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14 maggio 2012 1 14 /05 /maggio /2012 10:05

EPILOGO

 

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Che cosa dire d’altro?

So che ci si aspetta un discorso finale, un filo che ritrovi tutti gli elementi comuni di queste storie, che unisca le parole e i fatti in un tutt’uno armonioso. So che ci si aspetta una conclusione e dei saluti, un commiato sensato e bello.

Non è facile trovare le parole di commiato. Dopo tutto questo viaggio, salutarci è dolce ma anche difficile, faticoso! Doloroso. Questo è il mio saluto: doloroso.

Adesso che sono alla fine, ripercorro mentalmente i vari passaggi, li rivedo uno per uno, vedo tanti animaletti, tante vicende, tanti bambini, tante emozioni, riflessioni di ogni sorta.

E’ stato difficile incontrare ciascuno di loro, stare con ognuno mettendo un po’ di me e prendendo un po’ di loro, cercando di ascoltare con ogni mia parte, con gli occhi, con le orecchie, ma soprattutto con la pelle e con la pancia, abbattendo ogni possibile barriera del pregiudizio. Mi è costato molto, mi ha richiesto molta energia, attenzione, disponibilità, ho dovuto veramente rompere l’involucro esterno, far entrare e far uscire al di là di ogni mia paura. Tutto ciò ha preteso e richiesto che andassi a spasso con le mie paure e superassi me stessa.

Ed ora che tutto questo processo è giunto a termine ne sento già la mancanza, ne percepisco già il vuoto ed il pieno insieme, il dolore e la bellezza. Sono arricchita, stracolma di cose nuove, di emozioni, ho recuperato cose dimenticate, messe lì, ma adesso si preannuncia una perdita, mi manca il viaggio stesso, il percorso insieme a tutti loro e a tutti voi. Mi mancherà l’appuntamento giornaliero di dialogo con voi e con me stessa, quello spazio che si era creato dentro di me, con me, per me, che se pur faticoso per i ripetuti tentativi di trovare il connubio perfetto fra forma e contenuto di quanto avveniva i me che voleva essere narrato, per i ripetuti tentativi di far star tranquille le mie figlie salterine, nonostante questo e molto altro ancora, questo spazio è stato oltremodo incommensurabile, prezioso e mi mancherà.

E’ stato un gran da fare e ora che sono tornata su questa banchina affacciata sul mare, su quello scoglio nero e lucente rimembrando e riguardando tutto il viaggio, mi rendo conto che è stato bello e importante, ma è stato anche costellato da un costante conflitto.

Una parte di me continuava a dirmi di fuggire.

Cosa ti metti a fare? Il tuo posto è qui sulla banchina, il mondo ed il mare non fanno per te!

Non ti arrischiare in cose di cui non sei capace, non fa per te. Fai finta di esserne capace senza farlo realmente, almeno né tu né gli altri lo sapranno veramente.

Questo suggeriva vigliaccamente, una parte imponente di me.

L’altra parte, voleva essere vista a tutti i costi. Non si arrendeva, non ne voleva sapere, ha detto basta! Basta far finta, basta stare relegata su una banchina di porto, ad ignorare che al di là esista ben altro, basta al baule di una camera, basta al sentirmi stretta e denigrata. Basta al buio sicuro e soffocante di un terreno arido. Basta all’ignoranza, al silenzio, alla ripetizione bieca. Basta ad un confine troppo chiuso, basta alla pochezza, all’indifferenza, basta, basta, basta. Batteva i piedi come un bambino imbizzarrito.

E ancora …… la prima parte, quella adulta, seria, razionale e bacchettona, pur di non correre rischi, a più riprese ha fatto ricorso a tutte le sue armi! Fino ad arrivare alla vergogna.

Non metterti e non mettermi in ridicolo, non ne sei veramente capace, non puoi competere con gli altri, con quelli che hanno successo e che ottengono veramente ciò che desiderano. Tu non sei così! Tu, non ne hai le capacità!

Ma veramente pensavi, di esserlo?

Smetti di giocare e prosegui con le cose importanti!

Questa parte Spaventata ha richiamato la vergogna più profonda e nascosta in me e di me. Ha usato un’arma bieca e difficile da gestire, dolorosa.

Questa volta non mi voglio vergognare, non mi voglio far relegare, annullare, non voglio essere messa in gabbia.

Non vincerai!

Tu non sei più importante di me!

E questa battaglia è andata avanti per un bel po’, fino a trovare momentanee tregue, incontri, scontri, comprensioni. Alla fine l’una ha ceduto all’altra, l’una ha sostenuto l’altra e si sono decise ad andare per mano.

La paura non mi ha mai abbandonata ed è ancora qui, alla fine di questo lungo viaggio! Ancora mille dubbi, timori e impedimenti!

Cosa penseranno gli altri di me? Penseranno che non sono così capace e forte? Perderanno l’immagine positiva che hanno di me? Perderanno la fiducia in me? Tutto questo racconto, che fine farà?

Ed invece no! Il fatto che voglio essere vista, non vuol dire che non ci sia niente da vedere, che non merito di essere vista, non vuol dire che non ne vale la pena.

E’ solo una paura, non la realtà! E nel momento in cui ho detto “basta, voglio essere vista” è nata la mia forza, una determinazione e una vitalità inaspettate!

Eppure, sono sempre stata molto determinata, quindi non dovrebbe essere niente di nuovo. Ma questa volta è stato diverso, prima era per rabbia, ora è per autoaffermazione. Prima era un No agli altri, ora è un Sì a me stessa. Prima mi difendevo, ora mi promuovo. Ora voglio spuntare fuori dalla terra sicura, per librarmi nell’aria profumata e fresca. Voglio nascere!

Sì!

Sì a me stessa.

E dicendo sì, sono arrivata fin qui. Non so come, so che quando ho detto sì, la battaglia è stata meno estenuante. Ad un certo punto, quando ho smesso di nascondere la presentazione di me, i miei denti neri, quanto c’era e quanto mancava, tutto è scivolato via con molta semplicità, le parole e i ricordi scorrevano come scorre l’acqua del fiume, che percorre naturalmente il suo letto senza fatica, dalla sorgente lungo tutto il suo decorso come deve essere e niente altro.

E anche le lacrime sono scivolate via con lo stesso andamento del fiume, soprattutto ricordando il dolore di ogni bambino dimenticato, bistrattato, recluso, maltrattato, depredato, violato. Un dolore mai raccontato, mai alleggerito.

Quelli per altro, sono solo alcuni dei tanti bambini persi nel mondo, che non hanno avuto la loro giustizia, il loro posto, la loro infanzia.

Sentire quel dolore mi ha fatto bene. Mi ha fatto sentire, mi ha risvegliata, ha infranto quella cortina di equilibrio, che suonava anche come copertura impermeabile, come sorriso a denti stretti. Mi ha fatta sentire ancora una volta, insieme a tutti quei bambini, mi ha fatto percepire di meritare quel grande regalo, che tutti loro mi hanno donato.

Questo grande traguardo, è arrivato proprio dopo aver ritrovato la mia piccina chiusa nel baule, prigioniera di uno specchio che non le rimandava più la sua immagine. Quando ho trovato il coraggio di dire ho sbagliato, quando ho trovato la forza di andarla a cercare, di chiederle le giuste scuse, di farla ancora piangere gocce di rugiada e ridere a bocca aperta, solo allora il fiume ha ripreso a scorrere nella direzione sua propria.

Superare il senso di colpa che talvolta ancora mi attanaglia, è un obiettivo che intravedo costantemente nel mio orizzonte.

Senso di colpa per aver sbagliato, per aver chiuso quella bambina in uno sgabuzzino, per aver commesso quel delitto. Senso di colpa per non essermi difesa, per non aver saputo rassicurarmi e proteggermi rispetto alle superbie del mondo. Per non essermi saputa vedere, esattamente come non hanno visto quella bambina, molto tempo fa.

Sarà lunga, sarà dura, ma anche questo avverrà. Saprò perdonarmi.

Ho compreso, ho sperimentato, ho vissuto che alla fine, nei momenti di grande incertezza, quando tutto sembra perduto, quando la disperazione più nera si impadrona di noi, quando il dolore più profondo che sembra spezzarti, in quei momenti veramente duri, così veramente tristi, da cui senti di non uscirne viva, solo un’alleanza, solo un legame forte con lei, con la nostra piccina può salvarci. Solo questo sodalizio, può far superare ogni momento truce della nostra vita, senza distruggerci, senza spezzarci, senza morire.

La bambina ha una grande capacità di amare e di perdonare e noi possiamo imparare da lei proprio questo. La piccola ha bisogno dell’adulta e l’adulta ha profondamente e disperatamente bisogno della piccola. Che c’è di più bello?

Di più bello niente! Ma di altrettanto bello, c’è stato raccontare a voi tutto questo, viverlo e ripercorrerlo con voi!

Spero di riviverlo e ripercorrerlo mille e mille volte ancora, rinnovando ogni volta questo messaggio, questo legame indiscindibile, sentendomi ogni volta mille cose, diverse da niente. Sentendomi infinite volte fragile e forte, spaventata e gioiosa, confusa e sicura, grave e sollevata, allieva e maestra, piccola e grande!

Spero anche che voi abbiate fatto questo percorso con me, che siete saliti sulla magica scopa della simpatica Rossella, lasciandovi trasportare per volare via e ritornare tutti insieme dove eravamo prima, ma mai più come prima. Non è possibile essere come prima, adesso siamo altro, abbiamo nuotato, volato, attraversato il nostro infermo ed il nostro paradiso e ne siamo usciti in due, mano nella mano.

Rompendo la mia cortina ho visto quanto siamo tutti quanti corrazzati e quanta difficoltà mostriamo ad aprirci un varco attraverso di essa. Ho anche dolorosamente rivisto quanto sia difficile amare. Quanto sia veramente complesso e raro riuscire ad accogliere senza pregiudizio e senza limiti, dare senza remore, senza tornaconti, senza egoismi. Sembra veramente difficile uno scambio alla vita, procedere per un viaggio così grande e pur tanto potente. Siamo così capaci di dare consigli ed insegnare. Dobbiamo sempre insegnare agli altri, essere maestri, far vedere quanto siamo bravi, ci poniamo su una cattedra solo perché non siamo capaci di stare sotto, tremiamo alla sola idea di vivere fra i banchi della vita.

Siamo profondamente e nascostamente avari. Abbiamo perso la capacità di avere fiducia, in noi, negli altri, nel mondo, nell’abbondanza, nei mille tesori nascosti in fondo al nostro mare.

Siamo presi dalla paura e non lo sappiamo. Viviamo terrorizzati e annientati da mille piccoli e grandi eventi reali e non reali, possibili e impossibili. Finché non riusciremo ad essere onesti con noi stessi, finché non andremo a spasso con la paura, con la nostra cara paura, non sapremo mai chi veramente siamo.

Noi siamo anche quella paura!

Guardiamoci allora, riprendiamo la fiducia in noi e apriamo, portando a spasso la nostra compagna di viaggio.

Io stessa non credevo, ma c’è ancora musica in me. C’è tanta musica. Pensavo di averla persa per sempre ed invece per sempre la musica sarà dentro di me. E se non lo scambierò con gli altri, tutto questo andrà perso. Tutto questo avrà perso il suo significato d’essere.

Spero tanto che si apra una strada alla fiducia e all’amore. In me si è aperta, non sarà facile ma mi impegno a mantenerla spalancata.

Ringrazio tutti quelli che sono arrivati fin qui, ringrazio le tante persone che mi hanno aiutato ad arrivare fin qui, ringrazio i molti bambini che hanno condiviso generosamente con me le loro tristezze ed il loro profondo dolore. Spero che di tanta abbondanza saranno ricompensati nella vita, come meritano.

Ringrazio il coniglietto per aver saltellato allegramente nel bosco, sbucando da un albero ad un altro, ringrazio lo scoiattolino di aver fatto così tante volte capolino, di aver fatto piccoli dispetti piacevoli, il falco, così alto e leggiadro, di aver guardato in lontananza, di aver sorvolato nel cielo sopra di noi proteggendoci.

Li ringrazio di avermi accompagnata allegramente in questo misterioso viaggio.

Sorrido a tutti loro. Rido a bocca aperta con tutti loro, con tutti voi.

E spero che il filo comune che lega tutto questo, che lega tutti noi sia un percorso un po’ meno Spaventoso e un po’ più Gioioso. Che tutti noi, riusciamo ad essere aperti alla vita e all’amore.

Alla fine dopo tanti ringraziamenti e riconoscimenti, devo ringraziare anche me stessa, per essermi permessa di farmi sconcertare, disorientare, trapassare ed insegnare dalle molte persone, occasioni, storie, ricordi, che ho incontrato fino ad oggi. Grazie.

Ho stretto questo patto con me stessa, cercherò di andare a spasso con la paura per il resto dei miei giorni e più che mai procederò mano nella mano con la mia piccola, perché non debba rivederla quando è troppo tardi, magari di spalle, per l’ultima volta mentre si allontana definitivamente da me e quando ogni possibilità è ormai persa. Io voglio trascorrere il mio tempo con te, piccola mia.

I bambini, hanno sempre ragione! Tu piccola, hai sicuramente sempre ragione!

I grandi, troppo grandi, troppo rigidi, superbi, inconsapevoli, rattrappiti, i grandi troppo spaventati non riescono a vederlo, non lo riconoscono e non diranno mai: scusa. Ma …. I bambini hanno sempre ragione!

 

Alla Farfalla

Alla Pantera

                    A Sabrinella


BIBLIOGRAFIA

 

 

Donaldson J. (autore), Scheffler A. (illustratore) (1999) A Spasso col mostro. Trieste, Emme Edizioni.

Donaldson J. (autore), Scheffler A. (illustratore) (2003). La chiocciolina e la balena. Trieste, Emme Edizioni.

Donaldson J. (autore), Scheffler A. (illustratore) (2010). Gruffalò e la sua piccolina. Trieste, Emme Edizioni.

Donaldson J. (autore), Scheffler A. (illustratore) (2010). Zog. Trieste, Emme Edizioni.

Donaldson J. (autore), Scheffler A. (illustratore) (2011). La strega Rossella. Trieste, Emme Edizioni.

Graad M. (1998). La principessa che credeva nelle favole. Come liberarsi dal proprio principe azzurro. Milano, Piemme Ed.

La Spina E. (2010). Mille volte niente. Milano, Piemme Bestseller.

Marcoli A. (2009) E le mamme chi le aiuta?Come la psicologia può venire in soccorso dei genitori (e dei loro figli). Milano, Mondadori.

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