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16 agosto 2013 5 16 /08 /agosto /2013 14:56

 

Ancora sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza

 

 

 

Rifletto ancora sull’IVG e sulla insensata mancanza di letteratura e di sostegno nei riguardi delle donne che compiono questa scelta.

 

Riflettevo sul fatto che sotto lo stesso termine IVG, vi sono tante cause diverse, tante motivazioni, tante emozioni, tante storie e che il termine non riesce ad esaurirle tutte. Ancor di più, mi chiedo la causa di tale assenza, di un così vasto silenzio.

 

Quello che di sicuro so è che si tratta di un’altra delle tante situazioni che alimentano e fanno leva sul senso di colpa femminile. La donna conosce molto bene questo stato, le è connaturale o lo diventa.

Non si sa perché, tutto ciò che la donna possiede non le viene fornito per diritto di nascita, ma se lo deve conquistare e pagare amaramente.

Uno di questi pagamenti è il senso di colpa.

La donna che lavora, ad esempio, si sente in colpa perché per “prendersi il diritto di lavorare”, deve lasciare i figli e non occuparsi di loro e della casa per l’intero giorno!

Non può che farlo, sentendosi una così poco brava madre e moglie. Si sente egoista e se ne sente amaramente, segretamente in colpa.

La donna poi che si prende il diritto-libertà di non far nascere un figlio, si sente oltremodo in colpa, è un’indegna, una snaturata, una sgualdrina, una che non ha il senso materno, una fannullona, una che non sa amare.

Naturalmente la cosa non riguarda l’altra parte del mondo, l’universo maschile!

All’uomo non è chiesto di occuparsi dei figli, è secondario, se lo fa è un padre oltremodo ammirevole, ma non è scontato. Se lavora onestamente e mantiene la famiglia, ha già fatto tutto il suo dovere.

La donna, per poter alleviare un minimo di quel senso di colpa e per sottacere le malelingue, i giudizi silenziosi ed espliciti del disprezzo, della svalutazione, della negazione della loro stessa presenza, deve fare i salti mortali. Per poter lavorare, senza subire troppo il peso della critica, non deve assolutamente far mancare alcunchè alla famiglia, pena il totale fallimento di sé nelle mille sfaccettature possibili.

 

Penso poi a come procede la cosa. Come inizia la richiesta di concretizzare la scelta dell’interruzione di gravidanza.

Vi sono medici che essendo contrari all’interruzione di gravidanza, non producono il certificato e la richiesta che da inizio alla prazzi. Già qui, si assiste al primo intoppo.

Da una parte può essere corretto lasciare che il medico decida, dall’altra anche no, perché il medico fa ciò che si è preposto di fare nel scegliere questa professione, ben formulato nel giuramento di Ippocrate, che consiste nel curare, al di là di ogni giudizio, che deve rimane estraneo alla professione, professionalità e cura.

Curare prescinde da giudizi di valore riguardo la persona e le sue scelte!

 

Ma qualcuno potrebbe anche obiettare che l’interruzione di gravidanza non è una cura, ma l’interruzione di una vita.

 

E qui ci sarebbe da chiedere cos’è cura. Ci sarebbe da chiedersi se talvolta l’interruzione di gravidanza non rappresenti una cura preventiva, un atto di prevenzione primaria e secondaria.

Perché nessuno sa cosa accadrebbe a quella madre e a quel bambino, se imponessimo a tutti i costi una strada stabilita da altri. Non ci è dato sapere qual è la scelta migliore.

Qui ci si potrebbe sbizzarrire con idee religiose, morali, umane, sociali, ma di fatto nessuno può prevedere quale sarebbe la scelta migliore per quella madre e per quel bambino!

Tutto il resto è speculazione, sono ipotesi e pensieri. La concretezza riguarda una donna, che sa sola o insieme ad altri, sceglie questa soluzione.

 

Proseguendo poi per l’iter, sicuramente una donna che voglia perseguire questa scelta, troverà il medico che farà il dovuto certificato e alla fine arriverà in quella stanza d’ospedale, di quel reparto, assurdamente condiviso con le neo mamme o prossime mamme!

Mi sembra una crudeltà!

Forse si pensa che se una donna decide per questo percorso, significa che non tiene ai bambini per cui non soffrirà nel trovarsi in un reparto di maternità.

Ancora una volta si giudica in anticipo e si esclude la possibilità che quella donna non possa permettersi di avere quel bambino, per una serie di motivi psico-fisici-sociali-relazionali-concreti.

 

Dai racconti poi … emerge un triste iter. Non si sa perché medici e infermieri, ostetriche si prendono il diritto di guardare con l’occhio della critica, chi compie questa scelta.

E anche le donne spesso non fanno eccezione, facendo commenti sarcastici, più o meno sottili sul compagno che sta loro vicino, sulla loro assenza, sulla condizione, prodigando consigli di ogni sorta, dal contraccettivo più appropriato, alla scelta del compagno giusto e via dicendo.

 

E’ tutto molto sconfortante.

Sicuramente l’atteggiamento critico, cinico e superficiale, non appartiene solo alle donne che scelgono per lVG, ma in questo caso, spesso si inasprisce e ancor di più risulta fuori luogo.

Non si deve mai dimenticare che le donne che compiono questa scelta, non lo fanno mai a cuor leggero e che pagano un prezzo alto, talvolta gran parte della loro vita!

Anche quando si scelga l’anestesia totale, il dolore morale non è da meno.

Certo, forse vengono risparmiati tutti gli aspri passaggi della sala operatoria e dell’immediato post, sicuramente al risveglio c’è la possibilità di vivere la scomparsa del feto, quasi fosse una magia.

Ma il corpo e la psiche non cancellano e prima o poi i conti tornano, purtroppo con un effetto valanga, talvolta molto pesante.

 

Mi auguro proprio che nasca una consapevolezza e una sensibilità diversa alla vita e all’interruzione della vita.

Un tema assai complesso, intrecciato di emozioni, di pensieri, fantasie, di realtà!

Proprio per questo necessita di rispetto e respiro ……..

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