Monday 4 june 2012 1 04 /06 /Giu /2012 09:42

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Non si diventa vecchi

per aver vissuto un

certo numero di anni;

si diventa vecchi perchè

si è abbandonato

il nostro ideale.

Gli Anni raggrinziscono

la pelle, la rinuncia

al nostro ideale

raggrinzisce l’anima.

Le Preoccupazioni,

le incertezze,

i timori, i dispiaceri,

sono i nemici che

lentamente ci fanno

piegare verso la terra e

diventare polvere prima

della morte.

Giovane è colui che si

stupisce e si meraviglia,

che si domanda, come

un ragazzo insaziabile:

“…e dopo?”; che

sfida gli avvenimenti

e trova la gioia

al gioco della vita.

Voi Siete cosi giovani

come la vostra fede,

così vecchi come la

vostra incertezza.

Voi resterete giovani

fino a quando resterete

ricettivi. Ricettivi di ciò

che è bello, buono e

grande. Ricettivi ai

messaggi della natura,

dell’uomo e dell’infinito.

Se un giorno il vostro

cuore dovesse essere

mosso dal pessimismo

e corroso dal cinismo,

possa Dio avere pietà

della vostra anima

di vecchi.

 

Generale Douglas Mac Arthur

ai Cadetti di West Point, 1945 

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Monday 28 may 2012 1 28 /05 /Mag /2012 11:53

Le Regole.

Costano, Mancano, Servono, Nutrono, Crescono …..

 

Dott.sa Sabrina Costantini

 

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Negli ultimi decenni si discute spesso e a buon ragione, del tema Regole e Genitorialità.

Un tema assai importante e dibattuto come non mai, nei testi, negli articoli, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni, nei centri di consulenza, durante il ricevimento scolastico, nelle riunioni, durante i corsi di aggiornamento, durante le supervisioni e in mille altri posti.

Infatti, già autorevoli teorici (Bettelheim, 1987; Phillips, 1999; Bollea, 1995; Marcoli, 2009) hanno sottolineato l’importanza e la problematicità del tema.

Il problema che affligge le ultime generazioni di genitori risiede proprio nella grande difficoltà, fino ai casi estremi nell’incapacità, di fornire regole e farle rispettare ai propri figli. E questo non è poco, perché da qui ne consegue tutta una serie di problemi relativi allo sviluppo, alla stabilità emotiva, alla struttura di personalità, al comportamento, alla condotta deviante, alla scolarità, alla prestazione, alla progettazione del futuro, alla relazionalità e via dicendo. Tutto ruota intorno alle regole!

Vi sembra eccessivo?

No, non lo è. In fin dei conti regole vuol dire confini, quindi vuol dire comprensione, vuol dire ambiti di esplorazione, vuol dire serenità, vuol dire chiarezza, stabilità di rapporti e tante altre cose.

E’ come se le regole costituissero uno dei grandi fondamenti per costruire il contenitore, entro cui accogliere dei contenuti: affetti, messaggi, relazioni, pensieri, parole, fantasie, comportamenti, ecc.

Immaginate il neonato, che all’inizio non ha chiare capacità di comprensione, comunicazione, di pensiero, ecc., ne ha solo dei prodromi e inizialmente vive in funzione dei suoi bisogni primari, la fame, la sete, il freddo, il bisogno di protezione, l’accudimento emotivo. Perché si formi un senso d’identità e di sicurezza in sé, è importante che vi sia risposta a tali bisogni. Non da meno, è importante che tali bisogni assumano un senso, un messaggio intellegibile rispetto a sé e alle relazioni. Perché ciò accada è necessario il senso di continuità, è indispensabile la giusta combinazione di presenza e assenza (Winnicott), pena un vissuto di deprivazione e d’abbandono da una parte (nel caso di eccesso di assenza), di intrusione e confusione dall’altro (nel caso di eccesso di presenza).

La giusta combinazione di presenza e assenza, si raggiunge grazie alle regole. Ad esempio il cibo a determinati orari, seguito da pause di assunzione, il sonno ad orari più o meno prefissati, il tempo per il gioco, il tempo per la scuola e lo studio, il tempo per lo sport, il tempo per lo svago e via via col crescere dell’età, nei vari impegni. Anche la poppata a richiesta, per chi la predilige, prima o poi dovrà cedere ad un ridimensionamento del pasto ad orari prefissati. Ovviamente la rigidità non è salutare per nessuno, ma la presenza di contenitori entro cui inserire le condotte, le emozioni, i pensieri, ecc., è di enorme aiuto.

Ad esempio, è importante che il bambino capisca la quantità di cibo necessaria, per sentirsi sazio per due o tre ore e si impegni in questo, stando a tavola. Questo ha un grande riscontro sulle conoscenze dei propri bisogni, sulla comprensione di certe attività, compiute in un certo modo, sulla capacità di stare fermo a tavola, su ciò che può e non può fare, ecc. Pensate, se il bambino avesse il permesso di mangiare a tutte le ore, in ogni momento che desidera, si creerebbero molte confusioni, prima di tutto non impara a darsi confini di riempimento e non riesce a tollerare il vuoto, organico ma anche emotivo, rischiano di utilizzare il cibo per quietare ogni disagio emotivo e relazionale. Inoltre rischierebbe di crescere con l’idea di non avere confini, di poter fare qualunque cosa in qualunque momento e la realtà ci dice che non è così.

All’inizio i bambini non sanno regolare sonno-veglia, non sanno contenere la loro energia, esuberanza, ansia, ecc. quindi è importante che ad una certa ora il genitore lo metta a letto, facendogli capire che deve imparare a mettere a freno l’agitazione, dal momento che è stanco deve cedere al sonno e arrendersi. Se non si verificasse questo passaggio, imparerebbe che non ce la fa a lasciarsi andare, a fidarsi di sé e a lasciare che la coscienza venga temporaneamente meno, non si fiderebbe dei genitori che lo accompagnano in questo, non imparerebbe a sviluppare le proprie strategie nell’addormentarsi, non sarebbe in contatto con i propri bisogni, non acquisirebbe l’uso di oggetti transizionali (Winnicott), futuri mediatori mentali fra lui e il mondo, fra il visibile e l’invisibile (pensieri, emozioni e fantasie), ecc.

Poniamo un altro esempio più di tipo emotivo, dove le regole possono essere espresse in modo indiretto. Ci sono situazioni in cui è inevitabile un certo vissuto, ad esempio alla morte di un caro, è giusto che gli adulti si mostrino dispiaciuti, tristi, addolorati e che piangano, non c’è nulla da nascondere, questo vissuto è congruente con l’affetto per la persona e con la situazione di perdita. Anzi mostrare che si può sentire, tollerare, gestire, parlarne, fornisce anche qua un confine fondamentale, fornisce le basi per la capacità emotiva del contenere.

Nello stesso modo, ad es. di fronte ad una nota dell’insegnante, il genitore deve mostrarsi arrabbiato e preoccupato, perché è congruente con la situazione ed il bimbo viene aiutato a guardare la realtà, a prendere la responsabilità della propria azione e a tollerare anche il disappunto di genitori e insegnanti.

Ma lo stesso apprendimento del linguaggio è costituito di contenuti e regole, ogni parola veicola un significato ed è un contenitore linguistico, che per essere usato correttamente, per arrivare allo scopo di essere capiti e capire, deve essere impiegato secondo certi criteri, regole, modalità e contesti. E’ un ottimo esempio di mediazione fra ciò che intendiamo comunicare e quanto è necessario per ottenere quest’obiettivo (la comprensione, il risultato, la soddisfazione, ecc.).

Del resto J. Piaget ci ha chiaramente insegnato che lo sviluppo stesso del pensiero, a partire dai suoi arbori, dai prodromi dei primi mesi, avviene grazie alla ripetizione, che procede entro certi termini e confini, quelle che lui chiamava azioni circolari ripetitive (primarie, secondarie, terziarie).

L’apprendimento di qualunque disciplina, di strategie, di attività, richiede tempo, ripetizione e rispetto delle regole. Poniamo il gioco del calcio, il bravo calciatore, non è colui che va a rete a tutti costi o evita l’attacco a tutti i costi, bensì colui che riesce nel suo scopo, all’interno delle regole del gioco, che prevedono solo l’uso dei piedi e solo sulla palla, prescrivendo gli spostamenti ed i lanci entro certi confini (le linee del campo), entro certi tempi, in collegamento e collaborazione con gli altri giocatori. Le regole, definiscono anche quando si è fuori regola, ad es. il fuori gioco, ecc., definendo anche la relativa condotta riparativa.

Persino le attività ludiche più semplici e spontanee, possiedono delle regole, dette o non dette, esplicite o meno. Questo si inserisce in un apprendimento più diretto, nei riguardi delle relazioni, dei rispettivi confini, del rispetto dell’altro, dell’attesa del turno, dei limiti imposti dalla presenza di altri, ecc.

Contenitore e contenuto devono andare di pari passo, in qualunque ambito ci si trovi.

In linea generale, mostrare con la propria condotta e regolare attraverso indicazioni, aiuta il bambino a comprendere, contenere e gestire, costituisce il fondamento della stabilità emotiva e della fiducia.

Non a caso, molti dei pazienti in terapia, con problemi più marcatamente cronici, contraddistinti da forte instabilità emotiva, insicurezza, ansia e somatizzazioni, sono spesso caratterizzati da una storia anamnestica contraddistinta da genitori incapaci nel contenerli.

La capacità di contenimento deriva proprio dalla forza con cui i genitori sanno rassicurare, sostenere emotivamente, indirizzare, proteggere, nutrire nei bisogni fondamentali, ecc. Ma questo non vuol dire che questi genitori non si siano prodigati in tal senso, ma solo che non ci sono riusciti.

Una delle variabili fondamentali sono i confini e le regole. Ai figli non piacciono i no e i confini, ma ne hanno un gran bisogno, perché sono le pareti entro cui sbatteranno, ma che li terranno al sicuro e forniranno loro il senso di poter stare anche con il disappunto, il dispiacere, con il contrasto. Sono proprio quelle pareti, che costituiranno il trampolino di lancio da cui potersi tuffare nella vita. I figli non sufficientemente contenuti infatti, faticheranno a trovare la propria strada, a separarsi e individuarsi definitivamente.

Il grado con cui si opporranno alle nostre regole, dipende dalla stima che hanno in noi e questa a sua volta si basa sulla solidità. Il bambino ha bisogno di vedere che le persone intorno a lui sono capaci, coerenti, solide, consapevoli, se un adulto cede di fronte alle loro richieste non può essere niente di tutto questo, è lui il più forte! Ed il bambino non ha bisogno di questo! E’ un controsenso.

Insomma, non crediate che dirgli no comporti non amarlo, che lui in risposta ci rifiuti o non ci ami, non dobbiamo cadere nell’errore di usare lo strumento della compensazione, pensando di sopperire alle nostre assenze (in termini di tempo, energie, disponibilità e capacità) con l’eccessiva disponibilità e cedevolezza. Ci semplifica apparentemente le cose, ma crea ulteriore confusione, perché si risponde ad un bisogno con un altro strumento, appartenente ad un altro piano, creando solo confusione e incapacità.

Tutti questi esempi per rimarcare l’importanza delle regole, a discapito poi della difficoltà attuale nel porle concretamente, nella vita di tutti i giorni.

Uno dei motivi fondamentali di tale difficoltà, consiste nel passaggio veloce da un sistema educativo rigido ad uno ben diverso. Il sistema educativo precedente si basava su un andamento che si ripeteva da generazioni, dove le regole erano ben chiare e stabilite, non si discutevano in alcun modo, non ci si interrogava se fossero corrette o meno e tutto era inserito in tempi e luoghi ben definiti, relazioni comprese. Dall’inizio del ‘900, il bambino ha cominciato ad essere un’entità a sé, sempre più messo al centro, fino ad arrivare agli ultimi anni, dove il sistema educativo si è incentrato nettamente su lui e sui suoi bisogni. Gli strumenti preferenziali sono la comprensione, il dialogo, l’empatia, l’apertura.

Un buon sviluppo direi, una flessibilità ed una riflessione continua, desiderabile. Questo processo però, ha perso per strada le regole.

E’ come se non si fosse ancora trovata la misura della presenza-assenza, come se, insieme al dialogo e alla comprensione, non si fosse trovato posto per il confine. Come se si fosse sguarniti di un accompagnatore, che ci guidi in questo difficile compito, che vede la difficile traduzione del sapere nel fare.

Ed è vero, è così, in fin dei conti il modello che noi adottiamo in ogni circostanza è ciò che noi abbiamo vissuto, che abbiamo appreso dall’esperienza diretta, quindi tenderemo ad applicare quanto abbiamo visto fare dai nostri genitori, verso noi come figli. Ma in questo caso si verifica un grave gap, perché ciò che abbiamo incorporato con la nostra esperienza di figli, non corrisponde a ciò che noi desideriamo fare con i nostri bimbi (figli, allievi, ecc.), a ciò che pensiamo sia giusto, a ciò che i teorici ci suggeriscono. E qui nasce un grosso guaio. Talvolta si fa un misturotto, tal altra si fa confusione in noi e in loro, a volte ripetiamo semplicemente ciò che abbiamo subito con o senza consapevolezza, ma di sicuro con grande dispiacere e rammarico.

Alla fine, dopo tanta fatica, tanto impegno, tanta applicazione, i risultati sono opposti a quanto desideravamo e ci aspettavamo. Ci sentiamo un vero disastro! O all’inverso pensiamo che i nostri figli sono un disastro, che non ci amano, sono dei delinquenti, degli aggressori, sadici, scemi, ecc. O entrambe le cose ed è un vero sfacelo.

Ci vuole un bel po’ di lavoro e di attenzione in questa direzione, per colmare quanto è rimasto indietro. Ma ricordiamoci di vedere il bicchiere mezzo pieno, non buttiamo via tutto, una gran parte è stata fatta, dobbiamo adesso contornarla e definirla.

Non a caso in uno degli interventi di Prevenzione ed Educazione alla Salute, a cui ho fatto capo di recente, si è lavorato proprio su questo tema. Si trattava di un lavoro svolto  prima con le insegnanti, poi coi genitori ed infine con genitori ed insegnanti, di una seconda elementare. Agli incontri hanno partecipato 17 genitori (di 25 allievi), di età media di 42,41 anni, con  i valori minimi e medi attestati su 36 e 56 anni rispettivamente, tre maschi e 14 femmine. Quindi un gruppo di genitori non eccessivamente giovane, per cui sicuramente con una certa importante dose di esperienza, personale e genitoriale.

Durante l’incontro con i genitori è stato chiesto di riempire un breve questionario sulle regole appositamente creato (vedi Tab. 1), che indagasse i modi, i tempi, le reazioni alle regole, dei figli e dei genitori al momento del loro essere figli.

Un primo dato interessante emerso dal questionario, riguarda il concetto di regola stessa. Si è chiesto cosa facesse venire in mente questa parola e le risposte si sono attestate due concetti, che potremmo dividere e far rientrare genericamente in due categorie:

1)    Rigidità-disciplina

2)    Rispetto- miglioramento

 

Una parte dei genitori cioè identificando il concetto di regole con quello di disciplina, traduce la visione di una modalità di trasmissione generazionale, espressa in modo “rigido”, autoritario, come fosse un contenitore in cui i figli devono rientrare.

L’altra parte, quasi all’opposto vede il passaggio di regole come di una forma di rispetto verso sé, gli altri, l’ambiente e quindi un mezzo per potersi migliorare.

Ora, se guardiamo il significato della parola Regola, vediamo che si riferisce all’asticella, alla squadra (dal latino regola), ovvero al metro di misura con cui confrontarsi, quindi al precetto, norma, alla modalità di eseguire un dato compito.

Mi sembra quindi, che l’interpretazione che ne hanno fornito i genitori, descriva nel primo gruppo, il modo ovvero il modo fermo di portare avanti un compito, la qualità ferrea della disciplina, mentre nel secondo gruppo si sottolinea le conseguenze delle regole, ovvero il fatto che si vive con maggiore rispetto e congruenza di sé e del mondo esterno.

Queste due sfumature, lasciano supporre che la visione del concetto sia altamente influenzata dalle emozioni, dalle proprie esperienze emotive e relazionali, su questo tema. Si può quindi desumere che non sia affatto facile, valutare la propria condotta in relazione ai figli e alle modalità educative.

Nella maggior parte del campione inoltre, si è riscontrata congruenza fra il proprio modo e la frequenza di impartire le regole e quello dei propri genitori (sia di quelli appartenenti al primo che al secondo gruppo). Tre genitori invece sentono di avere una modalità incongruente rispetto ai genitori, vissuti come autoritari, la loro modalità più orientata al dialogo, attuata quotidianamente, a fronte di un impegno più occasionale, dei propri genitori. Questo ci ricorda che la propria gestione dei figli arriva direttamente dall’esperienza personale come figli e dal modello parentale, offerto dai propri genitori.

Nelle considerazioni conclusive inoltre, ad eccezione della soddisfazione di due genitori, emerge la sensazione di difficoltà rispetto al far rispettare le regole e ad impartirle, soprattutto confrontandosi con i propri genitori, si evince inoltre la visione di un quadro attuale assai più complesso, dovuto sia al maggior numero d’influenze ambientali, sia alla maggiore apertura verso i bambini, sia ad una condizione dell’infanzia più libera e vivace.

Nell’ultimo degli interventi, quello in cui si mettevano a confronto genitori e insegnanti, è stato proposto un lavoro che rendesse la discussione più agevole. Si è fornita per iscritto una situazione-problema (Tab. 2), per molti versi assai simile a quanto esperito, dal gruppo classe in questione.

I partecipanti, riuniti in tre gruppi, si sono confrontati sulla situazione descritta e su quali possibili strategie potessero essere utili, per risolvere il problema. Successivamente, le considerazioni sono state condivise nel gruppo intero.

Da quanto riscontrato, tutti i gruppi, hanno messo in luce gli elementi principali della situazione, che hanno contribuito a creare un contesto problematico, dove le regole non vengono assolutamente rispettate. Genitori ed insegnanti hanno ben evidenziato: ambiente non del tutto adatto, scarsa presenza di regole, scarsa determinazione nel esprimere le regole, incongruenza fra le indicazioni verbali e gli aspetti non verbali (es. voltare le spalle, guardare di lato), un programma scarsamente definito, mancata assegnazione di ruoli e responsabilità alle allieve, materiale non del tutto funzionante e pronto all’occorrenza, scarsa costanza nel ripetere lo stesso esercizio fino alla sua esecuzione o inizio di corretta esecuzione, mancato rispetto delle regole da parte dei genitori (es. merenda negli zaini), assenza di coinvolgimento genitoriale (es. nel chiedere com’è andata la lezione), comunicazione non chiara e diretta dell’insegnante (si lamenta con le bimbe di aver detto ai genitori della merenda, ma non con i genitori), ipotetiche cause della scarsa forza nel proprio ruolo da parte dell’insegnante (la vicinanza d’età con la propria figlia), rabbia e frustrazione non espresse, comportamento riparativo e manipolatorio delle allieve (abbracciano e baciano l’insegnante che si lamenta), scarso esame della situazione da parte dell’insegnante, ecc.

Il gruppo insomma, ha mostrato di aver colto con molta chiarezza e sottigliezza gli elementi costitutivi della situazione problema, esprimendo una grande capacità di leggere i problemi.

Non dimenticandoci dell’effettiva difficoltà di traduzione nel concreto delle proprie conoscenze, dobbiamo riconoscere che vi sia stata un’ottima lettura del materiale, per cui una valutazione assai positiva di genitori ed insegnanti.

Sperando che non sia una condizione ottimale, ma la norma, ci auguriamo di trovare, tutti quanti insieme la capacità di affrontare questo gap, di superare il valico fra sapere e saper fare, fra emozioni che aiutino a vivere ed emozioni che frenino. E’ importante imparare a non additare, ma a collaborare, per trovare le soluzioni migliori. Capita spesso invece, che i genitori si aspettano molto dalle insegnanti e queste a loro volta si aspettano molto dai genitori, in questo modo le energie sono disperse fra accuse, dispiaceri e incomprensioni.

Penso anche che spesso i sensi di colpa ci rendano deboli di fronte ai nostri figli. La nostra difficoltà a gestire gli impegni quotidiani, l’incapacità di riconoscere i propri limiti e a darsi il diritto alle proprie incapacità, ci rendano vittime e impossibilitati ad utilizzare tutte le nostre risorse.

Da questi incontri, dall’osservazione del questionario, dai temi di discussione, emerge che questo gruppo di genitori è assai sensibile ai problemi dei propri figli, è attento e desideroso di trovare strategie più efficace. Nello stesso tempo, si evince la fatica nell’essere efficace, nel far fronte ai molti impegni quotidiani, nel sentire di avere in mano la situazione.

Un genitori ha espresso in modo chiaro la situazione emotiva, in questa frase “Siamo vittime degli abbracci e dei baci dei nostri figli”. Come dire che il legame con i propri piccoli è forte e carico di emotività e anche di preoccupazione, al punto talvolta di diventarne vittime, perdendo la visibilità della situazione.

Sicuramente i ritmi attuali, gli impegni, il maggior liberismo dato ai bambini e ai ragazzi più grandi, rende assai complessa l’interazione con loro, non di meno la parte emotiva, come un po’ trasudata dal questionario e dal confronto, forse costituisce l’elemento che ci impedisce di dare il giusto peso alle cose e di applicare le consapevolezze acquisite. Inoltre, è anche emerso come l’adulto abbia perso potere, abbia svilito il proprio ruolo e l’autorità, agli occhi dei figli, degli alunni, ecc.

C’è poi da aggiungere che il mondo circostante, scuola compresa, è assai richiedente, molto più che negli anni precedenti. Sicuramente si offre di più alle nuove generazioni, ma questo ha anche un costo, quello della competenza e della responsabilità su molti più fattori, a livelli sempre più elevati, ciò sovraccarica genitori e figli di richieste prima impensate.

Forse questa condizione, arriva da un passaggio generazionale, dove la centralità del bambino, come acquisizione più recente, ha fatto perdere di vista il ruolo e l’importanza dell’adulto. Tutto è a misura di bambino e delle sue necessità e questo è un ottimo indirizzo educativo, che però non deve escludere l’altro nella relazione, l’adulto appunto, che non può essere parificato al piccolo per conoscenze e posizione decisionale.

Inoltre c’è forse da dire che si è passati dall’autorità, ottenuta con severità, con punizioni, con assenza totale di attenzione al bambino, alla ricerca di un altro modo, che escludesse una posizione dura, per includere il dialogo e la comprensione. Alle nuove generazioni di genitori dunque, spetta il difficile compito di trovare un nuovo modo di avere potere e ruolo decisivo. Questa strada, percorre la via del rispetto e della stima, fondate sull’amore, sull’esempio di una condotta coerente col dire, sul rispetto, sulla libertà di decisione, adeguatamente concertate con il rispetto delle norme e regole.

Mi sembra una strada tutta aperta, da scoprire e modificare giorno per giorno, sicuramente faticosa e richiedente, rispetto ad una modalità automatica di impartire “ordini”, sicuramente si apre verso una buona combinazione di esperienza, sperimentazione, autorità, autorevolezza, stima, amore.

Sarebbe più facile per tutti applicare delle ricette, delle massime, ma non è possibile, altrimenti cediamo nuovamente nella rigidità di regole imposte a prescindere dalle persone coinvolte e dalle loro risorse. Il nostro contesto socio-culturale ormai ci ha portato altrove e noi dobbiamo trovare la nostra personale strada per raggiungere autorevolezza e contenimento.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Bettelheim B. (1987). Un genitore quasi perfetto. Milano, Feltrinelli.

Bollea G.  (1995). Le madri non sbagliano mai. Milano, Feltrinelli.

Marcoli A. (2009). E le mamme chi le aiuta? Come la psicologia può venire in soccorso dei genitori (e dei loro figli). Milano, Mondadori.

Phillips A. (1999). I no che aiutano a crescere. Milano, Feltrinelli.

Piaget (1966). La rappresentazione del mondo del fanciullo. Torino, Boringhieri.

Winnicott D.W. (1968). La famiglia e il suo sviluppo. Roma, Astrolabio Editore.

 

 

Tab. 1

Questionario sulle Regole

 

 

Età _________            Sesso ________

 

 

Cosa ti fa venire in mente la parola “Regole”?

 

 

Quali Regole impartisci a tuo/tuoi figlio/i?

 

 

In che modo impartisci queste regole?

 

 

Con quale regolarità?

 

 

Qual è la sua reazione alle regole?

 

 

Quali Regole ti venivano fornite da bambino/a dai tuoi genitori?

 

 

In che modo te le impartivano?

 

 

Con quale regolarità?

 

 

Qual era la tua reazione?

 

 

C’erano altre figure che ti impartivano regole?

 

 

Considerazioni Conclusive

 

 

 

Tab. 2

SITUAZIONE PROBLEMA

 

Siamo in una scuola di danza, durante un corso di danza propedeutica.

Le allieve variano di volta in volta in numero e vanno da 6 a 10, hanno un’età compresa fra i 3 e i 5 anni e mezzo circa. 

L’insegnante è una ex ballerina, ha 34 anni e ha una figlia di 5 anni.

La durata della lezione dovrebbe aggirarsi sui 60 minuti, che in realtà si traduce in una lezione di 40 minuti circa, compresi i tempi di preparazione iniziale e finale e intermedia del materiale (spostare tappetini, step, palle, bastoni, preparare percorsi, rimettere a posto, ecc.).

L’ambiente piacevole, confortevole, aperto negli spazi e luminoso, non sempre adeguatamente riscaldato e in alcuni punti non del tutto sicuro (parchè dissestato ad esempio).

Per volere dell’insegnante, i genitori lasciano da sole le figlie durante la lezione.

 

Lezione di danza del giorno XX: sono presenti 7 bambine.

Inizia la lezione, tutte le bambine si apprestano a fare gli esercizi iniziali, l’insegnante annuncia loro velocemente che inizieranno a lavorare, poi volta le spalle e si reca ad accendere la musica, facendo partire un file sul computer, che però non parte subito. Le bambine si disperdono, urlano, saltano, si rincorrono. Parte la musica e l’insegnante deve recuperare le allieve, quando ci riesce dopo vari tentativi, la musica è finita, si dirige nuovamente al computer e le allieve riprendono a rincorrersi.

Dopo vari tentativi riescono a fare alcuni esercizi di riscaldamento. Spesso le bimbe si accalcano intorno al computer, per far partire la musica.

Si passa ad organizzare un’altra attività, l’insegnante invita le allieve a prendere il materiale, cinque birilli, due step, cinque bastoni, cinque tappetini, tutti corrono a prendere tutto e alla fine c’è materiale in abbondanza e anche confusione. Tutto il materiale viene accolto e più o meno usato.

L’insegnante spiega il percorso, mentre una parte delle allieve si rincorre. Iniziano il percorso, una parte lo esegue e una parte che non ha ascoltato, compie il percorso a modo proprio, l’insegnante per lo più le lascia fare. Dopo poco, si rimette a posto per riprendere con un’altra attività. Con questo andamento, per tutta la lezione.

Durante l’intero corso, due allieve si recano sistematicamente nello spogliatoio a prendere biscotti e bibite, dopo un paio di occasioni l’insegnante, mentre si reca a cambiare musica, voltandogli le spalle e guardandole lateralmente, dice loro di non andare negli spogliatoi e di non mangiare. Nessun effetto, le bimbe proseguono e contagiano anche le altre, che si lamentano e chiedono di mangiare e bere. L’insegnante si lamenta di aver detto ai genitori, che le figlie non devono mangiare durante la lezione. Le bimbe le si accalcano intorno, facendo a gara per baciarla ed abbracciarla ed il sorriso torna sulle sue labbra e tutto riprende come prima.

All’arrivo dei genitori, le allieve sono ancora un po’ agitate e cariche, l’insegnante esausta dichiara chiusa la lezione (circa 10 min prima), delegando nuovamente le bimbe alle rispettive madri e dirigendosi verso la prossima lezione, saluta velocemente.

 

 

 

 

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Monday 21 may 2012 1 21 /05 /Mag /2012 12:38

Ricette di Cucina Bio-Psico-Naturali

                                          

Ricetta N° 5

Ricetta per coltivare Figli Sani ed Equilibrati

 

 

     Bene, se avete figli o vi state apprestando ad averne, leggete con molta attenzione quanto segue, vedrete che i consigli che mi appropinquo a svelarvi, saranno assai utili per crescere figli Sani ed Equilibrati.

     Ascoltate e seguite con cura, gli ingredienti di questa ricetta!

-   Prima di tutto, non dimenticate che avete dalla vostra la tecnologia!

Le generazioni precedenti non avevano certo questa fortuna. In qualunque momento desideriate che i vostri bambini stiano tranquilli, utilizzate la magica TV, saranno calmi e silenziosi, potrete fare tutto quello che volete, le pulizie, cucinare, leggere, andare su internet, parlare al telefono, ecc.

C’è una vasta scelta di programma, cartoni, film, telefilm, telenovela (ora ne fanno anche per ragazzi), dvd a scelta, documentari, ecc.

E’ utile,utilissimo, imparano anche un sacco di cose.

-     C’è poi un segreto, che vi rivelerò.

Ahimè, non sono stata io l’ideatrice di una trovata tanto geniale, ne sono solo la portavoce.

L’inventrice, l’ha raccontata con tanto orgoglio! E … a ragion veduta.

Sì, vengo al punto. Vi fate un bel dvd di pubblicità, solo pubblicità, ve le registrate, di ogni sorta, anche a ripetizione. Un ora e mezzo di pubblicità sceltissima! Sembra banale, ma i bambini sono catturati, affascinati, ipnotizzati dalla pubblicità,vedrete che un tale concentrato, li renderà magicamente calmi, tranquilli, docili, ipnotizzati direi e dopo potrete farne tutto ciò che desiderate e anche ciò che il mondo del commercio desidera!

Ora che ve l’ho rivelata, fatene buon utilizzo e diffondete la strategia, gli altri genitori non vi ringrazieranno mai abbastanza, vi declameranno come i loro salvatori indiscussi!

-   Questi due mezzi sono utilissimi anche nei momenti critici, non dimenticate che il momento del pasto, del sonno, pomeridiano e notturno, sono vere torture per tutti quanti.

Perché, doversi perdere e disperare in battaglie inutili, rischiando che i vostri figli vi odino?

Li mettete davanti alla TV e mentre sono catturati dalle immagini, quando la loro consapevolezza e la forza di volontà spezzate dall’attrattiva mediatica, voi gli propinate il boccone e oplà, vedrete che puliranno il piatto ben benino.

In questo modo poi, gli insegnerete a mangiare meccanicamente, mentre guardano! Semplice, no? Neanche se ne accorgono!

Per il sonno lo stesso, vi scegliete un video, se è sempre uguale diventa un rito rassicurante, lasciateli lì davanti, finchè non crollaranno stremati! Che ci vuole? Semplice, no?

Se le nostre nonne vi vedessero, vi invidierebbero a morte!

-     Ma la tecnologia non si esaurisce qui!

Ricordate che questa è una generazione di svelti, sanno utilizzare il PC meglio di voi grandi, si iniziano con quelli giocattolo, a un anno già si può fare.

Poi i giochi della play station, game boy e via via, ce n’è per tutte le età e per tutti i gusti!

Uno spettacolo! Ci sono quelli portatili, leggeri, si portano dovunque e potete girare come volete, fare ore e ore in auto, andare per musei, al mare, in città a fare compere, in montagna, ecc. Lui non vi disturberà, avrà altro da fare, ci sono i nuovi giochi, poi i record da esibire agli amici e via via.

Tutto fa cultura e li rende più svegli, reattivi, non dimenticate. E … tutti, fanno insieme ciò che devono o vogliono ….

-   Ma non c’è solo la tecnologia. Ci sono i sanissimi sport, gli impegni, gli hobbies.

Loro socializzano, si muovono che gli fa bene e imparano molte cose. Basta scegliere un programma ben razionalizzato, incastrare i vari impegni: scuola, doposcuola, compiti per casa, palestra, musica, disegno, inglese, magari francese che fa chic, ecc.

Un giorno vi ringrazieranno di tutto questo bagaglio! Mica avete avuto questa fortuna, vnoi!

L’importante è non lasciargli troppo tempo libero, dove potrebbero annoiarsi o riflettere troppo sulle cose!

No davvero! Organizzateli, impegnateli, riempiteli! Queste le parole d’ordine.

-     Non è mica finita qui, sapete?

Parlargli! Questa è una strategia vincente.

Dovete parlare ai vostri bambini, spiegargli come va il mondo, che è duro, è pericoloso, non ci si può fidare di nessuno, solo di voi genitori, che tutto quello che fate lo fate solo per il suo unico bene, anche se non sono d’accordo, un giorno capiranno,vi ringrazieranno, ebbene ora si devono fidare ciecamente!

Potete anche appoggiarsi al TG, è un ottimo modo di mostrare come vanno le cose. Così vedranno che non gli raccontate balle, è la realtà, piena di disgrazie, omicidi, ladrocini, persone di cui non fidarsi, gente che impazzisce e la crisi, l’economia, la disoccupazione.

Tutto questo vi aiuterà a guidare le sue scelte e capire che deve rinunciare ai suoi sogni, per scelte più concrete e utili per il suo futuro!

Così li preparerete bene bene alla vita di adulti!

-   Non dimenticate poi di dargli sistematicamente alimenti che contengano i conservanti, che appartengano alla classe E.

Vedrete che con quelli si mantengono attivi e svegli. Non troppo però, si potrebbe correre il rischio di una diagnosi di Disturbo dell’Attenzione con Iperattività.

Le merendine e tutte quelle cosette che a loro piacciono molto, ne sono assai ricche.

-   Quando li vedete un po’ giù, agitati, quando piangono e non lo sanno neanche loro il perché (figuratevi voi!), dategli una bella dose di cioccolata, se preferite e vi sembra più sano, panino e nutella!

E’ risaputo che la cioccolata alza il livello di endorfine, alza l’umore e la resistenza alla fatica.

Insomma un toccasana, un rimedio per molti mali dell’infanzia!

-            Se capiterà che un insegnante si lamenti della sua condotta, del suo stare attento, della prestazione, di una marachella, non vi angustiate troppo, gli insegnanti non capiscono nulla, vogliono solo accusarvi e scaricarsi la coscienza.

Basterà tenere la barca pari,all’insegnante direte che ci presterete maggiore attenzione, che a casa farete i conti con vostro figli e con vostro figlio ci riderete un po’ su, dicendo che forse l’insegnante non ha capito con chi ha a che fare, bisogna lasciar perdere, tanto fra poco si cambierà scuola e tutto è risolto.

Voi avete fatto tutto il possibile, che altro potete fare???

-   Poi, se volete che imparino presto ad essere autonomi, indipendenti, capaci, iniziate presto a mandarli a dormire dai nonni, da zie, amichetti.

Voi avrete un po’ di tempo libero per voi, per la coppia e loro capiranno che devono crescere, si devono adattare al mondo, agli altri, che “il mondo è la loro ostrica”.

Vedrete che così, cresceranno in fretta.

Quando poi saranno maggiorenni, desidereranno girare il mondo, studieranno all’estero, faranno vacanze in Inghilterra per migliorare la lingua.

Non avranno paura di nulla, non avranno limiti!

 

Vi assicuro che sarete molto orgogliosi di loro!

A  Natale vi ritroverete e potrete scambiarvi notizie sull’Europa, sui viaggi estivi e invernali, sulla politica e sull’economia. Insomma, verrà fuori una famiglia stimolante, acculturata.

Una bella famiglia felice!

Per il resto dell’anno vi bacerete attraverso Skype e che volete di più?

Sarete veramente orgogliosi di raccontare dei vostri figli!

 Peccato che li vedrete così poco, che non saprete più chi sono da tanto tempo, che non vi ricorderete neanche dei suoi cibi preferiti!

Saranno estranei a voi, ma anche a sé stessi, cittadini del mondo sì, ma ormai dimentichi di chi sono e da dove sono venuti. Persone di successo sì, ma sperse nel loro interno, perdenti rispetto a sé stessi.

Saranno persone spaventate da ciò che non si vede, da ciò che provano. Saranno in panico per le scelte della vita, che non sanno prendere, dalle relazioni e dalle persone, dalla possibilità di innamorarsi e di diventare genitori.

Non sapranno cosa realmente vogliono!

Ma che importa? Sono persone di successo, importanti, benestanti, colte e …..

 

A voi importa? Bhe,allora rifletteteci!

Non sarete mai genitori perfetti, non ci sono genitori perfetti, ma provateci! Proviamoci!

Proviamo ad essere semplicemente Genitori Consapevoli.

                          By Sabrina Costantini

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Monday 14 may 2012 1 14 /05 /Mag /2012 12:05

EPILOGO

 

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Che cosa dire d’altro?

So che ci si aspetta un discorso finale, un filo che ritrovi tutti gli elementi comuni di queste storie, che unisca le parole e i fatti in un tutt’uno armonioso. So che ci si aspetta una conclusione e dei saluti, un commiato sensato e bello.

Non è facile trovare le parole di commiato. Dopo tutto questo viaggio, salutarci è dolce ma anche difficile, faticoso! Doloroso. Questo è il mio saluto: doloroso.

Adesso che sono alla fine, ripercorro mentalmente i vari passaggi, li rivedo uno per uno, vedo tanti animaletti, tante vicende, tanti bambini, tante emozioni, riflessioni di ogni sorta.

E’ stato difficile incontrare ciascuno di loro, stare con ognuno mettendo un po’ di me e prendendo un po’ di loro, cercando di ascoltare con ogni mia parte, con gli occhi, con le orecchie, ma soprattutto con la pelle e con la pancia, abbattendo ogni possibile barriera del pregiudizio. Mi è costato molto, mi ha richiesto molta energia, attenzione, disponibilità, ho dovuto veramente rompere l’involucro esterno, far entrare e far uscire al di là di ogni mia paura. Tutto ciò ha preteso e richiesto che andassi a spasso con le mie paure e superassi me stessa.

Ed ora che tutto questo processo è giunto a termine ne sento già la mancanza, ne percepisco già il vuoto ed il pieno insieme, il dolore e la bellezza. Sono arricchita, stracolma di cose nuove, di emozioni, ho recuperato cose dimenticate, messe lì, ma adesso si preannuncia una perdita, mi manca il viaggio stesso, il percorso insieme a tutti loro e a tutti voi. Mi mancherà l’appuntamento giornaliero di dialogo con voi e con me stessa, quello spazio che si era creato dentro di me, con me, per me, che se pur faticoso per i ripetuti tentativi di trovare il connubio perfetto fra forma e contenuto di quanto avveniva i me che voleva essere narrato, per i ripetuti tentativi di far star tranquille le mie figlie salterine, nonostante questo e molto altro ancora, questo spazio è stato oltremodo incommensurabile, prezioso e mi mancherà.

E’ stato un gran da fare e ora che sono tornata su questa banchina affacciata sul mare, su quello scoglio nero e lucente rimembrando e riguardando tutto il viaggio, mi rendo conto che è stato bello e importante, ma è stato anche costellato da un costante conflitto.

Una parte di me continuava a dirmi di fuggire.

Cosa ti metti a fare? Il tuo posto è qui sulla banchina, il mondo ed il mare non fanno per te!

Non ti arrischiare in cose di cui non sei capace, non fa per te. Fai finta di esserne capace senza farlo realmente, almeno né tu né gli altri lo sapranno veramente.

Questo suggeriva vigliaccamente, una parte imponente di me.

L’altra parte, voleva essere vista a tutti i costi. Non si arrendeva, non ne voleva sapere, ha detto basta! Basta far finta, basta stare relegata su una banchina di porto, ad ignorare che al di là esista ben altro, basta al baule di una camera, basta al sentirmi stretta e denigrata. Basta al buio sicuro e soffocante di un terreno arido. Basta all’ignoranza, al silenzio, alla ripetizione bieca. Basta ad un confine troppo chiuso, basta alla pochezza, all’indifferenza, basta, basta, basta. Batteva i piedi come un bambino imbizzarrito.

E ancora …… la prima parte, quella adulta, seria, razionale e bacchettona, pur di non correre rischi, a più riprese ha fatto ricorso a tutte le sue armi! Fino ad arrivare alla vergogna.

Non metterti e non mettermi in ridicolo, non ne sei veramente capace, non puoi competere con gli altri, con quelli che hanno successo e che ottengono veramente ciò che desiderano. Tu non sei così! Tu, non ne hai le capacità!

Ma veramente pensavi, di esserlo?

Smetti di giocare e prosegui con le cose importanti!

Questa parte Spaventata ha richiamato la vergogna più profonda e nascosta in me e di me. Ha usato un’arma bieca e difficile da gestire, dolorosa.

Questa volta non mi voglio vergognare, non mi voglio far relegare, annullare, non voglio essere messa in gabbia.

Non vincerai!

Tu non sei più importante di me!

E questa battaglia è andata avanti per un bel po’, fino a trovare momentanee tregue, incontri, scontri, comprensioni. Alla fine l’una ha ceduto all’altra, l’una ha sostenuto l’altra e si sono decise ad andare per mano.

La paura non mi ha mai abbandonata ed è ancora qui, alla fine di questo lungo viaggio! Ancora mille dubbi, timori e impedimenti!

Cosa penseranno gli altri di me? Penseranno che non sono così capace e forte? Perderanno l’immagine positiva che hanno di me? Perderanno la fiducia in me? Tutto questo racconto, che fine farà?

Ed invece no! Il fatto che voglio essere vista, non vuol dire che non ci sia niente da vedere, che non merito di essere vista, non vuol dire che non ne vale la pena.

E’ solo una paura, non la realtà! E nel momento in cui ho detto “basta, voglio essere vista” è nata la mia forza, una determinazione e una vitalità inaspettate!

Eppure, sono sempre stata molto determinata, quindi non dovrebbe essere niente di nuovo. Ma questa volta è stato diverso, prima era per rabbia, ora è per autoaffermazione. Prima era un No agli altri, ora è un Sì a me stessa. Prima mi difendevo, ora mi promuovo. Ora voglio spuntare fuori dalla terra sicura, per librarmi nell’aria profumata e fresca. Voglio nascere!

Sì!

Sì a me stessa.

E dicendo sì, sono arrivata fin qui. Non so come, so che quando ho detto sì, la battaglia è stata meno estenuante. Ad un certo punto, quando ho smesso di nascondere la presentazione di me, i miei denti neri, quanto c’era e quanto mancava, tutto è scivolato via con molta semplicità, le parole e i ricordi scorrevano come scorre l’acqua del fiume, che percorre naturalmente il suo letto senza fatica, dalla sorgente lungo tutto il suo decorso come deve essere e niente altro.

E anche le lacrime sono scivolate via con lo stesso andamento del fiume, soprattutto ricordando il dolore di ogni bambino dimenticato, bistrattato, recluso, maltrattato, depredato, violato. Un dolore mai raccontato, mai alleggerito.

Quelli per altro, sono solo alcuni dei tanti bambini persi nel mondo, che non hanno avuto la loro giustizia, il loro posto, la loro infanzia.

Sentire quel dolore mi ha fatto bene. Mi ha fatto sentire, mi ha risvegliata, ha infranto quella cortina di equilibrio, che suonava anche come copertura impermeabile, come sorriso a denti stretti. Mi ha fatta sentire ancora una volta, insieme a tutti quei bambini, mi ha fatto percepire di meritare quel grande regalo, che tutti loro mi hanno donato.

Questo grande traguardo, è arrivato proprio dopo aver ritrovato la mia piccina chiusa nel baule, prigioniera di uno specchio che non le rimandava più la sua immagine. Quando ho trovato il coraggio di dire ho sbagliato, quando ho trovato la forza di andarla a cercare, di chiederle le giuste scuse, di farla ancora piangere gocce di rugiada e ridere a bocca aperta, solo allora il fiume ha ripreso a scorrere nella direzione sua propria.

Superare il senso di colpa che talvolta ancora mi attanaglia, è un obiettivo che intravedo costantemente nel mio orizzonte.

Senso di colpa per aver sbagliato, per aver chiuso quella bambina in uno sgabuzzino, per aver commesso quel delitto. Senso di colpa per non essermi difesa, per non aver saputo rassicurarmi e proteggermi rispetto alle superbie del mondo. Per non essermi saputa vedere, esattamente come non hanno visto quella bambina, molto tempo fa.

Sarà lunga, sarà dura, ma anche questo avverrà. Saprò perdonarmi.

Ho compreso, ho sperimentato, ho vissuto che alla fine, nei momenti di grande incertezza, quando tutto sembra perduto, quando la disperazione più nera si impadrona di noi, quando il dolore più profondo che sembra spezzarti, in quei momenti veramente duri, così veramente tristi, da cui senti di non uscirne viva, solo un’alleanza, solo un legame forte con lei, con la nostra piccina può salvarci. Solo questo sodalizio, può far superare ogni momento truce della nostra vita, senza distruggerci, senza spezzarci, senza morire.

La bambina ha una grande capacità di amare e di perdonare e noi possiamo imparare da lei proprio questo. La piccola ha bisogno dell’adulta e l’adulta ha profondamente e disperatamente bisogno della piccola. Che c’è di più bello?

Di più bello niente! Ma di altrettanto bello, c’è stato raccontare a voi tutto questo, viverlo e ripercorrerlo con voi!

Spero di riviverlo e ripercorrerlo mille e mille volte ancora, rinnovando ogni volta questo messaggio, questo legame indiscindibile, sentendomi ogni volta mille cose, diverse da niente. Sentendomi infinite volte fragile e forte, spaventata e gioiosa, confusa e sicura, grave e sollevata, allieva e maestra, piccola e grande!

Spero anche che voi abbiate fatto questo percorso con me, che siete saliti sulla magica scopa della simpatica Rossella, lasciandovi trasportare per volare via e ritornare tutti insieme dove eravamo prima, ma mai più come prima. Non è possibile essere come prima, adesso siamo altro, abbiamo nuotato, volato, attraversato il nostro infermo ed il nostro paradiso e ne siamo usciti in due, mano nella mano.

Rompendo la mia cortina ho visto quanto siamo tutti quanti corrazzati e quanta difficoltà mostriamo ad aprirci un varco attraverso di essa. Ho anche dolorosamente rivisto quanto sia difficile amare. Quanto sia veramente complesso e raro riuscire ad accogliere senza pregiudizio e senza limiti, dare senza remore, senza tornaconti, senza egoismi. Sembra veramente difficile uno scambio alla vita, procedere per un viaggio così grande e pur tanto potente. Siamo così capaci di dare consigli ed insegnare. Dobbiamo sempre insegnare agli altri, essere maestri, far vedere quanto siamo bravi, ci poniamo su una cattedra solo perché non siamo capaci di stare sotto, tremiamo alla sola idea di vivere fra i banchi della vita.

Siamo profondamente e nascostamente avari. Abbiamo perso la capacità di avere fiducia, in noi, negli altri, nel mondo, nell’abbondanza, nei mille tesori nascosti in fondo al nostro mare.

Siamo presi dalla paura e non lo sappiamo. Viviamo terrorizzati e annientati da mille piccoli e grandi eventi reali e non reali, possibili e impossibili. Finché non riusciremo ad essere onesti con noi stessi, finché non andremo a spasso con la paura, con la nostra cara paura, non sapremo mai chi veramente siamo.

Noi siamo anche quella paura!

Guardiamoci allora, riprendiamo la fiducia in noi e apriamo, portando a spasso la nostra compagna di viaggio.

Io stessa non credevo, ma c’è ancora musica in me. C’è tanta musica. Pensavo di averla persa per sempre ed invece per sempre la musica sarà dentro di me. E se non lo scambierò con gli altri, tutto questo andrà perso. Tutto questo avrà perso il suo significato d’essere.

Spero tanto che si apra una strada alla fiducia e all’amore. In me si è aperta, non sarà facile ma mi impegno a mantenerla spalancata.

Ringrazio tutti quelli che sono arrivati fin qui, ringrazio le tante persone che mi hanno aiutato ad arrivare fin qui, ringrazio i molti bambini che hanno condiviso generosamente con me le loro tristezze ed il loro profondo dolore. Spero che di tanta abbondanza saranno ricompensati nella vita, come meritano.

Ringrazio il coniglietto per aver saltellato allegramente nel bosco, sbucando da un albero ad un altro, ringrazio lo scoiattolino di aver fatto così tante volte capolino, di aver fatto piccoli dispetti piacevoli, il falco, così alto e leggiadro, di aver guardato in lontananza, di aver sorvolato nel cielo sopra di noi proteggendoci.

Li ringrazio di avermi accompagnata allegramente in questo misterioso viaggio.

Sorrido a tutti loro. Rido a bocca aperta con tutti loro, con tutti voi.

E spero che il filo comune che lega tutto questo, che lega tutti noi sia un percorso un po’ meno Spaventoso e un po’ più Gioioso. Che tutti noi, riusciamo ad essere aperti alla vita e all’amore.

Alla fine dopo tanti ringraziamenti e riconoscimenti, devo ringraziare anche me stessa, per essermi permessa di farmi sconcertare, disorientare, trapassare ed insegnare dalle molte persone, occasioni, storie, ricordi, che ho incontrato fino ad oggi. Grazie.

Ho stretto questo patto con me stessa, cercherò di andare a spasso con la paura per il resto dei miei giorni e più che mai procederò mano nella mano con la mia piccola, perché non debba rivederla quando è troppo tardi, magari di spalle, per l’ultima volta mentre si allontana definitivamente da me e quando ogni possibilità è ormai persa. Io voglio trascorrere il mio tempo con te, piccola mia.

I bambini, hanno sempre ragione! Tu piccola, hai sicuramente sempre ragione!

I grandi, troppo grandi, troppo rigidi, superbi, inconsapevoli, rattrappiti, i grandi troppo spaventati non riescono a vederlo, non lo riconoscono e non diranno mai: scusa. Ma …. I bambini hanno sempre ragione!

 

Alla Farfalla

Alla Pantera

                    A Sabrinella


BIBLIOGRAFIA

 

 

Donaldson J. (autore), Scheffler A. (illustratore) (1999) A Spasso col mostro. Trieste, Emme Edizioni.

Donaldson J. (autore), Scheffler A. (illustratore) (2003). La chiocciolina e la balena. Trieste, Emme Edizioni.

Donaldson J. (autore), Scheffler A. (illustratore) (2010). Gruffalò e la sua piccolina. Trieste, Emme Edizioni.

Donaldson J. (autore), Scheffler A. (illustratore) (2010). Zog. Trieste, Emme Edizioni.

Donaldson J. (autore), Scheffler A. (illustratore) (2011). La strega Rossella. Trieste, Emme Edizioni.

Graad M. (1998). La principessa che credeva nelle favole. Come liberarsi dal proprio principe azzurro. Milano, Piemme Ed.

La Spina E. (2010). Mille volte niente. Milano, Piemme Bestseller.

Marcoli A. (2009) E le mamme chi le aiuta?Come la psicologia può venire in soccorso dei genitori (e dei loro figli). Milano, Mondadori.

Di Psiche-Soma in libertà - Pubblicato in : A spasso con la Paura
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Wednesday 9 may 2012 3 09 /05 /Mag /2012 15:36

Ricette di Cucina Bio-PsicoNaturali

Ricetta N° 4

Ricetta per raggiungere l’agognata Libertà

  

Con questa ricetta segretissima, voi sarete finalmente in grado di dire: Sono Libero!

        Lo potrete urlare tranquillamente a pieni polmoni e, sarete finalmente soddisfatti appieno.

Non ci credete? Seguite i consigli che sto per rivelarvi ….

 

-            Primo obiettivo è rompere con tutti i vincoli, tutti quei legami che vi legano appunto, che v’impediscono di fare la vostra vita, di scegliere qualunque cosa vi venga in mente senza farvi problemi.

Si sa, quando c’è di mezzo un altro bisogna sempre chiedersi cosa penserà, quale sarà la sua reazione, come dirglielo cercando di indorare la pillola (“con un po’ di zucchero la pillola va giù…”, cantava qualcuno un po’ di tempo fa), senza far vedere che non ci siamo dimenticati di lui/lei, che ci interessa la sua opinione, ecc.

Bisogna fargli vedere, vero o falso che sia, che si trova al centro del nostro mondo, dei nostri pensieri e delle nostre decisioni.

Capite bene, che se volete essere veramente veramente liberi, dovete togliervi tutti questi impedimenti inutili, via, via!

Non c’è più da rendere conto a nessuno, proprio a nessuno di sorta!

-     Per cui, assolutamente no alla famiglia!

Non fatevi imbrogliare da gentilezze, cortesie, disponibilità, carinerie, disponibilità sessuali, arti seduttive, arti culinarie, ecc.

Non fatevi incastrare coi figli! Quando ci sono di mezzo loro, non c’è più vita, non avete più nessuna decisione veramente libera, non avete più tempo per voi, non più i vostri piaceri.

Sarete completamente vittima dei voleri altrui, delle necessità, delle priorità di tutti quanti!

Immaginatevi montagne di pannoloni, pappe, pranzi, ramanzine, regole,racconti, giochi, colloqui con insegnanti, le nottate in  piedi per le malattie, nottate per i pianti, nottate ad aspettare il rientro dalla discoteca, discussioni per i fidanzati/e, discussioni per l’abbigliamento e per la scelta universitaria, non avrete più pace.

Mica siete matti!

Se proprio proprio …. Al limite sapete che si fa? Quando il tempo ormai è andato un po’ oltre e sentite il desiderio irrefrenabile di provare a fare il genitore, potrete sempre trovare un partner che abbia già un figlio cresciuto, sbozzolato insomma, allora a tempo perso potete fare il vice-genitore, senza dovervi prendere davvero responsabilità e senza avere doveri forzati!

Bello no? Ma non spargete troppo la voce in giro!

In fin dei conti, conviene a tutti.

-     Ma anche gli amici, non sono poi così diversi!

Non vi legate troppo a qualcuno, che poi vi chiama in lacrime quando è depresso, magari manda sms per darvi informazioni sulla sua vita o vi chiede della vostra e si aspetta necessariamente delle risposte,magari vi chiede di vedervi, di dedicare un po’ di tempo alla vostra amicizia, di fare qualcosa insieme, si aspetta che vi ricordiate di alcuni suoi impegni importanti e che gli chiediate com’è andata, magari vuole che voi condividiate i vostri più intimi segreti, i pensieri, le paure, che siate onesti e leali.

Un legame impegnativo! Per cosa poi?

E’ molto più facile, frequentare ora l’uno ora l’altro, ora il gruppo del ricamo, ora quello delle camminate, ora quello della palestra, ora quello del lavoro, facendo capire a tutti che siete iperimpegnati e per voi non è facile ricavarvi del tempo, lo fate occasionalmente e va bene così!

Voi non siete soli e non avete bisogno di nessuno, è per gentile concessione che vi concedete all’uno o all’altro.

-            Un altro importantissimo ingrediente consiste nel mostrare chiaramente a chi vi circonda, che voi non siete influenzabili, condizionabili, né in vendita in alcun modo.

Voi siete tosti, che non ci provino nemmeno a farvi pressione di alcun tipo.

Non è mica facile sedurvi! Che se lo mettano bene in testa!

-            Ingrediente fondamentale è l’opposizione! Ricordate: l’opposizione!

Opponetevi sempre, quantunque, ovunque, per definizione. Non c’è nulla da valutare, non ci sono scelte, dovete fare sempre l’opposto di quello che viene indicato, consigliato, ordinato, ecc.

Soprattutto ordinato!

Come si permettono? Non crederanno mica di potervi comandare a bacchetta?

Assolutamente no!

-            Essere liberi implica che siete cresciuti, che non avete più bisogno di niente e di nessuno.

Primi fra tutti i genitori, della loro protezione, dell’aiuto e del sostegno. Non avete più bisogno di genitori, né di altri, non vi servono gli amici o i consiglieri per scegliere della vostra vita, non avete bisogno di partner per sentirvi a posto, amati, no, voi potete fare tutto ciò che desiderate, potete avere chi volete in qualunque momento!

Siete forti e indipendenti! Non avete bisogno di amore, voi!

-            E se avrete tanti nemici, non vi preoccupate, anzi gioitene!

Il grado della vostra libertà, è misurabile sulla base di quanti nemici possedete. I due fattori sono direttamente proporzionati, più siete liberi, più acerrimi nemici possedete!

Più vi odiano, più in realtà vuol dire che v’invidiano, che vorrebbero essere come voi!

Ostentate alteramente la vostra determinazione, la vostra libertà ferrea, continueranno ad odiarvi e man mano che prendete potere, faranno di tutto per compiacervi.

Siete forti, continuate così.

-            Non vi fate impietosire dagli altri, dalle insistenti richieste, dalle lacrimucce, dalle lamentele inutili, dalla disperazione dipinta in volto.

Non accontentateli, è una farsa, non gli starà bene nulla, vorranno sempre di più e voi non potrete disporre delle vostre risorse, del tempo libero, delle energie, della serenità emotiva, saranno solo inutili seccature! E a voi non verrà nulla in tasca.

Magari vi elogeranno come quello/a Buona, ma è solo una gran fregatura, perché alla fine sarete sempre costretti ad accontentare, per non perdere quest’immagine, l’etichetta, per non deludere.

Una vera prigione!

Siate spietati e Liberi!

-            Qualunque cosa gli altri dicano, voi dite sempre il contrario o comunque qualcosa di diverso. Mostrate sottilmente un’aria di disprezzo, come se quanto detto non avesse nessun senso, solo le vostre idee sono originali e vere, indiscutibili.

Senza eccessi, trasudate superbia perché voi siete superbi! Gli unici veri detentori della verità, perché siete totalmente liberi e incondizionati!

 

Insomma se siete veramente liberi, potrete sicuramente fare sempre come desiderate, fare tutto ciò che volete, esattamente nel momento che volete, accettare o rifiutare qualunque cosa senza remore, solo in base a voi stessi, vivere secondo le vostre uniche necessità, senza troppo preoccuparvi degli altri, mangiare, bere, leggere, fumare, sognare, passeggiare, viaggiare, lavorare, amare, come e quando volete.

Scoprirete piaceri sconosciuti alla maggior parte della gente, il piacere del potere, di quella vostra posizione, di quel vostro essere incomprensibili agli altri, che vi guarderanno con disapprovazione e ammirazione nel contempo. Vi sentirete unici e speciali, sarà una soddisfazione ed una pienezza quasi sadica quella nel vedere che gli altri vi temono, che hanno bisogno di voi, aspettano un vostro minimo cenno, che un vostro Sì cambierà la loro vita! Voi non dovete chiedere niente a nessuno, sono gli altri che devono chiedere a voi o starvi lontani, o con voi o miseramente senza di voi.

Questa è la vera e unica Libertà.

 

Siete arrivati fin qui? Complimenti, avete raggiunto ciò che veramente desideravate!­

….. Ma, forse forse, c’è puzza di …. Sì, lo sentite anche voi? C’è qualcosa che non si capisce subito, che si aggira nascostamente in voi, che per quanto cerchiate di cacciare con mille impegni, attività e pensieri, alla fine spunta fuori. E’ indefinibile, sconosciuto, difficile da delimitare, mh…. Ha quasi un sentore amaro, ma cos’è?

Se vi sforzate, se v’impegnate a starci dentro, a fermare quella sensazione, per gustarla meglio, per catturarla e comprenderla, capirete che c’è puzza stantia di Solitudine! Per quanto lo si possa negare, per quanto si pensi di essere pieni, soddisfatti, potenti, onnipotenti, inaccessibili, alla fine, quando ci si trova la sera nel letto, da soli, a stringere sé stessi, forse c’è qualcosa che manca, quando nel cuore della notte ci svegliamo per un brutto sogno, accanto a noi non c’è nessuno, alla fine …. È la realtà ad essere un brutto sogno, un vero incubo.

Ma sarà proprio vero che facendo tutto quello che ci va, pensando di non aver bisogno di nessuno, di non essere condizionati da nessuno, di essere proprio originali, forti, super, siamo veramente Liberi?

Forse svincolati, ma certamente non Felici!

Voi che ne dite? Val la pena di cedere qualcosa agli altri? Val la pena offrire un sorriso, che poi così tanto non costa? Val la pena di venire a patti, di accontentare, di donare, di rinunciare, di ……

E’ bello avere qualcuno accanto che ti sorride! Forse si aspetta delle cose da voi, forse fa delle richieste, forse chiede una mediazione, pretende di essere visto, ma …. Il legame che Lega, offre una libertà, una leggerezza emotiva, una stabilità che compensa una parte delle nostre rinunce.

                                       By Sabrina Costantini

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