lo illumina, proietta in terra una terribile immagine:

una creatura possente e pelosa, coi baffi d’acciaio e la coda spinosa, grande e cattiva, con gli occhi di brace e sopra le spalle un’enorme noce.

Allora esiste il Gran Topo Tremendo!

Spaventata la piccina fugge nel bosco, tornando velocemente nella sua tana, dove il padre dorme ancora ignaro e beato, con i pipistrelli appesi a testa all’ingiù uno ad occhi chiusi uno ad occhi aperti.

Il topino, sotto lo sguardo curioso dello scoiattolo, segue quella grande traccia e ritrova la piccola nella grotta insieme al padre,

meno spavalda e meno annoiata.

Meglio dormire finché si può, nel caldo abbraccio di papà Gruffalò!

Ancora una volta, il topolino seduto su un sasso con aria giuliva e soddisfatta, si gusta la sua ghianda.

 

E adesso che abbiamo conosciuto meglio il Gruffalò ed il prosieguo della storia, ci troviamo davanti all’altra faccia della medaglia, la faccia della paura, che ha paura della paura.

Il mostro infatti, è la personificazione delle nostre paure, ma lui a sua volta, facendosi imbrogliare dal topolino, si spaventa di chi vive la paura di lui, di chi gli ha dato origine.

Non vi imbrogliate però, è solo un gioco di specchi!

E ancora una volta solo tu piccina, riesci ad essere fiduciosa e spavalda, al punto da voler guardare le cose non per come vengono dipinte dagli adulti, ma per come sono realmente. Tu, sapientemente, non credi a questa sciocca storiella, diventata ormai mito, disegno rupestre!

Tu soltanto sei capace di guardare il mondo con occhi semplici, privi di pregiudizi e di filtri. Tu sei la vera forza!

Ma aimè, ancora una volta il topolino vince e tu piccina, finisci per farti imbrogliare. Resisti alla proiezione della paura di tuo padre, alla proiezione della paura degli animali del bosco, ma non alla proiezione diretta del topo, alla sua ombra riflessa in terra, che in realtà non sei altro che tu stessa.

E’ un gioco di rimbalzi, di immagini riflesse appunto. Sembra complicato ma non lo è.

In verità, ancora ci facciamo fregare non da ciò che, è ma da ciò che pensiamo sia, da ciò che non desideriamo e rifuggiamo così clamorosamente, perché ci fa orrore.

Questa deliziosa storiella in rima, rappresenta ancora una volta la nostra ombra, ciò che non vogliamo di noi stessi, che non ci piace, che deprechiamo, che ci spaventa perché la deprezziamo e disprezziamo. Non desideriamo affatto ci appartenga, non l’accettiamo proprio!

Da veri ignoranti, da idioti completi, la fuggiamo solo perché non la conosciamo, non sappiamo né da dove origina, né di cosa si tratta, tanto meno la sua vera funzione, il suo valore e quanto sia adattiva per noi!

Da bravi adulti sapienti, o forse solo presuntuosi, ci vantiamo di saperne tanto, di avere la scienza in mano, di possedere esperienza, ma non è così, vediamo solo la superficie delle cose, la copertina, la patina più esterna. Non la conosciamo affatto. Non sappiamo proprio di cosa si tratta ed invece di cercare di comprenderla ed avvicinarla, la allontaniamo da noi ulteriormente, fisicamente, mentalmente, cognitivamente, emotivamente.

Se tu piccola, ignara di certi processi del mondo, fiduciosa all’eccesso dell’onestà degli altri, delle buone intenzioni, ti fossi fermata un po’ più ad osservare cosa veramente stavi guardando e da dove arrivava tutto questo, forse ti saresti accorta che ciò che vedevi era una proiezione, un film, un vecchio film che apparteneva a tuo padre. Sì, prima ancora che al topo, l’ombra apparteneva a tuo padre e se avessi avuto meno fiducia in lui, avresti seguito te stessa, quello che sentivi e credevi in partenza: che il Topo Tremendo è solo una sciocca storiella.

E’ a lui che appartiene quella paura, è originata dal suo mondo, dalla sua esperienza, dalla sua visione delle cose, dalla sua superficialità, dalla presunzione della sua posizione di forza, dal supposto sapere determinato dal suo ruolo di adulto.

Caro papà, sei stato un gran pasticcione! Che guai, con la tua piccolina.

Del resto, lei è lì perché ultimo anello della catena, la portatrice finale e visibile del disagio, del tuo orrore, del tuo buio, della pigrizia e dell’arroganza del tuo essere.

A lei spetta di liberare te padre, tuo padre prima di te e le generazioni a venire, dell’orrendo peso della paura. Sfida tutto e tutti, i tuoi racconti, le tue debolezze, il venir meno della tua forza, i disegni commemorativi di quell’incontro terribile, gli avvertimenti degli animaletti ammansuetiti, le raccomandazioni tremolanti.

Lei, la gruffalina, deve andare a verificare e vanificare quest’enorme peso e lo fa per liberare te!

E poverina, tu piccola ne sei rimasta schiacciata, sei ancora troppo piccola e sola! Il tuo coraggio e il tuo amore sono enormi, commoventi, riconoscenti, ma non sono valsi il sacrificio che hai compiuto. E’ toccato anche a te perire sotto l’alone della proiezione e ritornare di corsa a nasconderti, a farti proteggere da papà Gruffalò. Hai dovuto restringere il tuo mondo, la tua libertà d’azione, far proprie le raccomandazioni e i timori sconfinati.

Povera piccina, chissà mai se qualcuno se n’è accorto, chissà se hanno visto il sacrificio che hai fatto, se tuo padre ha visto il sacrificio compiuto per lui. Un sacrificio grande compiuto per lui, solo per lui, per l’amore che nutri nei suoi confronti, prima ancora che per te stessa.

Che spavalderia e che forza, mia piccola gruffalò, ne hai da vendere a tanti grandi e ne hai da insegnare! Con che cipiglio, con che arguzia, con quanta fiducia e propositività. Con quanto grande amore, ti muovi.

Ma ancora una volta, tu non lo sai, non sai di possedere tutto ciò e non puoi protestare contro chi non ti vede, contro chi non comprende l’ampiezza delle tue rinunce. Tu non sai, non sai di aver diritto a lamentarti, protestare, chiedere e pretendere.

Sì, tu puoi e devi pretendere delle cose per te!

Nell’aria c’è qualcosa che non ti torna, stona con tutto il resto, qualcosa che ti fa soffrire, ma non sai cos’è, non riesci a definirlo, non sai attribuirne un’origine. Non sai dove ti porterà! Non sai il prezzo di ciò che hai fatto. Non conosci i risvolti della tua rinuncia. Ti hanno imbrogliato. Tu non potevi e non dovevi fare quella scelta.

Il tuo destino piccola cara, è la dipendenza. Tu credi e crederai per molti anni a venire, di non essere capace di superare gli ostacoli da sola, di non poterti permettere di attraversare la foresta ombrosa, di non poter sfidare le tue paure, di non, di non, di non, di non …… non.

Alla fine crederai di non poter credere in te! Alla fine, non crederai più in te! Alla fine non crederai! Procederai con la testa sotto la sabbia, come una perfetta ignorante, che non vuol sapere d’altro, ingoia ogni boccone propinatole, buono o cattivo che sia, senza pronunciare una parola.

Che guaio!

Dovrai sempre far ricorso agli altri, dovrai sentirti bisognosa e terrorizzata dalla loro assenza, dal loro rifiuto, dall’abbandono. Sì l’abbandono, che bella arma di ricatto! Quante volte l’avrai subito e lo subirai?

Ma la cosa più tremenda, non è certo il Topo, ma il fatto che non potrai che dar loro ragione. Loro veramente sanno, cosa è buono e cosa no, cosa devi e cosa non devi fare. Loro, gli unici di cui fidarti!

E’ così! Del resto quando hai fatto la spavalda, quando hai fatto di testa tua, si sono visti i risultati, s’è visto cos’hai combinato.

Te lo sei meritato, ben ti sta! Credevi di esser capace di chissà cosa! Credevi di essere superiore, diversa! Hai visto ora? Sei convinta?

Hai sottovalutato le parole di tuo padre, gli ammonimenti, i divieti, le preoccupazioni e i consigli dei bravi animaletti del bosco. Hai veramente pensato di poterne fare a meno, di essere diversa tu! Tu piccolo mostriciattolo. Alla fine, hai avuto la giusta lezione, quello che ti spettava e niente più.

E per giunta, hai dimostrato a te e agli altri, che sei solo una sciocca bambina, impaurita e incapace! Adesso lo sanno tutti, proprio tutti.

Adesso tu lo sai, l’hai visto con i tuoi occhi, adesso non puoi più ribellarti, non puoi più credere di essere diversa, unica e speciale. Non puoi pretendere nulla! Devi solo ubbidire, piccola stupidina.

Lo sappiamo noi, quello che è meglio per te! Lo sappiamo noi, cosa sei in grado di fare e cosa no! Noi, ci siamo passati prima di te e i nostri genitori ci hanno sempre consigliato per il meglio e noi da bravi figli abbiamo ascoltato, seguito ciò che ci dicevano.

Devi fare e basta! Devi ubbidire. Ti devi fidare e niente altro. Non devi pensare con la tua testa, non ne sei in grado!

Alla fine, ti hanno annientato, annullato, azzerato nelle tue convinzioni, nella fiducia, nelle idee, nelle speranze e nei sogni.

Dovevano coltivare le tue risorse, far crescere giorno dopo giorno la fiducia in te, aiutarti a conoscere te stessa ed il mondo come un luogo del possibile, anziché ammonirti e spaventarti dovevano accompagnarti nel bosco e mostrarti che tutto si può affrontare, anche se ci sono tanti pericoli e paura. Dovevano camminare a fianco a te, stare con te!

Ed invece, hanno annientato gran parte delle infinite possibilità, ti hanno ridotto la vista, resa sorda, azzoppata, azzerata appunto, ridotta ai minimi termini, come un robot che segue gli ordini e niente più.

E chissà, se te ne rendi conto. Se comprendi la portata di quanto hai subito.

Penso proprio di sì! Ma è qualcosa di ancora vago e indifferenziato, è un sentire che sta nella nebbia e non si è ancora mostrato limpido e chiaro. E soprattutto, tu non sai di aver il diritto di accorgetene, di non volerlo, non sai di avere diritto a protestare, a lamentarti, a dire no, ad odiarli, a volere altro.

Tu hai pieno diritto a non sentirti in colpa, a non sentirti una traditrice, piccola gruffalina.

Tu non lo sai e non lo saprai, finché un giorno ormai grande, sarai costretta in mezzo al bosco, ad escogitare qualche strana alchimia per poter sopravvivere, in un ambiente di belve mal intenzionate. Allora, se riuscirai a recuperare un briciolo di quell’ardire, di quella spavalderia onesta e giusta, forse riuscirai lambicandoti a uscirne fuori, ridendo e scherzando, rinnovata e rinforzata come non mai.

Allora sì che sarà proprio un bel giorno, una bella giornata, una festa, una dolce vita. Ma prima di allora, dovrai attraversarlo il bosco. Dovrai trapassarlo per incontrare tutti i tuoi dubbi, i timori, i tremori, le ombre che si annidano silenziose nella tua anima, nella parte più recondita di te.

Dovrai vincere il tuo Gruffalò incarnato, diventando come il topolino furbo. Alla fine tu ti identificherai col topolino, ritroverai in te stessa, il tuo più acerrimo nemico, l’orrore di due generazioni, il sabotatore di sé stessi!

Alla fine Topo Tremendo e il topolino saranno la stessa cosa. Topolino e piccina di Gruffalò saranno ancora la stessa cosa, il bianco ed il nero, il buono ed il cattivo, il coraggioso e il codardo, la fiducia e la paura.

Ed il luogo più difficile da affrontare, non sarà il bosco, ma l’anticamera del bosco, la possibilità di entrare nel bosco: tuo padre!

Il Gruffalò grande, quello che ha paura del bosco buio e frondoso, del Topo Tremendo, delle novità, di ciò che non conosce, quello che ha paura di sé e delle sue possibilità, quello che non sa. Quello che continua ad ammonirti, ti rende zoppa e ceca di fronte al mondo, ti mette in guardia contro le difficoltà e le trappole della vita, tarpando gran parte della tua esplorazione, annientando i tuoi sogni di libertà e di gioia.

Lì è pericoloso, là ci sono difficoltà, in quel luogo non saresti capace, non è per noi,  attenta, vai piano, non ti fidare, non andare e via e via.

Un giorno sentirai di andare oltre quel mondo, di doverlo fare, non per ferirlo o disubbidilo, ma solo per te, per vivere, per sperimentare, per essere libera, per non avere più paura, per liberarti finalmente e alleggerirti.

Arrivato quel giorno, potrai attraversare il bosco e trovare te stessa, alla luce della luna, dell’atmosfera crepuscolare che tutto nasconde e svela.

E tu, grande Gruffalò, chissà se al risveglio di quella lunga notte, ti renderai conto di quanto è successo. Magari hai sognato di dolci spuntini, di tane calde, di una buona compagnia, assaporata con un infuso di bacche di macchia.

Tu hai dormito, anninnolato dal tuo stesso racconto, che ti ha condotto nel dolce sonno sicuro, fiero del tuo essere genitore, di aver protetto e istruito la tua piccina, dagli orrori del mondo, di essere tu per primo sfuggito tanto tempo fa a quel Topo Tremendo e a quella possibile triste sorte.

La ami tanto e faresti di tutto pur di non farla soffrire, pur di proteggerla e rassicurarla. Al risveglio, la ritrovi lì cucciolo cucciolo, accanto a te, sotto la tua ala, che dorme beata, stringendo il suo giocattolo in braccio. Con te, non può temere nulla, con te è al sicuro e crescerà grande, forte e intelligente. Lei sarà tutto ciò che hai desiderato, lei sarà migliore di te e di chiunque altro. Non può essere che così, è troppo l’amore e l’impegno profuso per lei, è veramente troppo, è tutta la tua vita!

Neanche ti sogni, quanto è successo nella notte! Tu dormivi, ma la tua piccolina, ha voluto liberarti, sfatando un mito. Ha voluto liberarsi! Ha voluto sapere di poter accedere al mondo, in modo sereno.

E l’ha fatto! Con grande coraggio è andata in contro al tuo e al suo destino. Ma povera piccola, non aveva chance perché era un compito che non spettava a lei, non da sola, non con ciò che le era stato trasmesso.

E tu dormendo e sognando lidi migliori, neanche ti immagini del viaggio di andata e di ritorno nel bosco frondoso, di tutti gli animali che ti hanno raggirato a suo tempo e oggi hanno raggirato lei, dell’agguato del Topo Tremendo, che in realtà è solo un topolino, ormai anche un po’ invecchiato, che cerca solo di tener cara la pelle.

Ma la tua piccina è andata con curiosità e brio, è tornata correndo spaventata, rifuggendo da ogni novità e inventiva. Ha sepolto dentro di sé ogni possibile diversità, ogni cambiamento, il seme della fiducia e della forza vitale.

Miei cari, che gran confusione!

Tu caro papà Gruffalò sei ignaro e soddisfatto, conservi la tua ombra dentro te e ti guardi bene da doverla incontrare ancora. Ti sei rifiutato di starle di fronte, di osservarla a tu per tu, senza volerla sbranare ed esserne sbranato, porgendole invece la mano, come fosse la tua più cara compagna di vita.

Forse tu stesso, ti sei trascinato un carico più grande di te, precedente a te, che appartiene ad altri, forse a tuo padre e a suo padre, prima di lui, in una catena infinita di rimandi e pesanti eredità.

Tu cara figlia Gruffalina, hai incontrato la sua e la tua ombra e sei corsa via spaventata a più non posso! Chissà quanta strada devi fare, chissà se in futuro, troverai la forza di scegliere quel bivio e volare!

Chissà quanto dolore e quanto terrore sono sepolti in te, senza che tu ne sei realmente consapevole. Che peccato.

E l’ombra è lì vicino, che guarda Gruffalò padre e figlia nel loro sonno, serena e felice si mangia la sua ghianda sul sasso, fra coniglietti, farfalle, falchi e scoiattoli!

 

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Psiche-Soma in libertà - in A spasso con la Paura
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